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Alexandre Dzassokhov, presidente dell'Ossezia del Nord (Russia): "Io volevo utilizzare Maskhadov" 

LE MONDE | 10.09.04 | 13h29 • aggiornato  Il 10.09.04 | 19h06 

"Io volevo utilizzare Maskhadov" per risolvere la crisi degli ostaggi. Il dirigente della piccola Repubblica caucasica ritorna sul dramma di Beslan e racconta i falliti tentativi di mediazione. 

Vladikavkaz, dalla nostra inviata speciale 

Il presidente dell'Ossezia del Nord Alexandre Dzassokhov era presente, fin dall'inizio della presa di ostaggi della scuola N° 1, nella "cellula di crisi" messa in piedi dalle forze di sicurezza russe a Beslan.

Ritorna, in un'intervista esclusiva concessa a Le Monde, giovedì 9 settembre nella sede della presidenza osseta, sulle circostanze del dramma. Nella stessa giornata un portavoce del presidente aveva annunciato il siluramento dell'insieme del governo della regione. Per la prima volta, Alexandre Dzassokhov riferisce di un tentativo di mediazione che avrebbe coinvolto il presidente indipendentista ceceno, Aslan Maskhadov. 

Perché non è andato nella scuola occupata dai terroristi, i  quali lo avevano chiesto? 

Questa domanda è per me, dal punto di vista umano e morale, molto importante. Voglio ristabilire la verità. Alle 9, il 1° settembre, stavo pronunciando un discorso per l'inaugurazione di una nuova scuola di matematica, a Vladikavkaz, quando mi hanno informato che era in corso una sparatoria a Beslan. Quando ho appreso che questo stava accadendo in una scuola, sono immediatamente andato sul posto. Sono arrivato 20 minuti dopo. 

Quanti studenti fossero all'interno, e quanti terroristi, non era in quel momento chiaro. Ma alle 10 e 30 avevo già preso la decisione di entrare nella scuola. Due elementi me lo hanno impedito. 

In primo luogo, il mio entourage me ne dissuadeva, dicendo che nessun Capo di stato o di una Repubblica aveva mai fatto una cosa simile. Ma soprattutto - e questo è stato l'elemento decisivo - un generale molto in alto nella gerarchia del ministero russo dell'interno mi ha dichiarato che sarei stato arrestato se avessi fatto un tentativo simile. 

Volevo farlo, perché mi dicevo: sono già vecchio, i terroristi forse mi fucileranno, ma alcuni bambini potranno uscire. Mi si è fatto comprendere che se fossi stato catturato, questo non avrebbe migliorato la situazione. Perché i terroristi avrebbero potuto pretendere da me delle cose che non ero in grado di concedere. Per esempio - è solamente un'idea teorica, perché una tale richiesta non è mai stata formulata - avrebbero potuto chiedere l'indipendenza della Cecenia. 

Peraltro, verso le 15, i rapitori hanno rifiutato che ci andassi da solo. Volevano anche altre quattro persone: si tratta di Dzassokhov, del presidente dell'Inguscia Mourad Ziazikov, del consigliere speciale di Vladimir Putin per la Cecenia Aslan Aslakhonov, e del medico russo Leonid Rochal. Questa questione mi pesa terribilmente, psicologicamente. Finché sarò vivo, mi peserà. 

Come ha potuto penetrare il gruppo terroristico nel territorio della vostra Repubblica ed impossessarsi così di una scuola? Chi sono? Lei ha parlato della presenza, tra essi, di nove arabi ... 

Non ho mai affermato che ci fossero degli arabi. Il gruppo è arrivato nel nostro territorio dall'Inguscia. Ha utilizzato una strada che non era utilizzata più né dagli abitanti né dai militari russi dal conflitto del 1992 tra Osseti e Ingusci. Hanno impiegato 20 minuti per arrivare. 

Per quanto riguarda il rafforzamento dei controlli alla frontiera amministrativa con l'Inguscia, bisogna sapere che, ogni volta che l'abbiamo fatto, in passato, ci sono state delle proteste. Ci chiedevano: "Perché? E la Costituzione? E la libertà di movimento"? Talvolta era lo stesso potere federale ed i servizi di sicurezza che ci chiedevano delle spiegazioni. Si sarebbe dovuto unificare il sistema. 

