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Massacri in Cecenia: un documento ufficiale grava sull'esercito russo.

LE MONDE | 11.04.03 | 13h44

Più di 100 esecuzioni di civili al mese in media nel 2002, circa 3.000 cadaveri ritrovati in carnai, rapimenti e torture. Per la prima volta, un rapporto delle autorità cecene pro-russe stabiliscono la realtà di crimini sempre negati dal potere.

Mosca, dalla nostra corrispondente

È un documento che confuta ogni idea che la situazione in Cecenia si stia normalizzando. Emesso dal governo ceceno pro-russo, messo al suo posto nella Repubblica da Mosca, fornisce dati schiaccianti sulla violenza che regna in questa regione del Caucaso, dove circa 100.000 soldati russi sono dispiegati da tre anni e mezzo nella cornice di ciò che il Cremlino continua a designare come una "operazione antiterroristica."

Questo rapporto di cui una copia è stata ottenuta da Le Monde, è stato trasmesso, a fine marzo, "al più alto livello federale" russo, secondo le nostre fonti.

Ovvero a Vladimir Putin. Interrogati su questo punto, i servizi di Serghjei Iastrjembski, il portavoce speciale del Cremlino sulla Cececnia, dicono di non saperne niente: "Non possiamo né confermare né negare. Questo rapporto forse esiste. Forse è stato trasmesso al presidente, ma non è passato per i nostri servizi."

In una trentina di pagine, il documento rappresenta un primo tentativo di bilancio ufficiale dei crimini commessi contro i civili in Cecenia. Una parte del rapporto, intitolato "Notizie sugli assassini commessi sul territorio della Cecenia dal 1 gennaio 2002 al 31 dicembre 2002", censisce un totale ufficiale di 1.314 assassinati "tra la popolazione civile" per il solo anno 2002. Si tratta di decessi avvenuti al di fuori di ogni scontro armato, tiro di artiglieria, bombardamento o esplosioni di mine telecomandate. Si tratta del conteggio delle vittime di esecuzioni sommarie.

In media, si tratta di 109 ceceni uccisi ogni mese, secondo questo documento ufficiale. È il doppio delle valutazioni fornite dall'associazione russa "Memoriale" che aggiorna una "cronaca" delle esazioni in Cecenia ma riconosce che i suoi dati non sono completi, in mancanza dei mezzi per coprire tutto il territorio. I difensori dei diritti dell'uomo sarebbero così al di sotto della verità.

Altra constatazione e confessione contenute in questo rapporto: l'abbondanza di stragi, riconosciuta per la prima volta in modo ufficiale. In due pagine intitolate "Dati concernente stragi di civili sul territorio della Repubblica cecena, raccolte per il ministero ceceno delle situazioni di emergenza" si mostra un elenco di 49 nomi di località con, in testa, il "numero di cadaveri" esumati, dall'inizio della guerra, dalle fosse comuni.

Una di queste, situata al "cimitero centrale di Grozny", contiene 260 corpi, afferma il documento. Al "villaggio di dacie di fronte a Khankala", la più grande base militare russa in Cecenia: 43 spoglie esumate. Al villaggio di Alkhan Kala, 35 corpi. A Proletarskoe, 17 corpi. Ad Aldi, un sobborgo di Grozny, 22 corpi. Ad Ourous-Martan, 13 corpi. A Staraja Sounja, 18 corpi. Al "sovkhoz lattiero numero 15", 2 corpi. Al villaggio di Berkat-Iourt, 5 corpi. E così via.

Questo bilancio di cui non si può sapere con certezza se è stato redatto (errore di stampa sulla pagina?) nel febbraio 2002 o nel febbraio 2003, fornisce una cifra ufficiale: 2.879 cadaveri sono stati trovati nei carnai in Cecenia. La nozione di carnaio (o strage) ha fatto così il suo ingresso nei documenti burocratici russi.

Un'altra parte del rapporto descrive delle decine di casi di "assassini", "scoperte di cadaveri che portano segni di morte violenta", "scoperta di frammenti di corpi" (abitanti ceceni attaccati e poi ridotti a brandelli da esplosivo, pratica frequente dei soldati russi da un anno, così come "rapimenti", "torture" e "pestaggi", all'indirizzo di civili ceceni.

È subito citato il crimine, poi il nome della vittima identificata, poi il luogo e, nell'ultima colonna, il numero di "BTR" (trasportatori di truppe corazzate russe) presenti nei dintorni delle abitazioni cecene al momento dei fatti. Questo dettaglio, apparentemente anodino, fornisce in effetti la prova dell'implicazione delle truppe di Mosca nelle esazioni contro gli abitanti. Il documento menziona la presenza di BTR in 32 crimini commessi contro i civili in Cecenia, nel periodo gennaio-febbraio 2003.

Infine, questi documenti ufficiali mostrano che l'inizio dell'anno non ha dato luogo a nessuna tregua per i civili in Cecenia. Un "quadro di analisi comparativa dei crimini gravi commessi sul territorio della Cecenia in gennaio, febbraio e marzo 2003" censisce, in questo periodo, "70 assassini, 126 rapimenti, 19 casi di scomparsa senza rapimento, due stupri e 25 casi di scoperte di frammenti di corpi umani."

Per quale scopo è stato redatto questo rapporto? Al momento del "referendum costituzionale" organizzato il 23 marzo nella Repubblica da Mosca per fare credere al mondo esterno che era in corso un processo politico, alcuni hanno forse cercato di offrire al presidente russo una visione più realistica della situazione in Cecenia, in contrasto con le assicurazioni fornite dalla gerarchia militare. Ma si può supporre che Putin, proveniente dai servizi segreti, avesse già gli strumenti necessari per essere tenuto informato della vera piega degli avvenimenti.

Un'altra spiegazione possibile riguarderebbe le ambizioni del mufti Akhmed Kadyrov. Il capo dell'amministrazione pro-russo, installato da Mosca, vuole appoggiarsi sul "referendum" per essere eletto questo anno presidente della Cecenia, al posto di Aslan Maskhadov, il capo degli indipendentisti, trincerati nella guerriglia armata. Cosciente che le esazioni perpetrate contro la popolazione civile minano la sua base, già debole, Akhmed Kadyrov ha forse cercato di allertare il potere centrale sulle derive dei soldati di Mosca?

Basate sulla banca dati raccolta localmente dalle autorità governativi cecene, queste notizie costituiscono una confessione che contraddice del tutto al tutto i discorsi ufficiali russi. Sì, dicono queste pagine, l'esercito russo commette dei crimini di guerra. Sì, la Cecenia è un paese tempestato di carnai. No, nessuno miglioramento è stato osservato questi ultimi mesi. Pubblicamente, il potere russo custodisce un silenzio totale su questi fatti che si svolgono su un territorio vietato ai media.

Natalie Nougayrède

Articolo apparso nell'edizione del 12.04.03

 

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