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La condizione delle donne nelle
società barbariche
di Thorstein Veblen
American Journal of Sociology
vol. 4, (1898 - 9)
Sembra tutto considerato probabile che nei gruppi
di uomini primitivi, quando per la prima volta ci fu un'accelerazione nell'uso
sistematico di strumenti e attrezzi che così emersero sul piano più propriamente
umano della vita, vi sia stato un minimo inizio di un sistema di status, di
quella discriminatoria divisione in classi e della corrispondente divisione del
lavoro. In una lavoro precedente, pubblicato in questo Journal, ()
si è avanzata l'ipotesi che la prima divisione del lavoro tra le classi sia
intervenuta come risultato di un'aumentata efficienza del lavoro, a causa della
crescente efficacia nell'uso degli attrezzi. Quando, nell'iniziale sviluppo
culturale, l'uso degli attrezzi ed il comando tecnico delle forze materiali ebbe
raggiunto un certo grado di efficacia, le attività lavorative della comunità
primitiva si sarebbero suddivise in due gruppi distinti - (a) le attività
onorifiche, che comportano importanti elementi di capacità, e (b) le attività
umilianti che richiedono diligenza e per le quali non sono necessarie capacità
importanti. Questa differenziazione nei lavori deve essere stata preceduta da un
importante avanzamento nell'uso degli attrezzi perché (1) senza attrezzi
efficaci (incluse le armi) gli uomini non sono abbastanza abili nel conflitto
con le bestie feroci da potersi dedicare in modo così esclusivo alla caccia come
ad un grande gioco, in modo da sviluppare quell'occupazione come un modo di
vivere abituale riservato ad una specifica classe; (2) senza attrezzi efficienti
l'industria non sarebbe abbastanza produttiva da sostenere una popolazione
densa, e perciò i gruppi nei quali la popolazione si divide non entrerebbero
l'uno con l'altro in relazioni abitualmente ostili in modo da dare luogo ad una
vita basata sull'orgoglio bellicoso; (3) finché i metodi industriali e le
conoscenze non sono abbastanza avanzati, il lavoro consistente nel cercare i
mezzi di sostentamento è troppo impegnativo per permettere di esentare in modo
permanente una frazione della comunità dal lavoro volgare; (4) l'industria
primitiva ed inefficiente non produce un surplus disponibile di beni accumulati
per i quali valga la pena di lottare, o che mettano in tentazione un razziatore,
e dunque produce assai poco l'orgoglio bellicoso.
Con la crescita dell'industria arriva la
possibilità di una vita predatrice; se gruppi di folle selvagge si affrontano
l'uno con l'altro nella lotta per l'esistenza, si crea una provocazione alle
ostilità, e ne consegue un'abitudine alla vita predatrice. C'è una conseguente
crescita di una cultura predatrice che, per gli scopi presenti, può essere
considerato come l'inizio della cultura barbarica. Questa cultura predatrice si
evidenzia nella crescita di istituzioni appropriate. Il gruppo si divide
convenzionalmente in una classe di combattenti e una di difensori della pace,
con una corrispondente divisione del lavoro. La lotta, insieme ad altre attività
che comportano importanti elementi di predazione, diviene il lavoro dell'uomo
fisicamente abile; il quieto lavoro di ogni giorno del gruppo ricade sulle donne
e sui malati.
In una comunità del genere gli standard di merito
e di proprietà riposano sulla discriminatoria distinzione tra coloro che sono
combattenti capaci e quelli che non lo sono. L'infermità, ovvero la mancanza
della capacità di predare, è guardata dall'alto in basso. Una delle prime
conseguenze di questa disapprovazione della debolezza è un tabù sulle donne e
sui lavori delle donne. Nel modo di vedere dell'arcaico, animistico barbaro, la
debolezza è contagiosa. Il contagio può provocare i suoi effetti perniciosi sia
per simpatia sia per trasfusione. Perciò è bene che l'uomo fisicamente abile che
tiene alla sua virilità eviti ogni contatto indebito e ogni conversazione col
sesso più debole, ed eviti ogni contaminazione coi lavori che sono
caratteristici di quel sesso. Anche il cibo abituale delle donne non dovrebbe
essere mangiato dagli uomini, affinché la loro forza non ne sia danneggiata. Le
prescrizioni contro i lavori e i cibi femminili, e contro i rapporti con le
donne, si applicano con un particolare rigore durante la preparazione dei lavori
virili, come le grandi cacce o le incursioni bellicose, o l'insediamento in
qualche carica, o in qualche società, o in qualche mistero, virili.
