DOCUMENTAZIONE - Storia e politica italiana e internazionale





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Tre domande a ... Hosham Dawod

"Moqtada al-Sadr, una formidabile forza di disturbo" 

NOUVELOBS.COM | 07.04.04 | 11:22

Antropologo al Centro di studi interdisciplinari dei fatti religiosi (CNRS) e specialista dell'Iraq, Hosham Dawod è il coautore di "La società irachena: comunità, poteri e violenze" (Karthala, 2003) ed ha appena diretto il lavoro "Tribù e poteri in Terra di Islam", Armand Collin, aprile 2004. 

Chi sono questi sciiti che si dichiarano prima di tutto iracheni? 

- Lo sciismo è un confessione intrareligiosa. Gli iracheni sciiti sono musulmani e nella loro schiacciante maggioranza, arabi. Per la maggior parte, vivono nel centro e nel sud dell'Iraq. Questa comunità è differente degli altri iracheni arabi per la sua confessione. Niente altro di fondamentale la differenzia dal resto degli iracheni. 
Gli sciiti si sentono abbandonati, gettati in un angolo, dall'ordine politico che regna in Iraq ed anche nel mondo arabo musulmano (eccettuato l'Iran). Si sentono le vittime di un potere che, per essi, fa rima con sunnismo. Oggi, in Iraq, chiedono il potere, e questo è tutto! 
Gli sciiti iracheni sono di rito immamita. Secondo la loro mitologia politica, un iman scampato - il dodicesimo iman, gli undici altri sono stati assassinati - ma scomparso e nascosto, riapparirà al momento stabilito. Aspettando il suo ritorno, preparano la società al suo arrivo. Formano dei battaglioni, dei partiti politici, in breve vogliono gestire qui, in sua assenza, la città terrena. 

La "casa sciita irachena" si divide grosso modo in due grandi correnti. 

Quelli che seguono il grande ayatollah Ali Sistani sono di gran lunqa i più numerosi. Quest'ultimo ha adottato una posizione critica di fronte all'occupazione ed oggi di fronte alla legge amministrativa provvisoria, votata dal consiglio provvisorio di governo iracheno l'8 marzo scorso, ma l'ha alla fine "accettata" purché porti ad una Costituzione che dia un ruolo più importante agli sciiti dopo la restituzione della sovranità. 
In seguito alle violenze di questi ultimi giorni, Ali Sistani, che è il massimo riferimento sciita che esista al mondo, ha lanciato un solenne appello alla calma. Se conosciamo le finezze della retorica sciita, ciò suona precisamente come una implicita sconfessione della seconda corrente, quella di Moqtada al-Sadr. La reazione di Sistani pone sullo stesso piano i sostenitori di Moqtada al-Sadr e gli americani! 

Ma cosa vogliono i sostenitori di Moqtada al-Sadr? 

- Moqtada al-Sadr è il radicalismo attraverso l'azione. E' per l'instaurazione di una repubblica islamica gestita dagli sciiti. È per questo scopo che ha formato la sua milizia. Ma la sua corrente è chiaramente minoritaria. I suoi bastioni sono le bidonville intorno a Bagdad, in alcuni quartieri di Bassora, la città di Koufa, non lontano dalla città santa di Najaf. Approfitta dell'incertezza che regna, dell'assenza dello Stato. E Moqtada al-Sadr vuole la chiusura, il ritorno della donna in casa, ecc. Vuole rendere illecito tutto ciò che è al di fuori della charia. 
Il suo messaggio non costituisce un'alternativa politico sociale, ma in questa periodo di svolta e di incertezza, trova degli adepti e può diventare una formidabile forza di disturbo. Questo spiega la rapidità e la brutalità della reazione americana. 

E' prevedibile una partecipazione di questo movimento al futuro governo iracheno? 

- No, perché Moqtada al-Sadr è isolato in seno allo stesso sciismo. Il grande ayatollah Ali Sistani che è il riferimento di questa confessione l'ha rinnegato. Non dimenticherà mai l'episodio tragico del 10 aprile 2003, vale a dire un giorno dopo la caduta di Bagdad, quando è stato accerchiato nella sua casa dai sostenitori di Moqtada al-Sadr che voleva assassinarlo. Nel mentre Moqtada al-Sadr prova a guadagnare posizioni con la forza. Durante le ultime manifestazioni, i suoi sostenitori richiedevano apertamente il potere e l'abrogazione della nuova legge amministrativa provvisoria. 
Ma ciò che bisogna sottolineare è che sono gli americani che si sono messi in questa situazione. Hanno chiuso il giornale di Moqtada al-Sadr, arrestato il suo braccio destro accusandolo dell'assassinio di Abdul Majiid al-Khoui, figlio dell'anziano grande ayatollah, e l'hanno dichiarato fuorilegge. Risultato, Moqtada al-Sadr passa per un modello di ribellione presso i poveri e abbandonati delle bidonville, presso una certa gioventù marginale che ha l'impressione che li rappresenti. 
Ricordiamo tuttavia che la milizia di Moqtada al-Sadr, detta l'esercito di Mehdi, è poco numerosa e strutturata debolmente. Inoltre Moqtada al-Sadr manca agli occhi della maggioranza sciita di esperienza politica e religiosa, e non ha un buon livello di istruzione, cose importanti per apparire agli occhi della masse sciite come un riferimento religioso. Tutte queste carenze lo indeboliscono molto, per non parlare della sua giovane età, che lo sminuisce in una società dove saggezza fa rima con l'età. Vorrebbe forgiare il potere a suo modo e questo nessuno l'accetterà, né gli americani, né i partiti politici sciiti e meno che meno il grande ayatollah Ali Sistani. 

Intervista raccolta da Laure Gnagbé 
(martedì 06 aprile 2004) 

 


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