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Libération 28/10/2011

La crociata di Cameron contro la regolamentazione finanziaria europea.

Il Primo Ministro Britannico vuole difendere “l'interesse nazionale” di fronte agli “attacchi ripetuti” di Bruxelles.

La City di Londra è sottoposta a “attacchi ripetuti” da parte di Bruxelles, le cui nuove regole sono in grado di indebolire il principale centro finanziario europeo, come stigmatizzato dal Primo ministro Britannico David Cameron.
Rivolgendosi ai giornalisti inglesi che lo accompagnavano al summit del  Commonwealth a  Perth, in Australia, Cameron a nuovamente esternato la sua volontà di difendere “gli interessi inglesi” di fronte ai suoi partner della Eurozona e alla Commissione europea.

Londra, che è il centro dei servizi finanziari dell'Europa, si trova sotto attacchi ripetuti grazie alle direttive di Bruxelles”, ha detto secondo quanto riporta la BBC e il Daily Telegraph. “E' motivo di preoccupazione, si tratta d'un interesse nazionale di importanza capitale che si deve difendere”, ha aggiunto.

A proposito di regolamentazione

I dirigenti della City si sono particolarmente allarmati per l'aumento della regolamentazione dei prodotti derivati, che sono stati chiamati in causa durante la crisi finanziaria 2008-2009. La maggioranza degli scambi finanziari dei derivati europei avviene a Londra.

Si oppongono con altrettanto vigore al progetto di tassa sulle transazioni finanziarie presentato dal presidente della Commissione europea, José Manuel Barroso, che ha ricevuto l'appoggio della Francia e della Germania.

Per entrare in vigore, questa tassa ha bisogno dell'approvazione dei 27 paesi dell'Unione Europea, ma Londra ha oramai paura che possa essere adottata alla scala dei soli poaesi della Eurozona, cosa che potrebbe di rimbalzo intaccare i volumi degli scambi Londinesi.

La City perde posti di lavoro

L'argomento è stato sollevato in una lettera indirizzata a Barroso da parte del Sindaco conservatore di Londra,Boris Johnson, che è stata resa pubblica giovedì.

Questa tassa, ha sostenuto, “sarebbe un colpo al settore finanziario, soprattutto a Londra” e “indebolirebbe la sua competitività” di fronte a Wall Street e alle grandi piazze asiatiche, con “serie conseguenze sull'occupazione”. “Queste proposte debbono essere immediatamente abbandonati”, ritiene Johnson.

La City di Londra dà lavoro a circa 300.000 persone, ma secondo un recente studio dell'Istituto di ricerca CEBR, la crisi in corso comincia a fare sentire i suoi effetti e dovrebbe far perdere 27.000 posti di lavoro nel 2011 e 2012,

(Fonte: AFP)



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