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Austerità europea – siamo di nuovo al 1931?

Articolo originale

23/11/2011 di Fabian Lindner

Fabian Lindner è un economista che lavora all'Istituto di Politica Macroeconomica (IMK) della Fondazione Hans-Böckler. Ha studiato in Germania e in Francia e ha ottenuto dei master in scienze politiche e in economia. Scrive nel blog “Herdentrieb” del settimanale tedesco “Die Zeit”.

Un paese è sull'orlo dell'abisso economico e politico; lo stato è sull'orlo della bancarotta e persegue severe politiche di austerità: gli impiegati statali subiscono grandi tagli agli stipendi e le tasse vengono drasticamente alzate; l'economia ristagna e il tasso di disoccupazione esplode; la gente si scontra in strada l'uno contro l'altro mentre le banche collassano e i capitali fuggono dal paese. La Grecia nel 2011? No, la Germania nel 1931.

Il capo del governo non è Lucas Papademos, ma Heinrich Brüning. Il “cancelliere famelico” taglia la spesa pubblica per decreto, ignorando il Parlamento mentre il PIL è in caduta libera. Due anni dopo Hitler prenderà il potere, e otto anni dopo inizierà la Seconda guerra mondiale. La situazione politica attuale è diversa, ma i paralleli economici sono spaventosi.

Come nella attuale crisi dei paesi, il problema principale della Germania era il debito estero. Gli USA erano i principali creditori della Germania, e i debiti tedeschi erano denominati in dollari. Fin dalla metà degli anni '20 lo stato aveva chiesto in prestito all'estero grandi somme per pagare le riparazioni di guerra alla Francia e all'Inghilterra. Il debito estero aveva anche finanziato i ruggenti anni '20 della Germania, il boom economico dopo l'iperinflazione del 1923. Come oggi la Spagna, l'Irlanda e la Grecia, l'impennata tedesca degli anni '20 era stata provocata  da una bolla del credito.

La bolla scoppiò quando i mercati finanziari USA collassarono nel 1929. Gli investitori e i banchieri USA furono colpiti duramente, persero fiducia e ridussero i loro rischi, specialmente negli investimenti in Europa. Il credito che fluiva in Germania, Austria ed Ungheria si bloccò improvvisamente. Gli investitori USA non volevano marchi tedeschi, la valuta tedesca, ma dollari, una valuta che la Banca tedesca non poteva stampare. I dollari si ritirarono dalla Germania, specialmente dai depositi delle banche tedesche, svuotando rapidamente le riserve di valuta della Banca centrale tedesca.

Per comperare dollari la Germania avrebbe dovuto trasformare il suo grande deficit delle partite correnti in un surplus. Ma esattamente come nell'attuale crisi dei paesi, la Germania era intrappolata in un sistema valutario basato su cambi fissi, il sistema aureo, e non poteva svalutare la sua moneta. Anche dopo avere abbandonato il sistema aureo, tuttavia, il cancelliere Brüning e i suoi consiglieri economici temevano gli effetti inflazionistici di una svalutazione e una replica dell'iperinflazione del 1923.

Senza liquidità in dollari dall'estero, l'unico modo per aggirare la situazione delle partite correnti era una durissima deflazione dei salari e dei costi. In soli due anni Brüning tagliò la spesa pubblica del 30%. Il cancelliere alzò le tasse e tagliò i salari e le spese per la sicurezza sociale anche di fronte ad una disoccupazione e ad una povertà crescenti. Il PIL reale calò dell'8% nel 1931 e del 14% l'anno successivo, la disoccupazione crebbe al 30% e la moneta iniziò a uscire dal paese. Le partite correnti passarono da un grosso deficit ad un piccolo surplus.

Non c'era però nel mercato mondiale sufficiente disponibilità di dollari. Nel 1930 il Congresso USA aveva introdotto la “tariffa doganale Smoot-Hawley” per bloccare le importazioni. I paesi con debiti in dollari furono tenuti fuori dal mercato USA e non potevano quindi acquisire sufficienti dollari per coprire i loro debiti. La situazione non migliorò quando il presidente Hoover propose un anno di moratoria del debito estero tedesco. Alla moratoria si opposero sia la Francia – che insisteva sul pagamento delle riparazioni di guerra - sia il Congresso USA. Quando finalmente il Congresso approvò la moratoria nel dicembre del 1931 era troppo poco, e troppo tardi.

Nell'estate del 1931 le banche tedesche iniziarono a fallire, provocando sia una stretta del credito [credit crunch, NdT], sia dei grossi pacchetti di aiuti pubblici per salvare le banche più grandi. Le banche dovettero comunque essere chiuse e lo stato fece default dei suoi debiti. La moratoria di Hoover e la politica di bilancio espansiva del successore di Brüning, Von Papen, arrivò troppo tardi: i fallimenti e la disoccupazione continuarono a crescere e i nazisti videro crescere il loro consenso politico.

I paralleli con la situazione economica attuale sono spaventosi: la Grecia, il Portogallo e l'Irlanda devono perseguire una drastica politica di austerità sotto la pressione dei paesi creditori e dei mercati finanziari per riportare il loro saldo delle partite correnti dal deficit al surplus; la disoccupazione in Grecia è attorno al 18%, quella irlandese è al 14%. quella del Portogallo al 12% e quella della Spagna addirittura al 22%. E quelli che potrebbero aiutare non fanno abbastanza: la Germania e i banchieri centrali tedeschi chiedono politiche drastiche di austerità in cambio di parziali ed insufficienti aiuti: troppo poco, troppo tardi, e in ordine sparso.

Sarebbe stato molto meglio per la Germania se gli USA e la Francia avessero fornito alle banche e allo stato tedeschi sufficiente liquidità. Forse si sarebbe evitata la radicalizzazione politica. Gli USA stavano però diventando isolazionisti. Non volevano essere coinvolti nei pasticci europei.

La Germania gioca oggi il ruolo degli USA. Parlamento e governo esitano a fornire il necessario aiuto ai paesi in crisi: nello EFSF [European Financial Stability Facility o “Fondo salvastati”, ancora oggi – dicembre 2011 – da implementare, NdT]  vuole garantire solo 211 miliardi di euro di prestiti agli stati in crisi. Non è sufficiente. La garanzia nel 2008 per il sistema bancario tedesco è stata di 480 miliardi di euro.

La Germania insiste ancora sul suo surplus delle partite correnti. Questo corrisponde, per definizione, a deficit dei paesi in crisi. Questo impedisce dunque a questi paesi di guadagnare il danaro necessario ad onorare i propri debiti. La Germania si oppone inoltre rigorosamente ad ogni credito di liquidità da parte della BCE. Gli economisti tedeschi e i banchieri centrali giustificano l'inerzia della BCE con la paura dell'inflazione. Stanno però così confondendo tra la lezione della storia dell'iperinflazione del 1923 con quella della crisi della disoccupazione e della deflazione del 1931.

Questo errore di giudizio può facilmente ritorcesi contro: la reputazione della Germania è in declino in tutta l'Europa, le tensioni politiche nei paesi in crisi con alta disoccupazione stanno crescendo rapidamente e sempre più probabili crash della zona euro potrebbero mettere in pericolo l'economia tedesca, specialmente le sue banche e le sue esportazioni.

Gli USA hanno imparato a caro prezzo che avrebbero dovuto assumersi la responsabilità della stabilità economica del mondo. La seconda guerra è stata una delle conseguenze della crisi del 1930, che avrebbe potuto essere evitata.

Dopo avere evitato di stabilizzare il sistema economico mondiale agli inizi degli anni '30, dal 1945 gli USA hanno imparato che solo la cooperazione economica può portare ad un mondo pacifico e prospero. Con il piano Marshall e l'apertura dei loro mercati all'export europeo hanno consentito all'Europa di ricostruire la sua economia distrutta. Nel frattempo gli esportatori USA hanno tratto profitto dalla fame europea per investimenti e beni di consumo.

Fino ai primi anni '70 gli USA guidavano il sistema del commercio internazionale e dei cambi – il sistema di Bretton Woods – garantendo in questo modo la prosperità economica, un mercato libero con equità sociale e quindi i prerequisiti economici per una socialdemocrazia.

I tedeschi e i politici tedeschi dovrebbero imparare dalla storia. La solidarietà con i paesi in crisi fa parte degli interessi tedeschi a lungo termine. Il governo tedesco dovrebbe smettere di abusare del proprio potere per imporre il declino economico ad altri paesi. L'alternativa è la stagnazione economica e l'aumento delle tensioni fra i paesi europei. Il vecchio adagio è sempre valido: chi dimentica la propria storia è condannato a ripeterla.

 

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