Descrizioni di questi tabù stagionali abbondano
nelle prime storie di ogni popolazione che abbia avuto un passato bellicoso o
barbarico. Le donne, le loro occupazioni, il loro cibo e abbigliamento, il loro
luogo abituale nella casa o nel villaggio, ed in casi estremi anche i loro
discorsi, divengono cerimonialmente impuri per gli uomini. Questa attribuzione
di impurità cerimoniale sulla base della loro debolezza è durata fino a più
tardi nella cultura come senso di indegnità o inadeguatezza levitica delle
donne; quindi perfino oggi noi percepiamo l'inadeguatezza delle donne nello
stare nello stesso rango degli uomini, o nel rappresentare la comunità nelle
relazioni che implicano dignità e competenza rituale, come ad esempio, nelle
funzioni sacerdotali o diplomatiche o anche civili e rappresentative, e
similmente, e per un ragione simile, in quelle funzioni di servizio domestico o
fisico con un importante carattere cerimoniale - lacchè, maggiordomi, ecc.
I cambiamenti che avvengono nelle esperienze
quotidiane di un gruppo o di un'orda quando passa da un costume di vita pacifico
ad uno predatore manifestano il loro effetto sulle abitudini di pensiero comune
nel gruppo. Come il contatto ostile di un gruppo con un altro diviene più
frequente e abituale, così l'attività predatrice e l'attitudine bellicosa
diviene più abituale per i membri del gruppo. La lotta finisce per occupare
sempre di più i pensieri quotidiani degli uomini, e le altre attività del gruppo
finiscono sullo sfondo e diventano sussidiarie alle attività di combattimento.
Nel modo di vedere popolare il nucleo sostanziale di un gruppo siffatto - quello
sul quale si concentrano i pensieri degli uomini quando pensano alla comunità e
alla sua vita - è il gruppo dei combattenti. Le capacità collettive di
combattimento diventano la questione più importante che occupa le menti degli
uomini, e forniscono il punto di vista con il quale vengono valutate le persone
e i comportamenti. Il modo di vita di un gruppo siffatto è sostanzialmente
quello della predazione. Molta parte di questo modo di vedere è rintracciabile
anche nel modo di vedere comune di popolazioni odierne. L'inclinazione ad
identificare la comunità coi suoi combattenti diventa evidente ogni qualvolta
questioni bellicose occupino l'attenzione popolare ad un livello sensibile.
Il lavoro del gruppo predatore barbarico
gradualmente si specializza e si differenzia sotto il dominio di questo ideale
di prodezza, così da generare un sistema di status nel quale i non-combattenti
precipitano in una posizione di asservimento ai combattenti. Lo schema accettato
della vita o il consenso di opinioni che guida il comportamento degli uomini di
un gruppo predatore siffatto, e che decide quello che è corretto si faccia,
include evidentemente una grande quantità di dettagli; ma è, dopo tutto, un
unico schema - più o meno organico - cosicché la vita che si sviluppa sotto la
sua guida in ogni caso costituisce una caratteristica culturale ben
identificabile. Ed è così necessariamente, per via del semplice fatto che gli
individui tra i quali vige un consenso sono individui. Il pensiero di tutti è il
pensiero dello stesso individuo, in qualunque direzione il pensiero si rivolga.
Qualunque sia il punto immediato o l'oggetto del suo pensare, la struttura
mentale che governa i suoi scopi e modi di pensare relativamente ai diversi
punti del suo comportamento è, globalmente, la struttura mentale abituale che
l'esperienza e la tradizione hanno in lui rafforzato. Gli individui il cui modo
di considerare cosa sia corretto e giusto si diparta molto dalle vedute comuni
patiscono qualche forma di repressione, ed in caso di divergenze estreme vengono
eliminati dalla vita effettiva del gruppo attraverso l'ostracismo. Dove la
classe combattente è in una posizione di dominio e di legittimità prescritta, i
canoni di comportamento sono plasmati principalmente dal senso comune del gruppo
dei combattenti. Tutti i comportamenti e codici di proprietà codificati da
questo senso comune come corretti e giusti, in un momento dato, e i
pronunciamenti di questo senso comune sono, a loro volta, plasmati dalle
abitudini dell'uomo fisicamente abile. Continui combattimenti, per selezione e
per abitudine, rendono questi membri maschili capaci di sopportare tutti i colpi
e le sofferenze. L'abitudine ad assistere alle sofferenze, ed alle emozioni che
accompagnano lotte e risse, può anche finire per trasformare questo spettacolo
miserando in una piacevole distrazione. Il risultato è in ogni caso una più o
meno continua attitudine alla predazione e alla coercizione da parte del gruppo
dei combattenti, e questa animosità viene incorporata nel modo di vivere della
comunità. La disciplina della vita predatrice conduce ad un atteggiamento di
dominio da parte degli uomini fisicamente abili in tutte le loro relazioni coi
membri più deboli del gruppo, e specialmente nelle loro relazioni con le donne.
Uomini addestrati a modi di vivere e di pensare predatori pervengono per
abitudine a considerare questa forma di relazione tra i sessi come desiderabile
e bella.
Tutte le donne nel gruppo condivideranno la
repressione di classe e il disprezzo che appartengono loro in quanto donne, ma
lo status delle donne prese da gruppi ostili ha una caratteristica
supplementare. Tale donna non solo appartiene ad una classe servile e inferiore,
ma sta anche in una particolare relazione col suo rapitore. E' un trofeo
dell'incursione, e perciò una prova della predazione, e su questa base è
nell'interesse del suo rapitore mantenere una particolare relazione, ovviamente
di dominio, con lei. Dato che, nella cultura primitiva, questo non la sottrae
dalla sua relazione servile con la vita del gruppo, questa relazione particolare
tra prigioniero e rapitore andrà incontro a poche o nulle obiezioni da parte
degli altri membri del gruppo. Nel medesimo tempo, dato che la sua particolare
relazione di coercizione con la donna serve a marcarla come un trofeo della sua
predazione, lui sarà molto geloso di simili libertà presesi da altri uomini, o
di loro tentativi di esercitare un'autorità coercitiva simile su di lei,
usurpando in questo modo la corona d'alloro della sua abilità, proprio come un
guerriero in simili circostanze si risentirebbe di un'usurpazione o di un abuso
degli scalpi o dei crani presi al nemico.
Dopo che l'abitudine di appropriarsi delle donne
catturate si fu consolidata in un costume, dando luogo in questo modo da una
parte ad una forma di matrimonio basato sulla coercizione, e dall'altra ad un
concetto di proprietà, ()
si assistette ad uno sviluppo di certe caratteristiche secondarie
dell'istituzione così creata. Col tempo questi matrimoni- proprietà coercitivi
ricevono la sanzione della moralità e del gusto popolari. Diviene nelle
abitudini di pensiero degli uomini come la forma corretta di relazione
matrimoniale, e nello stesso tempo come la gratificazione per gli uomini del
senso della bellezza e dell'onore. La crescente predilezione per il dominio e la
coercizione, come un tratto virile, insieme con la crescente approvazione morale
ed estetica del matrimonio su base della coercizione e della proprietà,
influenzerà fortemente i gusti degli uomini; ma siccome gli uomini sono la
classe superiore le cui vedute determinano i punti di vista correnti della
comunità, il loro senso comune nella questione plasmerà i canoni correnti del
gusto a sua propria immagine. Anche i gusti delle donne, relativamente alla
moralità e alla proprietà, saranno ugualmente influenzati. Attraverso il
precetto e l'esempio di quelli che fanno la moda, ed attraverso la repressione
selettiva di quelli che non sono capaci di accettarla, l'istituzione del
matrimonio-proprietà si fa strada verso l'accettazione definitiva come l'unica
bella e virtuosa forma della relazione. Come il convincimento della sua
legittimità si fa più forte ad ogni generazione successiva, esso viene percepito
irriflessivamente come una deliberazione di senso comune e di ragione illuminata
che il corretto e bello atteggiamento dell'uomo verso la donna sia un
atteggiamento di coercizione. "Nessuno più del prode merita la fiera." Come i
costumi di vita predatori guadagnano un sempre più incontestato ed unanime
dominio, le altre forme di relazione matrimoniale ricadono sotto un educato
disprezzo. La donna senza padrone, senza legami, decade di conseguenza di casta.
Diventa imperativo per tutti gli uomini che vogliono essere considerati dagli
altri legare qualche donna o delle donne con gli onorevoli legami del sequestro.
Per avere una posizione decente nella comunità un uomo è costretto ad entrare in
questa virtuosa relazione onorifica di matrimonio-proprietà, ed una relazione
matrimoniale pubblicamente riconosciuta che non ha la sanzione del sequestro
diviene indegna dell'uomo fisicamente abile. Ma quando il gruppo aumenta di
dimensioni, cresce la difficoltà di trovare mogli da catturare, e diviene
necessario trovare un rimedio che salvi la decenza e contemporaneamente permetta
il matrimonio di donne all'interno del gruppo. A questo scopo lo status di donne
sposate all'interno del gruppo è sancito da una finto rapimento cerimoniale. Il
rapimento cerimoniale provoca un'assimilazione della donna libera nella classe
più accettabile delle donne che sono legate da obbligazioni di coercizione ad un
padrone, dando così legittimità cerimoniale e decenza alla risultante relazione
matrimoniale. La probabile motivazione per adottare in questo modo le donne
libere nella classe onorevole delle legate non è principalmente quello di
migliorare la loro posizione o il loro destino, ma piuttosto la volontà di
sostenere quei bravi uomini che, per la scarsità di prede, sono costretti a
cercare un sostituto in mezzo alle donne del gruppo.
Le inclinazioni degli uomini in posizione sociale
alta che posseggono figlie adatte al matrimonio vanno nella stessa direzione.
Non sarebbe corretto che una donna di alti natali venisse irrimediabilmente
surclassata da una qualunque proveniente casualmente da fuori.
Secondo questo modo di vedere, il matrimonio da
finto rapimento all'interno della tribù è un caso di finzione, "una finzione
protettiva", per prendere in prestito una frase dai naturalisti. È
sostanzialmente un caso di adozione. Come nel caso di tutte le relazioni umane
dove si pratica l'adozione, questa adozione delle donne libere nella classe
delle non libere procede il più possibile in modo simile al fatto originale del
quale è un sostituto. E come negli altri casi di adozione, lo spettacolo
cerimoniale non è in nessun modo considerato come una fatua finzione. Il
barbaro ha una fede implicita nell'efficienza dell'imitazione ed esecuzione
cerimoniale come mezzo per raggiungere un fine desiderato. Tutta la serie di
magie e riti religiosi ne è la testimonianza. Egli considera gli oggetti e le
sequenze esterni in modo ingenuo, come cose organiche ed individuali, e come
espressione di un'inclinazione verso uno scopo.
