DOCUMENTAZIONE - Storia e politica italiana e internazionale





INDICE

HOME

Presidenziali USA

Presidenziali Francia 07

COREA DEL NORD

EUROPA

ITALIA - STORIA

Pensiero Economico

IRAQ

ONU

PALESTINA

IRAN

AFGHANISTAN PAKISTAN

RUSSIA E CAUCASO

RIVOLUZIONE RUSSA

MEDIO ORIENTE

GLOBALIZZAZIONE

KOSOVA

ECHELON

UZBEKISTAN

AFRICA

ATTENTATI SPAGNA

MONDO

MEDIA

 

CERCA NEL SITO

 

Linkback:

Territorio scuola

Sensagent

Leprechaun


Libération Economie 17/11/2011

La BCE, ultima risorsa di una Europa in fallimento?

Sono sempre più numerosi i politici e gli  analisti che reclamano l'intervento della banca centrale europea per tirare fuori dalla palude gli Stati in difficoltà,  al costo dell'indipendenza stabilita dal suo statuto, che è strenuamente difesa dalla Germania.

DOMINIQUE ALBERTINI

E' un paradosso stupefacente. Il debito Francese è il 90% del PIL, un valore vicino a quello Inglese (90%) ma inferiore a quello degli USA (100%) e quasi microscopico in rapporto a quello del Giappone (più del 200%). Il nostro paese non riesce ad accedere a prestiti sul mercato se non a tassi molto superiori di quelli di questi tre paesi. Una situazione ancora più paradossale dato che il Giappone e gli USA non godono della famosa tripla A della quale Parigi può ancora farsi vanto. L'economista dilettante ci perde la bussola. Spiegazione.

Le Banche centrali in una rete di sicurezza.

Diversi fattori specifici di ognuno di questi paesi spiegano in realtà queste differenze. Per esempio, lo status di moneta di riferimento del dollaro ne fa un investimento molto sicuro. Sarà sempre conveniente, e senza rischi, prestare agli USA ed essere rimborsati in questa moneta. C'è tuttavia un altro fattore, comune a questi tre paesi, che è spesso citato di questi tempi: tutti dispongono di una Banca  centrale alla quale è consentito di acquistare il debito emesso dagli Stati, e disponendo di risorse per definizione illimitate, dato che sono le Banche centrali che creano la moneta.

In questi tempi di crisi, inoltre, queste utilizzano intensamente questa loro capacità dia cquisto, cosa che rassicura i creditori. E' così che la Banca del Giappone ha lanciato un programma di acquisto di 470 miliardi di Euro di titoli, dei quali una parte sono obbligazioni nazionali. La Banca d'Inghilterra raggiungerà da parte sua i 320 miliardi di euro di acquisti del debito a partire dal 2009. La FED USA, infine, prevede di investire 600 miliardi di dollari in buoni del tesori da oggi fino a giugno 2012.

Conseguenze: “Se possedete del debito pubblico inglese, per esempio, siete del tutto sicuri che, qualunque cosa succeda, la Banca d'Inghilterra lo riacquisterà”, spiega l'economista  Jean-Marc Daniel. “Non sarete dunque spinti a chiedere degli alti tassi d'interesse come compensazione del rischio di default dello Stato. Se possedete invece del debito pubblico Italiano, invece, nessuno lo vuole comperare, e tutti cercano dunque di sbarazzarsene il più rapidamente possibile”.

La BCE si ammanta della sua indipendenza.

La Banca centrale europea (BCE) non può però ricoprire lo stesso ruolo di compratore di ultima istanza. Ovvero, in ogni caso, non nelle medesime proporzioni: in tutto, ha acquistato appena 187 miliardi di obbligazioni greche, spagnole e italiane. Una goccia d'acqua nell'oceano del disastro finanziario che colpisce questi paesi.

Se la BCE interviene così poco – e lo fa anche di mala voglia – è perché il sacrosanto principio d'indipendenza scolpito nel suo statuto gli vieta teoricamente di salvare uno Stato, e fissa come suo unico obbiettivo la lotta contro l'inflazione. Acquistare del debito nazionale creando moneta (fattore di innalzamento dei prezzi, secondo alcune scuole economiche) è completamente al di fuori del suo ruolo.

Questa “monomania” della BCE è stata la condizione posta dalla Germania per l'abbandono della sua sovranità monetaria: come il defunto Deutschmark, l'Euro sarebbe stato una moneta forte e stabile, con l'istituto d'emissione europeo come garante di questa esigenza. La FED USA, invece, dal suo conto, ha un doppio mandato (stabilità monetaria e stimolo alla crescita) e può scegliere se privilegiare l'uno o l'altro obiettivo a seconda delle circostanze.

[Al traduttore corre qui l'obbligo di precisare che il divieto di acquisto dei titoli del debito pubblico non dipende dallo statuto della BCE, ma è stabilito nell'Art. 123 del Trattato sul funzionamento dell'Unione Europea. La numerazione si riferisce alla versione vigente, consolidata post Lisbona (vedi qui, al n. 47, oppure direttamente qui). La Banca d'Inghilterra sta dunque violando questo articolo del Trattato. Peraltro, nel Trattato stesso non sono precisate sanzioni]

“In Germania l'inconscio collettivo è segnato dal ricordo dell'inflazione degli anni '20 e delle sue drammatiche conseguenze”, spiega l'economista Jézabel Couppey-Soubeyran. “Negli USA il grande trauma è stato piuttosto la deflazione, la Grande depressione degli anni 1930. In questi momenti, in effetti, si vedono allontanarsi le possibilità di ripresa”. E' per questo che “la FED è oggi in una logica di falicitazione della politica di bilancio del governo americano”, conclude  Christine Rifflart, specialista degli USA nell'OFCE.

“Basterebbe che la BCE si impegnasse”

Anche la BCE non ha potuto restare del tutto insensibile di fronte alla crisi che minaccia l'Euro e tutta la costruzione europea. Dal maggio 2010, al costo di una interpretazione piuttosto elastica del suo Statuto, acquista debito sul mercato secondario, nelle modeste proporzioni di cui sopra. Spera di potere presto liberarsi di questa missione appioppandola al Fondo di stabilità finanziaria (FESF), recentemente rimpinguato dai dirigenti europei.  Questo però non diverrà operativo che a dicembre, e il suo preciso modo di funzionare è ancora incerto. Potrebbe succedere soprattutto che la sua force de frappe – 1.000 miliardi di Euro – non sia all'altezza della situazione.

Al seguito di questi dubbi, sta prendendo forma un certo consensus tra gli analisti: la sola risposta credibile all'incendio dei tassi di interesse sarebbe un massiccio intervento della BCE. “Per la verità sarebbe sufficiente che la BCE si impegnasse ad intervenire perché i problemi possano essere in gran parte messi sotto controllo, senza che nemmeno sia costretta a farlo veramente”, ritiene Christian Bordes, professore di Economia all'Università “Paris-I”. “In una qualsiasi normale zona monetaria, la Banca centrale greca avrebbe già acquistato massicciamente debito nazionale”.  Il premio Nobel Paul Krugman ribadisce: “La BCE deve inviare un messaggio inequivocabile: 'compreremo fintanto che sarà necessario', per evitare l'esplosione della zona Euro, cosa che sarebbe un prezzo troppo alto”.

Altri economisti fanno notare il rischio di un moral hazard [incentivo negativo, NdT] implicito in questa soluzione. “A breve termine, questo potrebbe forse rassicurare i mercati”, concede  Jézabel Couppey-Soubeyran. “A lungo termine, il rischio è che questa rete di sicurezza conduca nuovamente ad un rilassamento della politica di bilancio nella zona Euro, ritardando la messa in campo di una politica di bilancio europea”.

Cosa farà Mario Draghi?

In questa situazione di emergenza, il ricorso alla BCE è tuttavia invocato sempre più apertamente da un certo numero di responsabili politici. “Solo questo ha la capacità di agire come una paratia tagliafuoco insuperabile”, ha dichiarato – a Berlino! - il primo ministro irlandese, Enda Kenny. Da parte francese, il ministro delle Finanze François Baroin ha lasciato intendere che “la BCE è una risposta e probabilmente un elemento importante della risposta a questa crisi”. La Francia vuole almeno sostenere che il FESF possa approvigionarsi direttamente dalla Banca centrale, cosa questa che finirebbe per basare su questa il dispositivo.

La Germania resta tuttavia ferma sulla sua posizione, con le parole di Angela Merkel ma anche del presidente della Banca centrale tedesca, Jens Weidmann, che siede nel consiglio dei governatori della BCE, e per il quale “l'uso della politica monetaria per fini politici deve finire”.

Difficile sapere quali possano essere le intenzioni del nuovo Presidente della BCE, l'italiano Mario Draghi, il quale, peraltro, ha trovato modo di prendere in contropiede tutti con un abbassamento a sorpresa dei tassi d'interesse. Hanno di recente destato attenzione le dichiarazioni del Governatore della Banca centrale slovena: “La BCE è flessibile”, e “andrà lontano quanto sarà necessario” per salvare la zona Euro.

Ecco come le speculazioni premono sulle prossime decisioni dell'Istituto di Francoforte. Sotto questa ipotesi: la BCE e Berlino sarebbero pronti ad accettare un intervento massiccio, purché vi siano impegni chiari da parte degli Stati per riforme economiche, e senza dubbio a perdite di sovranità. Il prezzo da pagare per scatenare la “arma atomica” contro i mercati.


INDICE

Cerca nel sito: