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La vittoria dei socialisti dovrebbe sconvolgere il dato Europeo 

Le Monde | 15.03.04 | 15h14 

Il partito che accede al potere in Spagna deplora che l'alleanza di José Maria Aznar con gli Stati Uniti abbia impegnato il paese in "una svolta che ci ha lasciati isolati in Europa". Sulla futura Costituzione dell'unione, così come sul bilancio 2007, si mostra morbido senza occultare le divergenze 

Bruxelles, dal nostro ufficio europeo 

La vittoria a sorpresa dei socialisti spagnoli dovrebbe scatenare uno sconvolgimento del paesaggio politico europeo. Il primo ministro uscente, José Maria Aznar, era il principale oppositore all'asse franco-tedesco in Europa: con la Polonia, aveva bloccato l'adozione della Costituzione nel vertice di Bruxelles alla fine del 2003 e preso, con Tony Blair ed i paesi dell'allargamento, la testa della "nuova Europa" pro-americana di fronte all'alleanza franco-tedesco-belga, che si opponeva alla guerra in Iraq. 

Queste ultime settimane, il candidato socialista spagnolo, José Luis Rodriguez Zapatero, ha promesso di effettuare "una svolta a 180 gradi" nella politica estera della Spagna. "Voglio essere il presidente di un governo che tiri fuori la Spagna dal trio delle Azzorre", luogo di incontro di George Bush, Tony Blair e José Maria Aznar il 16 marzo 2003, appena prima dello scoppio della guerra in Iraq. Accusando Aznar di avere "scassato l'Europa" sostenendo Bush, Zapatero ha dichiarato: il "mio impegno è lavorare per unire l'Europa, per dotare l'Europa di una Costituzione per tutti. E, dall'Europa, lavoreremo affinché sia rispettata la legalità internazionale ed affinché prevalgono le decisioni delle Nazioni unite e non la decisione unilaterale di tale o tale paese." 

Sul piano diplomatico, la Spagna socialista dovrebbe avvicinarsi di nuovo di Parigi e Berlino, come indicava a Le Monde Zapatero il 5 febbraio. "Con noi, la Spagna sarà un paese che crederà infine alla necessità di rafforzare l'unione europea. Questo paese avrà un governo che non accetta che si parli di una "vecchia Europa" e che vuole ritrovare una relazione attiva con la Francia e la Germania, e gli altri Stati motore della costruzione europea. Un governo capace di discutere le azioni unilaterali di Bush." 

Il cambiamento di tono dovrebbe essere immediato, mentre Aznar pensava malissimo dei suoi omologhi Jaques Chirac e Gerhard Schröder. 

"Bisogna riprendere un dialogo positivo con l'asse franco-tedesco, anche se, durante l'ultimo anno, ha giocato un ruolo piuttosto negativo in Europa. Siamo pronti a dar loro una mano per ritornare sulla giusta strada", spiegava, domenica 14 marzo in serata, il leader dei socialisti al Parlamento europeo, lo Spagnolo Enrique Baron Crespo, che rimprovera a Aznar di avere "preso una strada che ci ha lasciati isolati in Europa". "Le relazioni con l'America sono importanti", spiega, ricordando che sono stati i socialisti che hanno introdotto la Spagna nella NATO all'inizio degli anni 1980, "ma non devono essere relazioni di vassallaggio." 

UNA POSIZIONE "ASSURDA" 

Sulla Costituzione, i socialisti sono più morbidi di Aznar che, con la Polonia, ha rifiutato di abbandonare, a fine dicembre, lo statuto di grande paese, conquistato nel 2000 all'epoca del negoziato del trattato di Nizza. "È un po' assurdo, questa posizione che ha la Spagna nel bloccare la Costituzione", prosegue Baron Crespo che si dice "d'accordo" sul principio della doppia maggioranza: il testo della Convenzione prevede che le decisioni siano prese nel consiglio dei ministri dalla metà degli Stati che rappresentano il 60% della popolazione. 

Per strappare un compromesso, la presidenza irlandese ha intenzione di modificare questa formula, in modo che le decisioni debbano essere prese dal 55% degli Stati che rappresentano il 55% della popolazione, ciò che impedirebbe a Parigi, Londra e Berlino di bloccare da soli una decisione. "Questo rientra tra le cose che si pssono negoziare. La nostra priorità è l'adozione della Costituzione", afferma Baron Crespo che non nasconde che occorrerebbe, in compenso, che la Spagna ricuperi una parte dei deputati europei che ha perso all'epoca del negoziato del trattato di Nizza. 

Gli osservatori invitano tuttavia alla prudenza, ricordando che i socialisti spagnoli sono stati anch'essi molto duri in passato quando si è trattato di dividere il potere. Ricordano che sono stati Felipe Gonzalez ed il suo ministro degli affari esteri Javier Solana ad avere negoziato nel 1994 il lambiccato compromesso di Ioanina che accordava de facto alla Spagna una capacità di blocco uguale a quella dei paesi con più di 60 milioni di abitanti. 

Parimenti, il negoziato sul bilancio europeo dopo il 2007, che si è aperto in questi ultimi mesi, si annuncia molto delicato, quando la principale variabile di adeguamento del bilancio riguarda gli aiuti strutturali e regionali che saranno assegnati alla Spagna: il budget agricolo è inciso nel marmo fino al 2013 mentre i paesi dell'allargamento sono certi di ricevere, qualunque cosa succeda, il 4% del loro prodotto interno lordo (PIL) in aiuti strutturali e regionali. 

"Siamo pronti a lavorare a partire dalle proposte del commissario Michel Barnier", dice Baron Crespo. Tuttavia, le proposte della Commissione e di Barnier che prevedono di accordare la metà degli aiuti regionali ai paesi dell'allargamento e l'altra metà ai Quindici, particolarmente la Spagna, sono molto generose e contestate dai principali finanziatori dell'Europa (Germania, Francia, Svezia, Paesi Bassi, Austria, Regno Unito) che vogliono lavorare con un budget costante dell'1% del prodotto interno lordo europeo. "Siamo molto critici sulla linea del 1%. Non si possono fare molte altre cose, l'allargamento, l'agenda di Lisbona, con molti meno mezzi", avverte Baron Crespo. Se l'uscita di scena di Aznar può sbloccare la situazione, non impedirà però alle discussioni di essere aspre. 

Arnaud Leparmentier 

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Londra difende il suo stretto legame con Madrid 

"E' arrivata l'ora di guardare all'avvenire salutando il lavoro fatto", ha dichiarato il portavoce del governo francese, Jean-François Coppé, commentando le elezioni. "Bisogna proseguire con la nuova squadra la cooperazione tanto nella lotta contro il terrorismo (...) che nelle prospettive europee". "Il popolo spagnolo ha scelto i socialisti confermando, nella prova che sta attraversando, il bisogno di solidarietà", ha sottolineato da parte sua François Hollande, primo segretario del PS, chiamando a sostenere il nuovo governo di fronte alla sfida collettiva lanciata a tutti gli europei. 

A Londra, il governo si augura che l'elezione non modifichi le relazioni privilegiate tra i due paesi. "La coalizione, l'unità tra le Spagna e la Gran Bretagna sono diventate una delle forze motrici delle riforme economiche e politiche in Europa, e sono convinto che lo resteranno", ha dichiarato il ministro incaricato delle relazioni col Parlamento, Peter Hain. (AFP) 

• Articolo apparso sull'edizione del 16.03.04


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