DOCUMENTAZIONE - Storia e politica italiana e internazionale





INDICE

HOME

Presidenziali USA

Presidenziali Francia 07

COREA DEL NORD

EUROPA

ITALIA - STORIA

Pensiero Economico

IRAQ

ONU

PALESTINA

IRAN

AFGHANISTAN PAKISTAN

RUSSIA E CAUCASO

RIVOLUZIONE RUSSA

MEDIO ORIENTE

GLOBALIZZAZIONE

KOSOVA

ECHELON

UZBEKISTAN

AFRICA

ATTENTATI SPAGNA

MONDO

MEDIA

 

CERCA NEL SITO

 

Linkback:

Territorio scuola

Sensagent

Leprechaun


L'Uzbekistan strangolato fra islamisti e dittatura 
Regime feroce e miseria ne fanno un terreno di coltura del fondamentalismo. 

Di Véronique SOULE 

Libération, mercoledì 31 marzo 2004 

Il regime di Islam Karimov, ex-apparatchik sovietico "riconvertito" alla democrazia, è tra i più feroci dell'Asia centrale. Fedele alleato degli Stati Uniti nella "lotta contro il terrorismo", il presidente uzbeko, che fu il primo nella regione a proporre di accogliere l'esercito americano per la sua offensiva in Afghanistan nel 2001, ne ha approfittato per inasprire la repressione contro gli islamisti propensi o meno che siano alla lotta armata, considerandoli come oppositori. Questa politica del tutto repressiva ha potentemente nutrito le file dei terroristi. 

Grosso produttore di cotone e di oro, autosufficiente in energia grazie alle sue riserve di gas e di petrolio, l'Uzbekistan, una ex Repubblica sovietica indipendente dal 1991, è tuttavia uno dei paesi più poveri dell'ex-URSS. La popolazione - 24 milioni di abitanti - sopravvive con un stipendio mensile medio di 40 dollari; 15 dollari in campagna. La miseria, sommata alla corruzione dei circoli dirigenti, ne fa un terreno di coltura ideale per i fondamentalisti. 

Lotta armata. Il più conosciuto è il Movimento islamico dell'Uzbekistan, apparso alla fine degli anni 80 nella valle del Ferghana, importante luogo della coltivazione del cotone. Perseguitato fin dalla sua creazione, esalta la lotta armata per instaurare un califfato in Asia centrale. Negli anni 90 partecipa alla guerra civile a fianco degli islamici in Tagikistan. Nel 1999 il potere lo accusa degli attentati di Tashkent, che avevano fatto 16 morti. Nel 2000, ripiega in Afghanistan, dove sarà compagno di strada dei talebani. Nel novembre 2001, gli americani annunciano che il suo capo è stato ucciso. Ma il movimento si è ricostituito: secondo i pakistani, rappresentava il grosso dei forze taleane nella zona tribale del Waziristan. 

Crisi di successione. Lo Hizb-ut-Tahir è propenso a metodi pacifici con lo stesso obiettivo: il califfato. Illegale, con il quartier generale a Londra, recluta tra i disoccupati come tra gli studenti e le classi medie. Alcuni esperti parlano da 15 a 20.000 membri in Uzbekistan, in Tagikistan ed in Kirghizistan. Di fronte alla violenza della polizia, in un paese accusato dall'ONU e da Amnesty per uso sistematico della tortura, potrebbe essere tentato dal radicalismo. Ma non si può tuttavia essere certi che gli ultimi attentati siano stati opera di islamici. Il regime di Karimov, che si dice sia malato, conosce un'interminabile crisi di successione. Parecchi clan in seno al potere si stanno posizionando di fronte ad un Presidente che esita a designare una delle sue figlie alla successione. Come nel 1999, si stanno evocando in questo modo foschi regolamenti di conti. 

In febbraio, quando il segretario americano alla Difesa Donald Rumsfeld ha fatto scalo a Tashkent, Karimov ha fatto un "gesto": ha fatto liberare una donna condannata a sei anni di prigione per avere accusato le autorità di avere torturato a morte suo figlio, un militante islamico. I procacciatori di fondi occidentali hanno condizionato il loro aiuto ai progressi nel campo dei diritti dell'uomo. Ma, per non irritare un prezioso alleato, si accontentano di poco. 


INDICE

Cerca nel sito: