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A 43 anni, José Luis Rodriguez Zapatero ha saputo imporre "una nuova via" al PSOE 

Le Monde | 15.03.04 | 15h14 

È lui che dovrà gestire la situazione eccezionale nata dagli attentati dell'11 marzo. Alla testa del suo partito dal 2000, ne ha rinnovato il programma e si è opposto alla guerra in Iraq. 

Madrid, dalla nostra corrispondente. 

A 43 anni, il segretario generale del Partito socialista operaio spagnolo (PSOE), José Luis Rodriguez Zapatero, diventerà il nuovo presidente del governo spagnolo. Solo una settimana fa, tutti i sondaggi attribuivano la vittoria al suo avversario, il candidato del Partito popolare, Mariano Rajoy. 

Zapatero si è tuttavia sempre mostrato sicuro di vincere. All'inizio di febbraio confidava a Le Monde che era certo di vincere. "Ne sono convinto, perché è necessario. Faremo ciò che occorre per migliorare la situazione di questo paese", diceva. 

Dall'inizio della campagna elettorale il PSOE ha guadagnato punti, ricuperando progressivamente un netto ritardo sul Partito popolare. Zapatero ha fatto una campagna migliore del suo avversario Rajoy, che non è mai sembrato a suo agio, leggendo i suoi discorsi in tono monocorde. 

Dalla grande sconfitta del PSOE nel marzo 2000 che doveva condurre all'elezione di Zapatero al posto di segretario generale del partito nel luglio dello stesso anno, i socialisti avevano riguadagnato terreno poco a poco. Alla fine del 2002, il PSOE era alla pari col PP. L'aveva raggiunto all'epoca delle elezioni municipali e regionali del maggio 2003. Ma il PSOE era stato pesantemente colpito dallo scandalo sopraggiunto nella regione di Madrid, dopo la defezione di due deputati socialisti all'epoca delle elezioni regionali, che avevano provocato delle nuove elezioni in ottobre. 

Una nuova crisi è sopraggiunta in Catalogna, quando il nuovo governo tripartito, instauratosi nel dicembre 2003, è stato scosso dalla rivelazione di un incontro tra il nuovo primo ministro catalano, Josep Lluis Carod-Rovia, e alcuni capi dell'ETA. Questa vicenda aveva indebolito il PSOE. 

José Luis Rodriguez Zapatero ha preferito allora puntare sul suo programma di governo, preparato durante un intero anno da quasi un migliaio di persone. Molti suoi elettori lo trovavano poco combattivo di fronte agli attacchi ripetuti di José Maria Aznar. Felipe Gonzalez, infastidito dalla sua moderazione, aveva finito per confessare: "Non posso fare altro che dire a José Luis che non cambi, che resti fedele a sé stesso". 

Nato il 4 agosto 1960, questo nipote di un capitano dell'esercito della Repubblica, Juan Rodriguez Lozano, fucilato il 20 luglio 1936, ha sempre creduto nella sua vocazione. A 16 anni assiste ad una riunione con Felipe Gonzalez e è affascinato da questo leader di velluto. Gli piace imitarlo, al punto che gli capita ancora oggi di riprodurne certi gesti, certi toni di voce. A 18 anni, si iscrive al PSOE. A 26 anni, giovane professore di diritto costituzionale, diventa il più giovane deputato del congresso dei deputati della sua regione, il Léon. Due anni più tardi, è segretario generale del partito nel Léon. Da allora, non ha mai perso una battaglia interna al PSOE né mai perso un'elezione. 

"CAMBIAMENTO TRANQUILLO" 

Persuaso dall'inizio degli anni 1990 che un cambiamento di generazione era indispensabile, giudicando gli anziani del partito troppo legati agli scandali degli ultimi anni di governo di Felipe Gonzalez, Zapatero ha voluto imporre un nuovo stile di direzione. Con un piccolo gruppo di amici si batte per una "nuova via", riferimento esplicito alla "terza via" di Tony Blair. 

Quando il PSOE perde le elezioni del marzo 2000, gli bastano appena quattro mesi per diventare il nuovo segretario generale di un partito lacerato dai conflitti interni. Lo si dice freddo, impermeabile, che manifesta poco le sue emozioni, che non si arrabbia mai. I suoi prossimi ne sottolineano le sue capacità di dialogo. Sa ascoltare ma prende le sue decisioni solo, come ha fatto domenica sera, preparando da solo il suo discorso, prima di venire a salutare i militanti riuniti nella sede del PSOE. 

Nelle sue prime dichiarazioni, Zapatero ha annunciato che "priorità assoluta" sarà "combattere ogni forma di terrorismo" e ricercare "l'unità delle forze politiche". "Uniti, vinceremo il terrore", ha insistito. "Gli Spagnoli hanno voluto un governo di cambiamento. Mi impegno a fare un cambiamento tranquillo, a governare per tutti", ha aggiunto. 

Zapatero, opponendosi alla guerra contro Saddam Hussein, si era impegnato a richiamare le truppe spagnole dall'Iraq, a riequilibrare le relazioni con gli Stati Uniti, a creare un Comitato sulla televisione, a non aumentare la pressione fiscale ed a dare la precedenza all'educazione ed alla cultura. Dovrà fare fronte alle rivendicazioni nazionaliste nel Paese basco ed in Catalogna. E soprattutto gestire il cataclisma provocato dagli attentati dell'11 marzo. 

Martine Silber 

• Articolo apparso nell'edizione del 16.03.04


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