Come si spiega il numero terribile di morti a Beslan? E' stato un problema di coordinamento tra le differenti forze russe?

Ogni giorno, durante questa crisi, ho parlato due o tre volte col presidente della Russia. Diceva senza sosta che bisognava utilizzare tutte le possibilità, senza eccezione, per salvare i bambini. Sono convinto profondamente che le esplosioni si sono prodotte dentro la scuola. L'inchiesta dirà per quali ragioni. O perché sono saltati i nervi, o perché si è prodotto un incidente. Ma l'esplosione ha avuto luogo nella scuola, è un fatto. Alcuni ufficiali delle unità spetznaz - forze speciali - non hanno avuto neanche il tempo di infilarsi i loro giubbotti antiproiettile. 

Quale è stato il ruolo di Vladimir Putin in questa crisi?

Ha dato costantemente consigli e raccomandazioni. Sempre con l'obiettivo di salvare i bambini. Io facevo passare il messaggio che eravamo pronti, a livello locale, a mettere in pratica alcune condizioni: ad accordare un corridoio affinché i terroristi potessero scappare, ed a liberare alcuni prigionieri ingusci detenuti in Ossezia. Ma questo non è stato accettato dal commando. Abbiamo avuto la sensazione che i terroristi avevano perso il contatto col mondo esterno. Sono arrivati là, e si sono isolati. 

Io volevo utilizzare Maskhadov ed ho telefonato a Zakaiev - il rappresentante a Londra del presidente indipendentista ceceno - perché trovasse Maskhadov. Maskhadov ha fatto una dichiarazione dalla quale si poteva ricavare che condannava questo atto, soprattutto trattandosi di bambini. 

Quale ruolo, secondo lei, avrebbe potuto giocare Aslan Maskhadov ?

Se ci fosse stata questa possibilità, ci saremmo messi in contatto con lui. Saremmo stati pronti ad una conversazione seria con lui. Non sullo stato - politico - della Cecenia, ma sulla legalizzazione dei contatti con lui. Questo sarebbe stato importante. Ho chiamato Zakaiev a due riprese, ed mi è sembrato che fosse  pronto ad aiutare. 

Quali erano le rivendicazioni dei sequestratori? Una lettera dei terroristi con queste rivendicazioni è stata trasmessa per mezzo del generale Auchev? Ex presidente dell'Inguscia, è stato il solo negoziatore ad essere entrato, il 2 settembre, nella scuola, dove ha ottenuto la liberazione di 26 ostaggi. 

Sì, Auchev è uscito con in mano una lettera scritta su un quaderno di scuola. Non ho visto personalmente questo testo, ma mi hanno informato che non era chiaro. Non portava firme, ma in basso era scritto "Basaiev", il nome del principale comandante militare islamico ceceno. La lettera non è stata trasmessa alla "cellula di crisi", ma ad un'istanza federale. Non so cosa contenesse. Sembrava essere stata scritta dentro la scuola. 

Dichiarazioni raccolte da Natalie Nougayrède 

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Avvertimento di Mosca all'occidente 

La Russia ha chiesto all'occidente, giovedì 9 settembre, di non immischiarsi nelle questioni cecene. I paesi occidentali "si assumono una responsabilità diretta per la tragedia del popolo ceceno quando accordano asilo politico ai terroristi", ha dichiarato il capo della diplomazia russa, Sergej Lavrov. "Quando i paesi occidentali chiedono alla Russia di riconsiderare la sua tattica in Cecenia, consiglierei loro di non immischiarsi nel modo in cui la Russia conduce i suoi affari interni", ha aggiunto. Le dichiarazioni del ministro russo degli affari esteri hanno particolarmente come obiettivo Washington e Londra, che hanno accordato asilo politico a responsabili separatisti. 

Peraltro un comunicato pubblicato giovedì sul sito Kavkazcenter.com offre una ricompensa di 20 milioni di dollari per la "cattura" di Vladimir Poutin, qualificato come "criminale di guerra". Questo annuncio risponde a quello, fatto dalle autorità russe, che promette 10 milioni di dollari per ogni notizia che permetta di "neutralizzare" l'ex presidente ceceno Aslan Maskhadov ed il capo militare radicale Chamil Basaiev. - (AFP) 

• Articolo apparso sull'edizione del 11.09.04 


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