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DOCUMENTAZIONE - Storia e politica italiana e internazionale

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Fine di una bella favola

Pubblicato il 26 Aprile 2012

Questo è il mese nel quale la fata fiducia è morta.

Negli ultimi due anni la maggior parte dei politici in Europa e di molti politici ed esperti in America sono stati alla mercè di una dottrina economica distruttiva. Secondo questa dottrina i governi dovrebbero reagire, di fronte ad una economia fortemente depressa, non nel modo in cui i libri di testo dicono che si dovrebbe - spendendo di più per compensare il calo della domanda privata - ma con l'austerità di bilancio, tagliando la spesa pubblica nel tentativo di riequilibrare i bilanci.

I critici hanno fin dall'inizio avvisato che l'austerità in tempi di depressione l'avrebbe solo peggiorata. Ma gli "austeri" hanno insistito sul fatto che sarebbe accaduto il contrario. Perché? Per via della fiducia! "La fiducia ispirata da queste politiche favorirà invece di ostacolare la ripresa economica," ha dichiarato Jean-Claude Trichet, l'ex presidente della Banca centrale europea, un'affermazione che ha avuto eco qui tra i repubblicani al Congresso.

Ovvero, come ho già avuto modo di dire, l'idea era che sarebbe arrivata la fata fiducia a premiare i responsabili delle virtuose politiche di bilancio.

La buona notizia è che molte persone influenti ammettono finalmente che la fata fiducia era un mito. La cattiva notizia è che, nonostante questa ammissione, sembra poco probabile che ci sia a breve termine un cambiamento di rotta,  né in Europa, né in America, dove non abbiamo mai pienamente abbracciato questa dottrina, ma abbiamo in compenso avuto comunque un'austerità de facto sotto forma di enormi tagli alla spesa all'occupazione a livello degli stati e locale.

E a proposito di questa dottrina: questo appellarsi alle meraviglie della fiducia è una cosa che sarebbe stata molto familiare a Herbert Hoover, e la credenza nella fata fiducia ha funzionatotanto bene per l'Europa di oggi quanto per l'America di Hoover. In tutta la periferia dell'Europa, dalla Spagna alla Lettonia, le politiche di austerità hanno prodotto recessione e disoccupazione ai livelli di una Depressione, e la fata fiducia non si è fatta vedere neppure in Gran Bretagna, la cui svolta verso l'austerità due anni fa fu accolta con alti osanna da parte delle élite politiche di entrambe le sponde dell'Atlantico.

Niente di tutto questo dovrebbe suonare come una novità, dato che l'incapacità delle politiche di austerità di portare ai risultati promessi è un fatto largamente ovvio. I leader europei hanno tuttavia per anni voluto negarlo, insistendo sul fatto che le loro politiche avrebbero iniziare a funzionare da un momento all'altro, e celebrando trionfi all'apparire di ogni supposto accenno di prova favorevole. In particolare, le (letteralmente) lunghissime pene Irlandesi sono state salutate come un successo non una, ma ben due volte, all'inizio del 2010 e poi nell'autunno del 2011. Ogni volta il presunto successo si è rivelato un miraggio; dopo tre anni di austerità, l'Irlanda non ha ancora mostrato alcun segno di vera ripresa da una crisi che ha spinto il tasso di disoccupazione a quasi il 15 per cento.

Nelle ultime settimane tuttavia qualcosa è cambiato. Diversi eventi - il collasso del governo olandese rispetto alle misure di austerità proposte, il forte risultato di un François Hollande vagamente anti-austerità nel primo turno delle elezioni presidenziali in Francia, e uno studio  economico che mostra come la Gran Bretagna stia facendo peggio nella crisi attuale di quanto non abbia fatto nel 1930, sembrano aver finalmente rotto il muro del diniego.

Improvvisamente, tutti ammettono che l'austerità non funziona.

Il problema è ora cosa succederà. E la risposta, temo, è la seguente: non molto.
Per prima cosa, mentre il austeri sembrano aver rinunciato alla speranza, non hanno però rinunciato alla paura, ovvero all'affermazione che se non si taglia la spesa, anche in un'economia depressa, ci si trasformerà in una Grecia, con altissimi costi di indebitamento.

Ora, la pretesa secondo la quale solo l'austerità sia in grado di tranquillizzare i mercati obbligazionari si è dimostrata altrettanto sbagliata di quanto quella che che la fata fiducia avrebbe portato la prosperità. Sono passati quasi tre anni da quando il Wall Street Journal avvertiva senza posa che l'attacco dei vigilanti alle obbligazioni del debito degli Stati Uniti era iniziato, e non solo gli oneri finanziari sono rimasti bassi, ma si sono effettivamente dimezzati.

Il Giappone ha ricevuto avvertimenti sul suo debito per oltre un decennio, e questa settimana può prendere a prestito a lungo termine ad un tasso di interesse inferiore all'uno per cento.

Gli analisti seri sostengono ora che l'austerità di bilancio in una economia depressa è presumibilmente controproducente: facendo contrarre l'economia e peggiorando le entrate a lungo termine, l'austerità peggiora l'andamento del debito anziché miglioralo.

Ma se la fata fiducia sembra essere veramente morta e sepolta, le storie paurose sul deficit continuano ad avere successo. I difensori delle politiche britanniche respingono infatti qualsiasi richiesta di un ripensamento, nonostante l'evidenza che le loro premesse fossero sbagliate, sulla base del fatto che qualsiasi allentamento dell'austerità potrebbe fare alzare i tassi di interesse sul debito.

Stiamo dunque vivendo in un mondo di politiche economiche zombie, di politiche cioè che avrebbero dovuto essere già morte per le prove che tutte le loro premesse erano sbagliate, ma che continuano a comunque ad andarsene in giro. E nessuno riesce ad indovinare quando questo regno dell'errore finirà.

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