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Il Primo ministro libanese pronto a dimettersi se... 

In Siria, alcune personalità fanno appello al loro paese perché ritiri le sue truppe dal Libano. 

Di G.T. 

mercoledì 23 febbraio 2005, Liberation.fr - 13:36

Il capo del governo libanese Omar Karamé, del quale l'opposizione reclama le dimissioni, si è detto "pronto ad andarsene" in una dichiarazione riportata mercoledì dal quotidiano Al-Nahar. "Sono pronto a dimettermi purché si trovi un accordo su un nuovo governo per evitare un vuoto costituzionale", afferma Karamé. Il Primo ministro ha indicato peraltro al giornale che avrebbe "posto la fiducia al suo gabinetto davanti al Parlamento, se non lo faranno i deputati dell'opposizione. Ha precisato che questo voto di fiducia avrà luogo durante la seduta del Parlamento prevista per lunedì prossimo. 

Tensioni politiche 

Nabih Berri, il presidente del parlamento libanese, aveva effettivamente accolto la richiesta dell'opposizione di tenere il 28 febbraio una seduta plenaria dell'assemblea dedicata al dibattito sull'assassinio di Rafic Hariri. Senza escludere una mozione di censura contro il governo. L'ex Primo ministro Rafic Hariri è stato assassinato assieme a sette delle sue guardie del corpo e di altre dieci persone in un spettacolare attentato dinamitardo il 14 febbraio scorso. 

Questo attentato, il più violento a Beirut dalla fine della guerra civile nel 1990, si iscrive in un contesto di forti tensioni politiche mentre si preparano le elezioni legislative libanesi in primavera. Hariri, un uomo di affari che aveva fatto fortuna nell'immobiliare ed i BTP in Arabia saudita prima di lanciarsi in politica, si era dimesso con tutto il governo nel mese di ottobre scorso. Aveva allora dato il suo sostegno agli appelli dell'opposizione che chiedeva la partenza delle truppe siriane prima delle elezioni in maggio. 

Martedì, il patriarca maronita Nasrallah Sfeir, personalità centrale intorno alla quale si raccoglie l'opposizione cristiana in Libano, si era pronunciato chiaramente in favore di un cambiamento del governo Omar Karamé, "controllato dalla Siria", insistendo tuttavia sull'importanza di un dialogo con Damasco. "Il dialogo deve esserci perché siamo due paesi limitrofi e ci sono molte relazioni che ci legano del punto di vista geografica, sociale e politico", giudica Sfeir. 

Semplice nuovo spiegamento 

A Damasco (Siria), duecento personalità siriane, avvocati, scrittori, attori o giornalisti, hanno per parte loro fatto appello al presidente Bachar al-Assad perché faccia ritirare l'esercito siriano dal Libano, in una lettera aperta resa pubblica mercoledì. La Siria, che controlla di fatto il suo vicino sotto il controllo del presidente libanese pro-siriano Emile Lahoud e dei 14.000 soldati siriani presenti nel paese, è, dall'assassinio di Hariri, oggetto di pressioni perché smetta di intromettersi nella politica libanese. 

La Francia e gli Stati Uniti avevano chiesto lunedì in una dichiarazione comune l'attuazione "completa ed immediata" particolarmente della risoluzione 1559 dell'Onu, adottata il 2 settembre 2004, che chiede implicitamente ai militari ed ai servizi segreti siriani di lasciare il Libano. 

La promessa di ottemperare, fatta dalla Siria, è stata accolta finora con molta circospezione dalla comunità internazionale, che sospetta Damasco di volere guadagnare tempo annunciando un semplice nuovo spiegamento delle sue forze invece che il loro ritiro totale.


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