DOCUMENTAZIONE - Storia e politica italiana e internazionale





INDICE

HOME

Presidenziali USA

Presidenziali Francia 07

COREA DEL NORD

EUROPA

ITALIA - STORIA

Pensiero Economico

IRAQ

ONU

PALESTINA

IRAN

AFGHANISTAN PAKISTAN

RUSSIA E CAUCASO

RIVOLUZIONE RUSSA

MEDIO ORIENTE

GLOBALIZZAZIONE

KOSOVA

ECHELON

UZBEKISTAN

AFRICA

ATTENTATI SPAGNA

MONDO

MEDIA

 

CERCA NEL SITO

 

Linkback:

Territorio scuola

Sensagent

Leprechaun


La crisi dell'Euro spinge la Germania e gli Stati Uniti in un scontro tattico

N.Y.Times 

Nicholas KULISH


Pubblicato Il 

10 Dicembre 2011
Articolo originale

BERLINO – I leader europei hanno appena elaborato la loro ultima risposta alla crisi dell'euro la scorsa settimana, ed ecco che viene in primo piano uno scontro tedesco-americano sul modo migliore di gestire questa vasta crisi finanziaria e di rimettere l'economia mondiale su solide basi.

Il Cancelliere tedesco Angela Merkel ha sfidato gli scettici ed ha gettato le basi per una unione più profonda che ha detto correggerà gli errori della nascita dell'euro e metterà l'integrazione su di un percorso stabile a lungo termine. In questo processo ha imposto la disciplina di bilancio tedesca all'Europa come ricetta per combattere i mali che affliggono la regione.

Mentre però gli ingranaggi del contratto europeo erano ancora in fase di montaggio, il presidente Obama ha dato il suo più esplicito monito che abbia mai dato sulla soluzione indicata dalla Germania. Ha detto che l'obiettivo a lungo termine di un cambiamento politico ed economico è corretto e una buona cosa, ma ha sottolineato che la mancanza di una rapida e forte reazione alle forze del mercato sarà un pericolo per la sopravvivenza dell'euro nei prossimi mesi.

Al centro del dibattito è la questione di quanto i governi debbano piegarsi alla potenza dei mercati. Obama vede il mantenimento della stabilità dei mercati e la fiducia degli investitori come un obiettivo primario del governo e un prerequisito per perseguire grandi cambiamenti nella politica dello stato. La signora Merkel guarda all'industria finanziaria con profondo scetticismo e sostiene, in modo quasi moralistico, che ogni cambiamento reale è impossibile se creditori e debitori non pagano un conto salato per i loro errori.

"E 'una battaglia di idee", ha detto Almut Möller, un esperto dell'Unione europea al Consiglio tedesco sulle Relazioni Estere. "C'è una diversa visione di come impostare una economia sostenibile in un mondo globalizzato. E qui c'è una frattura importante ".

Sarà difficile sapere entro settimane, o forse anche mesi, quale sia l'approccio giusto. Ma è chiaro che la posta in gioco è alta: la salvezza dell'economia mondiale, dell'Unione europea e forse delle speranze presidenziali in bilico di Obama. Gli economisti hanno per mesi insistito che costringere a piani di austerità le economie problematiche dell'Europa, mentre è una buona soluzione a lungo termine, potrebbe portare ad una  profonda crisi nel breve periodo, compromettendo ogni possibilità di cambiamenti efficaci.

Sul piano politico, la signora Merkel può guardarsi indietro, alla riunione della scorsa settimana dei leader a Bruxelles e può dichiarare: "Ci siamo riusciti." Dove il suo mentore, l'ex cancelliere Helmut Kohl, non ha avuto successo, la signora Merkel è riuscita a far passare un controllo sulle spese pubbliche che permetterà alla Corte di giustizia europea di annullare le leggi nazionali che violano la disciplina di bilancio.

La reazione iniziale dei mercati alla riunione di Bruxelles è stata positiva, ma questo è successo prima delle tante discussioni sulla questione tra i leader europei. Gli scettici dicono che, economicamente, la signora Merkel, la regina europea della linea dura dell'austerità. ha ottenuto una vittoria di Pirro, che cadrà a pezzi come tutte le altre soluzioni annunciate come definitive, e che poi si sono rivelate effimere.

"Se il nuovo assetto risultasse incapace di far rispettare le regole, torneremo al punto di partenza", ha detto Thomas Klau, analista politico e capo della sede di Parigi del Consiglio europeo per le Relazioni Estere.

Poco prima dell'inaspettato solido successo della signora Merkel, Obama ha lanciato il suo monito  rimasto inascoltato attraverso l'Atlantico. "C'è una crisi a breve termine che deve essere risolta", ha detto, "per assicurarsi che i mercati abbiano fiducia che l'Europa difenderà l'euro."

Obama è orgoglioso dei risultati che ha conseguito nel mantenere non solo gli Stati Uniti, ma anche tutto il mondo, al riparo da un tracollo finanziario dopo il 2008, con un enorme stimolo della spesa pubblica in tandem con il supporto senza limiti della Federal Reserve. Il presidente e i suoi alleati dicono oggi che così facendo, possono anche avere impedito al mondo di cadere in un'altra Grande Depressione.

