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(James Tobin muore nel marzo 2002). 

Der Spiegel, 2 settembre 2001 

JAMES TOBIN 

"Abusano del mio nome" 

Il Nobel per l'Economia James Tobin sulla sorprendente riscoperta della sua tassa sulla speculazione, il suo rapporto conflittuale con gli oppositori della Globalizzazione, e gli errori della Banca Centrale Europea 

Spiegel: Sig. Tobin, lei siede tranquillo qui nel Wisconsin, di fronte al lago, mentre avvengono in Europa le prove generali della rivolta dei critici della Globalizzazione, che usano il suo nome. Tutto questo non la fa saltare dalla panchina? 

Tobin: assolutamente no. Non ho niente a che vedere con questi sedicenti rivoluzionari anti globalizzazione. 

Spiegel: l'organizzazione di protesta Attac deve il suo nome a lei, e folle di dimostranti esigono a gran voce l'istituzione della Tobin-tax. Non le fa per niente piacere che la sua idea di una tassa anti speculazione negli scambi internazionali, introdotta 30 anni fa, abbia finalmente trovato dei sostenitori? 

Tobin: certo che mi fa piacere, ma purtroppo la maggior parte degli applausi va al lato sbagliato della questione. Vede, io sono un economista e come la maggior parte degli economisti sono un sostenitore della libertà di scambio. Inoltre sono un sostenitore del Fondo Monetario Internazionale, della Banca Mondiale, della WTO, istituzioni contro le quali si batte il movimento. Abusano del mio nome. 

Spiegel: questo movimento vuole l'introduzione di una tassa sugli scambi internazionali. Il mercato dei capitali sarebbe frenato e con i redditi così ottenuti si potrebbero rafforzare gli aiuti internazionali. Non sembra simile a quanto da lei suggerito? 

Tobin: io avevo proposto di conferire il ricavato alla Banca Mondiale. Ma non era questo il mio obiettivo. L'imposta sugli scambi internazionali doveva servire per diminuire le fluttuazioni dei tassi di cambio. L'idea è piuttosto semplice: ad ogni cambio da una valuta ad un'altra, si preleverebbe una piccola tassa, diciamo mezzo punto percentuale del montante. Quindi, si scoraggerebbero gli speculatori, perché molti investitori piazzano a brevissimo termine i loro soldi nelle valute. Se questi soldi vengono improvvisamente prelevati, i paesi devono alzare drasticamente i tassi di interesse in modo da mantenere attraente la valuta. Tuttavia, alti interessi sono spesso disastrosi per l'economia locale, come mostrato dalle crisi in Messico, del sudest Asiatico e della Russia negli anni novanta. La mia tassa ridarebbe alle banche di emissione dei paesi piccoli un margine di manovra e si opporrebbe abbastanza bene al dominio dei mercati finanziari. 

Spiegel: speculatori da scoraggiare, dominio dei mercati finanziari: ma questo non è proprio il linguaggio dei critici della globalizzazione? 

Tobin: no, credo siano interessati principalmente ai proventi della tassa, con i quali finanziare i loro progetti di miglioramento del mondo. Il reddito monetario non è precisamente, per me, il punto focale. Io volevo frenare il commercio dei cambi internazionali, i ricavi della tassa per me erano solamente un sottoprodotto. 

Spiegel: cosa milita contro l'uso di questi sottoprodotti per scopi virtuosi? 

Tobin: niente, personalmente sarei contento se i poveri del mondo fossero i destinatari dei ricavi. Ma sono i governi coinvolti a dovere decidere di questo. 

Spiegel: cosa la spinse nel 1972 a sviluppare l'idea della Tobin-tax? 

Tobin: io sono un discepolo di Keynes, e lui propose già allora un'imposta sul profitto nel capitolo 12 della sua famosa "teoria generale dell'attività, dell'interesse e della moneta" per legare più durevolmente gli investitori alle loro azioni di borsa. Io ho trasferito questa idea ai mercati delle valute nel 1971. All'epoca, gli Stati Uniti avevano detto addio al sistema di cambi stabili di Bretton-Woods. Nel frattempo, le prime operazioni con la moneta elettronica promettevano un aumento enorme del numero di operazioni fatte con il computer. Volevo rallentare questo processo, così che si speculasse di meno ed i corsi del cambio non fluttuassero così tanto. Oggi, quando ogni essere umano può giocare in borsa in ogni momento grazie al suo PC di casa, questo problema è ancora più grosso. 

Spiegel: l'introduzione di questa tassa sulla speculazione non dovrebbe avvenire dappertutto nello stesso istante, per evitare falle e paradisi fiscali? Chi dovrebbe governare tutto questo? Un'autorità internazionale sulla Tobin-Tax? 

Tobin: il Fondo Monetario Internazionale (FMI) sarebbe in grado di fare una cosa del genere. Ha esperienza del sistema valutario e mondiale. Quasi tutti paesi ne sono membri. 

Spiegel: il FMI è adatto?, E' considerato, non solo fra gli oppositori alla globalizzazione, un supporto operativo del capitalismo globale, che dovrebbe essere abolito. 

Tobin: al contrario: io penso che il FMI deve essere rafforzato e potenziato. Certamente, ha commesso molti errori, senza alcun dubbio. Ma ha troppi pochi mezzi disponibili, così come la Banca mondiale, per aiutare i paesi membri, particolarmente quelli poveri e le economie sottosviluppate. La Banca Mondiale e il FMI non sono parte di un complotto chiamato globalizzazione. 

Spiegel: questo si può dire anche dell'organizzazione per il commercio mondiale WTO? 

Tobin: certamente. Già il suo predecessore, il GATT, fece un lavoro molto buono per ampliare il commercio mondiale. 

Spiegel: non tutti la vedono così positivamente. Diecimila oppositori della globalizzazione hanno preso d'assalto la Conferenza Ministeriale del WTO a Seattle, nel 1999. 

Tobin: il WTO ha bisogno di più potere, anche sugli Stati Uniti. Il WTO dovrebbe potere proibire, ad esempio, che paesi industriali taglino fuori le importazioni dai paesi in via di sviluppo con impedimenti commerciali di tutti i tipi. 

Spiegel: fatto si è che i paesi industriali forniscono prodotti al terzo mondo, che utilizzano come un serbatoio di lavoro a basso prezzo. 

Tobin: tutta questa idea, che il FMI, la Banca Mondiale e l'Organizzazione del Commercio mondiale siano le nemiche dei paesi in via di sviluppo, la considero male indirizzata. I problemi della globalizzazione non saranno risolti tenendoli a freno. Tutti i paesi ed i loro abitanti traggono profitto dal libero scambio di beni e di capitali. 

Spiegel: perché allora la povertà aumenta nel mondo? 

Tobin: non è per niente così. Prenda la Corea del Sud, che era un paese poverissimo nel 1960. Ora fa parte delle nazioni industriali del mondo. Lo stesso si può dire di altre "tigri del pacifico", nonostante la crisi del sud est Asiatico di quattro anni fa. Questi paesi sono comunque molto più prosperi che tre decenni fa. E questo è successo grazie agli scambi internazionali di capitale. 

Spiegel: singoli paesi possono trarre profitto, ma globalmente sembra che i ricchi diventino più ricchi, ed i poveri più poveri. 

Tobin: la povertà può avere molte cause, la maggior parte delle quali risiedono nei paesi stessi. E non potranno certo migliorare la loro situazione adottando le misure raccomandate dagli oppositori della globalizzazione, che si riassumono per esempio nell'introduzione mondiale degli standard di lavoro occidentali. Così si diminuisce la competitività delle importazioni nei mercati ricchi dai paesi poveri. 

Spiegel: sta accusando Attac di essere un cattivo difensore dei paesi poveri? 

Tobin: veramente non conosco con esattezza i dettagli dei suggerimenti di Attac. Le proteste di questi giovani sono piuttosto contraddittorie e confuse, non saprei se riflettono quello che dice Attac. Tutto sommato, le loro posizioni sono in buona fede, ma poco pensate. Non voglio che il mio nome sia associato con loro. 

Spiegel: ha mai parlato con Attac? 

Tobin: il presidente Bernard Cassen mi ha chiamato, una volta, per invitarmi a Parigi. Là, avrei dovuto esibirmi di fronte a qualche migliaia di sostenitori esultanti. 

Spiegel: cosa gli risponse? 

Tobin: ho annullato tutto. Per ragioni familiari e perché non volevo essere identificato con gli obiettivi di Attac. Da allora, non ne ho più saputo niente. Attac non mi ha mai informato che stava propagandando la mia tassa. Non ho nulla che fare con la sua denominazione. 

Spiegel: come spiega che la sua idea di tassa ha molti sostenitori tra gli attivisti politici, mentre è piuttosto criticata tra gli esperti di economia? 

Tobin: non da tutti. La maggior parte degli economisti semplicemente ignora il mio progetto. C'è in ogni caso una serie di libri ed articoli sulla Tobin-tax. Alcuni sono favorevoli, altri criticano, altri sono indecisi. 

Spiegel: il Professor Rudi Dornbusch del Massachusetts Institute of Technology vede criticamente la tua tassa, Robert Mundell, come lei Nobel per l'Economia, la considera una "idea stupida." 

Tobin: spero si riferiscano ad Attac ed ai suoi amici, non alla mia tassa. Credo comunque che Dornbusch e Mundell siano contro. 

Spiegel: specialmente George Soros, lo speculatore più famoso del mondo, fa lodi alla sua tassa di difesa dalla speculazione. Anche qui di nuovo applausi dalla parte sbagliata? 

Tobin: questa persona sa quello di cui sta parlando. Soros ha guadagnato moltissimi soldi nei mercati finanziari, cosa che di per sé non è un peccato. Inoltre, lui ha delle idee non proprio ortodosse sul sistema valutario mondiale. I ministri delle finanze del mondo dovrebbero stare attenti più a lui che a me; dovrebbero temerlo di più, perché lui ha i mezzi per perseguire i suoi scopi. 

Spiegel: crede che un giorno la sua Tobin-tax sarà adottata? 

Tobin: nessuna possibilità, temo. Le persone chiave sulla scena finanziaria internazionale sono contrarie.

Spiegel: i ministri europei delle politiche economiche e delle finanze discuteranno la Tobin-tax nella loro conferenza alla fine di settembre, a Lüttich. 

Tobin: sarà probabilmente un semplice show. Dubito che ci pensino seriamente. Non vogliono in ogni modo caricare il settore della finanza con una nuova tassa. I più importanti ministri delle finanza del mondo sono contro la Tobin-Tax, inclusi gli Stati Uniti, con Clinton o con Bush. 

Spiegel: perché non si ritorna semplicemente alla protezione delle valute con un sistema di cambi fissi, con il quale le banche centrali dei paesi coinvolti mantengono stabili i tassi di cambio? 

Tobin: si è provato, ma è stato un fallimento. Speculatori come Soros con le loro manovre hanno la meglio sulle banche di emissione. Basta guardare soltanto all'Argentina, che ha collegato direttamente il suo Peso al dollaro Americano. Quello che sta succedendo là è un disastro, un disastro assoluto. Questi tassi di cambio così rigidi sono un invito alla speculazione. Gli speculatori scommettono sul fatto che le le banche di emissione vogliano o possano difendere i corsi stabiliti. No, i sistemi di cambio fissi sono andati fuori moda, è questo è un bene. 

Spiegel: perché non si evitano le crisi valutarie semplicemente abolendo le valute? Un'unione valutaria può avere senso, seguendo il modello Euro, anche in Asia e in America? 

Tobin: per come la vedo io, l'Euro non è stato precisamente un grande successo, tale da potere essere considerato come un modello per altre regioni del mondo. 

Spiegel: l'Euro recupera sul dollaro. 

Tobin: non mi riferisco al suo valore. I paesi dell'Euro soffrono perché l'economia europea è in una cattiva situazione. La responsabilità di questo è della banca centrale europea, perché non persegue nessuna politica, come invece fa la banca di emissione americana, la FED.

 Spiegel: ovvero? 

Tobin: Wim Duisenberg, il presidente della banca centrale europea, mi ha detto una volta che lui non ha niente a che fare con la vera economia, con la crescita e le attività. Il suo compito è controllare rigidamente i prezzi, in altre parole lottare contro l'inflazione. Se questo è tutto quello che ha da offrire la politica monetaria europea, non sorprende che l'economia sia debole in Europa. 

Spiegel: come ha giustificato il suo atteggiamento Duisenberg? 

Tobin: lui ha una visione molto ideologica. La stabilità dei prezzi è per lui una specie di Religione, come una volta era negli Stati Uniti per i Monetaristi. Fortunatamente, il capo della banca centrale americana, Alan Greenspan, non fa parte di questi. La FED non si limita a tenere sotto rigoroso controllo i prezzi. Si sente anche responsabile della crescita e dei posti di lavoro. Greenspan ha sempre detto che la FED deve fare ogni sforzo per ottenere sia la stabilità dei prezzi, sia la crescita. 

Spiegel: ma era così difficile dirlo in presenza della più lunga espansione economica della storia Americana? 

Tobin: la crescita non è stata soltanto una coincidenza storica. Greenspan ha molto a che vedere con questa, così come il governo Clinton. Indubbiamente Greenspan ha avuto fortuna, ma ha avuto anche coraggio. Nel 1994, era una legge sacra per le banche di emissione che l'inflazione diventa una minaccia se la percentuale di disoccupazione scende sotto il sei percento. Quando raggiungemmo questo limite, mentre l'inflazione continuava a comportarsi bene, Greenspan resistè alla pressione e non intervenne, la quantità di moneta non fu ridotta. Arrivammo sotto al quattro percento di disoccupazione, e ciononostante l'inflazione non aumentò, solamente perché Greenspan osò mettersi contro le dottrine tradizionali. Duisenberg non oserebbe mai fare qualcosa del genere. 

Spiegel: Sig. Tobin, la ringraziamo per questa conversazione.

 

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