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L'ayatollah Sistani fa appello alla calma dopo i due giorni di violenze in Iraq.

Gli sciiti rinnegano Al-Sadr

Di Hélène DESPIC-POPOVIC

Libération, mercoledì 07 aprile 2004

"Moqtada al-Sadr è solamente un giovane presuntuoso che vuole darsi importanza col suo preteso esercito." Rahad Alami, droghiere sciita a Karrada

Bagdad, inviata speciale

Dopo i tiri e gli scoppi di granata, è il momento dei martelli e delle pale a Shoulla, una periferia sciita popolare di Bagdad che, al seguito della ribelle Sadr City, aveva conosciuto lunedì i suoi primi scontri armati tra truppe americane e sostenitori del leader radicale, Moqtada al-Sadr. Le violenze che hanno fatto almeno 126 morti nelle ultime settantadue ore, sono proseguite ieri in parecchie città del Sud, Amara, Nassiria e Kout, dove questo movimento dispone di una base popolare. Ma in questo quartiere della capitale è ritornata la calma. Cinque negozi sono stati devastati dai tiri di un elicottero Apache venuto in appoggio ad un convoglio della coalizione in difficoltà. L'ora della preghiera si avvicina nella piccola moschea, e sarà seguita dalle esequie delle cinque persone uccise durante gli scontri. Tra esse, dicono gli abitanti, due bambini, ma un solo sostenitore del movimento estremista sciita.

Moderazione. I proprietari dei negozi fanno causa comune coi loro colleghi rovinati dai combattimenti. "Approvo l'appello alla calma lanciato dall'ayatollah Ali Sistani. Comprendo che gli americani attacchino gli uffici di Moqtada al-Sadr, ma non i negozi. Chi pagherà tutti questi danni?" si chiede Ali al-Kaïssi, il proprietario di una piccola agenzia immobiliare. Le dure condizioni di vita potrebbero spingere più di un giovane nelle braccia di un'opposizione armata, anche se, al momento, il movimento è circoscritto ai sostenitori del capo radicale e non tocca le folle sciite restate fedeli alle più alte autorità religiose che predicano la moderazione.

I quartieri sciiti facoltosi e quelli della classe media non si sono mossi. Un vecchio ufficiale superiore che, in un momento di confusione, si era iscritto in un un registro dell'esercito del Mehdi in una moschea ammette di essersi rifiutato di dare la sua arma al suo unico figlio e di avergli vietato di uscire di casa. Nella sua drogheria ben approvvigionata, a Karrada, Rahad Alami non nasconde il giudizio severo che esprime sul capo del Movimento del Secondo Martire. "Moqtada al-Sadr è solamente un giovane pretenzioso che si da importanza col suo preteso esercito. Non andrò certamente in strada se gli americani lo fermano. L'ayatollah Ali Sistani ha detto che le violenze devono cessare. Bisogna ascoltarlo, è un uomo saggio e sapiente."

Capo politico. A differenza dei sunniti, gli sciiti hanno un clero organizzato e gerarchizzato. I fedeli si riconoscono nei grandi ayatollah, la marjaya o sorgente di ispirazione, che sono degli eruditi dell'islam e i soli abilitati a pronunciare le fatwa che tutti i credenti sono tenuti a seguire. "Moqtada al-Sadr non è né un ayatollah né un moujtahed, (primo grado della gerarchia sciita, ndr). Suo padre era ayatollah e ha ereditato la rete di suo padre, ma non è un dignitario religioso, è un capo politico", riassume un altro commerciante. Moqtada al-Sadr che è oggetto di un mandato di arresto, è sospettato di essere implicato in tre faccende di cui due omicidi, in particolare quello, in aprile 2003, di un dignitario religioso, Abdel Majid al-Khoï, pugnalato nella città santa di Najaf. È accusato inoltre di di sottrazione di fondi.

"Moqtada, ma quale è la sua forza?" esclama, il sorriso sulle labbra, il redattore capo di Al Adala, il giornale del Consiglio superiore della rivoluzione islamica in Iraq, Raleb al-Mussawi. "Gli sciiti sono 16 milioni. Lui rappresenta solamente quelle decine di migliaia di persone che si sono viste per strada. La vera forza degli sciiti è apparsa all'epoca delle processioni dell'Achoura, la si vedrà presto all'epoca delle processioni di Kerbela. Quella forza segue l'ayatollah Sistani". Questo rappresentante degli sciiti moderati che segue una linea legalitaria non sdogana tuttavia le forze americane. "Combattono i pazzi con metodi da pazzi. Le due parti si sono lasciate trascinare nelle provocazioni."

Milizie armate. I moderati che hanno scelto di seguire la via delle istituzioni, comprendono tuttavia le preoccupazioni americane. Il movimento di Moqtada al-Sadr "ha creato un Stato nello Stato" con le sue milizie armate. "Prendete i suoi tribunali islamici. Non sono legittimi. Ci sono delle leggi in Iraq e se si vuole che il paese sia diretto dalla charia, starà al Parlamento prendere questa decisione, non ad un individuo. Questa è anarchia", dice Raleb al-Mussawi. Il redattore di Al Adala pensa tuttavia che "occorre trovare un compromesso. Credo che le due parti lo comprendano e che dei passi siano in corso."

La partenza, ieri, del giovane religioso sciita dalla moschea di Kouffa, dove si era chiuso domenica, con lo scopo, secondo le sue stesse parole, di "evitare un bagno di sangue", potrebbe essere interpretato come un primo gesto. Un emissario del suo movimento ha dichiarato tuttavia che i passi intrapresi non avevano dato nessuno risultato.

Gli sciiti moderati temono essenzialmente che gli avvenimenti attuali finiscano per ritardare la scadenza, prevista il 30 giugno prossimo, per il trasferimento del potere agli iracheni. "Purtroppo, questi avvenimenti spostano l'attenzione della popolazione verso questioni secondarie, mentre la cosa essenziale, è il trasferimento di sovranità e la preparazione delle elezioni per le quali dobbiamo restare uniti


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