DOCUMENTAZIONE - Storia e politica italiana e internazionale





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L'ultimo appello di Aslan Maskhadov all'Europa 

Documento • Libération.fr pubblica una lettera del presidente indipendentista ceceno assassinato l' 8 marzo • In questa lettera "testamento", colui che aveva chiesto a Mosca il dialogo, chiede all'Europa di occuparsi del regolamento del conflitto, come aveva fatto con l'Ucraina •

Venerdì 18 marzo 2005, Liberation.fr - 18:35, 

Un appello commovente. E' quel che ci appare questa lettera del presidente ceceno Aslan Maskhadov inviata "a Javier Solana, Alto Rappresentante dell'unione europea per la politica estera e la sicurezza comune". Giunta in Europa occidentale attraverso le reti cecene ed i rappresentanti in esilio del governo, è datata 25 febbraio. La morte di Maskhadov sopraggiunge l'8 marzo. Di fatto, questa lettera assume il ruolo di un testamento. 

Presentandosi come "presidente-resistente", Maskhadov afferma la sua volontà di giungere ad una soluzione negoziata senza parlare mai di indipendenza, e condanna il terrorismo. Prendendo ad esempio gli avvenimenti in Ucraina, dice di porre molta speranza nel ruolo che può giocare l'UE nell'aiutare la Cecenia. E' ancora più straziante dato che l'UE non ha reagito all'annuncio della sua morte brutale. Reagirà a questa lettera?. 
J. - P.T. 

All'attenzione di M. Javier Solana 
Alto Rappresentante dell'unione europea per la Politica estera e la Sicurezza Comune 

Cecenia, 25 febbraio 2005, 

Signor Alto Rappresentante,

Mentre non passa giorno senza notizie di vittime tra la popolazione civile cecena e tra i combattenti russi e ceceni, senza che dei Ceceni, donne, bambini, uomini, non siano oggetto delle peggiori esazioni che esistano, i superstiti, tra i quali io stesso, hanno celebrato il decimo triste anniversario dell'offensiva militare lanciata l'11 dicembre 1994 dal Presidente Eltsin contro il popolo ceceno. 

Del milione di abitanti che contava la Cecenia di allora, più di 200.000 sono morti, 300.000 si sono rifugiati fuori del paese, decine di migliaia si sono sono spostati all'interno del paese, decine di migliaia soffrono delle conseguenze delle ferite ricevute, o delle torture subite. Migliaia di altri sono detenuti nelle prigioni e nei campi di "filtraggio" delle forze armate russe o dei loro collaboratori ceceni, nell'attesa del versamento di un riscatto o, più spesso, della morte dopo torture e privazioni innominabili. 

Come sapete, ho reiterato costantemente, dalla ripresa di quella che è stata chiamata la seconda guerra di Cecenia, nell'autunno 1999, la mia volontà di risolvere questo conflitto e tutte le controversie che esistono tra la parte russa e le parti cecene mediante un dialogo con le autorità russe. Fino ad oggi, queste domande ripetute di negoziati sono restate senza alcuna risposta da parte delle autorità russe, salvo un discorso su una falsa normalizzazione. 

Nel marzo 2003, con l'intermediazione del mio ministro degli Affari esteri, Ilyas Akhmadov, ho reso pubblica una proposta di pace che, facendosi forte dell'esperienza della comunità internazionale nel Timor orientale e nel Kosovo, voleva portare un nuovo contributo alla risoluzione di questo conflitto prendendo in considerazione i legittimi interessi, in termini di sicurezza, della parte russa, e le tre esigenze alle quali la parte cecena non può rinunciare: un meccanismo di garanzia internazionale, sotto una forma o un'altra, di ogni nuovo accordo tra le due parti; un coinvolgimento diretto, per un periodo di transizione, della comunità internazionale nella costruzione di un Stato di Diritto e della democrazia in Cecenia, e nella ricostruzione materiale del mio paese; al termine di questo periodo di transizione, una decisione finale, secondo le norme internazionali in vigore, sullo statuto della Cecenia. 

