DOCUMENTAZIONE - Storia e politica italiana e internazionale





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Lo spostamento Americano verso l'Iraq, 1980-1984

National Security Archive Electronic Briefing Book No. 82  (<-- click qui per il Documento originale)

Redatto da Joyce Battle

25 febbraio 2003

La guerra Iran-Iraq (1980-1988) non è stata che una delle tante di una lunga serie di crisi durante un'epoca di sconvolgimenti in Medio Oriente: la rivoluzione in Iran, l'occupazione dell'ambasciata Americana a Tehran da parte di studenti militanti, l'invasione della Grande Moschea della Mecca da parte di islamisti anti-realisti, l'occupazione da parte dell'Unione sovietica dell'Afghanistan ed le micidiali guerre tra Siriani, israeliani e Palestinesi in Libano. La guerra seguì mesi di aumento della tensione tra la repubblica islamica iraniana e quella nazionalista secolare in Iraq. A metà settembre 1980 l'Iraq attaccò, nella supposizione sbagliata che la confusione politica iraniana avrebbe garantito una vittoria rapida. 

La comunità internazionale rispose con risoluzioni del Consiglio di Sicurezza ONU che facevano appello a una tregua e chiedevano a tutti gli stati membri di non fare azioni che contribuissero in alcun modo alla prosecuzione del conflitto. I sovietici, che si opponevano alla guerra, tagliarono le esportazioni di armi all'Iran e all'Iraq, suo alleato con un trattato del 1972 (le vendite di armi ripresero nel 1982). Gli Stati Uniti avevano già tagliato, quando lo Scià cadde, le precedenti massicce forniture militari all'Iran. Nel 1980 gli Stati Uniti avevano rotto i rapporti diplomatici con l'Iran a causa della crisi degli ostaggi dell'ambasciata a Tehran; L'Iraq aveva rotto ogni legame con gli USA durante la guerra arabo-israeliano del 1967. 

Gli Stati Uniti erano ufficialmente neutrali riguardo alla guerra Iran-Iraq, e affermavano che non stavano armando nessuna delle due parti. L'Iran dipendeva tuttavia da armamenti di origine USA, e cercò comunque di approvvigionarsene da Israele, dall'Europa, dall'Asia, ed dal Sud America. L'Iraq avviò la guerra con un grande arsenale di origine Sovietica, ma ebbe bisogno di armi supplementari quando il conflitto crebbe. 

L'Iraq avanzò molto, inizialmente, in territorio iraniano, ma fu respinto dopo pochi mesi. Dalla metà del 1982, l'Iraq doveva difendersi dagli attacchi delle ondate umane iraniane. Gli Stati Uniti, avendo deciso che una vittoria iraniana non sarebbe stata di suo interesse, cominciò a sostenere l'Iraq: misure già in preparazione per migliorare le relazioni Stati Uniti - Iraq furono accelerate, rappresentanti di alto livello si scambiarono visite, ed a febbraio 1982 il Dipartimento di Stato tolse l'Iraq dal suo elenco di Stati che sostenevano il terrorismo internazionale. (Era stato incluso molti anni prima a causa delle relazioni con molti gruppi nazionalisti palestinesi, non con Islamisti che condividevano la visione del mondo di al-Qaeda. L'attivismo del principale gruppo di opposizione Islamista Sciita dell'Iraq, al-Dawa, era stato uno dei fattori principali nel fare precipitare la guerra. Fomentato dalla rivoluzione islamica di Iran, le sue iniziative arrivarono fino al tentato assassinio del Ministro degli Esteri Iracheno Tariq Aziz.)

Continuare la guerra era terribilmente costoso. L'Iraq ricevette appoggio finanziario esterno e massiccio dai Paesi del Golfo, ed assistenza attraverso programmi di prestito dagli Stati Uniti. La Casa Bianca e il Dipartimento di Stato fecero pressioni sulla Banca di Import-Export per fornire all'Iraq finanziamenti, aumentare il suo credito e aiutarlo ad ottenere prestiti dagli altri istituti di credito internazionali. Il Dipartimento dell'Agricoltura USA offrì prestiti garantiti dal contribuente per acquistare merci americane, con la soddisfazione degli esportatori di grano Americani.

Gli Stati Uniti ripristinarono relazioni formali con l'Iraq nel novembre 1984, ma gli Stati Uniti avevano iniziato, qualche anno prima, a fornire intelligence ed appoggio militare (in segreto e contraddicendo la neutralità ufficiale di questo paese) in conformità con le direttive politiche del Presidente Ronald Reagan. Queste erano state preparate conseguentemente al suo Memorandum sullo Studio della Sicurezza Nazionale del marzo 1982 (NSSM 4-82), dove chiedeva una revisione della politica Americana verso il Medio Oriente.

Una di queste direttive di Reagan, la National Security Decision Directive (NSDD) 99, firmata il 12 luglio 1983, è disponibile solo in una versione molto rielaborata [Documento 21]. Questa fa una rassegna degli interessi regionali ed Americani nel Medio Oriente e nel Sud dell'Asia, e degli obiettivi degli USA, ivi inclusi la pace tra Israele e gli arabi e la risoluzione di altri conflitti regionali, miglioramenti economici e militari, "per rafforzare la stabilità regionale". Si occupa delle minacce ai piani strategici degli USA, la cooperazione con gli altri paesi, compresi gli stati arabi, e piani di azione. In seguito alla promulgazione della direttiva, fu condotta un'analisi interministeriale delle implicazioni dello spostamento della politica in favore dell'Iraq. 

Dall'estate del 1983 l'Iran stava riferendo sull'uso ogni tanto da parte Irachena di armi chimiche. Il protocollo di Ginevra richiede che la comunità internazionale risponda alla guerra chimica, ma un Iran diplomaticamente isolato ricevette solamente una risposta in sordina alle sue lagnanze [Nota 1]. Essa tuttavia intensificò le sue accuse nell'ottobre del 1983, ed in novembre chiese un'indagine del Consiglio di Sicurezza ONU. 

Gli Stati Uniti, che seguivano gli sviluppi della guerra Iran-Iraq con straordinaria attenzione, avevano informazioni che confermavano le accuse dell'Iran, che descrivevano l'uso "quasi quotidiano" da parte dell'Iraq di armi chimiche, concomitanti con la sua revisione della sua politica e con la decisione di sostenere l'Iraq nella guerra [Documento 24]. L'intelligence indicò che l'Iraq aveva usato armi chimiche contro le forze iraniane, e, secondo un promemoria del novembre 1983, anche contro "insorti curdi" [Documento 25]. 

Quale fu la risposta dell'amministrazione Reagan? Un resoconto del Dipartimento di Stato indica che l'amministrazione aveva deciso di limitare i suoi "sforzi contro il programma Iracheno di Guerra Chimica a uno stringente monitoraggio a causa della nostra stretta neutralità nella guerra di Golfo, della delicatezza delle fonti, e della probabilità bassa di riuscire ad ottenere i risultati desiderati." Ma il Dipartimento notò a fine novembre 1983 che "con l'essenziale aiuto di ditte straniere, l'Iraq è diventato in grado di dispiegare e usare CW (Armi Chimiche) e probabilmente ha costruito grandi riserve di CW per un uso futuro. Data la sua disperazione di concludere la guerra, l'Iraq potrebbe usare di nuovo CW letali o inabilitanti, particolarmente se l'Iran minacciasse di penetrare nelle linee Irachene con un attacco di grande potenza" [Documento 25]. Il Dipartimento di Stato dedusse che gli Stati Uniti avrebbero avuto bisogno di rispondere in qualche modo per mantenere la credibilità della loro opposizione ufficiale alla guerra chimica, e raccomandò che il Consiglio di Sicurezza Nazionale discutesse il problema.

In seguito ad ulteriori revisioni delle politiche ad alto livello, Ronald Reagan pubblicò la National Security Decision Directive (NSDD) 114, datata 26 novembre 1983, che si occupa specificamente della politica Americana verso la guerra Iran-Iraq. La direttiva riflette le priorità dell'amministrazione: fa appello per una maggiore cooperazione militare regionale per difendere le installazioni petrolifere, e per misure per migliorare le capacità militari USA nel Golfo Persico, e istruisce i Segretari di Stato e alla Difesa ed il presidente dei vice Capi dello Staff di prendere misure appropriate per fare fronte alle tensioni nell'area. Afferma, "a causa dell'impatto reale e psicologico di una caduta nel flusso di petrolio dal Golfo Persico sul sistema economico ed internazionale, dobbiamo assicurare la nostra tempestività nell'affrontare prontamente azioni volte a disturbare quel commercio." Non menziona le armi chimiche [Documento 26]. 

Poco dopo, Donald Rumsfeld (che aveva servito in varie posizioni nelle amministrazioni Nixon e Ford, anche come Segretario alla difesa del Presidente Ford, e che in quel momento era alla testa della società farmaceutica multinazionale G.D. Searle & Co.) fu inviato in Medio Oriente come inviato presidenziale. Il suo giro di capitali della regione del dicembre 1983 includeva Bagdad, dove andò per stabilire un "contatto diretto tra un inviato del Presidente Reagan e il Presidente Saddam Hussein", enfatizzando la "sua stretta relazione" col presidente [Documento 28]. Rumsfeld si incontrò con Saddam, ed i due discussero problemi regionali di interesse reciproco, l'inimicizia condivisa verso l'Iran e la Siria, e gli sforzi degli Stati Uniti di trovare strade alternative per il trasporto del petrolio dell'Iraq; le sue installazioni nel Golfo Persico erano state chiuse dall'Iran, e l'alleato dell'Iran, la Siria, aveva chiuso una pipeline che trasportava il petrolio Iracheno attraverso il suo territorio. Rumsfeld non fece riferimento alle armi chimiche, secondo note dettagliate sulla riunione [Documento 31].

