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Agricoltura: Editoriale
Con una sola voce
Di Patrick SABATIER
Sabato 25 giugno 2005 (Liberation - 06:00)
In questi tempi di disunione europea, è una buona notizia che i Venticinque siano riusciti a decidere, con un voto alla maggioranza qualificata, una politica chiara sugli OGM. L'unione dice no, e mantiene in materia l'eccezione europea. A dispetto delle pressioni americane e della disseminazione veloce delle culture geneticamente modificate sull'insieme del pianeta. E anche della Commissione di Bruxelles che voleva farla finita con le clausole di salvaguardia che fanno del Vecchio Continente una zona quasi senza OGM. I ministri dell'ambiente hanno voluto restare in sintonia con le opinioni pubbliche massicciamente ostili a questi prodotti, e mostrare che l'Europa tiene conto di ciò che vogliono i popoli, malgrado quel che ne pensino i suoi tecnocrati di Bruxelles.
Ma questa eccezione europea è fondamentalmente giustificata? La risposta è un sì prudente. Certo, gli OGM non sono i mostri da fantasma popolare evocati da certi ecologisti. La maggior parte delle istanze scientifiche hanno concluso che non presentano rischi inammissibile per la salute umana. I rischi per l'ambiente naturale esistono, ma non sono più gravi dei danni provocati dai pesticidi e dai concimi tossici dei quali si ritiene ridurrebbero l'uso. Gli OGM saranno forse anche utili, un giorno. Serve ancora tempo per fare valutazioni serie del rapporto tra rischi, costi e benefici che rappresentano per gli agricoltori, e per i consumatori. Prima di autorizzare la commercializzazione di prodotti fondati sul
brevetto del vivente di cui alcune multinazionali sono per ora le uniche a potere trarne un profitto evidente.
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