DOCUMENTAZIONE - Storia e politica italiana e internazionale





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Come spingere avanti l'Iraq

Di Kofi A. Annan 

Sabato, il 12 febbraio 2005; Pagina A19 

Il successo delle elezioni in Iraq del 30 gennaio ha creato un momento emozionante di grandi possibilità. E' molto importante che la transizione in Iraq sia un successo. Sono determinato a fare in modo che le Nazioni Unite prendano pienamente parte nell'aiutare il popolo Iracheno a raggiungere la meta. 

Ma è anche molto importante che la comunità internazionale, che si è aspramente divisa sull'Iraq, ora riconosca che noi tutti condividiamo un'impegno comune: traghettare l'Iraq dal punto iniziale - le elezioni conclusesi con successo - ad un futuro pacifico, prospero e democratico. 

Anche le cicatrici lasciate dalle differenze passate possono essere trasformate in opportunità. Proprio perché le Nazioni Unite non sono state d'accordo su alcune delle precedenti azioni in Iraq, ora hanno molta più credibilità presso i gruppi Iracheni che devono acconsentire ad unirsi al nuovo processo politico, se vogliamo che la pace prevalga. E' ora venuto per noi il momento di mettere a frutto questo capitale. 

Voglio approfittare di questo momento, e incoraggiare la comunità internazionale ad unirsi sull'Iraq attraverso le Nazioni Unite. 

Non si può non essere stati colpiti dal coraggio mostrato dagli Iracheni nelle elezioni. Le Nazioni Unite sono orgogliose dell'assistenza che hanno saputo dar loro, sia nello sviluppo della base politica per le elezioni, sia nei preparativi tecnici. Abbiamo dato una mano ad abbozzare la legge elettorale e a formare la Commissione Elettorale Indipendente che ha tenuto le elezioni. Una squadra elettorale ONU di più di 50 persone a Bagdad, Amman e New York ha dato il suo sostegno alla commissione. Le Nazioni Unite hanno addestrato i membri della commissione e diverse centinaia di addetti alle elezioni, che a loro volta ne hanno addestrate altre centinaia, e noi li abbiamo consigliati e sostenuti durante tutto il processo. 

Credo che potremo essere d'aiuto anche nel prossimo scenario: costruire la Costituzione. Il nostro aiuto deve essere, anche in questo caso, politico e tecnico. Politicamente, il mio rappresentante speciale, Ashraf Jehangir Qazi, è impegnato nello sforzo di raggiungere quei gruppi - principalmente arabi sunniti - che si sono tenuti lontani dalle elezioni, ma che sono disposti ad perseguire i loro obiettivi attraverso negoziati pacifici e il dialogo. 

Il successo in questo sforzo è cruciale. Alcuni gruppi sono aspramente risentiti dell'occupazione e credono di essere stati esclusi dal processo politico. Ogni sforzo deve essere fatto per coinvolgerli. Più ampio è lo spettro di Iracheni che si riesce a coinvolgere, più grandi sono le possibilità di successo. 

La nuova Costituzione sarà ovviamente una costituzione Irachena, e saranno gli Iracheni a decidere la sua forma. Ma se richiedono i nostri consigli - ed io credo che ne vogliano abbiamo notevoli conoscenze ed esprienze su cui basarci. 

Una volta che si sia giunti ad un accordo su una bozza di Costituzione, si terrà un referendum in ottobre per dare ad ogni Iracheno l'opportunità di pronunciarsi. Ci aspettiamo di essere capaci di aiutare la commissione elettorale nell'organizzare il referendum e le successive elezioni parlamentari, proprio come abbiamo lavorato con loro nel preparare le elezioni del 30 gennaio, e come stiamo ancora lavorando con loro per tabulare e verificare i risultati. 

Possiamo anche dare assistenza tecnica ai nuovi ministeri. Molte persone sembrano pensare che, dato che per ragioni di sicurezza abbiamo solamente 200 persone dello staff internazionale in Iraq (tre quarti delle quali sono guardie), le Nazioni Unite non sono presenti ed attive. Questo è un errore, prima di tutto perché le Nazioni Unite hanno molti membri del personale che sono Iracheni, e secondariamente perché molto del nostro lavoro - addestramento, consulenza, coordinamento, convogliamento di fondi - può essere fatto anche da fuori il paese. 

Di fatto, approssimativamente 23 agenzie ONU, fondi e programmi stanno lavorando insieme per coordinare l'aiuto internazionale ed aiutare a ricostruire il paese. Quarantasei progetti sino ad oggi sono stati approvati e dotati di fondi, per un totale di $494 milioni. 

A Basra, per esempio, il Programma di Sviluppo dell'ONU sta offrendo $15 milioni di parti di ricambio per ripristinare l'impianto di energia di Hartha. Progetti simili sono pianificati per impianti elettrici in altre città Irachene, mentre ingegneri del ministero dell'elettricità vengono addestrati in Giappone in un programma finanziato congiuntamente da Giappone e Belgio. A Fallujah, un gruppo condotto dall'UNICEF ha distribuito nel frattempo 7 milioni di litri di acqua potabile a più di 70.000 persone sfollate dalle loro case durante i recenti combattimenti. 

Queste attività sono finanziate dal Fondo internazionale per i servizi di ricostruzione che le Nazioni Unite hanno istituito con la Banca Mondiale. Finora 24 donatori hanno apportato approssimativamente $1 miliardo. Noi dobbiamo sorvegliare a che questi impegni siano onorati e che i soldi siano spesi in modo appropriato. Questo può aiutare gli Iracheni a migliorare la loro vita quotidiana in molti modi tangibili. 

Non illudiamoci che sia facile. L'Iraq è in una regione complicata del mondo, e ha avuto una storia recente tormentata. Ha anche una società diversificata, e alcuni gruppi sono determinati ad impedire uno sbocco democratico con ogni mezzo. Ma io credo che con l'aiuto internazionale, questa società può utilizzare le istituzioni democratiche per costruirsi un futuro stabile e prospero. Questa speranza e questa visione ci offrono nel mondo esterno una vera possibilità di cominciare di nuovo - insieme - e di sostenere il popolo Iracheno in questo grande esperimento. 

Abbiamo un mandato dal Consiglio di Sicurezza per intraprendere il cammino per portare insieme questo appoggio, ed intendiamo farlo. 

Chi scrive è segretario generale delle Nazioni Unite.

 

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