Il non sofisticato senso comune dei barbari
primitivi considera sequenze ed eventi in termini di volontà-potere o di
inclinazione. Visti nella luce di questo presupposto animistico, tutti i
processi sono sostanzialmente teleologici, e l'inclinazione loro attribuita non
sarà deviata dal suo fine legittimo nel corso degli eventi nei quali si esprime
una volta che abbiano preso una forma o siano in corso. Segue logicamente,
naturalmente, che se i movimenti che conducono ad un completamento desiderato
sono stati riprovati nella forma accreditata e sono stati ordinati in sequenza,
lo stesso risultato sostanziale sarà raggiunto come prodotto del processo
imitato. Questa è la base dell'efficacia attribuita a tutte le osservanze
cerimoniali in tutti gli ambiti culturali, ed è l'elemento principale in
particolare dell'adozione formale e dell'iniziazione. Da qui, probabilmente, la
pratica della finta cattura o del finto rapimento, e di qui la professione
formale di fedeltà e sottomissione da parte della donna nei riti matrimoniali di
popoli tra i quali prevale la famiglia con un capo maschile. Questa forma di
famiglia quasi sempre è associata ad una forma di sopravvivenza o di
reminiscenza di rapimento della moglie. In tutti questi casi, il matrimonio è,
per derivazione, un rituale di iniziazione alla servitù. Nelle parole della
formula, anche dopo che è stato ammorbidito apprezzabilmente nel decadimento dei
tempi recenti del senso dello status, è questo il luogo per la donna dell'amore,
dell'onore, e del rispetto.
Secondo questo punto di vista, la famiglia
patriarcale, o, in altre parole, la famiglia con un capo di sesso maschile, è
una conseguenza dell'emulazione tra i membri di una comunità di guerrieri. È
dunque, deduttivamente, un'istituzione predatrice. La proprietà e il controllo
delle donne è una gratificante prova di capacità e dell'essere di rango elevato.
Per coerenza logica, dunque, maggiore è il numero di donne così detenute,
maggiore è la distinzione che conferisce il loro possesso al loro padrone. Di
qui la prevalenza della poligamia, che si verifica quasi universalmente a un
certo stadio di cultura tra i popoli che hanno i maschi come capofamiglia.
Vi possono, ovviamente, essere altre ragioni per
la poligamia, ma l'ideale di sviluppo della poligamia che si incontra negli
harem di despoti e capi patriarcali molto potenti difficilmente può essere
spiegata con altri motivi. Ma che si trovi o meno in un sistema poligamico, le
famiglie con un capo maschile in ogni caso è un dettaglio di un sistema di
status nel quale le donne sono incluse nella classe dei soggetti non liberi. La
caratteristica dominante nella struttura istituzionale di queste comunità è
quella dello status, e le basi della loro vita economica è un rigoroso regime di
proprietà.
L'istituzione si trova al suo apice, o nel suo
sviluppo più effettivo, nelle comunità nelle quali status e proprietà prevalgono
con debole mitigazione; e col declino del senso di status e delle pretese
estreme della proprietà, come è successo per qualche tempo nel passato nelle
comunità della cultura occidentale, l'istituzione della famiglia patriarcale ha
subito una sorta di disintegrazione. C'è stato un certo indebolimento e
diminuzione dei legami, e questo deterioramento è più visibile nelle comunità
che si sono più allontanate dall'antico sistema di status, e sono andate più
lontano nel riorganizzare la loro vita economica sulle linee della libertà
industriale. La deferenza per un legame di proprietà-matrimonio indissolubile,
così come il senso della sua definitiva virtuosità, ha sofferto la maggiore
decadenza fra le classi che hanno preso parte più immediatamente nell'industria
moderna.
Sembrano dunque esserci buoni fondamenti nel dire
che le abitudini di pensiero coltivate dalla moderna vita industriale è,
complessivamente, sfavorevole al mantenimento di questa istituzione o di quello
status delle donne che quella istituzione nel suo più alto grado di sviluppo
implica. I giorni del suo più alto grado di sviluppo sono ormai nel passato, e
la disciplina della vita moderna - se non è integrata da un accorto inculcare
degli ideali conservatori - difficilmente permetterà una base psicologica per la
sua riabilitazione.