Purtroppo questa proposta, come le precedenti, come l'ultima, cioè il cessate il fuoco unilaterale che ho ordinato all'inizio di questo anno, non ha suscitato altre reazioni da parte delle autorità di Mosca se non una nuova fuga in avanti in un processo di sedicente normalizzazione della tragedia del mio popolo, col suo corteo di elezioni fraudolente, di sofisticazione delle operazioni militari, di esazioni contro la popolazione civile. 

Ho seguito con tutta l'attenzione che la mia condizione di presidente-resistente mi permetteva gli avvenimenti in Ucraina, la "rivoluzione arancione", ed il ruolo, decisivo secondo me, giocato dall'unione europea, nella sua felice conclusione. Ho constatato in particolare quanto l'Europa possa essere capace ed efficace quando decide di parlare con una sola voce, mediante gli interventi dei differenti Capi di stato o di governo, o mediante quella del suo Alto Rappresentante per la Politica estera e la Sicurezza Comune. 

Non ignoro la complessità delle relazioni con questo grande paese che è la Federazione della Russia, né l'importanza politica ed economica di queste relazioni. Al contrario, credo che è precisamente perché queste relazioni sono capitali per l'unione europea che ritengo sia fondamentale ed urgente che queste vengano costruite sulle uniche fondamenta solide che sono: la libertà, la democrazia e lo Stato di Diritto. Purtroppo, come gli avvenimenti dell'Ucraina ci ricordano, come le derive antidemocratiche in Russia ci mostrano già da troppi anni e come la tragedia che subisce il mio popolo da dieci anni basterebbe a dimostrarlo, queste basi solide non esistono in Russia. 

Sul terrorismo, quotidiano e massiccio, dello stato russo e dei suoi accoliti ceceni, non ritornerò. In quanto agli atti terroristici perpetrati dalle frange della resistenza cecena, li ho, come sapete, ogni volta condannati. E continuerò a farlo. Resta il fatto che questo terrorismo non ha niente a che vedere col terrorismo fondamentalista internazionale. È l'opera di disperati che hanno, nella maggior parte dei casi, perso dei parenti in circostanze atroci, e che ritengono di potere rispondere all'aggressore ed all'occupante utilizzandone gli stessi metodi. Questo non è il mio punto di vista e non lo sarà mai. In effetti ho fatto tutto ciò che era in mio potere affinché le azioni della resistenza cecena si iscrivessero rigorosamente dentro il perimetro del diritto internazionale di guerra. Quando non riesco a prevenire il terrorismo, fallisco solamente in circostanze dove nessuno potrebbe riuscire. Il terrorismo all'opera in Cecenia, che sia opera delle forze di occupazione o di elementi isolati della resistenza, nasce e prospera sulla guerra, sulle violenze più abiette e sulle violazioni quotidiane e di massa dei diritti più fondamentali. Solo la pace e la democrazia possono scongiurarlo. 

Lungi dal volere esagerare l'importanza del mio popolo negli affari del mondo e dell'Europa, resta il fatto che è oggi vittima di un lento sterminio e che la questione cecena costituisce, per il potere di Mosca, un'elemento chiave nella sua opera di decostruzione della democrazia e dello Stato di Diritto o, se si preferisce, di costruzione di un Stato autoritario, para o pseudo-democratico. 

So che il mio paese non è il Kosovo, e la Russia non è la Serbia. Ma so, perché l'ho visto durante la crisi ucraina, che quando l'unione europea è animata da una volontà, è in grado di contribuire a sventare ciò che sembrava ineluttabile. Ecco perché mi permetto di suggerire che attraverso di lei, l'unione europea si dia per compito di affrontare la questione della tragedia cecena in vista di creare le condizioni perché possano aprirsi, sotto gli auspici dell'unione europea e di qualsiasi altro Stato od organizzazione internazionale che giudicherà opportuno coinvolgere, dei veri negoziati tra il mio governo ed il governo del Presidente Putin. 

Per approfondire alcune di queste riflessioni, sarei molto felice se poteste incontrare, non potendo io stesso per il momento avere questo onore, Oumar Khanbiev, mio rappresentante generale in Europa e ministro della Sanità nel mio governo. 

Ringraziandovi della vostra attenzione e con la speranza di leggervi, la prego di gradire, Signor Alto Rappresentante, l'espressione della mia più alta considerazione, 

Aslan Maskhadov 
Presidente del Repubblica cecena di Itceria.


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