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Bush e Blair fecero un patto segreto sulla guerra in Iraq 

La decisione nove giorni dopo l'11 settembre 
Un ex-ambasciatore rivela la discussione 

David Rose 

Domenica 4 aprile 2004 

The Observer 

Il Presidente George Bush chiese a Tony Blair di sostenere la rimozione di Saddam Hussein dal potere durante una cena privata alla Casa Bianca nove giorni dopo gli attacchi terroristici dell'11 settembre 2001. 
Secondo Christopher Meyer, ex Ambasciatore britannico a Washington, che era alla cena, Blair disse a Bush che non si sarebbe dovuto distrarre dalla guerra conro l'obiettivo iniziale contro il terrorismo - ovvero i Talibani e al-Qaeda in Afghanistan. 

Bsuh replicò, secondo Meyer, dicendo: 'sono d'accordo con Lei, Tony. Dobbiamo considerare questo come prima cosa. Ma appena sistemato l'Afghanistan, dobbiamo rivolgerci all'Iraq.' Il cambiamento di regime era già allora la politica degli Stati Uniti. 

Era chiaro, dice Meyer, 'che quando fossimo tornati ad occuparci dell'Iraq non sarebbe stato per discutere sanzioni economiche più intelligenti. Meyer dice in altri punti della sua intervista che Blair credette come improbabile che Saddam potesse essere rimosso dal potere o avrebbe abbandonato le sue armi di distruzione di massa senza una guerra. 

Di fonte alla prospettiva di un'ulteriore guerra, aggiunge, Blair 'non disse niente a favore di un'esitazione.' 

Dettagli di questa conversazione straordinaria saranno pubblicati questa settimana in un articolo di 25,000 parole sul percorso verso la guerra nel numero di maggio del Magazine americano Vanity Fair. Fornisce nuove prove delle affermazioni del mese scorso fatte in un libro dall'ex capo di contro-terrorismo di Bush, Richard Clarke, secondo le quali Bush era 'ossessionato' dall'Iraq come suo obiettivo principale dopo l'11 settembre. 

Ma le implicazioni per Blair possono essere ancora più esplosive. La discussione implica che, anche prima del bombardamento dell'Afghanistan, Blair già sapeva che gli Stati Uniti intendevano attaccare Saddam subito dopo, anche se continuava ad insistere in pubblico che "nessuna decisione era stata presa"  fino a poco prima del momento in cui l'invasione è iniziata nel marzo 2003. E' probabile che i suoi critici si attacchino al rapporto tra i due leader e chiedano di sapere quando Blair si risolse ad offrire il sostegno richiesto da Bush. 

L'articolo di Vanity Fairi offre ulteriori munizioni sotto forma di estratti dall'agenda privata del primo Segretario Internazionale allo Sviluppo, Clare Short, durante i mesi che condurranno poi alla guerra. Questo rivela come, durante l'estate del 2002, quando Blair ed i suoi consulenti più vicini stavano montando una intensa campagna diplomatica per persuadere Bush a cercare il sostegno delle Nazioni Unite sull'Iraq, promettendo in cambio l'appoggio britannico ad una azione militare, Blair apparentemente abbia celato le sue azioni al suo Gabinetto. 

Per esempio, il 26 luglio Short scrisse che aveva esternato la sua "crescente preoccupazione sull'Iraq" in una riunione con Blair, chiedendolo un dibattito sull'Iraq nella successiva riunione di Gabinetto - l'ultima prima della pausa estiva. Blair rispose che questo non era necessario perché "'sarebbe stato esagerato ... disse che niente [era stato] deciso, e che non lo sarebbe stato fino all'estate." 

Di fatto, quella settimana il consulente di politica estera di Blair, Sir David Manning, era a Washington, dove incontrava Bush ed il suo Consulente della Sicurezza Nazionale, Condoleeza Rice, per appoggiare i termini di Blair per un appoggio militare, e Blair stesso aveva scritto un memorandum personale al Presidente nel quale questi venivano definiti. Vanity Fair cita un rappresentante americano senior dell'ufficio del Vicepresidente Dick Cheney che dice di avere letto alcuni giorni dopo la trascrizione di una telefonata tra Blair e Bush. 

'Il modo di leggerlo era che, accada quel che accada, Saddam stava per cadere; dissero che stavano andando avanti, stavano per abbattere il regime, e stavano facendo la cosa giusta. Blair non ebbe alcun bisogno di essere convinto. Non c'era nessun "Vieni, Tony, monta a bordo". Ricordo leggendo di avere pensato, "OK ora so quello che faremo l'anno prossimo."' 

Prima di quella telefonata, dice questo rappresentante, aveva l'impressione che la probabilità di invasione era alta, ma ancora sotto il 100 per 100. Dopo, dice, "era una scommessa certa." 

Il 9 Settembre, come registra l'agenda di Short, quando Blair andò ad un vertice con Bush e Cheney a Camp David per discutere gli ultimi dettagli,"T[ony] B[lair] mi diede assicurazioni quando chiesi che l'Iraq sarebbe stato discusso nel Gabinetto, che nessuna decisione [era stata] o [era] imminente." Più tardi quel giorno lei apprese dal Cancelliere, Gordon Brown, che Blair aveva chiesto di rendere disponibili 20,000 uomini britannici nel Golfo. Lei ancora credette alle assicurazioni del suo Primo Ministro, ma scrisse che, se non avesse fatto così, avrebbe dovuto "quasi certamente" dimettersi dal Governo. In quella congiuntura le sue dimissioni avrebbe dato un colpo molto duro a Blair. 

Ma se Blair stava ingannando il suo stesso Governo e partito, sembra avere fatto la stessa cosa con Bush e Cheney. Alla riunione di Camp David, Cheney stava ancora resistendo all'idea di portare il caso Saddam e le sue presunte armi di distruzione di massa all'ONU. 

Secondo Meyer e il rappresentante senior di Cheney, Blair portò aiuto alla vittoria delle sue ragioni dicendo che lui avrebbe potuto essere disarcionato al congresso del Partito Labour quel mese se Bush non avesse accettato il suo consiglio. La costituzione del partito rende chiaro che questo sarebbe stato impossibile, e personaggi senior del partito sono d'accordo che, in quella circostanza, non si trattava di un'asserzione politicamente realistica. 

L'agenda di Show mostra che nella corsa finale verso la guerra Blair la persuase a non dimettersi ed affermò ripetutamente che Bush aveva promesso che sarebbe stata l'ONU, e non la coalizione condotta dagli Americani, che avrebbe soprinteso alla ricostruzione dell'Iraq. Questo, scrive, fu il fattore decisivo della sua decisione di restare nel Governo - con conseguenze devastanti per la sua reputazione politica.

Vanity Fair rivela inoltre che il 13 gennaio, ad un pranzo attorno alla tavola di mogano nell'ufficio di Rice della Casa Bianca, il massimo consulente del Presidente Chirac, Maurice Gourdault-Montagne, ed il suo ambasciatore a Washington, Jean-David Levitte, fecero agli Stati Uniti un'offerta che avrebbero dovuto accettare. Nella speranza di evitare una rottura aperta tra i due paesi, loro dissero che, se l'America fosse stata determinata alla guerra, non avrebbe dovuto cercare di ottenere una seconda risoluzione, ma che la Risoluzione 1441 dell'autunno precedente avrebbe fornito una sufficiente copertura legale, e che la Francia sarebbe stata zitta se l'amministrazione avesse proceduto.

Ma Bush aveva già promesso a Blair che avrebbe cercato di ottenere una seconda decisione e Blair temeva che era probabile avrebbe perso l'appoggio del Parlamento senza questa. Nel frattempo, il dipartimento legale del Foreign Office stava dicendogli che senza una seconda decisione la guerra sarebbe stata illegale, un punto di vista che Lord Goldsmith, il procuratore generale, sembrava condividere in quello scenario. Quando la Casa Bianca chiese l'opinione di Blair sull'apertura francese, lui glissò 

Un portavoce di Downing Street ha detto la sera scorsa:" L'Iraq è stato per molto tempo una priorità politica ed oggetto di discussioni in molti incontri tra i due leader. La nostra posizione è sempre stata chiara: che avremmo tentato di lavorare con l'ONU, e che una decisione su eventuali azioni militari non sarebbe stata presa fin quando tutte le altre opzioni non si fossero esaurite nel marzo dell'anno scorso." 

 

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