Dieci lezioni da imparare dal collasso di Long-Term Capital Management
di Bill Coffin
Risk Management [2010?]
Nei primi anni '90, il trader
della Salomon Brothers John Meriwether mise assieme un gruppo molto
ristretto di brillanti analisti le cui capacità di usare modelli
previsionali complessi permisero loro di fare una fortuna con l'arbitraggio sulle obbligazioni.
Nonostante il suo successo, il gruppo creò degli attriti con la
compagnia, e lo stesso Meriwether se ne andò dopo che fu implicato in
uno scandalo nel commercio di Treasury [obbligazioni del Tesoro degli
Stati Uniti, NdT]. Ferito ma non morto, Meriwether beneficiò dei grandi
risultati dei suoi ex colleghi, che gli erano estremamente legati e,
nel 1994, si misero in affari per conto loro in un nuovo “hedge fund”
che chiamarono “Long-Term Capital Management” [Letteralmente: “Gestione di capitale a lunga scadenza”, NdT].
Meriwether e la sua cerchia più ristretta (i trader
associati Victor Haghani, Greg Hawkins, Larry Hilibrand, Dick Leahy,
James McEntee, Eric Rosenfeld e Robert Shustak) formarono il nucleo
operativo della Long-Term, ma loro stessi avevano bisogno che il loro
marchio venisse conosciuto. Per lanciare l'azienda, furono presi come
alti dirigenti due degli economisti più famosi del mondo, Myron
Scholes, che era uno di quelli che aveva sviluppato il modello Black-Scholes
dei prezzi delle opzioni, e Robert Merton, che aveva sviluppato la
teoria del prezzo continuo come mezzo per difendersi contro le perdite
azionarie. Assieme questi fornirono alla Long-Term una formula
matematica molto complessa per valutare i mercati e per scommettere su
guadagni e perdite, un risultato sufficientemente importante da far
loro vincere più tardi, nel 1997, il premio Nobel per l'Economia. I
trader di Meriwether, anche loro per la maggior parte brillanti PhD,
sapevano come usare questi modelli e lo fecero con una inusuale
aggressività, che era anche il loro tratto caratteristico quando erano
in Salomon.
In breve tempo il fondo raggiunse più di un miliardo di
dollari di capitale iniziale, ed iniziò presto a fare enormi scommesse
destinate al successo sull'arbitraggio delle obbligazioni, specialmente
obbligazioni pubbliche USA, giapponesi e europee. I suoi profitti
divennero così incredibili che, di fatto, acquistò un tale peso da
poter dettare condizioni alle banche offrendo loro leverage [Leva finanziaria,
NdT]. Pochi facevano domande sulla situazione perché
Long-Term forniva fino al 40% di remunerazione ai sui investitori. I
suoi trader divennero presto favolosamente ricchi.
Il successo fornì a Long-Term un capitale così grande da
richiedere nuovi mercati nei quali muoversi, ed è però per questo che
le cose volsero poi al peggio. Long-Term estese i suoi modelli a
mercati da loro poco conosciuti, come le opzioni S&P 500 e
l'arbitraggio su fusioni e acquisizioni. Dato che per fare profitti su
questi mercati erano necessari enormi investimenti, l'azienda aumentò
la propria leva finanziaria ad un livello altissimo, con il consenso di
un'industria bancaria in soggezione di fronte all'audacia dell'azienda
e obnubilata dai suoi risultati. Nel 1998, con solo 4,72 milioni di
dollari di patrimonio, l'azienda prese a prestito qualcosa come 125
miliardi di dollari contro 129 miliardi di asset e aveva un posizione fuori bilancio in derivati di circa 1.250 miliardi di dollari.
La posizione della Long-Term aveva già ricevuto dei
colpi nel 1997 dalla crisi finanziaria asiatica, ma fu il rovescio
globale dei mercati del 1998 dopo che la Russia fece default per le sue
obbligazioni a trascinare il fondo in una situazione senza ritorno. Il
mercato delle obbligazioni nel quale Long-Term era dentro fino al collo
volse improvvisamente al peggio e, in quattro mesi, il fondo perse
quasi 5.000 miliardi di dollari. In settembre l'azienda era
praticamente fuori del patrimonio netto e andava incontro alla
possibilità di un fallimento per i suoi debiti verso il resto del
sistema bancario.
Temendo che il collasso della Long-Term avrebbe
ulteriormente esacerbato il terremoto in atto nel mercato finanziario,
la Fed di New York promosse un acquisto da parte di un consorzio di 19
banche e altre aziende finanziarie. Queste compagnie avrebbero
assorbito tutte assieme gradualmente le perdite della Long-Term
mantenendo sufficiente liquidità nel sistema bancario in modo da
impedire che questa catastrofe sopraffacesse l'intero settore
finanziario.
Funzionò, e infine quelli che andarono in soccorso della
Long-Term ce la fecero. Una delle banche alle quali fu chiesto aiuto –
ma non lo diedero – fu Bear Sterns, che aveva funzionato come “camera
di compensazione” della Long-Term e pensava che aiutare Long-Term in
quel momento avrebbe significato dare moneta buona contro cattiva.
E' piuttosto ironico constatare come una Banca
dell'esperienza e delle dimensioni della Bear, una che si è accorta per
prima delle conseguenze di una cattiva gestione del rischio
finanziario, finisca poi distrutta da una mancanza di lungimiranza
molto simile, una decina di anni più tardi durante la crisi dei mutui subprime.
Chi ha analizzato il comportamento della Bear durante la caduta della
Long-Term potrebbe pensare che la banca ha semplicemente avuto quel che
si meritava. La verità è però che Bear è solo uno dei maggiori danni
provocati da una crisi mondiale del credito scatenata dal crollo dei
subprime. Molte banche si sono avvelenate con i mutui subprime, e la
Bear più delle altre, e il suo fallimento mostra che si stava
suicidando con scommesse finanziarie imprudenti identiche a quella che
fecero morire la Long-Term.
Per celebrare il decimo anniversario del crollo della
Long-Term Capital Management, e mentre il fumo ancora si alza dallo
spettacolare crollo della Bear, diamo ancora un'occhiata a dove
Meriwether e la sua cerchia più ristretta sbagliarono e – cosa più
importante – quali lezioni si possano trarne. Che si applichino ad un
hedge fund o a un'azienda che cerchi di unire il successo alla
sostenibilità, i passi falsi della Long-Term Capital Management ci
offrono molti suggerimenti su come – che un'azienda lo sappia o meno –
il crollo sia spesso insito nei propri comportamenti.
N.1 – Il segreto è che non ci sono segreti.
La reputazione della Long-Term è stata costruita, almeno
parzialmente, sull'idea che essa agisse sulla base di un suo speciale
modello in grado di predire cose che gli altri non potevano predire. Ai
tempi della Long-Term, molte aziende di Wall Street avevano modelli
simili, e ne facevano largo uso. A causa però delle grandi capacità
matematiche degli alti dirigenti della Long-Term, questi potevano
consultare i loro modelli con maggiore dettaglio e tirarne fuori più
informazioni. In realtà, Long-Term stava usando lo stesso tipo di
strumenti che usavano gli altri. L'idea che avessero un metodo segreto
per divinare i movimenti del mercato era semplice fantasia.
N.2. Le cose non sono mai così semplici come sembrano.
I vantati modelli della Long-Term erano basati sulla
nozione di “tempo continuo” nei mercati finanziari. Questa teoria
suggerisce, tra le altre cose, che tutto è sempre valutato
correttamente dal mercato. In termini semplici, questo significa che
anche quando un'azione cala da 100 ad 80 (o sale da 80 a 100) non lo fa
con un salto: il suo prezzo si muove di piccole quantità in piccoli
incrementi di tempo. Se riuscite a seguire il prezzo durante la salita
(o il calo), potete coglierlo prima che raggiunga il fondo (o la cima),
un concetto questo che apre ad ogni tipo di possibilità di
compravendita. Questo principio fa anche però l'assunzione che i
mercati vivano in un universo che si trova in condizioni ideali (quali
ad esempio che la volatilità sia costante), cosa certamente non vera.
I trader della Long-Term avevano una specie di fede
religiosa nei concetti sottostanti il tempo continuo, e non potevano
semplicemente capire un mondo che non si comportasse in quel modo.
Quando infatti capirono quanto stessero sbagliando, era ormai troppo
tardi.
Ciò che maggiormente sorprende sull'adesione al tempo
continuo è che c'era già stato un recente esempio di comportamento dei
mercati che lo contraddiceva: il crash del mercato nel “Lunedì nero”
del 1987. In termini statistici, il “Lunedì nero” è stato un evento di
proporzioni inimmaginabili. Gli eventi che lo avevano provocato erano
così remoti da essere quasi inesistenti, eppure è successo. Perché?
Perché i mercati non obbediscono a regole semplici. In fin dei
conti, i dirigenti della Long-Term non riuscirono ad accorgersi che il
mondo poteva comportarsi in modo diverso da come loro lo percepivano.
E' bene restare con la mente aperta, anche se si hanno miliardi di
ragioni che vi dicono il contrario.
N.3 – Riconoscere un grosso rischio quando lo si vede.
Il modo in cui la Long-Term ha gestito compravendite con
una leva così alta, soprattutto quando si è avventurata in aree nelle
quali non aveva esperienza, è stata un costante danza con la
morte. Meriwether e compagnia pensavano di avere il polso della
situazione e di poter agire sul ciglio del burrone senza cadervi
dentro. E questo perché, errando, pensavano si sarebbe dovuta
verificare una coincidenza impossibile di disastri indipendenti per
intaccare il loro intero portafoglio. In realtà, loro avevano
strutturato i loro affari in modo tale che sarebbe bastato un solo
grande disastro (per esempio, il default delle obbligazioni russe) per
mettere sotto shock tutti gli altri mercati dell'intero portafoglio di
Long-Term. Questo, a sua volta, a scatenato la reazione a catena che ha
messo a terra il fondo. Mentre sembrava che nessuno in Long-Term se ne
accorgesse, ci fu chi se ne accorse. Molti di loro stavano nelle banche
le quali, anche contro il loro pareri più sensati, continuavano a
prestare capitali alla Long-Term. Questo ha allargato il collasso della
Long-Term oltre i limiti di una cattiva gestione di un singolo fondo:
si è trattato, in realtà, di un fallimento sistemico nella gestione dei
rischi da parte di tutta Wall Street. E si tratta dello stesso crollo
globale che permetterà, dieci anni più tardi, la crisi dei
subprime.
N.4 – Non vivere in una stanza isolata
Il quartier generale della Long-Term era in Connecticut,
lontano da Wall Street. Non tutte le aziende di trading devono per
forza stare a Manhattan, ma per la Long-Term la separazione fisica è
stata quanto meno una estensione del suo isolamento culturale.
Cerebrali, troppo affiatati e non proprio socievoli, i cervelli al
vertice della Long-Term scacciavano chiunque pensassero non fosse
intelligente come loro. Dato che il successo alimenta l'alterigia, la
Long-Term diventò una gigantesca bolla di sapone, un posto dove gli
alti dirigenti potevano tenersi lontano da un mondo per il quale non
avevano nessun rispetto. Questo a sua volta rafforzava l'attitudine a
pensare che i loro metodi di addestramento fossero senza falle,
nonostante chiari segni contrari. A quel punto gli alti dirigenti della
Long-Term si autoconvinsero che il loro modo di vedere fosse l'unico
possibile.
N.5 – Non credere alla propria stessa propaganda.
Le menti della Long-Term erano, senza dubbio, tra i più
brillanti personaggi che abbiano mai lavorato nella finanza. Tra di
loro c'erano due premi Nobel e molti Ph.D.: proprio una quantità
incredibile di intelligenza complessiva. Questo talento intellettuale è
quello che ha permesso al gruppo di sviluppare i suoi modelli dei
prezzi, la sua strategia d'affari e, in ultima analisi, gli
straordinari profitti che li resero – almeno per una volta –
favolosamente ricchi. Li rese anche arroganti. In un certo grado,
sarebbe stato difficile evitare un senso di superiorità, dati i
successi iniziali della Long-Term, ma il modo in cui i partner della
Long-Term trattavano il resto del mondo - ivi inclusi i propri
finanziatori - come scolaretti somari, si rivelò una tendenza
distruttiva. Quando l'azienda andò incontro a perdite catastrofiche nel
settembre 1998, non solo si trovò rapidamente senza amici, ma
addirittura circondata da ex partner trasformatisi in predatori. Molti
di loro fecero una fortuna facendo affari sulle perdite della
Long-Term, accelerandone il collasso. Questo sarebbe probabilmente in
larga misura successo comunque, dato che l'era dei banchieri
gentiluomini è finita da un pezzo. C'è stato tuttavia un grado non
trascurabile di schadenfreude [parola tedesca per “malignità”, NdT] nei comportamenti da cannibali dei soci della Long-Term.
N.6 – Usare il potere con saggezza
Nei primi tempi, la Long-Term ha sviluppato un enorme
ascendente nei confronti delle maggiori banche di Wall Street, che
volevano disperatamente beneficiare delle azioni del fondo. Long-Term
ritenne così di poter imporre le condizioni, e lo fece, eliminando i
pagamenti “haircut” che avrebbe dovuto tradizionalmente eseguire nei
confronti delle sue banche. Dove oltrepassò i limiti fu quando fece lo
stesso gioco con la Bear Stearns, che utilizzò come “camera di
compensazione” per le attività del fondo.
Larry Hilibrand, l'incarnazione vivente dell'arroganza
dell'azienda, negoziò un accordo capestro tra Long-Term e Bear che non
fu mai messo per iscritto. Come conseguenza, Bear avrebbe potuto annullare
l'accordo con la Long-Term quando avesse voluto, e quando il fondo
entrò nella sequela delle sue terribili perdite, la possibilità per la
Bear di staccare la spina quando avesse voluto trasformò la crisi in un
incubo.
N.7 – Anche la lealtà ha il suo lato oscuro.
Meriwether allevava la sua ristretta cerchia alla lealtà
e allo spirito di cameratismo e, come risultato, lasciò i suoi agire
senza controlli. Quando arrivò il momento di frenare, Meriwether non
ebbe né le capacità né l'attitudine per fare quel che si doveva fare.
Nel frattempo Meriwether permise alla sua cerchia ristretta di isolarsi
dagli altri circa 100 impiegati dell'azienda. Nessuno che non facesse
parte del gruppo dei fondatori poteva penetrare tra i loro ranghi, e
loro lo sapevano. Questo portò a del risentimento in un'epoca nella
quale poteva ancora essere affrontato. Quando la crisi toccò il fondo,
il personale fu tenuto completamente all'oscuro, anche se erano stati
oggetto di sottili pressioni perché mettessero nel fondo le loro
finanze personali. Verso la fine la Long-Term poteva letteralmente fare
solo affidamento sulla buona volontà altrui per salvare il fondo.
Quando gli alti dirigenti agiscono con un tale disprezzo verso gli
impiegati dai quali dipendono, la mancanza di amici diventa una
situazione che uno si è fabbricato da solo.
N.8 – Guardarsi alle spalle.
Quando la Long-Term si rivolse alla Goldman Sachs per un
aiuto, secondo alcuni, i trader della Goldman non solo chiesero alla
Long-Term di aprire i suoi libri contabili, ma la Goldman fece affari
sulla base di queste informazioni, martellando senza pietà le posizioni
della Long-Term. Questo aneddoto sottolinea l'attitudine mentale
mercenaria dell'ambiente in cui operava la Long-Term, e a quali rischi
si sottopose il fondo nel proteggere i suoi segreti così gelosamente, per
poi rivelarli a una parte che verosimilmente ne avrebbe fatto oggetto
di scorribande.
N.9 – La memoria è corta.
Nonostante le stupefacenti perdite e il comportamento
indipendente che caratterizzavano la Long-Term, coloro che erano stati
più direttamente responsabili della debacle si staccarono dalla azienda
ormai condannata e fecero carriera altrove nel settore finanziario. Lo
stesso Meriwether ritornò presto in affari, con 250 milioni di dollari
di capitale fresco. Che ci fosse chi voleva prestargli danaro ed avere
fiducia nei suoi luogotenenti per creare una nuova azienda
essenzialmente come la Long-Term, ma supponendo una gestione migliore
del rischio, mostra che nel mondo di Wall Street non ci possono essere
catastrofi così grandi da non poter far dimenticare i loro
perpetratori. Il crollo della Bear Stearns, e altri crolli ancora che
sicuramente avverranno nel futuro, ne sono la sicura prova.
N.10 – Non smettere di leggere
Questi pensieri sulle numerose carenza della Long-Term
sono solo la cima dell'iceberg. Anche se il crollo della Long-Term ha
avuto un'ampia copertura, colori i quali siano interessati
nell'apprendere di più farebbero bene a leggere qualsiasi libro o
articolo sulla materia, così come quelli che già iniziano a documentare
i problemi che hanno portato alla crisi dei subprime. Come mostra
l'esempio di Bear Stearns, la storia si ripete anche per quelli che
hanno contribuito a farla. Proprio come il fiasco dei subprime è venuto
dopo il crollo della Long-Term, così un'altra crisi finanziaria seguirà
quella dei subprime. Coloro che imparano a guardare al futuro leggendo
il passato ne saranno i migliori gestori del rischio.
Bill Coffin è redattore e direttore editoriale della Risk Management.
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