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Gli studenti di Tangeri difendono gli islamici 

Le Monde | 19.03.04 | 13h58 

Nel campus, gli islamici sono diventati popolari

Tangeri, dalla nostra inviata speciale 

Era uno studente, come loro, nato a Tangeri, come loro. Oussama Lamarti, 27 anni, che vive a Madrid "da alcuni anni", fa parte delle vittime dell'11 marzo. I suoi parenti si rifiutano di credere alla colpevolezza dei musulmani.. "Chi ha fatto questo, ha tradito l'Islam. Il Corano vieta di uccidere innocenti. Il Corano ci dice di spargere la vita, non di seminare la morte", insiste Hasnae, studentessa di diritto privato. 

La ragazza, in jeans e basket, porta lo hidjab come la maggioranza delle studentesse della facoltà di scienza e tecnologia dell'università di Tangeri. Seduto accanto a lei il suo amico Hamza, studente di diritto, è persuaso che "Madrid è come l'11 settembre: dietro c'è l'America o Israele". Hasnae fa una smorfia scettica. "Ne sono sicuro, insiste Hamza. Hanno fatto questi attentati per accusare Al-Qaida". Leila, in jeans, ma senza hidjab, non ha l'aria più convinta che Hasnae. "Quelli di Al-Qaida non sono proprio dei musulmani al 100% ", dice dubbiosa. 

Se ognuno, insegnante o studente che sia, ostenta di non avere nessuna simpatia per gli assassini di Madrid, tutti sottolineano il successo crescente degli islamici del Partito per la giustizia e lo sviluppo (PJD, nel campus,). Un insegnante, giudicato troppo poco religioso da alcuni suoi colleghi, non è stato forse qualificato come "ateo", il che è considerato in Marocco un crimine? 

Meno di un anno fa, si ricorda, non passava settimana senza che venisse organizzata una assemblea nella "piazza rossa", nome dato allo spiazzo che si estende davanti agli edifici e il cui suolo è piastrellato di rosso... "Una volta, per l'Iraq, un'altra volta, per la Palestina. I capoclasse entravano negli anfiteatri e chiamavano gli studenti ad unirsi all'assemblea", precisa Rachid, studente di fisica. 

"Dal 16 maggio - data degli attentati di Casablanca - niente più assemblee", aggiunge. E' stata la paura di attirarsi i fulmini del potere? "Dopo il 16 maggio, abbiamo sfiorato lo scioglimento. Parecchi ministri hanno chiesto che il nostro partito venisse vietato. Invece noi siamo per un islam moderato, aperto", si indigna Mohamed-Najib Boulif, deputato del PJD, e lui stesso universitario. 

"Gli islamici sono popolari non tanto per via della religione, ma perché rappresentano l'ultima speranza", spiega Rachid. Contrariamente agli altri partiti che sono stati al potere e non hanno fatto niente, gli islamici si battono per i problemi delle persone - la disoccupazione, l'alloggio ... bisogna metterli alla prova", ritiene il giovanotto che vedrebbe di un buon occhio un governo islamico "alla turca". Le "opzioni maggiori" restano "l'appannaggio del re", i ministri che si occupano di gestire "bene il paese" e dei "problemi della società", riassume. 

Non si considera mussulmano e, se porta la barba - come un caprone tagliato raso - non è, sorride, per ragioni religiose, ma "solo per l'estetica." 

Dei tre marocchini originari di Tangeri arrestati dalla polizia spagnola, Hasnae, Hamza, Rachid e Leila non sanno gran che. Il nome di Mohamed Bekkali, la cui foto è stata pubblicata dovunque, non dice loro niente. Studente come loro, ma residente a Madrid, il giovanotto è peraltro nipote di un consigliere comunale tangerino del partito socialista USFP. In quanto ai due fratelli Benyaiche, incarcerati in Spagna ed imputati di avere partecipato agli attentati di Casablanca, nessuno degli studenti del campus di Tangeri sembra sapere che sono i fratelli di Naïma Benyaiche, personaggio locale del PJD. 

"Queste persone non le conosciamo, non sono cresciute a Tangeri. Del resto, è in Europa che sono diventati mussulmani radicali", sottolinea un Tangerino, professore di liceo. "In Marocco, l'islam fa parte della nostra storia, ha le sue strutture, le sue personalità, le sue tradizioni. Il primo prefetto di Tangeri, all'indipendenza, era un Imam. Questo islam tradizionale funge da paratia stagna. In Europa invece, il campo è meno protetto: e questo lascia campo libero a tutti i fanatici incoraggiati e finanziati dal wahhabismo dell'Arabia saudita." 

Catherine Simon 

• Articolo apparso nell'edizione del 20.03.04 


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