Rumsfeld si incontrò anche con il Ministro degli esteri Iracheno Tariq Aziz, ed i due convennero che "gli Stati Uniti e l'Iraq condividevano molti interessi". Rumsfeld affermò la "buona volontà dell'amministrazione Reagan per fare di più" riguardo alla guerra Iran-Iraq, ma "rese chiaro che i nostri sforzi nell'aiutare erano impediti da certe cose che ce lo rendono difficile, citando l'uso di armi chimiche, una probabile escalation nel Golfo, e i diritti umani." Si spostò poi su altre preoccupazioni degli Stati Uniti [Documento 32]. Più tardi, Rumsfeld fu assicurato dalla sezione interessi Americani che la leadership dell'Iraq era stata "estremamente lieta" della sua visita, e che "Tariq Aziz era andato oltre il suo normale stile nel lodare Rumsfeld come persona" [Documento 36 e Documento 37]. 

Rumsfeld tornò a Bagdad a fine marzo 1984. Nel frattempo gli Stati Uniti avevano condannato pubblicamente l'uso delle armi chimiche da parte dell'Iraq, affermando, "gli Stati Uniti hanno concluso che le evidenze disponibili comprovano le accuse dell'Iran che l'Iraq ha fatto uso di armi chimiche" [Documento 47]. Riassunti di riunioni di Rumsfeld notano che l'atmosfera in Iraq si era deteriorata, dalla sua visita di dicembre, a causa di rovesci militari Iracheni e perché "le relazioni bilaterali sono state bruscamente respinte indietro dalla nostra condanna dell'Iraq del 5 marzo per l'uso di CW, nonostante i nostri ripetuti avvertimenti che questo problema sarebbe prima o poi emerso" [Documento 48]. 
Rumsfeld doveva discutere con rappresentanti Iracheni il desiderio dell'amministrazione Reagan di potere ottenere crediti per l'Iraq dalla Banca di Import-Export, per la pipeline di Aqaba, ed i suoi sforzi vigorosi per tagliare le esportazioni di armi all'Iran. Secondo un affidavit preparato da uno dei compagni di Rumsfeld durante il suo viaggio in Medio Oriente, l'ex membro NSC Howard Teicher, Rumsfeld si fece latore di un'offerta Israeliana di offrire assistenza, che fu rifiutata [Documento 61].

Anche se la politica ufficiale USA ancora impediva l'esportazione di attrezzature militari USA all'Iraq, alcune ne furono evidentemente fornite sulla base di un "non chiedere - non dire". Nell'aprile 1984, la Sezione di interesse Bagdad chiese di essere tenuta informata delle trattative della Bell Helicopter Textron per vendere elicotteri all'Iraq, che non dovevano essere "in alcun modo configurate per un uso militare" [Documento 55]. L'acquirente era il Ministero Iracheno della Difesa. A dicembre del 1982, la sussidiaria italiana della Textron aveva informato l'ambasciata Americana a Roma di avere rifiutato una richiesta dell'Iraq per militarizzare elicotteri Hughes recentemente acquistati. Un governo alleato, la Corea del Sud, aveva informato il Dipartimento di Stato di avere ricevuto una richiesta simile nel giugno 1983 (quando un assistente del Congresso aveva chiesto a marzo del 1983 se autocarri pesanti recentemente venduti all'Iraq fossero per usi militari, un rappresentante del Dipartimento di Stato aveva risposto "presumiamo che questa fosse l'intenzione dell'Iraq, ma non è stato chiesto".) [Documento 44

Durante la primavera del 1984 gli Stati Uniti riconsiderarono la politica della vendita di attrezzatura di duplice uso al programma nucleare dell'Iraq, e i suoi "preliminari risultati favorivano una loro espansione così da includere le entità nucleari" Irachene [Documento 57]. Qualche mese dopo, una analisi della Defense Intelligence Agency affermava che anche dopo la fine della guerra, era probabile che l'Iraq "avrebbe continuato a sviluppare la sua formidabile capacità convenzionale e chimica, e probabilmente avrebbe intrapreso un programma di armi nucleari" [Documento 58]. (L'Iraq è situato in una zona pericolosa, ed Israele aveva accumulato riserve di un grande arsenale di armi nucleari senza censura internazionale. La non proliferazione nucleare non era una priorità alta dell'amministrazione Reagan: per tutti gli anni ottanta sottovalutò il programma nucleare del Pakistan, sebbene la sua intelligence indicasse che un programma di armamento era stato intrapreso, per evitare sanzioni su mandato congressuale. Le sanzioni avrebbero impedito l'assistenza militare massiccia dell'amministrazione al Pakistan in cambio del suo appoggio alla lotta dei mujahiddin contro l'occupazione sovietica dell'Afghanistan.).

A febbraio 1984, i militari Iracheni, aspettandosi un importante attacco iraniano, pubblicarono l'avviso che "gli invasori dovrebbero sapere che per ogni insetto dannoso esiste un insetticida capace di annichilirlo indipendentemente dal numero, e l'Iraq possiede questo insetticida" letale [Documento 41]. Il 3 marzo, il Dipartimento di Stato è intervenuto per impedire ad una società Americana di inviare 22,000 libbre di fluoruro fosforoso, un precursore di armi chimiche, all'Iraq. Washington istruì la sezione interessi USA di protestare col governo Iracheno, e di informare il Ministero degli Affari Esteri che "anticipiamo che faremo oggetto di una condanna pubblica l'uso Iracheno di armi chimiche nel prossimo futuro", e che "noi siamo adamantinamente contrari al tentativo Iracheno di acquisire materie prime, attrezzatura, o expertise per fabbricare armi chimiche dagli Stati Uniti. Ogniqualvolta avremo notizia di tentativi del genere, agiremo per prevenire la loro esportazione all'Iraq" [Documento 42].

La condanna pubblica uscì il 5 marzo. Essa diceva, "condannando le armi chimiche usate dall' Iraq . . . gli Stati Uniti considerano il rifiuto intransigente dell'attuale regime iraniano di recedere dal suo obiettivo dichiarato di eliminare il governo legittimo del vicino Iraq come incompatibile con le norme accettate di comportamento fra le nazioni e con le basi morali e religiose che proclama" [Documento 43].

Più tardi nello stesso mese, il Dipartimento di stato riassunse alla stampa la sua decisione di rafforzare i controlli sull'esportazione di precursori di armi chimiche all'Iran e all'Iraq, in risposta ai rapporti di intelligence e dei media che precursori erano stati forniti all'Iraq da paesi Occidentali. Quando gli chiesero se la conclusione degli Stati Uniti che l'Iraq aveva usato armi chimiche avrebbe "avuto effetti sulle recenti iniziative Americane per espandere ampiamente le relazioni commerciali con l'Iraq, e sulla buona volontà di aprire rapporti diplomatici", il portavoce del dipartimento rispose "No, non sono al corrente di cambiamenti nella nostra posizione. Siamo interessati ad essere coinvolti in un dialogo più stretto con l'Iraq" [Documento 52].

L'Iran aveva sottoposto una risoluzione che chiedeva all'ONU di condannare le armi chimiche usate dall'Iraq. Il delegato Americano all'ONU fu istruito di fare pressioni sulle delegazioni amiche per ottenere un generale "nessuna decisione" sulla risoluzione. Se questo non fosse stato possibile, il delegato Americano si doveva astenere sul problema. L'ambasciatore dell'Iraq si incontrò con l'ambasciatore Americano all'ONU, Jeane Kirkpatrick, e chiese "di evitare" di rispondere alla questione - come fecero i rappresentanti di Francia e Gran Bretagna.

Un ufficiale ONU senior che aveva partecipato ad una missione investigativa sulle proteste dell'Iran commentò "gli Iraniani potrebbero decidere essi stessi di fabbricare e usare armi chimiche se la comunità internazionale non condannasse l'Iraq. Affermò che il portavoce dell'Assemblea Iraniana, Rafsanjani, aveva fatto dichiarazioni pubbliche in questo senso" [Documento 50].

Il capo della sezione interessi Iracheni, Nizar Hamdoon, si incontrò col Deputato Vice Segretario di Stato James Placke il 29 marzo. Hamdoon disse che l'Iraq preferiva fortemente una dichiarazione del Presidente del Consiglio di Sicurezza a una risoluzione, e voleva che la risposta si riferisse alle prime risoluzioni sulla guerra, a progressi verso la soluzione del conflitto, ma non identificasse uno specifico paese come responsabile dell'uso di armi chimiche. Placke disse che gli Stati Uniti avrebbero potuto accettare le proposte Irachene se il Consiglio di Sicurezza avesse seguito. Chiese l'aiuto del governo Iracheno "nell'evitare. . . situazioni imbarazzanti " ma notò anche che gli Stati Uniti non desideravano che questo problema dominasse le nostre relazioni bilaterali" [Documento 54].

Il 30 marzo 1984 il Consiglio di Sicurezza pubblicò una dichiarazione presidenziale di condanna dell'uso di armi chimiche, senza citare l'Iraq come la parte offendente. Un promemoria del Dipartimento di Stato diffondeva il testo commentando che "la dichiarazione in proposito contiene tutti e tre gli elementi chiesti da Hamdoon" [Documento 51].

Il 5 aprile 1984 Ronald Reagan pubblicò un'altra direttiva presidenziale (NSDD 139), enfatizzando l'obiettivo USA di assicurarsi l'accesso ad installazioni militari nella regione del Golfo, istruendo il direttore della CIA ed il Segretario alla difesa di migliorare le capacità dell'intelligence USA nel raccogliere informazioni. Codificò la determinazione USA a sviluppare piani per "evitare un crollo Iracheno." La direttiva Reagan diceva che la politica degli Stati Uniti richiedeva una condanna "non ambigua" della guerra chimica (senza citare l'Iraq), mentre includeva il caveat che gli Stati Uniti "dovevano sottolineare ugualmente il bisogno urgente di dissuadere l'Iran dal continuare le spietate e inumane tattiche che hanno caratterizzato le recenti offensive." La risoluzione non suggeriva che la "condanna" della guerra chimica richiedesse alcuna esitazione circa una modifica dell'appoggio Americano all'Iraq [Documento 53].

Un Documento base del Dipartimento di stato datato 16 novembre 1984 affermava che l'Iraq aveva smesso di usare armi chimiche dopo la demarche USA del novembre 1983, ma aveva ripreso il loro uso a febbraio 1984. Il 26 novembre 1984, l'Iraq e gli Stati Uniti ripristinarono le relazioni diplomatiche. Il Primo Ministro Tariq Aziz, a Washington per il ripristino formale delle relazioni, si è incontrato con il Ministro di Stato George Shultz. Quando la loro discussione si rivolse alla guerra di Iran-Iraq, Aziz disse che il suo paese era soddisfatto che "l'analisi Americana della minaccia della guerra alla stabilità regionale 'concordi in linea di principio' con quella dell'Iraq", ed espresse i ringraziamenti per gli sforzi Americani di tagliare le vendite internazionali di armi all'Iran. Affermò che la superiorità dell' "Iraq negli armamenti" assicurava la difesa dell'Iraq. Shultz, con una presunta intenzione sardonica "rimarcò che anche una superiore intelligence avrebbe dovuto essere anch'essa un importante fattore nella difesa dell'Iraq; " Tariq Aziz dovette dichiararsi d'accordo. [Documento 60]. 

Conclusione

L'attuale amministrazione Bush parla dell'Iraq in termini rigidamente moralistici per favorire il suo obiettivo di persuadere un mondo scettico che un attacco preventivo e premeditato all'Iraq possa e debba essere considerato come una "guerra giusta." I documenti inclusi in questo libro di riassunti riflettono la realpolitik che ha determinato le politiche di questo paese durante gli anni nei quali l'Iraq aveva davvero armi chimiche. Un'opposizione fattiva invece che retorica a tale uso non fu evidentemente percepito servisse agli interessi USA; invece l'amministrazione Reagan non deviò dalla sua determinazione che l'Iraq serviva come strumento per evitare una vittoria iraniana. La guerra chimica fu vista come un problema di relazioni pubbliche potenzialmente imbarazzante che ha complicato gli sforzi nell'offrire aiuto. Le politiche interne repressive del governo Iracheno, sebbene note al governo Americano dell'epoca, non figurano in nessuna delle direttive presidenziali che hanno impostato la politica USA sulla guerra Iran-Iraq. Gli Stati Uniti erano preoccupati della loro capacità di proiettare la loro forza militare nel Medio Oriente, e fare in modo che il petrolio fluisse. 

La maggior parte delle informazioni in questo libro di riassunti, nelle linee generali, sono disponibili da anni. Alcune sono riportate in rapporti della stampa dell'epoca; qualche reporter di investigazione ha scoperto molto di più, specialmente dopo l'invasione del Kuwait da parte dell'Iraq. Particolare gratitudine è dovuta al rappresentante Henry Gonzales (1916-2000), Democratico del Texas, il cui staff ha estensivamente indagato sulla politica USA verso l'Iraq durante gli anni ottanta, e che non si è mai distolto dall'obiettivo di rendere le informazioni disponibili al pubblico [Nota 2]. Quasi tutti i documenti primari inclusi in questo libro di riassunti sono ottenuti dal National Security Archive grazie al Freedom of Information Act e sono stati pubblicati nel 1995 [Nota 3]. 


Note:

1. http://ednet.rvc.cc.il.us/~PeterR/IR/docs/Geneva.htm

2. http://www.cjr.org/year/93/2/iraqgate.asp

3. http://www.gwu.edu/~nsarchiv/nsa/publications/iraqgate/iraqgate.html; http://nsarchive.chadwyck.com/introx.htm


Documento 1: Cablo Ambasciata degli Stati Uniti in Turchia da Richard W. Boehm al Dipartimento di Stato. "Back up sui Cargo di Trasporto internazionale per l'Iraq", 21 novembre 1980.
Poco dopo l'inizio della guerra Iran-Iraq, l'ambasciata Americana in Ankara riporta che porti turchi hanno un accumulo di beni che attendono il trasporto in Iraq, e che un ammontare sostanziale dei beni israeliani per "belligeranti islamici" transita per la Turchia, incluso prodotti chimici israeliani per l'Iran. Commenta sull' "acume israeliano" nel vendere sia all'Iran che all'Iraq.
La guerra Iran-Iraq era una tragedia per Iracheni e Iraniani, con centinaia di migliaia di vittime e immensi danni materiali. E' stata sostenuta da un bazar di armi messo in piedi da un largo spettro di governi esteri e società per azioni: britannici, spagnoli, italiani, francesi, tedeschi, brasiliani, argentini, cileni, nord coreani, cinesi, sud-africani, est europei, israeliani, americani, ecc. che trovò ambo i combattenti come ansiosi consumatori di armi, munizioni, e tecnologia militare. L'Iran aveva bisogno di armi compatibili con l'infrastruttura militare creata dagli Stati Uniti durante il regno dello scià, non poteva comprarli direttamente, e doveva contare su fornitori terze parti come Israele.
Fonte: Declassificato per il Freedom of Information Act

Documento 2: Cablo Ambasciata degli Stati Uniti in Israele da Samuele W. Lewis al Dipartimento di Stato. "Conversazione con [omissis]", 12 dicembre 1980.
Una fonte dice che Israele non venderà armi all'Iran mentre degli americani sono tenuti in ostaggio a Tehran, ma che venditori europei di armi stavano rifornendoli di armi con o senza approvazione del loro governo.
(Dimostranti iraniani occuparono l'ambasciata Americana in Tehran nel settembre 1979 per protestare contro l'ammissione dello scià esiliato negli Stati Uniti a trattamenti medici, e tennero 52 americani in ostaggio. In risposta, l'amministrazione Carter congelò i beni iraniani e impose altre sanzioni. Gli ostaggi non furono rilasciati fino al 20 gennaio 1981, il giorno dell'insediamento del neo-eletto Presidente Ronald Reagan.)
Fonte: Declassificato per il Freedom of Information Act

Documento 3: Cablo del Dipartimento di Stato da Alexander M. Haig, Jr. a tutti i Diplomatici della vicina Asia Est e Sud. "Attrezzatura militare per Iran e Iraq", 16 febbraio 1981.
Un Cablo del Dipartimento di stato delinea la politica ufficiale degli Stati Uniti sull'esportazione di armi per Iran e Iraq come stabilita dai primi del 1981: la "posizione Americana è stata di evitare di propendere per una delle due parti, nello sforzo di prevenire un allargamento del conflitto, giungere alla fine delle ostilità e ripristinare la stabilità nell'area."
Fonte: Declassificato per il Freedom of Information Act

Documento 4: Cablo della Sezione interessi degli Stati Uniti in Iraq da William L. Eagleton, Jr. al Dipartimento di Stato. "Prospetto per la Visita del DAS [Deputato Assistente Segretario] Draper a Bagdad", 4 aprile 1981.
La sezione interessi USA (fin da quando Stati Uniti ed Iraq non avevano più rapporti diplomatici formali - ripristinati nel novembre 1984 - i loro interessi erano rappresentati nelle rispettive capitali da sezioni di interessi) afferma che gli Stati Uniti oggi hanno "una maggiore convergenza di interessi con l'Iraq fin dalla rivoluzione di 1958" (quando gli Iracheni rovesciarono la monarchia conservatrice Hashemita che era stata imposta dal colonialismo britannico). Il Deputato Assistente Ministro di Stato Morris Draper visiterà Bagdad, "la prima visita di un rappresentante senior del dipartimento da quando Phil Habib fece un visita nel 1977. "
Fonte: Declassificato per il Freedom of Information Act

Documento 5: Cablo del Dipartimento di Stato da Alexander M. Haig, Jr. alla Sezione Interessi degli Stati Uniti in Iraq. "Messaggio del Segretario al Ministro degli esteri Iracheno", 8 aprile 1981.
Il Segretario di stato Alexander Haig spedisce una comunicazione personale a Ministro degli estero Iracheno Saadoun Hammadi, notando che è importante che i "nostri due paesi siano in grado di scambiarsi le loro vedute, liberamente e su base sistematica", spianando la strada alle riunioni del Deputato Assistente Segretario Morris Draper a Bagdad.
Fonte: Declassificato per il Freedom of Information Act

Documento 6: Cablo Sezione interessi degli Stati Uniti in Iraq da William L. Eagleton, Jr. al Dipartimento di Stato. "Riunioni a Bagdad col Ministro degli esteri Hammadi", 12 aprile 1981.
Dato che l'amministrazione Reagan continua in sforzi per migliorare le relazioni con l'Iraq, la sezione interessi USA a Bagdad chiede ulteriori informazioni da Washington "in modo da essere in grado di affrontare con gli Iracheni nelle occasioni appropriate un ampio spettro di problemi di interesse reciproco."
Fonte: Declassificato per il Freedom of Information Act

Documento 7: Lettera del Ministero degli esteri Iracheno Saadoun Hammadi ad Alexander M. Haig, Jr. [Il Ministro Iracheno degli esteri esprime soddisfazione per la visita del Sottosegretario Draper], 15 aprile 1981.
Il Ministro Iracheno degli esteri Saadoun Hammadi ringrazia il Segretario di Stato Alexander Haig per la visita del Sottosegretario Draper, da il suo appoggio a discutere e rafforzare le relazioni commerciali, e dà il benvenuto alle assicurazioni che gli Stati Uniti non venderanno armi all'Iran.
Fonte: Declassificato per il Freedom of Information Act

Documento 8: Cablo Sezione interessi degli Stati Uniti in Iraq da William L. Eagleton, Jr. al Dipartimento di Stato. "Lettera al Segretario da Ministro degli estero Iracheno Hammadi", il 20 aprile 1981. 
Dopo avere letto una "lettera amichevole e non polemica" del Ministro degli esteri iracheno Hammadi al Segretario di Stato Haig, il capo della sezione interessi USA si accorda col rappresentante del ministero degli esteri Mohammed al-Sahhaf in modo che si stabilisca una utile corrispondenza bilaterale tra gli Stati Uniti e l'Iraq.
Fonte: Declassificato per il Freedom of Information Act

Documento 9: Cablo del Dipartimento di Stato da Alexander M. Haig, Jr. alla Sezione Irachena interessi USA. "Incontro col Capo di Iraqint al-Omar" [Per Eagleton da Draper], 22 aprile 1981. 
Al suo ritorno a Washington, Il Sottosegretario Draper assicura al capo della sezione di interessi Irachena di essere estremamente lieto della sua visita a Bagdad e prevede relazioni migliorate ed aumentati scambi. Coglie l'occasione per "raccomandare fortemente" un'azienda USA in una gara per il progetto della Metropolitana Irachena.
Fonte: Declassificato per il Freedom of Information Act

Documento 10: Cablo della Sezione interessi degli Stati Uniti in Iraq da William L. Eagleton, Jr. a Dipartimento di Stato. "Incontro con Tariq Aziz", 28 maggio 1981. 
In seguito a consultazioni a Washington, il capo della sezione interessi USA a Bagdad, William Eagleton, si incontra col rappresentante del Comando del Consiglio Rivoluzionario Tariq Aziz, il "livello più alto nel governo iracheno che la nostra missione di Bagdad abbia mai incontrato fin dall'interruzione delle relazioni del 1967." Eagleton informa Aziz della soddisfazione del "governo USA per il trend positivo delle relazioni Stati Uniti - Iraq." Dopo la riunione, ha detto a Washington che "siamo nelle condizioni di comunicare direttamente con la leadership se dovessimo avere comunicazioni sensibili o particolarmente importanti da fare."
Fonte: Declassificato per il Freedom of Information Act

Documento 11: Cablo del Dipartimento di Stato da Alexander M. Haig, Jr. alla Sezione Interessi degli Stati Uniti in Iraq. "Politica Americana su vendite e trasferimenti di armi ad Iraq e Iran", 3 giugno 1981.
Washington comunica alla sezione interessi USA a Bagdad che non "ha specifiche informazioni" riguardo alle riferite acquisizioni di armi Americane e parti di ricambio da parte dell'Iran, e chiede ai capi delle sezioni interessate di assicurare ai rappresentanti iracheni che "gli Stati Uniti non hanno approvato né hanno tollerato vendite militari all'Iraq o all'Iran."
Fonte: Declassificato per il Freedom of Information Act

Documento 12: Cablo Sezione interessi degli Stati Uniti in Iraq al Dipartimento di Stato. "Staffdel [Staff Delegation] la Visita di Pillsbury a Bagdad", 27 settembre 1981.
Un membro dello staff della delegazione che viaggia in Medio Oriente per conto del Senatore Orrin Hatch (R-UT) visita il parlamento dell'Iraq, e ha colloqui durante le quali "l'atmosfera era piacevole ed amichevole", ha espressioni in appoggio al miglioramento delle relazioni Iraq-Stati Uniti.
Fonte: Declassificato per il Freedom of Information Act

Documento 13: Cablo del Dipartimento di Stato da Alexander M. Haig, Jr. alla Sezione Interessi degli Stati Uniti in Iraq. "De-designazione dell'Iraq come Sostenitore del Terrorismo Internazionale", il 27 febbraio 1982.
Il Dipartimento di stato fornisce una guida per la stampa alle missioni nella regione riguardo alla rimozione dell'Iraq dal suo elenco di paesi che sostengono il terrorismo internazionale. La guida dice che la decisione non ha implicazioni per la politica Americana verso la guerra Iran-Iraq.
Fonte: Declassificato per il Freedom of Information Act

Documento 14: National Security Study Directive (NSSD 4-82) da Ronald W. Reagan. La "Strategia Americana per l'Asia Est e il vicino Sud-ovest", 19 marzo 1982.
Il Presidente Reagan sollecita una revisione della politica per il Medio Oriente e l'Asia del Sud, per predisporre decisioni riguardo ad approvvigionamento, trasferimenti di armi, e pianificazione di intelligence. La revisione degli orientamenti è necessaria a causa degli sviluppi del mercato del petrolio, e sviluppi diplomatici globali e regionali.
Fonte: Declassificato per il Freedom of Information Act

Documento 15: Cablo Sezione interessi degli Stati Uniti in Iraq da William L. Eagleton, Jr. al Dipartimento di Commercio. "Elicotteri ed Aeroplani per Ministero Iracheno dell'Agricoltura e Riforma Agraria", il 20 settembre 1982.
Il direttore dell'aviazione agricola dell'Iraq invita fabbricanti di aerei spruzzatori di fertilizzanti degli Stati Uniti ad offrire informazioni su elicotteri e addestramento dei piloti, facendo riferimento a problemi con la loro attrezzatura esistente perché i piloti finivano per inalare fumi insetticidi.
L'Iran stava riferendo di armi chimiche usate contro le sue forze in quel periodo. Secondo un articolo del 1991 nel Time di Los Angeles, elicotteri di fabbricazione USA sono stati usati dall'Iraq per alcuni dei suoi attacchi con armi chimiche; secondo la CIA, l'Iraq sperimentò l'uso di spruzzatori commerciali agricoli per la guerra biologica.
Fonte: Declassificato per il Freedom of Information Act

Documento 16: Cablo del Dipartimento di Stato da George P. Shultz alla Sezione Interessi degli Stati Uniti in Iraq. "Visita del Ministro degli esteri Iracheno", il 15 gennaio 1983.
Il Dipartimento di stato chiede alla sezione di interessi Americana a Bagdad di informare i rappresentanti Iracheni che il Segretario di Stato George Shultz darebbe il benvenuto a una visita del Ministro degli esteri Saadoun Hammadi, ma fa riferimento a critiche nel Congresso verso l'Iraq e la "sensibilità del problema" del terrorismo (l'Iraq aveva sostenuto molte fazioni di nazionalisti palestinesi.) Il dipartimento suggerisce che l'Iraq "contribuisca all'atmosfera positiva della visita" riducendo il suo appoggio al terrorismo, specificamente menzionando i gruppi palestinesi "Giugno Nero" e "15 maggio".
Fonte: Declassificato per il Freedom of Information Act

Documento 17: Cablo Dipartimento di Stato, Ufficio del Segretario della Delegazione da George P. Shultz al Dipartimento di Stato. "Incontro del segretario il 10 maggio col Ministro degli esteri Iracheno Tariq Aziz", 11 maggio 1983.
Il segretario di Stato Shultz dice a Ministro degli esteri Iracheno Tariq Aziz che lgli USA desiderano che la guerra Iran-Iraq finisca. Afferma che gli Stati Uniti sono neutrali verso la guerra ma osservano che Aziz sa che "siamo stati utili all'Iraq in vari modi."
Fonte: Declassificato per il Freedom of Information Act

Documento 18: Cablo del Dipartimento di Stato da George P. Shultz alla Sezione Interessi degli Stati Uniti in Iraq. "Messaggio dal Segretario per FON MIN Tariq Aziz: Appoggio Iracheno al Terrorismo", 23 maggio 1983.
Il Segretario di Stato George Shultz scrive al Ministro degli esteri Iracheno Tariq Aziz, facendo commenti sui "comuni interessi molto importanti" tra l'Iraq e gli USA. Shultz incoraggia indirettamente l'Iraq a dissociarsi dai gruppi palestinesi che sta sostenendo. Ricordando i militanti Sciiti conservatori che si oppongono sia agli Stati Uniti sia al governo secolare dell'Iraq: "sembra che almeno l'ispirazione di alcuni atti terroristici contro l'Iraq e contro gli Stati Uniti provenga dalle stesse fonti. Lavorando insieme per combattere il terrorismo, i nostri sforzi risulterebbero più efficaci. Osservando la politica Irachena, stava cominciando a sembrarmi che l'Iraq stesse avvicinandosi alla conclusione che ai suoi interessi nazionali non sono mai utili i terroristi internazionali."
Fonte: Declassificato per il Freedom of Information Act

Documento 19: CIA, Direttorato di Valutazione delle Informazioni. "Il Programma Nucleare Iracheno: Avanzamenti Nonostante le Sconfitte", giugno 1983.
Nel suo accertamento sul programma nucleare in Iraq,la CIA indica che probabilmente l'Iraq progetta di ottenere armi nucleari. La CIA dice di non avere identificato tale programma, ma commenta che l'Iraq ha "fatto alcune mosse che potrebbero essere in quella direzione", anche se fa osservare le difficoltà di una ricerca e sviluppo clandestine e dell'approvvigionamento della tecnologia necessaria e di materiali fissili.
Fonte: Declassificato per il Freedom of Information Act

Documento 20: Cablo Sezione interessi degli Stati Uniti in Iraq da Barbara K. Bodine al Dipartimento di Stato. "Militarizzazione di Elicotteri" Hughes, 8 giugno 1983.
Informa il Dipartimento di stato che un rappresentante statale da (presumibilmente) la Corea del Sud ha riferito che l'Iraq a chiesto al suo governo di militarizzare elicotteri Hughes che sono stati venduti e consegnati prima nel 1983. La richiesta è stata rifiutata.
Fonte: Declassificato per il Freedom of Information Act

Documento 21: National Security Decision Directive (NSDD 99) di Ronald W. Reagan. "La Strategia di Sicurezza degli Stati Uniti per le vicine Asia Est e Sud" [Attaccato alla copertina del Memorandum; Tagliato pesantemente], 12 luglio 1983.
Tratteggia gli obiettivi USA regionali, le strategie, i piani di azione progettati per il Medio Oriente (la maggior parte del contenuto è tagliato).
Fonte: Declassificato per il Freedom of Information Act

Documento 22: Dipartimento di Stato, Ufficio delle Informazioni sugli Affari dell'Asia del sud  e del Medio Oriente. Memorandum di Jonathan T. Howe a Lawrence S. Eagleburger. "Guerra Iran-Iraq: analisi di un possibile spostamento degli Stati Uniti da una posizione di stretta nutralità", 7 ottobre 1983.
Discute la fattibilità di uno "spostamento" USA verso l'Iraq nella guerra Iran-Iraq e le relative preoccupazioni di ordine pratico. L'analisi riferisce che la "politica USA di stretta neutralità era già stata modificata, salvo le vendite di armi, da quando forze dell'Iran erano entrate in Iraq nell'estate del 1982. (Assumiamo che altre azioni non discusse qui, come la fornitura di informazioni tattiche, continueranno come necessario.) "
Fonte: Declassificato per il Freedom of Information Act

Documento 23: Servizio di Trascrizione della diffusione di Informazioni Estere. "L'IRNA riferisce che il Regime Iracheno sta usando Armi Chimiche per fermare Val-Fajr IV", 22 ottobre 1983.
L'Iran afferma che l'raq sta usando armi chimiche contro truppe iraniane.

Documento 24: Dipartimento di Stato, Ufficio Informazioni Politico-militari. Memorandum di Jonathan T. Howe a George P. Shultz. "L'Iraq usa Armi Chimiche", 1 novembre 1983.
Rappresentanti dell'Ufficio Affari Politico-militari del Dipartimento di stato dicono al Segretario Shultz che il dipartimento ha informazioni supplementari che confermano l'uso "quasi quotidiano" da parte dell'Iraq di armi chimiche. Riferiscono che "sappiamo anche che l'Iraq ha acquisito capacità produttive di CW, presumibilmente da ditte Occidentali, incluso probabilmente  una sussidiaria straniera di una ditta USA." Il problema è da aggiungere all'ordine del giorno di una una imminente riunione del Consiglio di Sicurezza Nazionale, nella quale saranno prese in esame le misure per aiutare l'Iraq. I rappresentanti riferiscono che una risposta è importante per mantenere la credibilità della politica Americana sulla guerra chimica.
Fonte: Declassificato per il Freedom of Information Act

Documento 25: Dipartimento di Stato, Ufficio dell'Assistente Segretario per gli Affari dell'Asia Orientale e del medio oriente. Memorandum di Jonathan T. Howe a Lawrence S. Eagleburger. "Uso di Armi Chimiche da parte dell'Iraq" [Include Cablo intitolati "Deterrenti contro l'uso Iracheno di Armi Chimiche" e "Background sull'uso da parte dell'Iraq di Armi Chimiche"], 21 novembre 1983.
Rappresentanti del Dipartimento di stato raccomandano di discutere presto l'uso delle armi chimiche con rappresentanti Iracheni per dissuaderne l'ulteriore uso ed evitare di dovere spiacevolmente sorprendere l'Iraq con posizioni pubbliche che noi potremmo dovere prendere su questo problema." Un Cablo fondamentale dice che l'Iraq ha usato armi chimiche letali ad ottobre del 1982 e, a quanto riferito, contro forze iraniane nel luglio ed agosto 1983", "e più recentemente contro insorti curdi."
Fonte: Declassificato per il Freedom of Information Act

Documento 26: Riferisce le direttive della Decisione sulla Sicurezza nazionale (NSDD 114) di Ronald W. Reagan. "Politica Americana verso la Guerra Iran-Iraq", 26 novembre 1983.
Il Presidente Ronald Reagan stabilisce che comincino consultazioni con gli stati della regione che vogliono cooperare con gli Stati Uniti sulle misure per proteggere la produzione di petrolio del Golfo Persico e la sua infrastruttura di trasporto. Gli Stati Uniti daranno la priorità più alta alla creazione di installazioni militari che lascino spazio al posizionamento di forze di spiegamento rapido nella regione per proteggere le installazioni petrolifere.
Fonte: Declassificato per il Freedom of Information Act

Documento 27: Cablo del Dipartimento di Stato da Kenneth W. Dam alla Sezione Interessi degli Stati Uniti in Iraq. "La visita di Rumsfeld in Iraq", 7 dicembre 1983.
Riferisce che Donald Rumsfeld vuole visitare l'Iraq durante il suo giro dei paesi Mediorientali come inviato del Presidente Reagan, ma riferisce che non pensa che ne valga la pena a meno di non incontrare direttamente Saddam Hussein.
Fonte: Declassificato per il Freedom of Information Act

Documento 28: Cablo Sezione interessi degli Stati Uniti in Iraq da William L. Eagleton, Jr. al Dipartimento di Stato [et al.]. "La visita di Rumsfeld in Iraq", 10 dicembre 1983.
Il capo della sezione di interessi USA a Bagdad dice al sottosegretario Iracheno Mohammed al-Sahhaf che "forse il maggiore beneficio" della visita imminente di Donald Rumsfeld a Bagdad "sarà lo stabilire un contatto diretto tra un inviato del Presidente Reagan e il Presidente Saddam Hussein." Argomenti previsti della discussione sono la guerra Iran-Iraq, il conflitto arabo-israeliano, il Libano, la Siria, e qualunque altra questione che gli Iracheni possano voler affrontare.
Fonte: Declassificato per il Freedom of Information Act

Documento 29: Cablo Sezione interessi degli Stati Uniti in Iraq da William L. Eagleton, Jr. all'Ambasciata degli Stati Uniti in Giordania. "Argomenti da discutere" per l'incontro dell'Amb. [ambasciatore] Rumsfeld con Tariq Aziz e Saddam Hussein", 14 dicembre 1983.
Un cablo della sezione interessi USA riferisce che l'imminente incontro dell'inviato presidenziale Donald Rumsfeld sarà il primo di Saddam Hussein con un rappresentante del ramo esecutivo USA; perciò, l'obiettivo più importante sarà quello di iniziare un dialogo e stabilire relazioni personali." Nella riunione, "Rumsfeld vorrà sottolineare le sue strette relazioni col Presidente Reagan. . . "I temi della discussione per la riunione includono la guerra Iran-Iraq (gli Stati Uniti "considererebbero un importante rovescio delle fortune dell'Iraq una sconfitta strategica per l'Ovest"), l'espansione delle installazioni di pipeline Irachene, il Libano, la Siria, il rafforzamento delle relazioni egiziano-irachene, e la minaccia del terrorismo che prende come bersaglio entrambi i paesi.
Fonte: Declassificato per il Freedom of Information Act

Documento 30: Cablo dell'Ambasciata degli Stati Uniti in Italia da Maxwell M. Rabb al Dipartimento di Stato. "L'incontro più importante di "Rumsfeld col Deputato PM [Primo Ministro] iracheno e FM [Ministro degli esteri] Tariz [Tariq] Aziz, 19 e 20 dicembre 1983.
Durante una riunione con Ministro degli esteri Tariq Aziz e gli altri rappresentanti Iracheni, Donald Rumsfeld riferisce che gli Stati Uniti e l'Iraq hanno sia differenze, sia "un certo numero di aree di interesse comune". Dice Aziz di essersi sentito rincuorato da una riga nella lettera del Presidente Reagan a Saddam Hussein che affermava, "La guerra Iran-Iraq potrebbe porre problemi seri per gli interessi economici e la sicurezza degli Stati Uniti, dei suoi amici nella regione e del mondo libero".
Fonte: Declassificato per il Freedom of Information Act

Documento 31: Cablo da Ambasciata degli Stati Uniti nel Regno Unito, da Charles H. Price II al Dipartimento di Stato. "Missione di Rumsfeld: incontro del 20 Dicembre col Presidente Iracheno Saddam Hussein", 21 dicembre 1983.
In un incontro di 90 minuti con Donald Rumsfeld, Saddam Hussein manifesta "un ovvio piacere" per una lettera che Rumsfeld ha portato da parte del Presidente Ronald Reagan. I due discutono i comuni interessi USA-Iraq, incluso il Libano, la Palestina, l'opposizione per una conclusione della guerra Iran-Iraq che "indebolisca il ruolo dell'Iraq o aumenti le ambizioni dell'Iran" e gli sforzi USA di interrompere le vendite di armi all'Iran. Dice Rumsfeld che i sentimenti USA a proposito del terrorismo sono estremamente forti e dice che questo trova rifugio in Iran, Siria, e Libia, e che è sostenuto dall'Unione sovietica. Auspica misure che possano fornire vie di trasporto alternative per il petrolio dell'Iraq, ivi incluse condutture attraverso l'Arabia Saudita o il Golfo di Aqaba in Giordania. Il Dipartimento di stato definisce l'incontro una "pietra miliare positiva."
Fonte: Declassificato per il Freedom of Information Act

Documento 32: Cablo dell'Ambasciata di Stati Uniti nel Regno Unito, da Charles H. Price II al Dipartimento di Stato. "L'incontro tete-a-tete di Rumsfeld con il Primo Ministro Iracheno", 21 dicembre 1983.
L'inviato presidenziale Donald Rumsfeld e Tariq Aziz si incontrano per due ore e mezza e sono d'accordo che "gli Stati Uniti e l'Iraq condividono molti interessi comuni", ivi inclusa la pace nel Golfo Persico, il desiderio di diminuire l'influenza dell'Iran e della Siria, e il sostegno per reintegrare l'Egitto, isolato fin dalla sua pace unilaterale con Israele, nel mondo arabo. Rumsfeld fa commenti sulle esportazioni del petrolio Iracheno, suggerisce installazioni di pipeline alternative, e discute dell'opposizione al terrorismo internazionale e il sostegno per una pace arabo-israeliana equa. Lui ed Aziz discutono della guerra Iran-Iraq "in dettaglio." Dice Rumsfeld che l'amministrazione vuole la fine della guerra, ed offre "la nostra buona volontà di fare di più". Cita le armi chimiche, una possibile escalation nel Golfo, e i diritti umani come ostacoli al desiderio del governo USA di fare di più per aiutare l'Iraq, poi sposta la conversazione sulla ad ostilità USA al ruolo della Siria in Libano.
Fonte: Declassificato per il Freedom of Information Act