Ignorando il pericolo a breve termine, funzionari americani affermano che la signora Merkel senza volerlo sta sfiorando quel pericolo che a malapena sono riusciti a tenere a bada. Gli stati forti possono prendere in prestito a buon mercato, sostengono gli economisti principali su entrambe le sponde dell'Atlantico, e hanno l'obbligo di intervenire in modo più aggressivo di quanto farebbero in tempi normali per compensare il crollo della domanda privata.

I tedeschi sono fermamente contrari a qualsiasi soluzione che comporti un maggiore debito, ma ancora di più alle politiche che potrebbero indurre inflazione, una loro storica ossessione. I responsabili politici di Berlino e presso la sede della Bundesbank a Francoforte hanno invitato alla moderazione la Banca centrale europea, insistendo che non dovrebbe comprare troppe obbligazioni di paesi fortemente indebitati della zona euro.

"Salveremo l'euro. Dobbiamo salvare l'euro. Abbiamo le più grandi risorse e il massimo interesse. Ma noi seguiremo il rigore di bilancio", ha detto Josef Joffe, editore del settimanale tedesco Die Zeit, nel descrivere la posizione tedesca. "Non possiamo sacrificare le nostre memorie."

Il team di Obama sostiene che con la recessione all'orizzonte per l'Europa, il pericolo di inflazione è basso mentre il pericolo vero è una grande depressione. I funzionari dell'amministrazione e molti economisti sostengono che la Germania ricorda la crisi sbagliata, e si dovrebbe concentrare sulla ripetizione della deflazione e la recessione del 1930, non sulla ripetizione della iperinflazione degli anni '20.

Gli americani hanno un approccio molto più accomodante verso il problema del moral hazard dei tedeschi. Il momento per fare i conti è dopo che si sia ristabilita la stabilità finanziaria, dicono gli americani, altrimenti sarà la gente comune, e non i ricchi, a patire di più in una recessione.

Il presidente Obama sta come ovvio andando incontro a nuove elezioni e vede l'Europa come uno dei maggiori pericoli per le sue possibilità di riuscita, in quanto potrebbe far muovere la lancetta dell'economia americana in recessione se l'austerità dovesse peggiorare l'attuale crisi. I rappresentanti tedeschi sono ben consapevoli di questo e si lamentano in privato che i risultati elettorali siano la principale preoccupazione di Obama.

I tedeschi, dal canto loro, sembrano quasi dare il benvenuto al crollo della fiducia dei mercati: senza la pressione crescente dei mercati, Silvio Berlusconi non si sarebbe dimesso da primo ministro d'Italia. E i partner europei in maggioranza non avrebbe dato alla Corte di giustizia europea il potere di annullare le leggi in contrasto con la disciplina di bilancio senza l'incentivo della paura.

"I tedeschi hanno una visione strategica o un vantaggio nel lasciare che la crisi arrivi al limite all'interno dell'Unione europea come necessaria perché la Francia sia disposta a rinunciare alla sovranità del paese, cui si sono sempre opposti," ha affermato Jacob Kirkegaard Funk del Peterson Institute for International Economics di Washington. "Si potrebbe dire che la crisi sia stata il campanello d'allarme o lo strumento che la Germania ha utilizzato per indurli a sottomettersi."

Molti tedeschi ritengono anche l'infatuazione degli gli anglo-americani per il settore finanziario come la radice del declino di competitività dell'Occidente con un Oriente in crescita. Le grandi banche creano e sfruttano le bolle, che richiedono enormi salvataggi – dicono - senza creare una crescita sostenibile. Nel frattempo, le esportazioni tedesche hanno raggiunto quest'anno un record, superando per la prima volta il traguardo dei 1.000 miliardi di euro, ovvero circa 1.300 miliardi dollari.

La strategia della signora Merkel rimane comunque molto rischiosa. Lei stessa ha fatto male i suoi calcoli quando ha insistito un anno fa che qualsiasi piano di salvataggio dovesse includere il settore privato per contribuire a quello del settore pubblico, un requisito incluso nel salvataggio della Grecia. I mercati hanno punito Italia e Spagna a causa di quella posizione, come è stato lasciato intendere la settimana scorsa alla riunione di Bruxelles.

Obama era sufficientemente preoccupato da mandare il suo segretario al Tesoro, Timothy F. Geithner, a suonare il campanello d'allarme in tutto il continente prima del vertice. Ma gli altri membri della zona euro hanno ingoiato le loro riserve e si sono mossi verso l'accordo di Venerdì, perché i crescenti costi finanziari non hanno lasciato loro altra scelta che seguire l'esempio della Germania.

"I paesi che avevano resistito a questo tipo di posizioni in passato, sono così sotto pressione che attualmente vedono necessario recuperare credibilità", ha detto Jürgen Matthes, economista senior presso l'Istituto di Colonia per la ricerca economica.

Alla fine, le vedute della signora Merkel la spunteranno nettamente su quelle di Obama. "Merkel suona la musica e scrive le note", ha dichiarato Joffe, editore di Die Zeit.

Se la strategia della signora Merkel funzioni o meno è una domanda che i mercati cominceranno a porsi lunedì, le piaccia o meno.


INDICE

Cerca nel sito: