Testata

DOCUMENTAZIONE - Storia e politica italiana e internazionale

Questo sito non fa uso di coockies. Potrebbero farlo i siti di servizio utilizzati per le statistiche visite e la ricerca per parole chiave nel sito stesso. Verificate nei siti corrispondenti: Addfreestats, Freefind




lmenu.html

INDICE

HOME

Presidenziali USA

Presidenziali Francia 07

COREA DEL NORD

EUROPA

ITALIA - STORIA

Pensiero Economico

IRAQ

ONU

PALESTINA

IRAN

AFGHANISTAN PAKISTAN

RUSSIA E CAUCASO

RIVOLUZIONE RUSSA

MEDIO ORIENTE

GLOBALIZZAZIONE

KOSOVA

ECHELON

UZBEKISTAN

AFRICA

ATTENTATI SPAGNA

MONDO

MEDIA

 

CERCA NEL SITO


Linkback:

Territorio scuola

Sensagent

Leprechaun



Wall Street Journal sui retroscena dell'operazione Monti

La crisi che si approfondisce spinge i Leader l'uno contro l'altro.

30/12/2011

Link all'articolo originale

Di MARCUS WALKER a Berlino, CHARLES FORELLE a Bruxelles e STACY MEICHTRY a Roma

BERLINO - In una fredda serata di ottobre, nella sua austera cancelleria, Angela Merkel ha fatto una telefonata riservata a Roma per contribuire a salvare l'euro.

Due anni dopo lo scoppio nella piccola Grecia della la crisi del debito europeo, accadeva l'impensabile: gli investitori stavano fuggendo dal debito pubblico dell'Italia, una delle più grandi economie del mondo. Se non si fosse riusciti a fermare le vendite, l'Italia sarebbe affondata, portando con sé la moneta comune europea.

La telefonata, quella notte, al Palazzo del Quirinale, del 16° secolo, un tempo residenza dei papi, oggi sede dell'ottuagenario capo dello Stato in Italia, il Presidente Giorgio Napolitano, stava su di un terreno delicato per un cancelliere tedesco. I leader europei seguono la regola non scritta di non intervenire nella politica interna di un altro stato. Ma la signora Merkel stava gentilmente sollecitando l'Italia a cambiare il suo primo ministro, se quello attuale - Silvio Berlusconi – non fosse stato in grado di cambiare l'Italia.

Dettagli sull'operazione diplomatica della signora Merkel a Roma non sono stati mai stati prima d'ora rivelati.
La sua impazienza mostra fino a che punto i problemi in Italia stavano smontando la strategia europea per combattere la crisi. Fino ad allora, l'Europa aveva seguito una semplice formula per preservare l'euro: i forti dal punto di vista finanziario avrebbero salvato i deboli. Ma l'Italia, con quasi 2.000 miliardi di €, ovvero circa 2.600 miliardi dollari, di debito pubblico, era troppo grande per essere salvata.

Questa ricostruzione del Wall Street Journal, basata su interviste a più di due dozzine di responsabili politici, tra cui molti protagonisti, così come sull'esame di documenti chiave, rivela come la Germania ha reagito al pericolo italiano, imponendo il suo potere su una zona euro divisa. La signora Merkel, ampiamente criticata per non avere affrontato con forza la crisi nella sua fase iniziale, è stato al centro dell'azione, alle prese con tensioni personali e la politica bizantina delle 17 nazioni dell'euro.

Oltre a buttare giù dal palcoscenico Berlusconi, la signora Merkel ha dovuto smussare il suo complicato rapporto con il presidente francese, Nicolas Sarkozy. La coppia franco-tedesca alla fine ha superato molte delle differenze tra di loro, assieme a Berlusconi, solo per essere accecata dal nuovo caos politico in Grecia.

La crisi dell'Europa è radicata nelle profonde preoccupazioni sul debito pubblico e sugli squilibri economici all'interno della zona euro. Queste preoccupazioni hanno spaventato gli investitori obbligazionari facendoli fuggire dagli Stati più deboli d'Europa, lasciandone alcuni, come la Grecia, senza il denaro necessario a ripagare o rifinanziare i loro debiti. Il grande pericolo è che anche l'Italia potrebbe unirsi a loro.

La Grecia e altri erano abbastanza piccoli da poter essere soccorsi con salvataggi internazionali. Ma un default italiano avrebbe potuto seriamente danneggiare l'Europa e il mondo, il sistema finanziario, innescando forse una crisi globale peggiore di quella provocata nel 2008 dal fallimento di Lehman Brothers.

La corsa per sostenere la fiducia degli investitori in Italia ha portato ad un ribollire di discussioni su come la rete di sicurezza finanziaria dovesse essere pagata. I leader europei si sono a malincuore resi conto che vivere con una moneta comune significa cedere della loro indipendenza nazionale più di quanto avessero pattuito.

La Francia assieme ad altri ha spinto a fare leva sulla potenza di fuoco praticamente illimitata della Banca centrale europea. Ma la rigidità tedesca e la riluttanza della banca centrale a salvare gli stati, per paura dell'accendersi dell'inflazione o di incentivare la sregolatezza hanno frustrato questa idea.

E mentre la pressione tedesca ha contribuito a determinare un nuovo governo riformista in Italia, oggi l'Europa sta ancora combattendo per salvare l'euro. La battaglia che le sta davanti appare piuttosto scoraggiante.

La zona euro, che rappresenta quasi il 20% dell'attività economica globale, sta scivolando in una recessione. La Francia e altri paesi stanno lottando per salvare i loro rating. E l'Italia deve prendere in prestito circa 400 miliardi di € nel 2012.

Non è per niente chiaro se gli investitori siano disposti a prestare importi del genere. Giovedì l'Italia ha venduto 7 miliardi di € di obbligazioni, meno dell'intero importo al quale aveva mirato. Gli investitori hanno richiesto un rendimento di quasi il 7% per prestiti a 10 anni, un tasso dolorosamente alto.

Fin dagli albori della crisi alla fine del 2009, i leader europei sapevano che avrebbero dovuto evitare una fuga dal mercato delle obbligazioni italiane, data la sua grande economia e i livelli alti del suo debito. Ma è stata proprio la loro gestione della Grecia che ha contribuito a stimolare questa fuga. Il 21 luglio la decisione di ristrutturare il debito obbligazionario della Grecia, che ha attribuito perdite agli investitori privati, ha creato un precedente che ha spinto molti investitori a diffidare dei prestiti a tutti i membri indebitati dell'euro.

La politica italiana ha ulteriormente innervosito il mercato. Berlusconi è caduto assieme al suo ministro delle Finanze, Giulio Tremonti, considerato una mano ferma sul timone dell'Italia.

"Tremonti pensa di essere un genio e che tutti gli altri siano cretini", ha detto Berlusconi nel suo ufficio, aggiungendo che il suo capo delle finanze "non faceva gioco di squadra", secondo una persona ben introdotta. Hanno iniziato a girare voci che il signor Tremonti avrebbe potuto dimettersi, spingendo gli oneri finanziari italiani verso i massimi dell'era dell'euro, cosa che ha reso sempre più difficile per l'Italia rimontare dal suo buco finanziario.

Quando l'andamento del mercato è peggiorato il 3 agosto, Berlusconi ha tenuto un discorso di sfida davanti al Parlamento nel quale dichiarava che la sua politica "era stata giudicata adeguata dall'Europa."

Due giorni dopo, la BCE lo contraddirà in una lettera segreta. Il piano italiano di taglio del deficit era "insufficiente", come scriveranno a Berlusconi il presidente della Bce Jean-Claude Trichet e il suo successore designato, Mario Draghi. La lettera diceva che l'Italia aveva bisogno di ampie riforme economiche per rilanciare la crescita, facendo richieste dettagliate tra cui una maggiore concorrenza, la deregolamentazione del mercato del lavoro, la riduzione delle generose pensioni, una burocrazia più snella e tagli più profondi alla spesa pubblica.

Il messaggio implicito era: queste riforme sono le condizioni per un intervento della BCE sul mercato obbligazionario.

Roma era furiosa. Tremonti avrebbe poi privatamente raccontato ad un gruppo di ministri delle finanze europei che il suo governo aveva ricevuto due lettere minatorie nel mese di agosto: una da un gruppo terroristico, l'altro dalla BCE. "Quella della BCE era la peggiore", disse scherzando.

Berlusconi cedette. Domenica 7 agosto inviò via fax una lettera alla BCE promettendo riforme profonde e tagli più profondi al bilancio.

Trichet considerò soddisfacente la risposta di Roma, e il giorno dopo la BCE per la prima volta iniziò ad acquistare obbligazioni italiane, calmando gli investitori e dando loro una rinnovata fiducia nel comprare loro stessi il debito italiano. Gli oneri finanziari di Roma diminuirono.

Ma a casa, in Italia, le riforme di Berlusconi si sono trovate di fronte ad una resistenza politica. Lui ha iniziato a vacillare.

Trichet e Draghi telefonarono a Berlusconi per fare pressioni perché onorasse i suoi impegni. Anche il presidente dell'Unione europea Herman Van Rompuy chiamò per chiedergli di prendere più seriamente la crisi. "Altrimenti", disse Van Rompuy, "siamo tutti nei guai".

Il 31 agosto scorso, i media italiani hanno riferito che Berlusconi aveva detto ai suoi consiglieri che stava per rinunciare alla riforma delle pensioni, una delle richieste fondamentali della BCE.

Gli investitori ripresero la loro fuga dall'Italia. La BCE lasciò risalire i rendimenti obbligazionari. L'episodio sembrò confermare i timori della fazione tedesca nella BCE: i politici torneranno a comportamenti sbagliati se si dà tregua alle pressioni del mercato.

La crisi aveva ormai raggiunto una dimensione che minacciava l'economia globale. La BCE non aveva intenzione di salvare l'Italia. Gli altri governi europei non sapeva più a che santo votarsi.

Il resto del mondo aveva finito la pazienza. Al fondo di salvataggio della zona euro – già impiegato per finanziare la Grecia, l'Irlanda e il Portogallo – restavano solo circa 250 miliardi di €.  Se l'Italia perdeva la capacità di prendere a prestito sui mercati finanziari, questo importo sarebbe stato bruciato in pochi mesi.

Alla riunione annuale di settembre del Fondo monetario internazionale a Washington, DC, l'Europa si è trovata di fronte a forti pressioni per agire. Cina e Brasile si sono uniti agli Stati Uniti nel rimproverare l'Europa per la sua troppo piccola cassaforte di guerra. All'Europa è stato detto di "sfruttare" il suo fondo di salvataggio prendendo in prestito centinaia di miliardi di euro dalla BCE.

Jens Weidmann della Banca Centrale Tedesca ha cancellato questa idea. Il fondo di salvataggio è  un braccio dello Stato, ha detto, e il prestito agli Stati va contro lo statuto della BCE.

Le uniche opzioni rimanenti erano complicati schemi per offrire agli investitori in obbligazioni italiane una protezione parziale mediante garanzie o mediante un "un veicolo speciale di investimento." Il problema, come privatamente hanno ammesso i funzionari, è che questo è quel  tipo di ginnastica finanziaria simile a quella nella quale le banche indulgevano prima del crash dei mutui del 2007.

Il 19 ottobre Sarkozy ha cercato di sbloccare la situazione. Lasciando la moglie, la cantante ed ex top model Carla Bruni-Sarkozy, in travaglio in una clinica di Parigi, è volato a Francoforte per affrontare Trichet sulla riluttanza della BCE a prendere provvedimenti più radicali.

L'Europa ufficiale si è raccolta a Francoforte nella maestosa sala da concerti Alte Oper per un party in onore del ritiro di Trichet da capo della BCE. Sarkozy non andò per festeggiare. Mentre l'orchestra  suonava Rossini e Mozart, una gruppo dei capi più potenti d'Europa si rannicchiava in una stanza laterale.
Sarkozy ha insistito che solo il contributo decisivo della BCE nei mercati dei titoli di Stato poteva salvare la zona euro. "Tutto il resto è troppo poco", ha detto Sarkozy. Frammenti  dell'ouverture del  "Barbiere di Siviglia" raggiungevano i pannelli marrone della sala riunioni.

Mr. Trichet ha detto che non è compito della BCE quello di finanziare i governi. La sua festa d'addio ha cominciato a trasformarsi in uno scontro urlato in francese.