Questa forma di matrimonio, o di proprietà,
mediante la quale l'uomo diventa il capofamiglia, il proprietario della donna,
ed il proprietario e il consumatore discrezionale della produzione dei beni di
consumo della famiglia, non implica necessariamente un sistema patriarcale di
consanguineità. La presenza o l'assenza di relazione maternali non ha perciò un
peso determinante a questo riguardo. La famiglia maschile, ad un certo grado di
elaborazione, può coesistere bene con un sistema di relazioni matrilineari,
come, per esempio, fra molte tribù nord americane. Ma quando sia questo il caso
sembra probabile che la proprietà delle donne, insieme con le discriminatorie
distinzioni di status dalle quali la pratica di questo tipo di proprietà sgorga,
siano entrate in voga ad uno stadio così tardo dello sviluppo culturale che il
sistema matrilineare era già era stato completamente incorporato negli schemi di
vita della tribù. La famiglia maschile in tali casi non si è sviluppata in forma
pura o completamente libera da tracce di una famiglia matriarcale. Le tracce di
famiglia matriarcale che si trovano in questi casi generalmente indicano una
forma di matrimonio nel quale si trascura l'uomo piuttosto che metterlo sotto la
sorveglianza della donna. Può essere a ragione chiamata la famiglia della donna
senza legami. Questo stato di cose ci dice che la tribù o razza in questione è
entrata in una vita predatrice solamente dopo un periodo considerevole di vita
industriale pacifica, e dopo avere realizzato un sviluppo considerevole della
struttura sociale in un regime di pace ed di industria, mentre la generica
prevalenza del patriarcato assieme alla famiglia maschile, si può considerare
indichi che la fase predatrice iniziò presto, culturalmente parlando.
Dove il sistema patriarcale è in vigore in una
forma pienamente sviluppata, inclusa la famiglia patriarcale, senza la zavorra
di indubitabili sopravvivenze di una famiglia matriarcale o un sistema
matrilineare di relazione, si dovrebbe presumere che la popolazione in questione
è entrata presto nella cultura predatrice ed ha adottato le istituzioni della
proprietà privata e delle prerogative di classe fin all'inizio del suo sviluppo
economico. D'altro lato dove ci sono ben conservate tracce di famiglia
matriarcale, si dovrebbe presumere che la comunità in questione è entrata nella
fase predatrice relativamente tardi nella storia della sua vita, anche se il
sistema patriarcale è stato, finché lo è stato, il sistema di relazioni
prevalente. In quest'ultimo caso la comunità, o il gruppo di tribù, forse per
ragioni geografiche, non ha raggiunto indipendentemente la cultura predatrice in
una forma accentuata, ma può avere adottato relativamente tardi il sistema
agnatico [patrilineare, NdT] e la famiglia patriarcale attraverso il
contatto con un altra cultura, più alta o di caratteristiche diverse, che
includeva queste istituzioni nel suo bagaglio culturale. Il contatto necessario
sarebbe avvenuto più efficacemente per mezzo di una invasione e di una conquista
da parte di una razza aliena situata su di un piano culturale più alto. Un
circostanza del genere è la probabile spiegazione, per esempio, del carattere
ambiguo della famiglia e del sistema di relazioni nella antica cultura germanica
specialmente come la si osserva in regioni così esterne come la Scandinavia.
L'evidenza, in quest'ultimo caso, come in qualche altra comunità più a sud, è
abbastanza opaca, ma indica una coesistenza di lunga data delle due forme di
famiglia; tra queste quella matriarcale sembra avere avuto più tenacemente luogo
fra le classi soggette o più basse della popolazione, mentre la patriarcale era
la forma onorevole di matrimonio in voga tra la classe superiore. Nella più
prima antica situazione rintracciabile di queste tribù sembra esserci stata una
relativamente debole, ma crescente preponderanza, della famiglia maschile in
tutta la comunità.
Questa mescolanza di istituzioni matrimoniali,
così come la correlativa miscela o ambiguità delle istituzioni di proprietà ad
esse associate nella cultura germanica, sembra più facilmente spiegabile come
dovuta alla mescolanza di due razze distinte, le cui istituzioni differivano a
questo riguardo. La razza o tribù che aveva la famiglia matriarcale e la
proprietà comune probabilmente sarebbe stata la più numerosa e la più pacifica
all'epoca in cui iniziò il processo di mescolanza, e sarebbe caduta in un certo
grado di soggezione verso la consorte razza più bellicosa.
Nessun tentativo per questa via è stato fatto per
dare conto delle varie forme di matrimonio umano, o di mostrare come
l'istituzione vari in dettaglio da un luogo all'altro e da un periodo all'altro,
ma solamente per indicare quello che sembra essere stata la serie dei motivi e
delle esigenze che hanno generato la famiglia patriarcale, e come sia stata
ereditata dal passato barbarico dai popoli della cultura occidentale. A questo
fine, sono state toccate solo le caratteristiche più generali della storia della
vita dell'istituzione, e anche le evidenze sulle quale molte delle
generalizzazione sono basate, sono state forzatamente omesse. Lo scopo del
discorso è quello di indicare che c'è un stretta connessione, particolarmente
riguardo alla derivazione psicologica, tra la proprietà individuale ed il
sistema di status, e la famiglia patriarcale, come appaiono in questa cultura.
La prospettiva di una derivazione dalla proprietà
privata della famiglia maschile, come già suggerito, non implica l'esistenza
precedente di un qualche tipo di famiglia matriarcale nella quale la donna è
capo e padrone di un gruppo di famiglia ed esercita un controllo discrezionale
sul marito o sui mariti e sui prodotti della famiglia. Ancora meno implica un
stato precedente di promiscuità. Quello che implicano l'ipotesi e la scarsa
evidenza a disposizione è piuttosto la forma della relazione matrimoniale più
sopra caratterizzata come la famiglia della donna senza legami. La
caratteristica distintiva di questo matrimonio sembra essere stata un'assenza di
coercizione o di controllo nella relazione tra i sessi.
L'unione (probabilmente monogamica e più o meno
durevole) sembra fosse risolubile dalla volontà di entrambe le parti, con il
vincolo di alcune lievi limitazioni convenzionali. La differenza sostanziale
introdotta nella relazione matrimoniale dall'adozione del matrimonio-proprietà è
l'esercizio della coercizione da parte dell'uomo e la perdita da parte della
donna del potere di sciogliere la relazione su sua scelta. Evidenze in questa
direzione, ed in parte fin qui inedite, si trovano nella cultura germanica, sia
moderna sia antica.
È solamente nei casi dove le circostanze hanno
favorito, ad un livello insolito, lo sviluppo del matrimonio-proprietà che
dovremmo aspettarci di trovare l'istituzione giunta alle sue conseguenze
logiche. Dovunque la fase predatrice della vita sociale non è subentrata
precocemente e non ha prevalso per molto tempo in forma generale , o dovunque un
gruppo sociale o razza con questa forma di famiglia ha subito un forte
mescolamento da parte di un'altra razza priva di quella istituzione, là la forma
comune di matrimonio dovrebbe mostrare qualche cosa di diverso da questo tipo
patriarcale. Ed anche dove non sia presente nessuna di queste due condizioni, è
probabile ci si debba aspettare che questo tipo di relazione matrimoniale nel
corso di tempo decada al cambiare delle circostanze, dato che è un'istituzione
che è cresciuta come un particolare di un sistema di status, e perciò,
presumibilmente va bene in un tale sistema sociale, ma non va bene in un sistema
di genere diverso. Sta attualmente visibilmente rovinando nelle comunità
civilizzate e moderne, apparentemente perché contrasta con le più antiche
abitudini di pensiero della razza, così come con le esigenze di un modo di
vivere pacifico e industriale. Potrebbe sembrare esserci un fondamento per
sostenere che la stessa riaffermazione di antiche abitudini di pensiero che sono
oggi apparentemente al lavoro nel disintegrare l'istituzione del
matrimonio-proprietà ci si può aspettare lavorino anche alla disintegrazione
dell'istituzione correlativa della proprietà privata; ma si tratta forse di una
questione di curiosità speculativa piuttosto che di interesse teoretico ed
urgente.
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