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L' Economia Socialista di Karl Marx e dei suoi seguaci

L'essenziale delle lezioni tenute davanti a studenti della Harvard University nell'Aprile del 1906

Thorstein Veblen
[Testo originale disponibile qui: http://web.archive.org/web/20071008130309/http://de.geocities.com/veblenite/txt/soc_econ.txt]
  1. Le Teorie di Karl Marx

    The Quarterly Journal of Economics, vol. 20, N. 4 (Agosto 1906), pp. 575-595

  2. Il tardo marxismo

    The Quarterly Journal of Economics, vol. 21, No. 2. (Febbraio, 1907), pp. 292-322.

Entrambi i testi in un unico pdf: Veblen: L'Economia socialista di Karl Marx e seguaci.

II. Il Tardo Marxismo

Marx ha elaborato il suo sistema teorico principalmente nel terzo quarto del diciannovesimo secolo. Il suo lavoro prende le mosse da un punto di vista derivato dai suoi primi studi sul pensiero tedesco, quale quello rappresentato dai più avanzati e rigorosi pensatori tedeschi della metà del secolo. A questo punto di vista egli aggiunse le ulteriori premesse che ricavò da un contatto straordinariamente stretto, basato su un attenta osservazione, con la situazione inglese. Il risultato è che egli apporta al suo lavoro teorico una duplice linea di premesse, o meglio di presupposti. I suoi studi giovanili ne fanno un neo-hegeliano, e da questa fonte tedesca egli deriva la sua peculiare formulazione della Teoria materialistica della Storia. Esperienze successive gli faranno acquisire il punto di vista della scuola liberal-utilitarista che dominò il pensiero inglese per tutta la durata della sua vita attiva. A questa esperienza egli (probabilmente) deve quei presupposti, in modo abbastanza pronunciato individualistici, sui quali è basata la dottrina dell'intero prodotto del lavoro e dello sfruttamento. Queste due non completamente compatibili linee della dottrina trovarono una loro comune strada nei principi del socialismo scientifico1, e conferirono le proprie caratteristiche marxiane al corpo dell'economia socialista.

Quel socialismo che ispira oggi speranze e timori è quello della scuola di Marx. Nessuno si preoccupa seriamente di altri cosiddetti movimenti socialisti, e nessuno si occupa seriamente di criticare o rifiutare le dottrine proposte da altre scuole di "socialisti". Può essere che i socialisti di osservanza marxista non siano sempre o su tutti i punti in accordo con il corpo generalmente accettato della dottrina marxista. Coloro che costituiscono il corpo del movimento possono non sempre avere grande familiarità con i dettagli, e neppure con le linee generali, dello schema dell'economia marxista; per quanto si riesca ad osservarli in modo coerente, tuttavia, tutti i movimenti popolari socialisti di tutti i paesi gravitano attorno alle posizioni teoriche di un marxismo esplicito. Nella misura in cui un movimento in una data comunità cresce a dimensioni di massa, in maturità e in consapevolezza degli scopi, inevitabilmente prende una maggiore caratteristica marxiana. Non è il marxismo di Marx, bensì il materialismo di Darwin quello che i socialisti odierni hanno adottato. I socialisti marxisti tedeschi sono alla testa, e i socialisti degli altri paesi prendono indicazioni in grande misura dai leader tedeschi.

I veri portavoce dell'attuale socialismo internazionale sono esplicitamente marxisti. Le eccezioni a questa regola sono molto poche. Nel complesso, tra le fila dei socialisti, la sostanziale validità delle dottrine marxiste non viene seriamente messa in discussione, anche se vi possono essere divergenze sensibili riguardo a quale sia la autentica posizione marxista su questo o quel punto. La maggior parte, e le più accese, delle controversie sono di questo tipo.

I sostenitori delle dottrine socialiste sono abbastanza in accordo sulle posizioni principali e sui principi generali. In effetti, così solido è l'accordo generale sui principi generali che possono svilupparsi accese controversie su questioni di dettaglio senza il rischio di disturbare la posizione complessiva. Questa posizione complessiva è esplicitamente il marxismo, ma non è esattamente la posizione di Karl Marx. Questa è stata modernizzata, adattata, sviluppata, in risposta a esigenze successive a quelle che hanno condizionato la formulazione originale delle teorie. I seguaci di Marx, ovviamente, non ammettono che sia avvenuto nessun cambiamento dalle posizioni originali di Marx. Questi sono in un certo modo orgogliosamente ortodossi, e poco tolleranti rispetto a suggerimenti di "miglioramenti" della posizione marxista, come mostra l'animosità attorno alla controversia "revisionista" di qualche anno fa. Ma le orgogliose proteste dei seguaci di Marx non cambiano il fatto che il marxismo ha subito alcune sostanziali modifiche da quando è caduto in mani diverse da quelle del suo creatore. Di tanto in tanto un più o meno coerente discepolo di Marx ammetterà la necessità di adattare le dottrine ricevute a circostanze che sono intervenute dopo la formulazione delle dottrine stesse; e di tanto in tanto, in vista di questa necessità, sono stati proposti emendamenti, qualificazioni, integrazioni. Cambiamenti più pervasivi che espliciti sono intervenuti tuttavia nell'insegnamento del marxismo attraverso interpretazioni e involontari spostamenti del punto di vista. Tutta la giovane generazione di socialisti mostra un fenomeno del genere. Sarebbe abbastanza futile fare delle citazioni personali.

Come testimoniano i suoi amici e i suoi scritti, le posizioni teoriche di Marx, sia relativamente al punto di vista, sia ai principi generali, hanno acquisito la loro forma definitiva relativamente presto, e il suo lavoro successivo è consistito essenzialmente in una elaborazione della posizione assunta all'inizio della sua carriera2. (2) Già nella seconda metà, se non nel corso stesso, degli anni 40, Marx e Engels avevano trovato quella visione della vita umana che servirà poi come punto di partenza e guida per i loro successivi sviluppi della teoria. E' questo il punto di vista sulla questione espresso da Engels nel corso degli ultimi anni della sua vita3. La posizione presa dai due grandi leader, e da loro lasciata sostanzialmente intatta, era una variante di neo-hegelismo, come indicato nella prima parte di questo lavoro4. (4) Il neo-hegelismo avrà tuttavia, soprattutto se considerato come un punto di partenza per una teoria scientifica, una vita piuttosto breve.

Tutta la scuola romantica di pensiero, con il neo-hegelismo assieme al resto, iniziò ad andare in pezzi molto presto, in quanto fattore di sviluppo della conoscenza umana, dopo che raggiunse la sua maturità, e la sua disintegrazione procedette con una velocità eccezionale, giungendo virtualmente ai suoi esiti verso la fine del terzo quarto di secolo. Nel campo della teoria, soprattutto naturalmente nelle scienze materiali, la nuova era non appartiene alla filosofia romantica, ma agli evoluzionisti della scuola di Darwin. Qualcuna delle grandi figure, naturalmente, restò in piedi anche oltre, ma accadde che nel seguito queste siano servite soprattutto per segnare la misura e il grado con il quale la conoscenza scientifica le lasciò indietro. Così accadde di VirchowT1 e di Max MullerT2, ed anche, nella scienza economica, delle grandi figure della Scuola storica, alla quale appartengono, in una certa misura, anche Marx e Engels. L'ultima generazione di socialisti, i portavoce e gli aderenti del Marxismo durante l'ultimo quarto di secolo, appartengono alla nuova generazione, e guardano al fenomeno della vita umana sotto una nuova luce. La concezione materialistica, nelle loro mani, si colora delle sfumature dei tempi in cui vivevano, anche quando conservano la terminologia della generazione che li aveva preceduti5. La differenza tra la scuola romantica di pensiero, alla quale Marx apparteneva, e la scuola evoluzionista, nelle cui mani il sistema cadde - o meglio, sta cadendo - è piuttosto grande e pervasiva, anche se può non mostrare visibile differenze su nessun punto, almeno fino ad oggi. La distanza tra i due apparirà probabilmente più palpabile e ampia quando il nuovo metodo della conoscenza sarà pienamente applicato in tutta la sua portata in quel campo della conoscenza che una volta apparteneva al Marxismo neo-hegeliano. L'uno sta lentamente e gentilmente soppiantando l'altro, in modo largamente non esplicito, attraverso una specie di precessione del punto di vista dal quale gli uomini guardano ai fatti e li riducono ad un ordine intelligibile.

Il punto di vista neo-hegeliano, romantico, marxiano, era completamente personale, mentre il punto di vista evoluzionista - lo si potrebbe chiamare Darwiniano - è completamente impersonale. La continuità percepita nei fatti osservati e a loro imputata, nella scuola teorica originale, era una continuità di tipo personale, una continuità della ragione e dunque della logica. I fatti erano costruiti in modo tale da prendere una strada che potesse essere stabilita con un appello alla ragione tra uomini intelligenti ed equilibrati. Si supponeva dovessero stare entro una sequenza logica consistente. La sequenza teorica romantica (marxiana) è essenzialmente una sequenza intellettuale, ed è dunque di carattere teleologico. Si può ragionare sulle sue tendenze logiche. Si può dire: tende ad un obiettivo. Deve approdare ad uno esito, un termine conclusivo. Nello schema di pensiero Darwiniano, d'altra parte, la continuità vista nei, ed imputata, ai fatti è una continuità di causa ed effetto. E' uno schema di causazione cumulativa cieca, nella quale non c'è una tendenza, nessun esito finale, nessuno scopo. La sequenza non è controllata da nient'altro che da una spinta di causazione bruta, ed è essenzialmente meccanica.

Lo schema di sviluppo neo-hegeliano (marxiano) è disegnato all'interno di un'immagine dell'ambizioso spirito umano che lotta: quello dell'evoluzione Darwiniana è un processo di natura meccanica6. Che differenza comporta ora il trasporto della concezione materialista dai concetti romantici di Marx nei concetti meccanici di Darwin? Tutte le caratteristiche del sistema vengono in una certa misura distorte, e l'ombra del dubbio si proietta su tutte le conclusioni che una volta sembravano sicure7. Il primo principio dello schema Marxiano è il concetto coperto dal termine "materialista", ed è l'effetto del controllo che le esigenze della vita materiale esercitano sulla condotta degli uomini entro l'intera società, e dunque indefettibilmente guidano la crescita delle istituzioni e danno forma ad ogni cangiante tratto della cultura umana.

Questo controllo della vita della società da parte delle esigenze materiali avviene attraverso ciò che l'uomo pensa dei vantaggi e svantaggi (economici), e attraverso la scelta di ciò che produce la più materiale delle misura della vita. Quando la concezione materialista passa sotto la norma Darwiniana, ovvero la causazione cumulativa, quel che accade è che, anzitutto, questo stesso principio fondamentale è ridotto al rango di un'abitudine di pensiero indotta in colui che pensa e che dipende dalle circostanze della sua vita, come le inclinazioni ereditarie, le occupazioni, le tradizioni, l'educazione, il clima, il procacciamento del cibo, e cose simili. Sotto la norma Darwiniana il problema del se e come e quanto le esigenze materiali controllino la condotta umana e la crescita culturale diventa una questione di quale peso abbiano queste esigenze materiali nel formare le abitudini di pensiero degli uomini, ovvero i loro ideali e le loro aspirazioni, il loro senso della verità, del bello e del bene. Se e quanto questi tratti della cultura umana e la struttura istituzionale costruita su di essi siano la conseguenza di esigenze materiali (economiche) diventa una questione di quale tipo e grado di efficacia appartenga alle esigenze economiche tra il complesso di circostanze che conducono al formazione dei costumi.

Non è più una questione di come le esigenze materiali razionalmente guidino i comportamenti umani, ma di come, per bruta causazione, inducano negli uomini queste abitudini di pensiero come le presuppongono le esigenze economiche, e come alla fine dei conti le esigenze economiche siano le sole, direttamente o indirettamente, ad essere in grado di plasmare le abitudini di pensiero dell'uomo.

Approssimativamente, e tentativamente, è di una formulazione del genere di quella adombrata nel paragrafo precedente che Bernstein e altri "revisionisti" stavano alla ricerca in alcune loro speculazioni8, mentre, con aria austera e sufficiente, come da uno scoglio che resiste alla corrente, Kautsky indirizzava loro ammonimenti e consigli da loro non capiti9. Il più intelligente ed intraprendente dell'ala idealista - dove l'impresa intellettuale non è un tratto così ovvio - stava lottando in favore del punto di vista per il quale le forze dell'ambiente possono efficacemente raggiungere la vita spirituale dell'uomo attraverso strade diverse dal calcolo della maggiore probabilità, e che dunque queste possono condurre ad ideali e aspirazioni indipendenti da, e probabilmente estranei, a questo calcolo10. Così, anche, riguardo la dottrina della lotta delle classi. Nello schema marxiano dell'evoluzione dialettica lo sviluppo che è ritenuto in questo modo essere controllato dalle esigenze materiali deve, si ritiene, procedere secondo il metodo della lotta delle classi.

Questa lotta delle classi è considerata inevitabile, ed è considerata inevitabilmente condurre in ogni epoca rivoluzionaria ad un assetto più efficiente dell'industria umana rispetto alle esigenze dell'uomo, perché quando gran parte di una comunità si sente insoddisfatta degli equilibri economici in vigore, si mette a pensare, si unisce, e opera un riequilibrio più equo e più vantaggioso. Finché prevalgono differenze di vantaggi economici, ci sarà una divergenza di interessi tra i più avvantaggiati e i meno avvantaggiati. I membri della società si schiereranno secondo la linea di divisione definita dai loro diversi interessi economici. La solidarietà di classe nasce sulla base di questi interessi di classe, ed avverrà una dura lotta delle due classi l'una contro l'altra. Una lotta che, nella logica della situazione, può solo finire quando la classe precedentemente meno fortunata prende il sopravvento, e dunque la lotta delle classi deve procedere fino a quando non ha messo fine a quella diversità di interessi economici sulla quale la lotta stessa si basa. Tutto questo è logicamente coerente e convincente, ma procede sulla base di una condotta ragionata, di un calcolo dei vantaggi, non sulla base di causa ed effetto. La lotta delle classi, così concepita, deve sempre ed ovunque tendere inevitabilmente verso il fine socialista, ed alla fine raggiungerà questo fine qualunque ostacolo o distoglimento possa lungo la strada ritardare la sequenza di sviluppo. Questa ne è la nozione così come incorporata nel sistema di Marx. Tuttavia tale non è l'evidenza storica. Non tutte le nazioni o civilizzazioni hanno avanzato inevitabilmente verso un fine socialista, nel quale tutte le divergenze negli interessi economici sono finite o finiranno. Tutte le nazioni e civilizzazioni che sono decadute o andate in rovina, come è successo a quasi tutte le nazioni e civilizzazioni conosciute, mostrano che, per quanto logico e ragionevole sia il progresso per mezzo della lotta delle classi, esso non è affatto inevitabile.

Sotto la norma Darwiniana si deve ritenere che il ragionamento degli uomini è grandemente controllato da forze diverse da quelle della logica e dell'intelletto; che le conclusioni raggiunte dalle opinioni pubbliche o di classe sono anche, o di più, una questione di sentimenti che di inferenza logica, e che i sentimenti che animano l'uomo, preso singolarmente o collettivamente, sono il risultato di costumi e propensioni innate invece che di un calcolo dell'interesse materiale. Non c'è, ad esempio, nessuna certezza, nello schema Darwiniano, di potere asserire a priori che l'interesse di classe della classe lavoratrice la porti ad opporsi alla classe dei proprietari. Può benissimo succedere che l'addestramento all'asservimento ai loro datori di lavoro li porti a considerare equo ed eccellente il sistema costituito di soggezione e di distribuzione ineguale delle ricchezze. Nessuno, ancora una volta, può ad esempio dire quale sarà lo sbocco della presente situazioni in Europa e in America. Può essere che le classi lavoratrici seguano le linee degli ideali socialisti e difendano una nuova via nella quale non ci saranno più né differenze di classe economiche, né tensioni internazionali, ne politiche dinastiche.

Ma può altrettanto succedere, per quel che si può prevedere, che la classe dei lavoratori, con il resto della comunità in Germania, Inghilterra o America, vengano prese dai costumi patriottici e dalle loro propensioni da tifosi ad abbandonarsi entusiasticamente al gioco di quelle politiche drastiche che sole i loro tifosi governanti considerano valide. E' piuttosto impossibile su base Darwiniana prevedere se il "proletariato" avanzerà verso la rivoluzione socialista o si rivolgerà indietro ancora una volta, e inietterà le sue forze nelle grandi spiagge del patriottismo. E' una questione di costumi e di propensione congenita, oltre che dell'insieme di stimoli ai quali il proletariato è sottoposto o deve essere sottoposto, e quali ne siano i risultati non è solo un fatto di coerenza, ma di risposte agli stimoli.

Così, dal momento in cui i concetti darwiniani hanno iniziato a predominare nel pensiero dei Marxisti, emergono di tanto in tanto dubbi riguardo sia l'inevitabilità della lotta di classe, sia l'unicità della sua efficacia. Qualsiasi cosa somigli ad una violenta lotta di classe, ad una presa del potere con la forza, viene sempre più fortemente deprecato. Perché l'uso della forza, si percepisce, si porta dietro il controllo coercitivo con tutto il suo apparato di privilegi, di dominio e di asservimento11. Così, ancora, la dottrina Marxiana dell'impoverimento progressivo del proletariato, la cosiddetta Verelendungstheorie, che ben si colloca sul terreno del Marxismo originale, è caduto in disuso, se non in discredito, da quando le concezioni Darwiniane hanno iniziato a prevalere. In quanto risultato di un procedimento ragionevole, alla luce del solo interesse materiale, la posizione che lo sbocco del presente sistema di proprietà sia una crescente miseria, sia in misura, sia in estensione; allo stesso modo ne dovrebbe risultare un consolidato e saggio movimento della classe lavoratrice che rimpiazzerebbe il sistema presente con uno schema più vantaggioso per la maggioranza.

Ma non appena la questione viene affrontata sulla base della causa ed effetto Darwiniani, e viene analizzata in termini di comportamenti e di risposte a stimoli, la dottrina che una miseria crescente debba avere come sbocco una rivoluzione socialista diventa dubbia, e molto rapidamente indifendibile. L'esperienza, l'esperienza della storia insegna che l'abiezione della miseria si accompagna al deterioramento e ad una abietta subordinazione. La teoria dell'impoverimento crescente è convincente all'interno dello schema Hegeliano della dialettica in tre fasi. Questa si basa su antitesi che devono essere convogliate in una sintesi ulteriore; questa tuttavia non ha una particolare pregnanza sulla base di un argomento basato su causa ed effetto12. Non va molto meglio con la teoria Marxiana del valore, i suoi corollari e le dottrine che ne dipendono quando i concetti Darwiniani finiscono per rimpiazzare gli elementi romantici sui quali questa è costruita. Le sue basi riposano sulla eguaglianza metafisica tra la quantità di forza umana spesa produttivamente nel produrre dei beni e la grandezza di questi beni considerati come prodotti umani. Il problema di questa uguaglianza non ha senso in termini di causa ed effetto, né si sorregge in nessun modo comprensibile sulla questione Darwiniana dell'adeguatezza di un dato sistema di produzione o distribuzione. In ogni sistema economico evolutivo la questione centrale relativa all'efficienza e adeguatezza di un dato sistema di produzione è necessariamente una questione di eccesso dell'utilità del prodotto rispetto al costo di produzione13. E' in questo eccesso di utilità rispetto al costo che consiste la possibilità di sopravvivenza di ogni sistema di produzione, nella misura in cui la questione della sopravvivenza è questione di produzione, e questo argomento è presente nella speculazione di Marx solo incidentalmente e indirettamente, e non porta a nessun risultato nel suo argomentare.

E, riguardo alla dottrina Marxiana dello sfruttamento, non c'è alcun posto su base Darwiniana per un diritto naturale all'intero prodotto del lavoro. Quel che si può dedurre su questo sulla base di causa ed effetto è semplicemente la questione di come lo schema di distribuzione aiuti o ostacoli la sopravvivenza di una determinata popolazione o di una determinata civilizzazione14. Non è tuttavia necessario proseguire su queste questioni di astrusa teoria dato che contano dopo tutto ben poco nei principi attivi del movimento. C'è ben poca necessità per i Marxisti di elaborare o adattare il sistema della teoria del valore, dato che serve poco alla questione principale, quella della tendenza verso il socialismo o le sue possibilità di successo. E' concepibile che una valida teoria del valore che si occupi dell'eccesso di utilità rispetto al costo, da un lato, e della discrepanza tra prezzo e utilità, dall'altro, avrebbe un impatto notevole sulle opportunità del presente come contrapposto al regime socialista, e andrebbe lontano nel chiarire le nozioni sia dei socialisti sia dei conservatori in merito alla natura dei punti in discussione tra di loro.

Ma i socialisti non si sono andati in questa direzione, e hanno la scusante che i loro critici non hanno suggerito né un problema né una soluzione ad un problema lungo una linea del genere. Nessuno dei teorici del valore hanno finora offerto qualcosa che possa essere chiamato buono, cattivo, o indifferente a questo proposito, e i socialisti sono così innocenti come tutti gli altri.

L'economia, infatti, non ha a questo punto ancora cominciato ad assumere un tono moderno, a meno che l'attuale abbandono della teoria del valore da parte dei socialisti non venga preso come un sintomo negativo anticipato, che indica che quanto meno riconoscono la futilità dei problemi e delle soluzioni avanzate, anche se non sono pronti a fare una mossa positiva. Lo spostamento del punto di vista attuale, dalla filosofia romantica alle questioni fattuali, ha influito sull'atteggiamento dei marxisti verso diversi articoli della teoria più di quanto abbia indotto una esplicita alterazione o una sostituzione di nuovi elementi della teoria al posto dei vecchi. E 'sempre possibile mettersi a posto adottando un nuovo punto di vista per mezzo di nuove interpretazioni e un uso accorto di figure retoriche, quando è in gioco una formulazione teorica, e qualcosa di questo genere è avvenuto nel caso del marxismo; quando tuttavia, come nel caso del marxismo, le formulazioni della teoria sono ricondotte agli usi pratici, sostanziali cambiamenti di grandezza non trascurabile tendono a mostrarsi come un diverso atteggiamento verso le questioni pratiche. I marxisti hanno dovuto affrontare alcuni problemi pratici, in particolare i problemi della tattica del partito, e modifiche sostanziali nella loro prospettive teoriche si sono evidenziate in questo modo.

Il reale peso dei cambiamenti che hanno gravato sul marxismo sarebbe difficilmente visibile dalla disamina delle enunciazioni formali dei soli marxisti. Ma le esigenze di una situazione mutata hanno provocato aggiustamenti della posizione dottrinale ricevuta, e la modificazione del punto di vista filosofico e dei postulati si è evidenziata marcando i limiti del cambiamento nelle loro enunciazioni che i socialisti dottrinari si potevano permettere.

I cambiamenti che fanno parte di quel movimento culturale che si colloca tra la metà e la fine del XIX secolo sono grandi e importanti, almeno visti da un punto di vista così prossimo come i tempi odierni, e si lpuò con sicurezza affermare che, in qualsiasi prospettiva storica li si consideri, devono, per alcuni aspetti, essere considerati come primi di precedenti. Per quanto riguarda l'argomento presente, ci sono tre principali linee di cambiamento che sono confluite nel sistema delle dottrine marxiste, e hanno portato alle sue recenti modificazioni e alla loro crescita. Di una di queste – il cambiamento dei postulati conoscitivi, nelle fondamenta della teoria metafisica - si è già parlato, e alcune delle sue caratteristiche generali nella sua incidenza sulla crescita della teoria socialista sono già state citate. Tra le circostanze che hanno condizionato la crescita del sistema, la più evidente è tuttavia il fatto che dai tempi di Marx le sue dottrine sono divenute la piattaforma di un movimento politico, e così sono state esposte agli stress della pratica delle politiche di partito di fronte a una situazione nuova e mutevole.

Allo stesso tempo, la situazione industriale (economica) alla quale le dottrine si ritiene debbano essere applicate – della quale sono la formulazione teorica - ha anche cambiato il suo carattere in importanti aspetti rispetto a quella che era quando Marx formulò inizialmente il suo punto di vista. Queste diverse linee di cambiamento culturale che influenzano la crescita del marxismo non possono essere considerate ognuna separatamente, ciascuna in un modo distinto.

Esse fanno parte di un insieme indissolubile, così come gli effetti da loro provocati nel sistema. Nella pratica politica i socialdemocratici hanno dovuto fare i conti con il movimento operaio, la popolazione agricola, e la politica imperialista. Su ognuno di questi temi il programma preconcepito del marxismo è andato in conflitto con la successione degli eventi, e ad ogni tema è stato necessario far fronte con accortezza e adattare i principi ai fatti del tempo. L'adattamento alle circostanze non ha sempre avuto la natura di un compromesso, anche se qua e là lo spirito di compromesso e di conciliazione è abbastanza visibile. Una politica di partito conciliante può, naturalmente, imporre un adeguamento della forma e delle sfumature sulla base dei principi del partito, anche se così può seriamente incidere sulla sostanza degli stessi principi, ma le necessità di una politica conciliante può, anche di più, provocare un cambiamento sostanziale di atteggiamento verso questioni pratiche nel caso in cui uno spostamento del punto di vista teorico faccia spazio ad una modifica sostanziale.

Oltre ad espedienti puramente tattici, l'esperienza degli ultimi 30 anni ha portato i marxisti tedeschi a vedere i fatti della situazione dei lavoratori in una nuova luce, e li ha indotti ad attribuire un significato diverso alle formulazioni acquisite della dottrina. I fatti non si sono liberamente prestati ad inserirsi nello schema del sistema marxista, ma è lo schema che ha assunto un nuovo significato, in modo da essere coerente ai fatti. L'imperturbabile economia marxista, così come espressa nel Capitale e nei documenti precedenti della teoria, non ha nessun ruolo e nessuna utilità per un movimento sindacale, o, addirittura, per una qualsiasi organizzazione simile non politica della classe operaia, e l'atteggiamento dei leader socialdemocratici nei primi tempi della storia del partito è stata di conseguenza ostile a qualsiasi movimento di questo tipo15, esattamente come è stato per i fedeli seguaci dell'economia politica classica.

Questo è avvenuto prima che l'era industriale moderna avesse preso il via in Germania, e quindi prima che i dottrinari socialisti tedeschi avessero imparato per esperienza che lo sviluppo dell'industria a quello stava portando. E' avvenuto anche prima che i postulati scientifici moderni avessero iniziato a disintegrare i presupposti neo-hegeliani, come la sequenza logica nello sviluppo delle istituzioni.

In Germania come altrove la crescita del sistema capitalistico ha portato nei tempi odierni al sindacalismo; questo vuol dire che ha portato ad un tentativo organizzato da parte del lavoratori di affrontare le questioni sollevate dalla produzione e distribuzione capitalistica con i metodi del business, per risolvere i problemi del lavoro e della sopravvivenza della classe lavoratrice con un sistema di trattative non politiche e nella logica del mondo degli affari. Il punto principale di ogni aspirazione socialista è tuttavia quello di abolire ogni tipo di affare e di trattativa, e dunque, conseguentemente, i socialdemocratici non hanno avuto grande simpatia per i sindacati e i loro sforzi di entrare in rapporti affaristici con il sistema capitalista, e di rendere la vita dei lavoratori tollerabile sotto questo sistema. I sindacati sono però cresciuti al punto da costituire una caratteristica importante della situazione, cosicché i socialisti si sono sentiti obbligati ad intrattenere rapporti coi sindacati, dato che non potevano entrare in relazione con i lavoratori passando sopra la testa dei sindacati. I socialdemocratici, e dunque anche i teorici Marxiani, dovevano occuparsi di una situazione che includeva il movimento sindacale, e questo movimento era rivolto a migliorare le condizioni di vita quotidiane dei lavoratori. Era dunque necessario stabilire come il movimento sindacale potesse e dovesse aiutare l'avanzata del socialismo, e ricavare all'interno del corpo delle dottrine una teoria su come i sindacati potessero inserirsi nel corso di quello sviluppo economico che conduce al socialismo, che riconciliasse gli sforzi verso il miglioramento dei sindacati con gli scopi della socialdemocrazia. I sindacati non solo perseguivano dei miglioramenti con metodi non socialisti, ma il livello di benessere nella classe lavoratrice stava per certi versi migliorando, apparentemente come risultato degli sforzi dei sindacati. Sia l'animus mercantilistico degli operai nella loro politica sindacali, sia i possibili miglioramenti delle condizioni della classe operaia doveva essere integrati nella piattaforma socialista e nella teoria marxista dello sviluppo economico. La teoria marxista dell'impoverimento e degradazione progressivi è di conseguenza finita sullo sfondo, e una larga fetta dei marxisti sono già arrivati a considerare tutta la questione del deterioramento della classe operaia in quella luce apologetica gettata su di lei da GoldscheidT3 nel suo “Verelendungs-oder Meliorationstheorie” [“Impoverimento o teoria del miglioramento”]. Non è oggi cosa insolita per i marxisti ortodossi ritenere che il miglioramento delle condizioni delle classi lavoratrici sia una condizione necessaria per l'avanzamento della causa socialista, e che gli sforzi dei sindacati verso un miglioramento debbano essere promossi come uno strumento per il compimento dei fini socialisti. Si riconosce che la rivoluzione socialista deve essere messa in atto non da una anemica classe di lavoratori sotto la pressione di abiette privazioni, ma da un corpo di operai puri che gradualmente guadagno in forza dal miglioramento delle condizioni di vita. Al posto di una rivoluzione messa in atto dalla leva della miseria disperata, si deve considerare ogni miglioramento delle condizioni della classe operaia dcome un vantaggio per le forze rivoluzionarie. Questo è buon darwinismo, ma che non appartiene al neo-marxismo hegeliano.

L'esperienza probabilmente più dolorosa per i dottrinari marxisti è stata quella con la popolazione contadina. La gente di campagna, come noto, non ha simpatizzato per il socialismo. Nessuna propaganda e nessuna modifica della situazione economica hanno conquistato le simpatie dei contadini per la rivoluzione socialista. E' inoltre ben noto che la grande industria non ha invaso il settore dell'agricoltura, né espropriato i piccoli proprietari, nella misura che si aspettavano i dottrinari Marxisti di una generazione fa. Nel sistema teorico Marxista c'era l'idea che, man mano che i metodi industriali e mercantili moderni avrebbero guadagnato terreno, i piccoli contadini proprietari sarebbero stati ridotti al rango di proletari salariati, e dunque, che man mano che questo processo di conversione sarebbe avanzato, col tempo l'interesse di classe della popolazione contadina l'avrebbe spinta a mettersi a fianco degli altri lavoratori salariati16. Ma fino ad oggi i fatti non si sono verificati in accordo alla teoria marxista. Gli sforzi dei socialdemocratici di convertire la popolazione contadina al socialismo non hanno praticamente sortito nessun risultato.

E' così successo che i leader politici e i custodi delle dottrine sono pervenuti, con riluttanza e in ritardo, a considerare la situazione contadina sotto una nuova luce, e a formulare con parole diverse gli articoli della teoria marxiana che riguardano il destino dei contadini proprietari.

Non si sostiene più che le piccole proprietà dei contadini proprietari debbano essere assorbite in proprietà più ampie, e quindi nazionalizzate dallo Stato, oppure che debbano essere direttamente nazionalizzate, quando la rivoluzione socialista avrà luogo. Al contrario, si inizia oggi a ritenere che i contadini proprietari non debbano essere coinvolti, nei loro averi, dal grande cambiamento. Il grande cambiamento riguarderà l'impresa capitalistica, e che la proprietà agricola non è propriamente “capitalistica”. E' un sistema di produzione nel quale il produttore normalmente riceve solo il prodotto del proprio lavoro.

Nell'attuale regime di relazioni di mercato e di credito, anzi, il piccolo produttore agricolo, si ritiene, riceve meno del prodotto del suo lavoro, perché le imprese capitalistiche con le quali deve avere a che fare sono sempre in grado di soverchiarlo. E' così diventato parte della dottrina esplicita dei socialisti che, per quanto riguarda i contadini, sarà un obiettivo costante del movimento quello di garantire loro il sereno godimento delle loro aziende, e di liberarli dalle esazioni vessatorie dei creditori e il rovinoso traffico commerciale in cui sono oggi necessariamente coinvolti. Secondo questi codici così modificati, grazie al ricorso ai concetti dell'evoluzione darwiniana, invece che alla dialettica hegeliana a tre fasi, di conseguenza, e contrariamente ai primi pronostici di Marx, non si ritiene più che l'industria agricola debba passare attraverso il tritello capitalistico, e si spera che, in base a questa revisione, possa diventare essere possibile guadagnare l'interesse e la simpatia di questi elementi ostinatamente conservatori alla la causa rivoluzionaria. La modificazione della posizione ufficiale socialista sulla questione contadina è avvenuta solo tardivamente, ed è ancora largamente incompleta, e non si sa quanto successo possa avere sia come tattica di partito, sia come caratteristica della teoria socialista dello sviluppo economico. Tutte le discussioni sulla politica del partito, e sulla teoria per gli aspetti che riguardano la politica, prendono in considerazione la questione, e quasi tutti i portavoce autorevoli del socialismo hanno modificato le loro vedute su questo punto nel corso del tempo.

Il socialismo di Karl Marx è incline in modo caratteristico a misure pacifiche e ostile a misure di governo coercitive e a politiche bellicose. E', o almeno era, rigorosamente avverso alla gelosia internazionale e alla animosità patriottica, e ha preso posizione contro gli armamenti, le guerre, e l'esaltazione dinastica. Ai tempi della guerra franco-prussiana l'organizzazione ufficiale del marxismo, l'Internazionale, è andata così in là nella difesa della pace da invitare i soldati di entrambi gli schieramenti a rifiutarsi di combattere. Quando le campagne ebbero riscaldato gli animi delle due nazioni, questa difesa della pace rese l'Internazionale odiosa agli occhi sia dei Francesi, sia dei Tedeschi. La guerra genera patriottismo, e ai socialisti fu rimproverato di non essere abbastanza patriottici. Alla conclusione della guerra il Partito dei Lavoratori della Germania peccò nello stesso modo contro il sentimento patriottico con risultati avversi simili. Dalla fondazione dell'Impero e della fondazione del Partito socialdemocratico, i socialisti e le loro dottrine hanno attraversato esperienze simili, ma su scala più ampia e per un tempo più lungo. Il governo ha gradualmente rafforzato la sua posizione autocratica in patria, ha aumentato il suo equipaggiamento bellico, e aumentato le sue pretese in politica internazionale, fino ad punto che sarebbe sembrato assurdamente impossibile una generazione fa, e al quale il popolo tedesco ha aderito non sono di buona grazia, ma anche con entusiasmo. Durante questo periodo quella parte della popolazione che aveva aderito agli ideali socialisti anche lei è diventata gradualmente più patriottica e più leale, e i leader e custodi dell'opinione socialista hanno condiviso la crescita dello sciovinismo con il resto del popolo tedesco. Ma mai, tuttavia, sono stati in grado di tenere il passo con il movimento generale in questi rispetti. Non hanno raggiunto quei vertici di sconsiderata lealtà che anima i patrioti conservatori tedeschi, anche se è si può probabilmente dare per certo che i socialdemocratici di oggi sono buoni e fervidi patrioti come i tedeschi conservatori lo erano una generazione fa. Durante tutto questo periodo della nuova fase della vita politica tedesca i socialisti sono stati liberamente accusati di slealtà verso le ambizioni nazionali, di collocare le loro aspirazioni internazionaliste sopra le ambizioni di espansione imperiale.

I portavoce socialisti sono stati continuamente sulla difensiva. Hanno sempre mostrato una opposizione a tutto tondo ai grandi apparati militari, e si sono sempre più opposti in modo apologetico ad ogni “indebita” estensione degli apparati di guerra e della politica di guerra. Col passar del tempo, tuttavia, e con l'abitudine alle politiche di guerra e alla disciplina militare, il contagio dello sciovinismo ha gradualmente permeato il corpo dei socialdemocratici, fino a che oggi non hanno raggiunto un tale picco di lealtà entusiastica del quale non ascolterebbero volentieri una fedele descrizione. I portavoce si preoccupano oggi di mostrare che, anche se sono ancora per il socialismo internazionale, secondo la loro vecchia posizione, loro sono anzitutto per l'esaltazione nazionale e poi per l'armonia internazionale. L'importanza relativa degli ideali nazionali e internazionali nelle professioni socialiste tedesche si sono rovesciate a partire dagli anni '70 [1870, NdT]17. I leader sono molto occupati con le loro formulazioni precedenti. Si autoesaltano per nebulose distinzioni tra patriottismo e sciovinismo. I socialdemocratici tedeschi sono diventati prima patrioti tedeschi e poi socialisti, cosa che va assieme al sostenere che sono un partito politico che lavora per il mantenimento dell'ordine esistente, con qualche modifica. Non sono più il partito della rivoluzione, ma delle riforme, anche se la misura delle riforme che chiedono eccede i limiti di sopportazione degli Hohenzollern. Non sono più molto, se non per niente, in contatto né con le idee del liberalismo inglese, né con quelle del marxismo rivoluzionario.

Le esigenze materiali e tattiche che sono emerse dai cambiamenti nel sistema industriale e nella situazione politica hanno dunque portato molto lontano nei cambiamenti dell'adattamento delle posizioni dei socialisti. I cambiamenti possono non essere importanti in ciascun singolo punto, quando riguardino specifici punti del programma; presi tuttavia nel loro insieme, la risultante di questi cambiamenti nella posizione socialista è piuttosto sostanziale. Il processo di cambiamento è naturalmente non ancora completato, che si concluda o meno un giorno, ma è già evidente che ciò che sta accadendo non è tanto un cambiamento nel grado di convincimento su certi specifici punti, quanto un cambiamento del tipo, dell'abito mentale socialista attuale. Le discrepanze tra fazioni sulla teoria che hanno occupato i socialisti tedeschi per qualche anno in passato sono la prova che una conclusione, anche provvisoria, nello spostamento del loro punto di vista, ancora non è stata raggiunta. Sarebbe anche un azzardo prevedere quale direzione prenderà questa deriva. E' solo evidente che al punto di vista passato, quello del marxismo neo-hegeliano, non sarà possibile tornare: si tratta di un punto di vista dimenticato. Per il presente immediato, la deriva della sensibilità, almeno tra le persone istruite, sembra andare verso una posizione che somiglia a quella dei Nazional-sociali del Reverendo NaumannT4. Vale a dire, un liberalismo imperialista.

Date le condizioni politiche, sociali ed economiche che sono oggi principalmente in vigore nel formare le abitudini di pensiero nei tedeschi, che continuano sostanzialmente invariate e continuano ad essere i principali fattori determinanti, non deve sorprendere che si ritrovi il socialismo tedesco cambiare in una democrazia imperialista per certi versi senza carattere. La politica imperiale sembra tranquillamente prendere il meglio del socialismo rivoluzionario, non reprimendolo, ma con la forza della disciplina dei modi imperialisti di pensare al quale assoggetta tutte le classi della popolazione. Quanto lontano questo processo di sterilizzazione sia arrivato, o quanto sia verosimile che sopraffaccia il movimento socialista in altri paesi, è un problema oscuro al quale la lezione tedesca non apporta risposte certe.

1"Scientifico" è usato qui per metà in senso tecnico come accade spesso in queste circostanze, e designa le teorie di Marx e dei suoi seguaci. [NdA]

2C'è di fatto una rimarchevole consistenza, da avvreditare sostanzialmente all'invariabilità della sua posizione, negli scritti di Marx, dal Manifesto dei Comunisti all'ultimo volume del Capitale. La sola parte del grande Manifesto che diventò antiquata, nel modo di vedere dei suoi creatori, è la polemica indirizzata ai “Socialisti filosofici” degli anni '40 ed il materiale di documentazione preso da dalla politica contemporanea. La posizione principale, e i più importanti punti della teoria, la concezione materialistica, la dottrina della lotta delle classi, la teoria del valore e del plusvalore, dell'impoverimento crescente, dell'armata di riserva, del collasso del capitalismo, si trovano nella Critica dell'Economia Politica (1859), e molte nella Miseria della Filosofia (1847), assieme al magistrale metodo di analisi e costruzione che ha impiegato per tutto il suo lavoro teorico. [NdA]

3Cfr. Engels, Feuerbach (traduzione inglese, Chicago, 1903), specialmente la Parte IV., diverse pubblicazioni sulla Neue Zeit; inoltre la prefazione al Manifesto dei Comunisti scritta nel 1888; inoltre la prefazione al volume II del Capitale, dove Engels discute la questione della priorità di Marx in connessione con i più importanti principi teorici del suo sistema. [NdA]

4Cfr. Feuerbach, ibidem; Lo sviluppo del socialismo dall'utopia alla scienza, specialmente le sezioni II e III. [NdA]

T1Rudolf Ludwig Karl Virchow (Świdwin, 13 ottobre 1821 – Berlino, 5 settembre 1902) è stato un patologo, scienziato, antropologo e politico tedesco, considerato il medico più importante del XIX secolo. RV su Wikipedia: http://it.wikipedia.org/wiki/Rudolf_Virchow. [NdT]

T2Friedrich Max Müller (Dessau, 6 dicembre 1823 – Oxford, 28 ottobre 1900) è stato un filosofo, filologo, storico delle religioni, linguista e orientalista tedesco. FMM su Wikipedia: http://it.wikipedia.org/wiki/Friedrich_Max_Müller.[NdT]

5Un socialista come Anton Menger, ad esempio, arriva alla scuola neo-marxiana dal nulla, dal campo della moderna ricerca scientifica, e non fa mostra, almeno virtualmente, di nessuna sfumatura hegeliana, sia nelle finalità delle ricerche, sia nel metodo, o nel lavoro teorico da lui fatto. Si dovrebbe aggiungere che la sua Neue Staatslehre e la Neue Sittenlehre sono il primo lavoro costruttivo socialista con un valore di sostanziale contributo alla conoscenza, al di fuori della vera e propria teoria economica, che sia mai apparso dai tempi di Lassalle. Gli sforzi di Engels (Ursprung der Familie) e Bebel (Der Frau) sarebbero stati ben poco presi sul serio come monografie scientifiche anche da ferventi socialisti se non per la mancanza di qualcosa di meglio. Il lavoro di Menger non è marxismo, mentre i lavori di Engels e Bebel in questa categoria sono praticamente privi di valore originale. L'inadeguatezza dei postulati e dei metodi marxiani ai fini della scienza moderna si manifesta nella grande sterilità della letteratura socialista su tutta la linea d'indagine sull'evoluzione delle istituzioni per la cui promozione è stata inventata la dialettica materialista. [NdA]

6E' questo il contrasto tra il marxismo originale e i fini e i metodi della scienzamoderna; questo non vale tuttavia tra i marxisti dell'ultim'ora – che sono grandemente imbevuti di concetti post-darwiniani – e gli scienziati non marxiani. Anche Engels, nelle sue ultime formulazioni del marxismo, è grandemente influenzato dalle nozioni della scienza post-darwiniana, e legge il darwinismo in Hegel e Marx con una grande dose di ingenuità. (si veda il suo Feuerbach, specialmente le pp. 93-98 della traduzione inglese). E' altrettanto così per le piuttosto inconsistenti qualificazioni delle concezioni materialistiche offerte da Engels nelle lettere stampate nel Sozialistische Akademiker, 1895.[NdA]

7Il fatto che le strutture teoriche di Marx collassino quando i loro elementi vengono convertiti nei termini della moderna scienza dovrebbe essere una sufficiente prova che queste strutture non sono state costruite dal loro autore con quegli elementi dei quali fa uso normalmente la scienza moderna. Marx non era né ignorante, né imbecille, né ingenuo, e il suo lavoro è costruito da un punto di vista e nei termini di quegli elementi che permettono ai suoi risultati di restare sostanzialmente sensati e convincenti. [NdA]

8Cfr. Voraussetzungen des Sozialismus, soprattutto i primi due (importanti) capitoli. L'atteggiamento reverente nei confronti di Marx ed Engels di Bernstein, così come la sua concezione fuori moda degli obiettivi e dei metodi della scienza, danno alle sue argomentazioni un'aria di grande consonanza con il marxismo ortodosso più di quanto in realtà non sia. Nelle sue ultime formulazioni questa consonanza e l'animus conciliante è ancora più evidente. (Si veda Socialism and Science, inclusa la prefazione appositamente scritta per l'edizione francese.) Ciò che è per Marx ed Engles il punto di partenza e la norma guida – la dialettica hegeliana – è per Bernestein un errore del quale il socialismo scientifico deve liberarsi. Scrive, ad esempio, (Voraussetzungen, fine del cap. iv.): "I grandi risultati di Marx e Engels sono stati conseguiti non con l'ausilio della dialettica hegeliana, ma nonostante questa." Il numero di “revisionisti” è veramente notevole, e stanno tranquillamente guadagnando terreno nei confronti dei marxisti della vecchia ortodossia. In nessum nodo concordano tra loro sui diversi dettagli, ma ciò che li unisce è il loro sforzo di costruire (ed emendare) il sistema marxiano in modo da renderlo coerente con gli attuali punti di vista scientifici. Si possono mostrare diversi punti di vista, dato che gli sforzi dei revisionisti non sono tutti rivolti a condurre i punti di vista ricevuti sotto un unico punto di vista. Ci sono due direzioni di movimento principali tra i revisionisti: (a) colori i quali, come Bernstein, Conrad Schmidt, Tugan-Baronowski, Labriola, Ferri, cercano di condurre il marxismo al passo con il putno di vista della scienza moderna, e sono essenzialmente darwinisti; (b) coloro il cui scopo e di riesaminare in qualche modo sui passi della filosofia romantica. I migliori e i più rigorosi del secondo tipo sono i neokantiani, che incarnano quello spirito di ripulsa delle norme romantiche della teoria che costituisce il lato filosofico del movimento reazionario favorito dalla disciplina dell'imperialismo tedesco (si veda K. Vorlander, Die neukantische Bewegung im Sozialismus.) Salvo il fatto che non può essere ufficialmente inscritto nel calendario socialista, Sombart potrebbe essere citato come un revisionista particolarmente efficace, per quanto concerne la questione della modernizzazione del marxismo e del rimettere la modernizzata concezione materialistica in grado di funzionare..[NdA]

9Cfr. gli archivi della Neue Zeit, in particolare durante la controversia con Bernstein, e Bernstein und das Sozialdemokratische Programm. [NdA]

10I socialisti “idealisti” sono ancor più in primo piano fuori della Germania. Si può tranquillamente affermare che siano in ascesa in Francia, e sono una pattuglia molto forte e che si esprime ad alta voce nel movimento socialista in America. Non parlano generalmente il linguaggio della scienza o della filosofia, ma nella misura in cui le loro considerazioni possono essere costruite sul punto di vista della scienza moderna, la loro deriva sembra essere del tipo indicato sopra. Nello stesso tempo i portavoce di questo gruppo in via di diffusione e di movimento sostengono un tipo di opinioni e di aspirazioni che non possono essere classificate sotto il marxismo, il darwinismo, o ogni altro sistema teorico. Marginalmente sfumano verso la teologia e la fede. [NdA]

11Attraverso tutta la letteratura revisionista in Germania c'è visibilmente un ammorbidimento dei tratti della dottrina della lotta delle classi, e lo stesso si evidenzia nel programma del partito. Fuori della Germania l'insistenza dottrinaria su questo punto si sta indebolendo in modo ancora più decisivo. I politic opportunisti, dalle grandi aspirazioni, ma con relativamente pochi e mal concepiti presupposti teorici, stanno guadagnando terreno. [NdA]

12Cfr. Bernstein, Die heutige Sozialdemokratie in Theorie und Praxis, an answer to Brunhuber, Die heutige Sozialdemokratie, che dovrebbe essere consultato nello stesso senso; Goldscheid, Verelendungs-oder Meliorationstheorie; anche Sombart, Sozialismus und soziale Bewegung, 5ª edizione, pp. 86-89. [NdA]

13Di conseguenza, nell'affrontare la questione dello sfruttamento e dell'accumulazione da parte del tardo marxismo, l'attenzione è focalizzata sul “surplus di prodotto” invece che sul “plusvalore”. Si ritiene inoltre generalmente che le dottrine e le conseguenze pratiche che Marx ha dedotto dalla teoria del plusvalore rimarrebbero sostanzialmente ben fondate, anche qualora si abbandonasse la teoria del plusvalore. Queste dottrine secondarie possono essere conservate – al prezzo dell'abbandono dell'ortodossia - mettendo la teoria del “surplus di prodotto” al posto della teoria del plusvalore, come fa in effetti Bernstein (Sozialdemokratie in Theorie und Praxis, sec. 5. Inoltre diversi saggi in Zur Geschichte und Theorie des Sozialismus). [NdA]

14Il “diritto all'intero prodotto del lavoro” e la teoria marxiana dello sfruttamento associata con questo principio è finita in sottofondo, salvo che come grido di guerra destinato a suscitare le emozioni della classe operaia. Ma anche come guido di guerra non ha grande rilievo, e neppure a quanto pare nessuna efficacia, ammesso che ne abbia mai avuta. Il principio è meglio preservato, di fatto, presso gli “idealisti”, che considerano come loro antecedenti la rivoluzione francese e la filosofia inglese del diritto naturale, più che presso i marxisti degli ultimi tempi. [NdA]

15E' peraltro ben noto che anche negli atti e nei pronunciamenti dell'Internazionle si ripetono buone parole verso i sindacati, e sia il programma di Gotha, sia quello di Erfurt, parlano in favore delle origanizzazioni del lavoratori, e forniscono argomenti destinati ad appoggiare gli sforzi dei sindacati. E' peraltro altrettanto ben noto che si tratta di espressioni superficiali, e che le sostanziali motivazioni sottostanti era la volontà politica di accattivarsi i sindacalisti, e di utilizzare i sindacati per la propaganda. LE prime espressioni di simpatia verso la causa sindacale erano pronunciate per scopi diversi. Più tardi, negli anni '90, arriverà il cambiamento di attitudine dei leader socialisti verso i sindacati. [NdA]

T3Goldscheid, Rudolph (Vienna 1870 - ivi 1931), pseudonimo di Rudolf Golm, Fondatore (1909) della Società tedesca di sociologia. v. Treccani: http://www.treccani.it/enciclopedia/rudolph-goldscheid/. Wikipedia (de): http://de.wikipedia.org/wiki/Rudolf_Goldscheid. Un testo critico su R.G. è disponibile qui: http://hw.oeaw.ac.at/0xc1aa500d_0x00062027 [NdT]

16Cfr. Il Capitale, vol. i. cap.h. xiii., sez. 10. [NdA]

17Cfr. Kautsky, Erfurter Programm, cap. v., sez. 13; Bernstein, Voraussetzungern, cap. iv., sez. e. [NdA]

T4Friedrich Naumann (1860-1919), pastore protestante e politico liberale di stampo cristiano-sociale, fondò nel 1896 l'Associazione sociale nazionale. F.N. Sulla Britannica: http://www.britannica.com/EBchecked/topic/406650/Friedrich-Naumann. Su wikipedia (en): http://en.wikipedia.org/wiki/Friedrich_Naumann. Per l'influenza del movimento di Naumann sui fratelli Max e Alfred Weber, si veda: Max e Alfred Weber e la fondazione della sociologia della cultura, Wolfgang Schluchter, p. 3 (http://www.webalice.it/giovanni.sgro/Schluchter, Max e Alfred Weber.pdf) [NdT]

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