Il limitato acquisto di obbligazioni da parte della Banca Centrale aveva già provocato un contraccolpo politico in Germania, la nazione più potente dell'euro. "L'ho fatto appena un po', e sono stato fortemente criticato in Germania", ha detto Trichet.

La signora Merkel, anch'essa presente, era irritata dalle pressioni francesi sulla BCE. Pensò che Sarkozy, col quale aveva rapporti a volte puntuti, era ben consapevole che la Germania si opponeva ad utilizzare il denaro stampato dalla Banca centrale per affrontare la crisi.

La signora Merkel è andata in difesa di Trichet. "Sei un amico della Germania", ha detto.

Da Parigi arriva la notizia che la moglie di Sarkozy aveva dato alla luce una bambina. La signora Merkel ha fatto al presidente della Francia tiepide congratulazioni. L'incontro si è concluso senza un accordo.

Il giorno dopo, la signora Merkel ha fatto la sua telefonata confidenziale a Roma. Dietro la mossa c'era la convinzione crescente di Berlino che gli stati della zona euro non poteva più permettersi di vivere come volessero. Il premier italiano, Berlusconi, impantanato in scandali giudiziari e sessuali e imperturbabile sulla sua fama di libertino, aveva il temperamento opposto a quello della sobria signora Merkel, figlia di un pastore luterano.

L'incapacità di Berlusconi nel rianimare l'economia in Italia metteva in pericolo l'Europa. Così la signora Merkel ha telefonato a Napolitano, il presidente dell'Italia, l'uomo dotato dell'autorità di nominare un nuovo primo ministro se quello in carica avesse perso l'appoggio del Parlamento.

La signora Merkel ha detto al presidente di 86 anni che gli sforzi italiani per il taglio del deficit  erano stati "apprezzati", ma che l'Europa voleva vedere davvero riforme più aggressive per rilanciare la crescita economica. Ha detto che era preoccupata che Berlusconi non fosse abbastanza forte per riuscirci.

Napolitano ha detto che era "poco rassicurante" il fatto che Berlusconi fosse recentemente sopravvissuto a un voto parlamentare di fiducia per un solo voto.

La signora Merkel ha ringraziato il presidente in anticipo per voler fare tutto ciò che fosse "entro i suoi  poteri" per promuovere le riforme.

Napolitano ha recepito il messaggio. Giorni dopo, ha tranquillamente iniziato a sondare i partiti politici e a testare il supporto per un nuovo governo se Berlusconi non fosse stato in grado di  soddisfare l'Europa e i mercati.

L'Europa aveva promesso al mondo che avrebbe risolto i suoi problemi a fine ottobre. Ma l'Italia era solo uno dei suoi mal di testa. Mentre Roma lottava, la Grecia sfidava i tentativi di riparare la situazione. L'accordo per il salvataggio greco firmato in luglio sembrava ormai troppo piccolo. L'economia della Grecia sta andandosene per conto suo.

Il 21 ottobre, gli ispettori dell'UE e del FMI hanno detto che la Grecia aveva bisogno di altri 140 miliardi di € di aiuto dai contribuente della zona euro fino al 2020, a meno che gli obbligazionisti  il settore privato non abbuonassero il 60% di ciò che la Grecia doveva loro.

La Germania premeva per una profonda ristrutturazione del debito greco. La Francia, nel timore che l'aumento dei costi di salvataggio potesse mettere a repentaglio la propria tripla A di rating, abbandonò le sue obiezioni.

La signora Merkel, in un vertice Ue il 23 ottobre, ha ripristinato i rapporti con Sarkozy . Gli ga dato  un orsacchiotto tedesco per sua figlia. Il presidente ha telefonato a sua moglie, la signora Bruni-Sarkozy, e ha passato il cellulare alla signora Merkel, che si è congratulata con la first lady di Francia.

Il dibattito sulla Grecia si è fatto più approfondito. L'Istituto per la finanza internazionale, una lobby bancaria che rappresenta molti dei maggiori creditori della Grecia, ha resistito ad una remissione su larga scala del debito di Atene. Le banche volevano fare un sacrificio minore.

La signora Merkel, invece, ha voluto che le banche rinunciassero al 50% dei rimborsi dei bond greci, contro una media del 10% secondo l'accordo di luglio. Gli stati avrebbero garantito la parte restante.

Poco dopo a Bruxelles il 27 ottobre, in un incontro a mezzanotte passata, la signora Merkel e Sarkozy hanno convocato il capo dello IIF Charles Dallara in una stanza del quartier generale dell'Unione europea."Questa è l'ultima offerta", ha detto la signora Merkel, consegnando al signor Dallara un progetto di accordo che comprendeva la richiesta del 50%.

La minaccia non detta era: le banche avrebbero potuto non ottenere nulla se lo avessero respinto.
Il signor Dallara lasciò la stanza per telefonare ai principali banchieri. La IIF accettò l'accordo, e gli investitori mostrarono sollievo perché la Grecia non era stata spinta ad un default completo. I rendimenti dei titoli italiani arrestarono la loro marcia verso l'alto.

Ma la calma non durò. Non più tardi del 31 ottobre, il primo ministro greco George Papandreou getterà una chiave inglese negli ingranaggi dicendo che avrebbe indetto un referendum sul piano di salvataggio.
L'Europa inorridì. Un "no" avrebbe affondato il piano di salvataggio e spinto la Grecia nel default  sovrano più grande della storia.

I mercati obbligazionari crollarono. I leader della zona euro convocarono Papandreou a Cannes, in Francia, il 2 novembre, in vista del summit del gruppo dei 20 leader mondiali.

Una pioggia fitta offuscava la località della Riviera, che in mesi più favorevoli accoglie stelle del cinema e oligarchi con una tavolozza azzurro scintillante. "La vera domanda" del referendum, disse la signora Merkel a Papandreou, è “volete stare nell'euro, o no?"

Il tabù si era spezzato. Per la prima volta, i leader europei stavano suggerendo che i membri più deboli dell'euro potevano esserne buttati fuori.

A Cannes, il ministro delle Finanze spagnolo Elena Salgado aveva scommesso con il suo omologo tedesco, Wolfgang Schäuble, che non ci sarebbe stato un referendum greco. Ha vinto la scommessa, una bottiglia di buon vino.

Alla fine, i colleghi di partito di Papandreou si sono ribellati contro la sua idea di un plebiscito. E lui fu costretto a ritirarsi. Il salvataggio greco è rimasto in piedi.

Il conclave di Cannes si è poi rivolto a Berlusconi. L'Italia, gli hanno detto i leader europei, era vicina ad essere tagliata fuori dei mercati obbligazionari. Durante le lunghe discussioni, Berlusconi si addormentò fino a quando suoi aiutanti non lo svegliarono con una gomitata.

Appena pochi giorni prima, Napolitano aveva rilasciato una dichiarazione criptica. Considerava  suo dovere, ha detto, "verificare le condizioni" delle "forze sociali e politiche" italiane. E 'stato un messaggio in codice per poter parlare più apertamente con i principali gruppi del Parlamento per formare un nuovo governo italiano.
L'8 novembre Berlusconi, una figura dominante nella politica italiana per 17 anni, ha perso la maggioranza parlamentare. Subito si è dimesso. Napolitano, con il consenso ampio del Parlamento, ha chiamato il rispettato economista Mario Monti come nuovo premier d'Italia.

Mentre il 2011 volgeva al termine, le pressioni della signora Merkel avevano contribuito a installare  nell'Europa meridionale i leader orientati alla riforma che voleva, anche se non erano quelli che gli elettori avevano eletto. Lei e Sarkozy hanno anche guidato la zona euro nel suo complesso verso una riforma del rigore di bilancio di stile tedesco volto a conciliare il bilanci in equilibrio e il taglio del debito pubblico.

Ma mentre la Germania propaganda l'austerità paneuropea come la chiave per stabilizzare la regione, gli investitori rimangono dubbiosi. In Italia i rendimenti obbligazionari sono ancora ad un livello molto elevato. E l'Europa è ancora alla ricerca di soldi.

Brian Blackstone a Francoforte, David Gauthier-Villars a Parigi e Stephen Fidler a Bruxelles hanno contribuito a questo articolo.

Marcus Walker, Charles Forelle e Stacy Meichtry

Bottom

INDICE

Cerca nel sito: