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Pubblicato il 23/02/2011 alle 07:03 - Modificato il 23/02/2011 alle 13:01

Libia : "E' stato un vero massacro"

Un medico francese ha assistito, nella cittÓ libica di Bengasi, al massacro dei manifestanti. La sua testimonianza.

GÚrard Buffet, 60 anni, Ŕ stato per un anno e mezzo anestesista-rianimatore al Benghazi Medical Center. L'ospedale ľ 1.200 posti letto di cui 300 operatori, 16 sale operatorie - Ŕ il pi¨ moderno di Bengasi, la seconda grande cittÓ della Libia, dove Ŕ nata la contestazione. Assieme ad una decina di altri medici francesi, GÚrard Buffet lavorava lÓ nel quadro di accordi di cooperazione. Prima di riuscire a ritornare in Francia, lunedý, ha assistito per diversi giorni alla feroce repressione dei manifestanti da parte delle forze di sicurezza libiche.

"Veniamo dall'inferno. Fin da mercoledý 16 febbraio abbiamo notato una frenesia nella popolazione, la gente era sicura che l'esercito li avrebbe attaccati. Le forze della repressione includono la polizia, l'esercito, ma soprattutto dei mercenari del Ciad, nigeriani, allenati in mezzo al deserto del Sahara, equipaggiati ed armati molto bene. Li abbiamo visti arrivare su dei 4x4, armati fino ai denti, una cosa impressionante. Impossibile sapere quanti siano: chi dice 5.000, chi 50.000. Sono macchine della morte. Quando il figlio di Gheddafi promette fiumi di sangue, sa di avere quel che serve. Da Tobruk a Darna, hanno commesso autentici massacri, si dice pi¨ di un migliaio di morti.

Bengasi Ŕ stata attaccata giovedý. Le nostre ambulanze sul campo hanno contato, il primo giorno, 75 morti; il secondo 200; poi pi¨ di 500. A partire dal terzo giorno non avevo pi¨ nÚ morfina ne medicine. All'inizio, le forze della repressione tiravano sulla gente alle gambe e all'addome. Poi al torace e alla testa. Poi si sono visti tiri di mortaio, oltre a razzi antiaerei tirati direttamente sulla folla. Una carneficina. Gente bruciata, fatta a pezzi. In tutto penso ci siano stati pi¨ di 2.000 morti; abbiamo riempito due ospedali da 1.500 posti letto. Abbiamo aperto l'ospedale pediatrico, quello dove CÚcilia Sarkozy era venuta all'epoca della questione delle infermiere bulgare, per sistemarvi i feriti meno gravi.

In questi giorni ho visto la guerra. A Bengasi c'erano cecchini dappertutto, Sono finito pancia a terra nelle strade, una vera carneficina. Ho rianimato uno dei miei studenti del sesto anno di medicina, aveva preso un proiettile in testa che gli era uscito dalla bocca. Come gli altri giovani, Ŕ andato a torso nudo ad attaccare i punti strategici del governo. Sono pronti alla morte, se ne fregano, non hanno armi. I primi giorni i poliziotti avevano ammucchiato i morti per impressionarli, ma hanno continuato. Vogliono farla finita una volta per tutte. Sanno che il regime o cade questa settimana, o mai pi¨.

Domenica sono partito da Bengasi con il resto della equipe francese. Ma centinaia di infermieri stranieri, Ucraini, Indiani, delle Filippine, sono restati lÓ e chiedono ancora di essere rimpatriati. Quando abbiamo lasciato la cittÓ, i miliziani cominciavano a defluire verso il Sahara. Ora la gente attende che anche Tripoli si muova. L'ambasciata di Francia ci ha riportato nella capitale. All'aeroporto, bombardato, migliaia di persone chiedevano di andarsene, in qualunque posto. Quattro di noi hanno dovuto prendere un aereo per Bruxelles, lunedý."

 

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