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In Iran, “il vertice dello Stato è diviso in due”

LE MONDE.FR | 17.06.09 | 19h40

Per Clément Therme, ricercatore dell'Istituto francese delle relazioni internazionali (IFRI), la crisi iraniana riflette lo scontro tra due concezioni dell'esercizio del potere.

La violenza delle manifestazioni, la loro intensità e durata hanno costituito una sorpresa?

Una sorpresa per tutti gli osservatori dell'Iran. Ma una sorpresa, soprattutto, per l'establishment della Repubblica islamica. L'oligarchia politico-religiosa al potere a Teheran aveva sopravvalutato la popolarità di Ahmadinejad. Le manifestazioni sono un avvenimento inedito: è la prima volta che azioni di questo respiro avvengono nella Repubblica islamica contro i brogli elettorali.

Cosa sperano i manifestanti? Quali sono le loro rivendicazioni?

La forza del movimento è proprio nella semplicità e modestia delle rivendicazioni. Quello che Moussavi [candidato battuto dal presidente Ahmadinejad ] chiede è l'annullamento delle elezioni.

Al di là di questa rivendicazione ufficiale, le motivazioni dei manifestanti sono diversificate: alcuni sostengono Moussavi, altri – specialmente gli studenti – vogliono la fine della Repubblica islamica, o almeno che il sistema dia loro più libertà. Moussavi è diventato il veicolo di un malcontento che prima non si poteva esprimere.

Ci si può aspettare che le autorità facciano un gesto di riconciliazione?

Il precedente del 1999 [la violenta rivolta degli studenti in luglio] ci può insegnare molto: l'uscita dalla crisi, all'epoca, fu facilitata dalla personalità del presidente Khatami, un uomo più aperto al dialogo del suo successore. Oggi, l'uscita dalla crisi è complicata dalla personalità di Ahmadinejad. E' una personalità polarizzante: o si è con lui, o contro di lui. L'intensità del conflitto, fino ad oggi latente, tra gli studenti e il presidente rende impossibile capire come andrà a finire.

Chi comanda in Iran oggi?

Non è facile rispondere. Come si manifesta in piazza la divisione della società iraniana, così il vertice dello stato è anch'esso diviso in due. Si può osservare un confronto tra due visioni della Repubblica islamica.

Da una parte ci sono i duri, capeggiati da Mahmoud Ahmadinejad, la guida suprema Ali Khamenei e l'ayatollah Mesbah-Yazdi. Questo gruppo è favorevole ad una teoria del governo islamico nel quale la sovranità popolare è trascurabile. La legittimazione divina del potere basta a sé stessa. Questo clan ha spinto il suo potere al massimo, soprattutto ridistribuendo la rendita petrolifera, e non intende perderlo.

Dall'altro lato, ci sono i riformisti e i conservatori pragmatici, che si sono ravvicinati durante la presidenza Ahmadinejad, con Moussavi e Khatami come leader. Questi restano comunque membri del serraglio, che vogliono mantenere in eterno la Repubblica islamica.

Per adesso, non si sa quale possa essere lo sbocco dell'opposizione. Ma il clan conservatore è passato all'attacco, per esempio con l'arresto temporaneo del fratello di Khatami.

E'dunque in piazza che si risolverà la scissione …

I manifestanti hanno un ruolo importante. Si sono schierati dietro Moussavi e il clan dei riformatori. Sarà un punto chiave della battaglia.

Ma si deve cercare la chiave del conflitto anche nel clero sciita. Gli iraniani sono credenti, ma non sono tutti favorevoli ad un potere politico dominato dai religiosi. Questo è particolarmente vero per l'alto clero, che sostiene i conservatori pragmatici e i riformatori.

Khamenei, che è al vertice del sistema iraniano, sostiene esplicitamente Ahmadinejad?

Per ora, è così. Ma se dovesse presentire che viene minacciata l'immortalità della Repubblica islamica, Khamenei potrebbe abbandonare Ahmadinejad. La guida suprema difenderà il presidente fino a quanto questi apparirà il più adatto ad assicurare la sopravvivenza della Repubblica islamica.

La minaccia di deflagrazione della Repubblica islamica è una minaccia reale?

Anche qui, difficile a dirsi. Non si deve dimenticare anzitutto che Moussavi fa parte del serraglio, una figura della Repubblica islamica. Non è un oppositore. Le personalità dei clan che si affrontano non sono dei rivoluzionari.

Detto questo, può succedere di tutto. Prima del 1979, ben pochi avevano presagito la caduta dello scià …

Intervista raccolta da Benoît Vitkine

Una nota:

Nonostante il presidente uscente iraniano venga menzionato quasi invariabilmente come Mahmud Ahmadinejad in tutta la stampa occidentale, o quantomeno non iraniana, il suo vero nome è Mahamoud Ahmadi Nejad



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