DOCUMENTAZIONE - Storia e politica italiana e internazionale





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Editoriale

Tea Party, Take Two [attaccatevi e tenetevi forte!, NdT)

Di JOE NOCERA

New York Times, 05/08/2011

Nei quattro mesi da quando ho iniziato a scrivere editoriali, la cosa che più mi ha sorpreso è quanto appaia a volte dannatamente liberal. So che sembra una cosa strana da dire, quindi lasciatemi spiegare.

Crescendo nella democraticissima Providence, RI, nel 1950, era difficile non assorbire i valori del Partito democratico, il partito di Roosevelt, come i miei genitori spesso mi ricordavano, che aveva guidato il paese attraverso la Grande Depressione. I miei genitori e i loro amici credevano nelle tasse progressive sul reddito, nell'importanza dei sindacati (i miei genitori erano insegnanti di scuola pubblica), e in uno stato che aiuti coloro che non si possono aiutare da soli. E' stato solo quando mi sono trasferito a Washington dopo il college che ho avuto modo di conoscere qualche  repubblicano. E solo  quando mi sono avvicinato ai trent'anni, vivendo in Texas, mi sono accorto di quanto la maggior parte del paese sia conservatrice.

All'inizio della mia carriera come giornalista ho avuto un mentore, Charlie Peters, che credeva fermamente che fosse importante per i liberal criticare i principi sbagliati del modo di pensare liberal. Usava, per farlo, la sua rivista, The Washington Monthly, e i suoi giovani redattori, tra i quali me stesso,  lo facevano regolarmente. Mi ricordo che una volta ho scritto un articolo così critico dei sindacati degli insegnanti che mia madre si scomodò per lagnarsene in una lettera al direttore.

In Texas, dove ho iniziato a scrivere di affari, le mie vedute si sono ulteriormente evolute. Gli uomini d'affari non erano l'incarnazione del male, come i liberal a volte sembravano pensare. Alcuni regolamenti avevano senso, ma altri no. E così via. Mi sono visto diventare un pragmatico che preferisce le soluzioni di buon senso all'ideologia.

Poi è arrivata la crisi finanziaria. Mi piace scherzare sul fatto che non c'è nulla di più adatto di una buona crisi finanziaria per trasformarci in liberal. Ma non è proprio uno scherzo. Più imparavo i retroscena che hanno portato alla crisi, più inorridivo. La mancanza di regolamentazioni e di vigilanza di Wall Street e delle grandi aziende subprime come Countrywide, guidate dalla ideologia della deregulation, sono stata cose da incoscienti e irresponsabili.

Il rifiuto da parte dei regolatori del sistema bancario di fermare gli abusi dei subprime è al limite della negligenza criminale. La riluttanza del Dipartimento di Giustizia di Obama, anche oggi, a chiamarli a rendere conto del loro ruolo nella crisi è sconfortante.

I repubblicani, una volta preso il controllo della Camera dei Rappresentanti, hanno cominciato a minare sistematicamente la legge di riforma Dodd-Frank, respingendo le nuove, e soprattutto importanti, regole dirette a prevenire un altro crollo. Il peggio è stato il modo con cui i repubblicani hanno bastonato Elizabeth Warren, quando ha cercato di mettere in piedi il nuovo ufficio finanziario per la protezione dei consumatori. Questa agenzia, se fosse stata presente prima del 2008, avrebbe impedito a milioni di americani, molti dei quali poveri e finanziariamente non avveduti, di subire le estorsioni delle società di mutui. Vedere accadere tutto questo mi ha fatto arrabbiare.

La rabbia ha raggiunto il suo apice martedì, quando ho scritto un articolo in cui paragonavo i repubblicani del Tea Party ai terroristi. Le parole che ho scelto sono state considerate intemperanti e offensive da molte persone, e sono stato severamente criticato. Sono stato ipocrita, hanno detto i critici, ad usare un tale linguaggio, quando in altre occasioni ho fatto appello per una politica più civile. Alla fredda luce del giorno, sono d'accordo con loro. Mi scuso.

Continuo a pensare che sia stato terribilmente sbagliato per i repubblicani usare la minaccia del default per insistere su massicci tagli alla spesa, anche se il presidente Obama merita biasimo per avere giocare la sua mano così malamente.

Mettendomi di nuovo il cappello da pragmatico, penso anche che il Congresso non avrebbe potuto scegliere un momento peggiore per tagliare la spesa pubblica. Certo, l'enorme debito del Paese - e i programmi di spesa che stanno aumentando il deficit federale - devono essere messi sotto controllo.

Ma guardate quant'è malata l'economia. Standard and Poor ha appena declassato il debito degli Stati Uniti per la prima volta nella storia moderna. Nonostante i numeri miglior del previsto sull'occupazione di venerdì, la disoccupazione rimane ostinatamente, e inaccettabilmente, alta. E  quest'anno la crescita del PIL è inferiore all'1 per cento. Il mercato azionario è nervoso. Le aziende hanno liquidi, ma non assumono perché non c'è domanda per i loro prodotti.

Bloccare la spesa non può che peggiorare le cose. Mark Zandi, il noto economista di Moody Analytics - che plaude all'accordo sul tetto del debito – ha riconosciuto con me che se i tagli di spesa più importanti si faranno nel 2013, come è attualmente previsto, ciò costerà al paese l' 1,5 per cento del PIL. L'accordo sul tetto del debito, mi sembra, garantisce di fatto una nuova recessione.

Più spaventoso di tutto, il corpo a corpo sulla spesa riprenderà poco dopo che il Congresso tornerà  dalla pausa di agosto, e il suo supercomitato inizierà a cercare ulteriori $ 1.500 miliardi di tagli. E' difficile immaginarsi come l'esito di tali negoziati possa essere diverso da questo terribile ultimo round. Con ogni probabilità, infliggeranno ulteriori danni alla nostra martoriata economia.

Scriverò certamente articoli su questi negoziati. Ma senza fare nomi. Questo posso prometterlo.

 

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