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IL CRASH 2008-09

Il Nobel Stiglitz sul Crash

StiglitzLa caduta di Wall Street sta al Fondamentalismo di Mercato come la caduta del Muro di Berlino sta al Comunismo.

Intervista di Nathan Garbels, Huffington Post, 16 Settembre 2008

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Documento originale: http://skeptically.org/crash/id18.html

Joseph Stiglitz ha avuto il Nobel per l'Economia nel 2001.  Professore alla Columbia University, già presidente del Council of Economic Advisers [Consiglio dei consulenti economici, NdT] del Presidente Clinton, già Vice Presidente Senior ed Economista Capo della Banca Mondiale. Alla Banca Mondiale ha riesaminato la transizione dei paesi ex comunisti all'economia di mercato. La revisione ha messo in luce i problemi dei paesi che hanno seguito la "terapia shock" ["Shock therapy" di Jeoffrey Sachs, NdT] dello FMI, in termini di declino del PIL e di aumento della povertà. Le cose sono andate peggio di quanto molti dei critici prevedessero all'uscita della transizione. Ci sono nessi evidenti tra le pessime performance e le politiche sostenute dallo FMI, quali le modalità di privatizzazione a voucher, e un eccessivo rigore monetario. Il successo per contro di pochi paesi che hanno seguito strategia abbastanza diverse indica che c'erano delle alternative perseguibili. Stiglitz divenne critico, e subì pressioni per dimettersi. Si dimise nel Gennaio del 2000. Stiglitz ha riassunto le sue osservazioni nell'Aprile 2000 in un suo articolo per New Republic: 

"Si dice che il FMI sia arrogante. Si dice che il FMI non ha ascoltato veramente i paesi in sviluppo che doveva aiutare. Si dice che il FMI è segreto ed isolato rispetto a criteri di trasparenza democratica. Si dice che i 'rimedi' economici del FMI spesso peggiorano le cose, trasformando i rallentamenti in recessioni, e le recessioni in depressioni. E c'è un motivo. Ero economista capo della Banca Mondiale dal 1996 fino al Novembre scorso, durante la più grave crisi economica globale dell'ultimo mezzo secolo. Ho visto come agiva il FMI, in tandem con il Ministero del Tesoro USA. Ed ero inorridito".

L'INTERVISTA:

Nathan Gardels: Barack Obama ha detto che il crollo di Wall Street è la maggiore crisi finanziaria dalla Grande Depressione. John McCain dice che l'economia è sì minacciata, ma fondamentalmente resistente. Chi ha ragione?

Joseph Stiglitz: Obama è molto più vicino alla verità. Sì, l'America ha gente piena di talento, grandi Università e un ottimo settore hi-tech. I mercati finanziari hanno tuttavia avuto un ruolo importante, con un 30% di profitti negli ultimi anni. I gestori dei mercati finanziari hanno accumulato questi profitti motivandoli con l'argomento che svolgevano il ruolo di gestire efficacemente il rischio e di allocare efficacemente il capitale, ed è per questo, dicevano, che si “meritavano” ritorni così alti. Si è visto che non era vero. Hanno gestito tutto questo molto male. Ora questo gli si sta rivoltando contro e il resto dell'economia ne pagherà il prezzo, quando il commercio rallenterà a causa della crisi del credito. Nessuna economia moderna può funzionare bene senza un settore finanziario che tira.

La diagnosi di Obama secondo la quale il nostro settore finanziario è in pessima forma è corretta. Se è in pessima forma, questo significa che anche la nostra economia è in pessima forma. Anche se non si guarda alla tempesta finanziaria, il debito privato, quello degli stati e quello federale costituisce un grande problema. Stiamo affondando. La disuguaglianza, la maggiore dalla Grande Depressione, è un grande problema. La stagnazione dei salari è un grande problema. La maggior parte della crescita economica che abbiamo avuto negli ultimi cinque anni era basata sulla bolla immobiliare, che oggi è scoppiata. I frutti di quella crescita non sono stati ripartiti in modo ampio. In breve, i fondamentali non sono robusti.

Gardels: Quale deve essere la risposta politica al crollo di Wall Street?

Stiglitz: Abbiamo certamente bisogno non solo di una ri-regolamentazione, ma anche di una rimodellazione del sistema di regolamentazione. Durante il suo regno come capo della Federal Reserve, durante il quale la bolla finanziaria e dei mutui immobiliari si è gonfiata, Alan Greenspan aveva un mucchio di strumenti per frenarla, ma ha sbagliato. Fu scelto da Ronald Reagan, dopotutto, proprio per le sue attitudini antiregolamentatorie. Paul Volcker, il precedente Presidente della FED, noto per avere tenuto sotto controllo l'inflazione, fu licenziato perché l'amministrazione Reagan riteneva non fosse un buon de-regolamentatore. Il nostro paese ha dunque sofferto delle conseguenze di avere come  regolamentatore capo dell'economia qualcuno che non credeva nella regolamentazione.

Per correggere il problema servono dunque leader e politici che credano nella regolamentazione. Oltre a questo, dobbiamo mettere in campo un nuovo sistema in grado di fare fronte all'espansione della finanza e degli strumenti finanziari oltre alle banche tradizionali. Per esempio, dobbiamo regolamentare gli incentivi. I bonus devono essere concessi sula base dei risultati pluriennali invece che su di un solo anno, cosa che costituisce un incoraggiamento alle scommesse. Le stock option incoraggiano la falsificazione della contabilità e devono essere messe a freno. In breve, se creiamo incentivi ai cattivi comportamenti, questi sono poi quel che otteniamo. Ci servono anche “dissuasori di velocità”. Ogni crisi finanziaria è sempre stata storicamente associata a veloci espansioni di certi particolari asset, dai tulipani ai mutui. Se li si frena, possiamo evitare che le bolle sfuggano dal controllo. Il mondo non svanirà nel nulla se espandiamo i mutui del 10% all'anno invece che del 25%. Conosciamo queste faccende così bene che dobbiamo essere capaci di fare qualcosa per controllarle. Oltre a questo, ci serve una commissione sulla sicurezza dei prodotti finanziari, esattamente come ne abbiamo una per i prodotti di consumo. I finanzieri hanno inventato prodotti non per controllare il rischio ma per crearlo.

Credo molto, naturalmente, in una maggiore trasparenza. In termini degli standard di regolamentazione, questi prodotti erano in senso tecnico trasparenti. Erano però così complicati che nessuno era in grado di capirli. Anche se ogni posta di questi contratti fosse stata resa pubblica, questo non avrebbe aggiunto nessuna informazione sul rischio per un comune mortale. Troppa informazione significa nessuna informazione.(i) In questo senso, coloro che ritengono che una maggiore trasparenza sia la soluzione al problema non capiscono cosa sia l'informazione.

Chi compera un prodotto vuole sapere quale sia il rischio, puro e semplice. Questo è il problema.

Gardels: Le security basate sui mutui che si trovano nel crollo sono possedute in giro per il mondo da banche o fondi sovrani in Cina, Giappone, Europa e nel Golfo persico. Che impatto avrà la crisi su di loro?

Stiglitz: E' vero. Le perdite delle istituzioni finanziarie Europee sui mutui subprime sono state maggiori di quanto siano state negli USA. Il fatto che gli USA abbiano diversificato le security dei mutui verso acquirenti in giro per il mondo, grazie alla globalizzazione dei mercati, ha di fatto attenuato l'impatto sugli stessi USA. Se non avesse sparpagliato il rischio i giro per il mondo, il tracollo negli USA sarebbe stato molto peggiore.
Una cosa da capire ora, come risultato della crisi, sono le asimmetrie di informazione della globalizzazione. In Europa, ad esempio, si era capito poco che i mutui USA sono del tipo “non-recourse”(ii) : se il valore della casa scende al di sotto del valore del mutuo, uno può portare le chiavi in banca e andarsene. In Europa la casa è ipotecata, ma il creditore resta creditore dell'intero ammontare indipendentemente da tutto. Questo è uno dei pericoli della globalizzazione: la conoscenza è locale perché si conoscono molto meglio le cose della propria società che quelle di altre. (iii)

Gardels: Alla fine, qual è in conclusione l'impatto del crollo di Wall Street nella globalizzazione dei mercati?

Stiglitz: Il calendario della globalizzazione è sempre stato strettamente collegato con i fondamentalisti del mercato, con l'ideologia del libero mercato e della liberalizzazione finanziaria. In questa crisi stiamo osservando le istituzioni più orientate al mercato nelle economie più orientate al mercato che falliscono e si rivolgono allo Stato per avere aiuto. Tutto nel mondo sanno ora che questa è la fine del fondamentalismo di mercato. In questo senso, il crollo di Wall Street sta al fondamentalismo di mercato come la caduta del muro di Berlino sta al comunismo. E dice al mondo che questo modo di organizzare l'economia si rivela essere insostenibile. In conclusione, tutti lo dicono, il modello non funziona. Questo momento è un punto di svolta che proclama che la liberalizzazione dei mercati finanziari è stata una cosa fasulla. (iv)

L'ipocrisia nel modo in cui il Tesoro USA, il FMI e la Banca Mondiale hanno gestito la crisi asiatica del 1997 e il modo in cui questa sta per essere gestita ha incrementato questa reazione intellettuale. Gli asiatici oggi dicono “aspetta un attimo, ci state dicendo di imitarvi, voi degli USA. Voi siete il modello. Se avessimo seguito il vostro esempio saremmo oggi nella vostra stessa melma. Voi forse siete in grado di fargli fronte. Noi no.”

Pensiero di Teddy Roosevelt: "Dobbiamo tenere fuori dalla politica gli interessi particolari. I cittadini degli Stati Uniti devono controllare effettivamente le grandi forze commerciali che essi stessi hanno posto in essere. Non ci può essere controllo efficace delle corporation finché resta in vita la loro attività politica."


i E' una critica della teoria dell'efficienza del mercato, che asserisce che le conoscenze importanti circolano ampiamente e quindi gli investitori fanno scelte ragionevoli. [Nota di Jerome Kahn, di skeptically.org]

ii In caso di insolvenza, cioè, il creditore può impadronirsi della abitazione, ma non può rivalersi su altri beni dell'insolvente (non-recourse debt) [NdT]

iii Altra critica alla teoria dell'efficienza del mercato. [Nota di Jerome Kahn, di skeptically.org]

iv Wishful thinking (o forse risposta ad una domanda in modo da rafforzare la propria tesi, che il fondamentalismo del mercato è sbagliato). Non è però tutto. Anzitutto che il fondamentalismo del mercato (neoliberalismo, chiamato neoconservatorismo negli USA) non funzioni è stato dimostrato dall'inizio della rivoluzione industriale fino al 1929. Ogni 20 anni c'è stata una depressione. Solo attraverso regolamentazioni efficaci si è interrotto questo ciclo. I fondamentalisti del mercato hanno tuttavia ripreso fiato e sono riusciti ad organizzarsi in modo da dominare. L'attuale fallimento non incide sulla loro struttura di potere. Prenderà la forma di un movimento politico, come quello che Franklin Delano Roosevelt ha capeggiato per cambiare il modo in cui funziona il credito. Proprio ora i neoliberali controllano il FMI, la Banca Mondiale, la World Trade Organization. Dominano l'Unione Europea, e numerosi governi come quelli dell'Inghilterra, della Francia, della Germania e del Canada. Questi politici non cambieranno solo perché c'è stato il fallimento, non più di quanto fece Herbert Hoover nel 1930. Toccò all'elettorato mettere in atto il cambiamento. I fondamentalisti del mercato hanno anche relazioni con corporation multinazionali ivi incluse quelle che posseggono i mezzi di informazione. La produzione di idee per mezzo dei media delle multinazionali comporta il fatto che non avremo una rivolta popolare come quella durante la Grande Depressione. Inoltre, il movimento dei lavoratori è quasi morto. I fondamenti, basandosi sui quali il Partito Democratico contrastò le grandi ricchezze, non ci sono più. La cosa brutta è che per i prossimi 1o anni il neoliberalismo continuerà a dominare, e probabilmente più a lungo. Il crollo del mercato odierno non ha bisogno di cambiamenti, non ne ebbe bisogno per tutti i primi cento anni della rivoluzione industriale. [Nota di Jerome Kahn, di skeptically.org]

 

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