Documento 33: Memorandum del Dipartimento di Stato, Ufficio del vice Segretario per gli Affari dell'Asia del sud e del Medio Oriente, da Richard W. Murphy a Lawrence S. Eagleburger. "Finanziamenti della Banca EXIM [lmport-Export] per l'Iraq" [Include Lettera da Lawrence S. Eagleburger a William Draper, datata 24 dicembre 1983], 22 dicembre 1983.
In seguito alla politica dell'amministrazione Reagan per aumentare gli appoggi all'Iraq, il Dipartimento di stato consiglia il Sottosegretario di Stato per gli Affari Politici Lawrence Eagleburger di premere sulla Banca USA di Import-Export perché fornisca all'Iraq crediti finanziari. Eagleburger firma una lettera ad Eximbank che dice che siccome Saddam Hussein aveva acconsentito alle richieste USA, e aveva dichiarato la fine di ogni aiuto al gruppo terrorista principale preoccupazione degli Stati Uniti, e aveva espulso il suo leader (Abu Nidal), "Il problema del terrorismo non dovrebbe più essere un impedimento per EXIM a finanziare vendite USA all'Iraq." Il finanziamento segnala la buona opinione USA sulla futura autosufficienza economica dell'Iraq, assicura una buona posizione nel mercato Iracheno potenzialmente importante, e "va oltre mostrando il nostro appoggio all'Iraq in un contesto positivo e neutrale".
Fonte: Declassificato attraverso investigazione Congressuale

Documento 34: Cablo del Dipartimento di Stato da Kenneth W. Dam all'Ambasciata degli Stati Uniti in Giordania. "Missione di Rumsfeld: Incontro con Re Hussein a Londra", 23 dicembre 1983.
L'ambasciatore in senso generale e emissario presidenziale Donald Rumsfeld discute con Re Hussein di Giordania delle prospettive per migliorare le relazioni Stati Uniti - Iraq. Rumsfeld riferisce dei suoi discorsi con Saddam Hussein e Tariq Aziz e dice che c'erano "più aree di accordo che di disaccordo." Fa una rassegna anche dello status della proposta di una pipeline proposta ad Aqaba per il petrolio dell'Iraq.
Gli Stati Uniti hanno promosso energicamente il progetto della pipeline di Aqaba per molti anni dai primi alla metà degli anni ottanta. Avrebbe portato il petrolio dall'Iraq del Nord al Golfo di Aqaba in Giordania, alleviando l'effetto dirompente sulla produzione di petrolio dell'Iraq provocati dagli attacchi dell'Iran alle installazioni di trasporto di petrolio al Golfo Persico e dalla chiusura da parte della Siria di una pipeline che trasportava petrolio Iracheno. Il progetto proposto rifletteva l'estremo nervosismo degli USA a proposito delle minacce alle forniture petrolifere del mondo risultanti dalla guerra Iran-Iraq.
Gli Stati Uniti hanno coinvolto molte società per azioni multinazionali basate negli Stati Uniti nella pianificazione del progetto. Il finanziere internazionale Bruce Rappaport, un amico del direttore della CIA William Casey, era anche una figura centrale nell'affare in questione. (Il rapporto finale del consiglio indipendente per lo scandalo Iran-Contra "armi in cambio degli ostaggi" cita rapporti che indicano che la banca di Rappaport a Ginevra era la destinataria di un misterioso pagamento di 10 milioni di dollari del Sultano del Brunei per finanziare i Contras nicaraguensi, successivamente spariti. Rappaport ha smentito tutto questo; il rapporto finale dice che il problema è rimasto irrisolto. E' stato anche invitato a testimoniare nel 1999 davanti ad un comitato sugli Istituti bancari a proposito di corruzione in operazioni finanziarie russe, ma ha declinato l'invito.) Il progetto fu complicato dalle richieste che gli Stati Uniti trovassero inflessibili garanzie da Israele, dato che la pipeline sarebbe stata vulnerabile ad un loro attacco. Gli israeliani, da parte loro, chiesero garanzie che l'installazione della pipeline non avrebbe provocato danni ambientali.
Tutti le parti coinvolte avevano le loro ragioni per almeno un ipotetico interesse nel progetto. Per l'Iraq, sarebbe stata una manifestazione del miglioramento delle relazioni con gli Stati Uniti. Vollero il massimo possibile coinvolgimento finanziario, e di ogni altro tipo, degli Stati Uniti. Per gli Stati Uniti, avrebbe offerto un alternativo, teoricamente sicuro sbocco per il petrolio e avrebbe creato un nesso per incastrare gli interessi Iracheni con quelli della Giordania e di Israele, coerentemente ai piani USA per creare un consorzio più largo di paesi arabi che cooperassero con gli Stati Uniti e fossero disposti a risolvere la questione Palestina-Israele nei termini degli Stati Uniti. Israele avrebbe tratto profitto da nuove installazioni petrolifere nei suoi dintorni, e vinse qualche punto con l'amministrazione Reagan. Inoltre, secondo Documenti interni provenienti da un amico dell'amministrazione Reagan, l'Avvocato Generale Edmund Meese, coinvolto come intermediario a causa delle sue relazioni in israele, dalle complesse garanzie finanziarie sarebbero state ricavate bustarelle per il governo israeliano e il Labour Party.
I tentativi di mettere d'accordo le parti su un accomodamento in grado di soddisfare tutti si trascinarono fino a che molte società private che erano state coinvolte nel progetto si fecero indietro, mettendo in dubbio le motivazioni delle parti coinvolte. L'Iraq riprese tuttavia il concetto nel 2000, presumibilmente per i suoi propri interessi strategici.
Fonte: Risultanze giudiziarie

Documento 35: Cablo Sezione interessi degli Stati Uniti in Iraq da William L. Eagleton, Jr. al Dipartimento di Stato. "Seguito sulla visita di Rumsfeld a Bagdad", 26 dicembre 1983.
William Eagleton si incontra con il Sottosegretario Iracheno Mohammed al-Sahhaf per seguire la visita di Donald Rumsfeld. Eagleton discute gli sforzi Americani di coordinare le politiche verso la guerra Iran-Iraq fra gli stati del Golfo Persico, la sua campagna per fermare la vendita di armi all'Iran, ed il suo augurio di vedere le esportazioni del petrolio dell'Iraq in aumento. Informa il rappresentante Iracheno del grado di interesse USA nella situazione economica di Iraq, menzionando la "revisione della politica di alto livello che aveva stabilito il contesto e le posizioni politiche che erano state riferite alla leadership Irachena dall'Ambasciatore Rumsfeld."
Eagleton commenta che "la visita dell'Ambasciatore Rumsfeld ha elevato le relazioni USA- Iraq ad un livello nuovo. Questo è sia simbolicamente importante sia praticamente utile."
Fonte: Declassificato per il Freedom of Information Act

Documento 36: Cablo Sezione interessi degli Stati Uniti in Iraq da William L. Eagleton, Jr. al Dipartimento di Stato. "Incontro con Tariq Aziz: Espansione dei mezzi di esportazione del Petrolio dell'Iraq", 3 gennaio 1984.
Durante una riunione successiva ai colloqui di Donald Rumsfeld, Tariq Aziz dice a William Eagleton che il Presidente Saddam Hussein era lieto della visita e dell'atmosfera positiva creatasi.
Fonte: Declassificato per il Freedom of Information Act

Documento 37: Cablo Sezione interessi degli Stati Uniti in Iraq da William L. Eagleton, Jr. al Dipartimento di Stato. "[Tagliato] Pipeline Irachena attraverso la Giordania", 10 gennaio 1984.
Il capo della sezione interessi USA dice a Washington, "la leadership Irachena era estremamente lieta per la visita dell'Amb. Rumsfeld. Tariq Aziz era andato oltre al suo stile nel lodare Rumsfeld come persona. . . "
Fonte: Declassificato per il Freedom of Information Act

Documento 38: Cablo del Dipartimento di Stato da George P. Shultz all Consolato Generale degli Stati Uniti, Gerusalemme. Ulteriori seguiti su Iraq-Iran" [Include Foglio di Trasmissione], 14 gennaio 1984.
Gli Stati Uniti intensificano i loro sforzi diplomatici per bloccare le vendite di armi all'Iran ed impone controlli anti-terrorismo sulle esportazioni in quel paese. Comunque, non progetta di proibire importazioni USA di petrolio iraniano.
Gli Stati Uniti stavano sviluppando piani per liberalizzare la loro politica di esportazione verso l'Iraq. Le regole rivedute avrebbero permesso l'esportazione dagli Stati Uniti di ambulanze blindate, dispositivi di comunicazioni, attrezzatura elettronica per la protezione dell'aereo personale di Saddam Hussein. L'amministrazione Reagan stava continuando negli sforzi di persuadere la Banca Import-Exportad offrire finanziamenti all''Iraq. Un orientamento positivo di Eximbank avrebbe migliorato il rating del credito all'Iraq gli avrebbe reso più facile ottenere prestiti da istituti di credito internazionali.
Fonte: Declassificato da un'indagine del Congresso

Documento 39: Memorandum del Dipartimento di Stato, Ufficio del Vice Segretario agli affari dell'Asia del sud e del Medio oriente, da David T. Schneider a George P. Shultz. "Alleggerimento delle Restrizioni alle Esportazioni all'Iraq", 30 gennaio 1984.
Il Dipartimento di stato fa presente l'opportunità di alleggerire i controlli sulle esportazioni all'Iraq di articoli militarmente utili. Il reparto specificamente si occupa di una richiesta di esportare autocarri pesanti a duplice uso, la vendita dei quali ad Iran o Iraq è stata proibita dall'Atto sull'Amministrazione dell'Esportazione. Il Segretario di Stato Shultz approva la vendita proposta.
Fonte: Declassificato per il Freedom of Information Act

Documento 40: Banca Import-Export degli Stati Uniti, Divisione Analisi dei Rischi dei Paesi, Memorandum alla banca Import-Export degli Stati Uniti, Africa e Medio Oriente, Consiglio dei Direttori. "Revisione dei paesi e Raccomandazioni per i Programmi di Eximbank" [Estratto; Include Documento Intitolato "Appendice I: Iraq"], 21 febbraio 1984.
La Banca Import-Export considera l'Iraq un rischio di crediti inesigibili a causa del suo livello molto alto di indebitamento e dell'incertezza creata dalla guerra Iran-Iraq. Un'appendice elenca le società Americane che sarebbero esportatori potenziali verso l'Iraq se crediti fossero disponibili, incluse Westinghouse, General Electric, Bechtel, e Halliburton.
Fonte: Declassificato attraverso investigazione Congressuale

Documento 41: Cablo Sezione interessi degli Stati Uniti in Iraq da William L. Eagleton, Jr. al Dipartimento di Stato. "Avvertimento Iracheno su offensiva iraniana", il 22 febbraio 1984.
Tra le due visite dell'inviato presidenziale Donald Rumsfeld in Iraq per cercare i modi per migliorare le relazioni USA-Iraq ed individuare le misure per aiutare gli sforzi bellici dell'Iraq, i militari Iracheni pubblicano una dichiarazione che afferma che "gli invasori dovrebbero sapere che per ogni insetto dannoso esiste un insetticida capace di annichilirlo qualunque sia il loro numero, e l'Iraq possiede questo insetticida" letale.
Fonte: Declassificato per il Freedom of Information Act

Documento 42: Cablo del Dipartimento di Stato da George P. Shultz alla Sezione Interessi degli Stati Uniti in Iraq. "Forniture Chimiche USA all'Iraq", 4 marzo 1984.
Indica che una spedizione di 22,000 libbre di fluoruro fosforoso all'Iraq è stata trattenuta all'aeroporto JFK a causa della "preoccupazione sulle possibili intenzioni dell'Iraq di usare il prodotto chimico per produrre armi chimiche." Washington chiede alla sezione di interessi Americana a Bagdad di ricordare al Ministero degli Esteri dell'Iraq le gravi preoccupazioni sulle armi chimiche, e di informarlo che gli Stati Uniti condannerebbero pubblicamente il loro uso in un prossimo futuro. La sezione di interessi deve reiterare la richiesta che l'Iraq non usi la guerra chimica, e deve dire che gli Stati Uniti si oppongono ai tentativi dell'Iraq di acquisire materiale relativo a armi chimiche dagli Stati Uniti: "Ogni qualvolta venissimo a conoscenza di tentativi del genere, agiremo per impedire la loro esportazione all'Iraq."
Fonte: Declassificato per il Freedom of Information Act

Documento 43: Dipartimento di Stato, Ufficio sugli Affari dell'Asia del sud e del Medio Oriente, Memorandum da James A. Placke a James M. Ealum [et al.]. [la Condanna Americana dell'uso di Armi Chimiche Irachene], 4 marzo 1984.
Il Dipartimento di stato distribuisce per esame una bozza di notizia stampa e guida per una condanna USA dell'uso da parte dell'Iraq di armi chimiche. Il documento dice che "condannando le armi chimiche usate dall'Iraq . . . gli Stati Uniti ritengono il rifiuto intransigente dell'attuale regime iraniano di rinunciare al suo obiettivo dichiarato di eliminare il governo legittimo del vicino Iraq come incompatibile con le norme accettate di comportamento fra le nazioni e i fondamenti morali e religiosi che esso proclama."
Fonte: Declassificato per il Freedom of Information Act

Documento 44: Memorandum del Dipartimento di Stato. "Notifica al Congresso di [tagliato] vendite di Autocarri", 5 marzo 1984.
Il Dipartimento di stato informa un membro dello staff del Comitato parlamentare sugli Affari Esteri che il dipartimento non ha obiettato alla vendita di 2.000 autocarri pesanti all'Iraq, riferendo che erano stati costruiti in parte in Illinois, Indiana, Ohio, Pennsylvania, New York, e Michigan. La politica ufficiale degli Stati Uniti è di non esportare articoli relativi a cose militari ad Iraq o Iran. Quando gli fu richiesto se gli autocarri fossero destinati a scopi militari, il rappresentante rispose "presumiamo che questa fosse l'intenzione dell'Iraq, ma non è stato chiesto."
Fonte: Declassificato per il Freedom of Information Act

Documento 45: Cablo Sezione interessi degli Stati Uniti in Iraq da William L. Eagleton, Jr. al Dipartimento di Stato. "L''Iraq reagisce con ira alla condanna USA dell'uso di CW [Armi Chimiche]", 7 marzo 1984.
Riferisce che il ministro di difesa dell'Iraq ha denunciato la condanna del Dipartimento di stato dell'uso da parte dell'Iraq di armi chimiche. La sezione di interessi USA commenta che "Gli Iracheni apparentemente sono rimasti sbalorditi dalla nostra condanna pubblica."
Fonte: Declassificato per il Freedom of Information Act

Documento 46: Cablo della Ambasciata degli Stati Uniti in Austria, da Helene A. von Damm al Dipartimento di Stato. "Feriti di guerra iraniani a Vienna", 13 marzo 1984.
L'ambasciata Americana in Austria riferisce al Dipartimento di stato che un laboratorio belga ha trovato residui di gas mostarda e di micotossina nel sangue di feriti di guerra iraniani portati a Vienna per un trattamento medico.
Fonte: Declassificato per il Freedom of Information Act

Documento 47: Cablo del Dipartimento di Stato da George P. Shultz alla Missione all'Ufficio europeo delle Nazioni Unite e Altre Organizzazioni Internazionali. "Commissione dei Diritti umani dell'ONU: Articolo 12: Risoluzione iraniana sull'uso di armi chimiche da parte dell'Iraq", 14 marzo 1984.
Il Dipartimento di stato istruisce il delegato Americano alle Nazioni Unite di trovare l'appoggio di altre missioni Occidentali per una mozione di "nessuna decisione" riguardo alla bozza di risoluzione dell'Iran che condanna l'uso da parte dell'Iraq di arma chimiche. In caso di insuccesso, gli Stati Uniti si asterranno sulla risoluzione.
Gli Stati Uniti sottolineano alcuni punti di una recente conferenza stampa del Dipartimento di stato, inclusa l'asserzione che "L'USG condanna, su due piedi, l'uso proibito di armi chimiche, ogni volta che accada."
Fonte: Declassificato per il Freedom of Information Act

Documento 48: Cablo del Dipartimento di Stato da George P. Shultz all'Ambasciata degli Stati Uniti in Sudan. "Note riassuntive per la visita di Rumsfeld a Bagdad [Pagina mancante]", 24 marzo 1984.
Un Cablo fondamentale del Dipartimento di stato sulla visita di Donald Rumsfeld nel marzo 1984 a Bagdad riferisce la contrarietà provocata ai rappresentanti Iracheni dalla condanna pubblica degli Stati Uniti dell'uso da parte dell'Iraq di armi chimiche "nonostante i nostri avvertimenti ripetuti che questo problema sarebbe prima o poi emerso." La maggior parte del Cablo riguarda l'interesse dell'amministrazione Reagan nel rassicurare i rappresentanti iracheni che è probabile si renda disponibile un finanziamento USA per la pipeline proposta per consegnare petrolio iracheno ad Aqaba, e per gli altri interessi regionali USA. Il Cablo riferisce che rappresentanti iracheni sono "confusi" dai "mezzi" che l'amministrazione vuole usare "per perseguire i nostri obiettivi stabiliti nella regione."
Fonte: Declassificato per il Freedom of Information Act

Documento 49: Cablo della Ambasciata degli Stati Uniti in Bahrain, da Donald Charles Seidel al Dipartimento di Stato. "La Missione in Medio Oriente: gli sforzi USA per fermare i trasferimenti di armi all'Iran", 24 marzo 1984.
In preparazione per il suo secondo giro di riunioni con rappresentanti a Bagdad, Donald Rumsfeld chiede un elenco dei paesi ai quali gli Stati Uniti si sono avvicinati per persuaderli a interrompere le vendite di armi all'Iran.
Fonte: Declassificato per il Freedom of Information Act

Documento 50: Cablo della Missione alle Nazioni Unite, da Jeane J. Kirkpatrick al Dipartimento di Stato. "Rapporto ONU sull'uso di Armi Chimiche nella guerra Iran/Iraq: Considerazione nel Consiglio di Sicurezza", 28 marzo 1984.
Riferisce sforzi inglesi e olandesi di abbozzare una tempestiva risoluzione delle Nazioni Unite che condanni l'uso di armi chimiche nella guerra Iran-Iraq, riferisce evidenze sull'uso iracheno di arme chimiche, e accoglie l'osservazione di un rappresentante ONU che "Gli iraniani potrebbero decidere di fabbricare ed usare armi chimiche loro stessi se la comunità internazionale non condannasse l'Iraq."
Fonte: Declassificato per il Freedom of Information Act

Documento 51: Dipartimento di Stato, Ufficio di Copertura degli Affari dell'Asia del sud e del Medio oriente. Memorandum da Allen Overmyer a James A. Placke. [Risposta del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite alle lagnanze iraniane sulle armi chimiche; Include il Documento di lavoro Rivisto], 30 marzo 1984.
Riferisce che il Consiglio di Sicurezza dell'ONU ha deciso di adottare il testo di una risoluzione olandese sulle armi chimiche e di pubblicarlo come un'asserzione presidenziale. "L'asserzione, a questo proposito, contiene tutti e tre gli elementi che Hamdoon voleva
Fonte: Declassificato per il Freedom of Information Act

Documento 52: Cablo del Dipartimento di Stato da George P. Shultz all'Ambasciata degli Stati Uniti in Libano [et al.]. "Riassunto della Conferenza Stampa del Dipartimento, il 30 marzo 1984", 31 marzo 1984.
Il Dipartimento di stato annuncia che ha imposto controlli di politica estera sull'esportazione a Iran e Iraq di precursori di armi chimiche. Risponde a domande della stampa sulla politica USA riguardo alla guerra Iran-Iraq, e un portavoce del dipartimento dice che l'uso di armi chimiche da parte dell'Iraq non modificherà l'interesse Americano nell'intraprendere relazioni più strette USA-Iraq.
Fonte: Declassificato per il Freedom of Information Act

Documento 53: National Security Decision Directive (NSDD 139) di Ronald W. Reagan. "Misure per migliorare l'atteggiamento Americano e la prontezza nel rispondere agli sviluppi nella guerra Iran-Iraq", 5 aprile 1984.
Dice Ronald Reagan quella causa deve essere intentata aumentare capacità militari ed Americane e posa" di raccolta di "intelligence nel Golfo Persico. Al Ministro di Stato Shultz, al Segretario di Difesa Weinberger, e al Direttore della CIA  William J. Casey è richiesto di preparare un piano per prevenire la sconfitta dell'Iraq nella guerra Iran-Iraq. Reagan dà a Shultz direttive per assicurare che la condanna del governo Americano dell'uso di armi chimiche sia non ambigua, mettendo uguale enfasi "sulla necessità urgente di dissuadere l'Iran dal continuare le spietate tattiche inumane che hanno caratterizzato le recenti offensive."
Fonte: Declassificato per il Freedom of Information Act

Documento 54: Cablo del Dipartimento di Stato da George P. Shultz ad Ambasciata di Stati Uniti in Giordania. "Armi chimiche: Incontro con un rappresentante Iracheno", 6 aprile 1984. Riferisce che il Deputato Vicesegretario di Stato James Placke ha discusso una bozza di risoluzione delle Nazioni Unite sull'uso di armi chimiche nella guerra Iran-Iraq col rappresentante della sezione interessi Iracheni Nizar Hamdoon il 29 marzo. Hamdoon ha detto che l'Iraq preferirebbe un pronunciamento presidenziale del Consiglio di Sicurezza ad una risoluzione. Placke ha affermato che gli Stati Uniti potrebbero accettare la proposta Irachena su punti che dovrebbero essere inclusi nella risoluzione se il Consiglio di Sicurezza li avesse approvati. Ha anche affermato che gli Stati Uniti avrebbero apprezzato la cooperazione del governo Iracheno "nell'evitare situazioni che possano condurre a situazioni difficili o imbarazzanti" riguardo l'uso di armi chimiche, ma ha riferito che gli Stati Uniti "non vogliono che questo problema domini le nostre relazioni bilaterali né che ci distolga dal nostro interesse comune di portare a una rapida conclusione questa guerra." 
Fonte: Declassificato per il Freedom of Information Act

Documento 55: Sezione Interessi degli Stati Uniti. Cablo Iracheno da William L. Eagleton, Jr. al Dipartimento di Stato. "Bell discute la possibilità di vendite di elicotteri all'Iraq", 12 aprile 1984.
La sezione interessi USA a Bagdad chiede di essere informata sugli sviluppi dei colloqui in corso tra Iraq e la Bell Helicopter Textron sulla sua vendita di elicotteri al Ministero della difesa dell'Iraq che "non può in nessun modo essere configurata per uso militare."
Fonte: Declassificato per il Freedom of Information Act

Documento 56: Lettera da Richard M. Nixon a Nicolae Ceausescu. [Riguardo alla iniziativa congiunta Stati Uniti - Romenia di vendere uniformi all'Iraq], 3 maggio 1984.
L'ex presidente Richard Nixon spedisce una lettera al Presidente rumeno Nicolae Ceausescu in appoggio ad un'iniziativa del Colonnello John Brennan, suo ex aiuto e capo dello staff, e dell'ex procuratore generale John Mitchell, di comprare uniformi militari di produzione Rumena per esportarle in Iraq.
Dopo l'invasione Irachena del Kuwait sono state condotte molte indagini dei media e della giustizia penale sulle società Americane che avevano esportato beni relativi ad armi o a duplice uso all'Iraq. Molte di queste società sembrarono avere collegamenti con ex rappresentanti del governo degli Stati Uniti.
Fonte: Risultanze processuali

Documento 57: Dipartimento di Stato, Memorandum del Consulente Speciale al Segretario sulla Politica di Non proliferazione e dell'Energia Nucleare, da Dick Gronet a Richard T. Kennedy. "Esportazioni USA a duplice uso all'Iraq: Azioni Specifiche" [Include un Documento Intitolato "Esportazioni ad Uso Duplice all'Iraq" datato 27 aprile 1984], 9 maggio 1984.
Un documento interno del Dipartimento di stato indica che il governo sta rivedendo la sua politica per "vendere certe categorie di articoli di duplice uso ad enti nucleari Irachene", e che "i risultati preliminari della revisione sono in favore dell'espansione di questo tipo di commerci e dell'inclusione degli enti nucleari iracheni".
Fonte: Declassificato attraverso indagine Congressuale

Documento 58: Rapporto della Defense Intelligence Agency. "Riassunto delle valutazione della Difesa: Prospettive per l'Iraq", 25 settembre 1984.
La Defense Intelligence Agency valuta le condizioni politiche, economiche e militari in Iraq, prevede che continuerà a sviluppare le sue capacità convenzionali e quelle "formidabili" chimiche, e che "probabilmente intraprenderà progetti di armi nucleari." Dice che è improbabile che l'raq usi armi chimiche contro Israele a causa della certa ritorsione israeliana, e che le relazioni Stati Uniti - Iraq si imperniano sulla politica Americana verso il Medio Oriente, ivi incluso l'aiuto all'Iraq.
Fonte: Declassificato attraverso indagine Congressuale

Documento 59: Dipartimento di Stato, documento riassuntivo dell'Ufficio degli Affari Politico-militari. "Uso Illegale iracheno di Armi Chimiche", 16 novembre 1984.
Riporta che gli Stati Uniti hanno concluso tempo prima che l'Iraq aveva usato CW letali prodotte in loco" nella guerra Iran-Iraq, sviluppate in parte attraverso una "inconsapevole e, in alcuni casi, crediamo consapevole assistenza" di numerose aziende occidentali. L'Ufficio del Dipartimento di stato per gli Affari Politico-militari pensa che l'Iraq ha smesso di usare armi chimiche in risposta alla demarche USA del novembre 1983, e ha ripreso il loro uso a febbraio 1984.
Fonte: Declassificato attraverso indagine Congressuale

Documento 60: Cablo del Dipartimento di Stato da George P. Shultz all'Ambasciata degli Stati Uniti in Iraq. "Memcon [Memorandum di Conversazione]: Incontro tra il Segretario con DepPrimMin Iracheno [Deputato Primo Ministro] Tariq Aziz, 26 novembre 1984, 10:00 di mattina", 29 novembre 1984. A seguito del ristabilimento di rapporti diplomatici formali tra gli Stati Uniti e l'Iraq, George Shultz si è incontrato con Tariq Aziz ed ha sottolineato "il desiderio degli USA di basare queste relazioni sulla presunzione dell'uguaglianza, del rispetto reciproco, e della reciprocità." Dopo che Aziz ha affermato che il vantaggio dell'Iraq sul piano degli armamenti gli permetteva di difendersi contro l'Iran, il Segretario Shultz ha commentato che una superiore intelligence doveva  anch'essa essere un importante fattore nella difesa dell'Iraq. Aziz ha ammesso che questo poteva essere vero." (Gli Stati Uniti stavano fornendo segretamente da qualche anno all'Iraq un ampio appoggio di intelligence). Il Segretario Shultz ha concluso dando il benvenuto alla sincerità del dialogo in corso tra Stati Uniti e Iraq, e ha commentato che "l'Iraq può aspettarsi che gli Stati Uniti mantengano la loro opposizione sia all'uso sia alla produzione di armi chimiche. Questa posizione non è diretta specificamente all'Iraq. . . " 
Fonte: Declassificato per il Freedom of Information Act

Documento 61: Affidavit della Corte distrettuale degli Stati Uniti (Florida: Distretto Meridionale). "Stati Uniti dell'America, Querelante v. Carlos Cardoen [et al.] " [imputato del fatto che la Teledyne Wah Chang Albany ha fornito illegalmente una sostanza vietata, lo zirconio, alle Industrie Cardoen e all'Iraq], 31 gennaio 1995. 
L'ex membro del personale del Consiglio di Sicurezza Nazionale dell'amministrazione Reagan, Howard Teicher, dice che dopo che Ronald Reagan ebbe firmato una direttiva decisionale sulla sicurezza nazionale che faceva appello agli Stati Uniti di fare qualunque cosa necessaria a prevenire la sconfitta dell'Iraq nella guerra Iran-Iraq, il Direttore della CIA William Casey ha personalmente fatto ogni sforzo per fare in modo che l'Iraq avesse armi sufficienti, ivi incluse bombe a grappolo, e che gli Stati Uniti fornisse all'Iraq crediti finanziari, intelligence, e consulenze militari e strategiche. La CIA ha fornito all'Iraq, attraverso terze parti tra le quali Israele ed Egitto, attrezzatura  militare compatibile col suo armamento di origine Sovietica. 
Questo affidavit è stato presentato nel corso di uno dei numerosi processi, seguiti all'invasione del Kuwait da parte dell'Iraq, verso società Americane imputate di avere consegnato illegalmente articoli militari, a duplice-uso o nucleari, all'Iraq. (In questo caso, una società affiliata della Teledyne fu imputata di avere venduto illegalmente zirconio, usato nella manifattura di esplosivi, alle industrie di armi cilene Carlos, che utilizzò il materiale per fabbricare bombe a grappolo vendute all'Iraq). Molte di queste ditte tentarono di difendersi provando che offrire materiale militare all'Iraq era la politica corrente, anche se nascosta, del governo USA. Si trattava di un caso difficile, specialmente in considerazione delle regole sulle indagini che implicano questioni di sicurezza nazionale. 
Fonte: Controversia giudiziaria

 

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