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LE MONDE | 07.04.03 | 09h10

Massacro di quasi un migliaio di civili in RDC

LE MONDE | 07.04.03 | 09h10 

"È stato riferito alla squadra di investigazione [dell'ONU] che 966 persone sarebbero state massacrate. Questa ha identificato 20 fosse comuni e ha visitato 49 persone gravemente ferite negli ospedali". Questa dichiarazione di domenica 6 aprile proviene dal portavoce della Missione delle Nazioni unite nella Repubblica democratica del Congo (Monuc), a Kinshasa, Hamadoun Touré. 

Secondo diversi testimoni tra i quali preti e capi tribù, il massacro si è prodotto giovedì all'inizio della giornata quando gli assalitori hanno attaccato la città di Drodro e 14 villaggi vicini vicino a Bunia, capoluogo del distretto di Ituri, situato nel nord-est del paese, a 80 km dalla frontiera ugandese. La carneficina sarebbe durata tre ore. I corpi sarebbero stati seppelliti nelle fosse comuni. Gli inquirenti che si sono recati a Drodro sabato hanno potuto vedere vestiti e tracce di sangue nelle fosse comuni. Shaban Bantariza, portavoce dell'esercito ugandese, ha dichiarato di sapere che "centinaia di persone erano state uccise" a Drodro ma di essere in attesa di notizie da rappresentanti dell'esercito partiti per indagare sul posto. Il ministro congolese dei diritti umani, Ntumba Luaba, ha per parte sua stimato che il Monuc deve "eseguire velocemente la sua inchiesta affinché gli autori non restino impuniti." 

ACCORDO POLITICO 

Degli abitanti di Drodro, che raggruppa principalmente membri dell'etnia Hema, hanno affermato che gli assalitori di giovedì parlavano un dialetto lendu. Domenica sera, dei rappresentanti a Kinshasa della comunità Hema, che aveva potuto raggiungere i genitori sul posto per "fonia" (radio BLU), hanno denunciato inoltre "una strumentalizzazione di alcuni Lendu spinti dall'UPC (Unione dei patrioti congolesi) ed da soldati ruandesi". "Non si tratta di un massacro interetnico, ma di un'operazione teleguidata dal Ruanda per seminare il terrore e bloccare l'avanzata della pace in Ituri", ha dichiarato uno di questi responsabili che ha chiesto di restare anonimo. L'annuncio di questo massacro perviene alcuni giorni dopo la firma di un accordo politico tra le differenti parti implicate nel conflitto in RDC, accordo che si suppone entrerà in vigore una volta che le armi taceranno. Alcune trattative che mirano a riportare la pace nel nord-est del RDC si sono peraltro aperte venerdì sotto l'egida della Commissione di pacificazione dell'Ituri, sostenuta dai governi congolesi ed ugandesi e dal Monuc. Le milizie tribali Hema e Lendu avevano firmato in marzo un accordo di cessate il fuoco, per permettere alla Commissione di cominciare i suoi lavori. Questo accordo prevede la pacificazione della ed il ritiro totale, il 24 aprile, delle truppe ugandesi. Sono sei gli eserciti stranieri implicati nel conflitto congolese, che è esploso nel 1998. 

Truppe ugandesi sono restate nel distretto di Ituri su richiesta dell'ONU che temeva un vuoto politico e di sicurezza nella regione. L'UPC di Thomas Lubanga, di recente alleatosi all' Unione congolese per la democrazia-Goma (RCD) militarmente sostenuto dal Ruanda, è il solo movimento ad essersi opposto, all' inizio marzo, alla firma di una tregua tra tutti i belligeranti che combattono in Ituri. Secondo i movimenti di difesa dei diritti umani del posto, circa 500.000 persone hanno disertato i loro focolari e altre 50.000 sono state uccise in questi ultimi quattro anni nel distretto di Ituri, regione conosciuta per le sue riserve di oro che si contendono fazioni rivali, milizie tribali e l'esercito ugandese.

Reuters e AFP

 

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