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La politica della Francia continua ad essere  criticata molto aspramente dagli iracheni 

Le Monde | 18.03.04 | 15h18 

È quasi impossibile, salvo tra i responsabili baasisti decaduti, trovare qualcuno che sostenga la posizione di Parigi nella crisi. 

Bagdad, del nostro inviato speciale

La politica della Francia continua ad essere aspramente criticata dagli iracheni. Contrariamente a quanto spesso credono gli europei, il fatto di essersi opposta all'occupazione americana non fa assolutamente aumentare la popolarità dell'Europa, o di un paese o di un altro, in Iraq. 

È un paradosso, ma è una realtà. Se l'immensa maggioranza degli iracheni si augura e chiede pubblicamente la fine dell'occupazione americana, questa stessa immensa maggioranza è soddisfatta della caduta di Saddam Hussein e riconosce in privato che la partenza delle truppe straniere potrebbe trascinare il paese in una guerra civile. Gli iracheni sanno peraltro che Washington ha mentito sulle armi di distruzione di massa, ma si burlano a tutto spiano di questo, perché la caduta del tiranno è per essi l'avvenimento più positivo da trent'anni a questa parte. Infine, gli iracheni hanno la tendenza, per abitudine e per pragmatismo, ad allinearsi alla ragione del più forte. 

In questo paese dove, per tradizione e col sorriso sulle labbra, si ripete ancora spesso "France good, USA bad! ", si critica molto severamente la linea politica francese dell'anno scorso ... "Se la leadership americana inanella errore su errore in Iraq, gli europei, ed i francesi, sono ancora più idioti perché non stabiliscono le loro posizioni che in funzione di Washington. Non tengono in nessuno conto l'Iraq e i suoi abitanti, ritiene Fakhri Karim, direttore del giornale Al-Mada, tentando di riassumere il sentimento popolare. Gli iracheni pensano che l'Europa e la Francia li hanno doppiamente abbandonati, prima di fronte a Saddam, poi di fronte all'occupazione americana. La Francia è interessata solamente alla sua posizione antiamericana. Dimentica gli iracheni. Chirac e De Villepin devono comprendere che nessun iracheno giudica la loro posizione come coraggiosa ... Che ha fatto la Francia per aiutare l'Iraq a liberarsi del dittatore, e poi per aiutare l'Iraq a ritrovare la sua sovranità? Niente"! 

Hilmi Dawood, giornalista curdo, francofono e francofilo, è anche lui molto severo. "Sono stato estremamente urtato dall'opposizione della Francia alla guerra perché, anche se nessuno ama Bush, né in Europa né in Iraq, l'essenziale era liberarci di Saddam", dice. Non ho capito nulla della politica francese. Senza parlare del dopoguerra dove, una volta che tutto è comunque finito, gli iracheni hanno bisogno di aiuto di fronte all'insicurezza, alla miseria, e dove la Francia è assente." 

Stessa musica sul dopoguerra da Bilal e Mounaf, da parte di studenti in scienze politiche che sono tuttavia dei sunniti radicalmente antiamericani e piuttosto nostalgici del potere baasista. "Una volta che la guerra è finita, abbiamo visto che le promesse della Francia di aiutare il popolo iracheno erano solamente parole. Niente è successo. La politica della Francia consiste di belle parole, e nessuna efficacia", dice Bilal. "Credo che la Francia si sia opposta alla guerra solo perché difendeva i suoi interessi, perché era amica, e riceveva regali da Saddam", prosegue Mounaf. Molti iracheni hanno, come Mounaf, la convinzione che esisteva un legame speciale tra Parigi e la Bagdad di Saddam Hussein. 

Un loro professore, Amer Hassan Fayath, si dice "deluso". "Tutti gli iracheni un minimo educati si lamentano dell'assenza della Francia", dice. Quanto agli altri, si disinteressano dell'Europa, perché sanno che sono gli Stati Uniti a dettare legge. La posizione adottata dalla Francia l'anno scorso l'ha indebolita agli occhi degli iracheni. Ha dato la prova che la sua opinione non conta nulla. La Francia era contro la guerra, e la guerra ha avuto luogo!" 

È quasi impossibile, ad eccezione di responsabili baasisti decaduti, trovare qualcuno che sostenga la posizione di Parigi nella crisi. Nel souk meno che altrove. "Voglio che gli invasori americani se ne vadano il più rapidamente possibile, ma sono felice che ci abbiano sbarazzati di Saddam, il sanguinario", afferma Hamid, un commerciante di tessuti sciita. "Sono deluso, io che sono un ammiratore del Generale de Gaulle e di Victor Hugo, che Chirac non abbia fatto niente per aiutare il popolo iracheno." "Volevamo essere amici dei francesi", rincara il suo amico Majid, "ma hanno sostenuto Chirac che ha difeso Saddam fino alla fine. Del resto non ho mai capito il perché. È piuttosto strano ..." 

Impiegati iracheni della Francia a Bagdad sono altrettanto amareggiati. "Ci riuniscono ogni mese per chiederci di essere pazienti e di restare fedeli alla Francia", racconta un professore sunnita del Centro culturale francese, chiuso per misure di sicurezza. "Quale fedeltà? Noi professori precari abbiamo visto sopprimere i nostri stipendi. La Francia non riesce nemmeno a farci sopravvivere in questo anno di crisi. Sono francofilo, non amo gli americani, ma essi ci offrono dei buoni lavori e dei buoni stipendi. Mi hanno proposto un posto. Finora avevo rifiutato, sperando che la Francia si coinvolgesse in Iraq, ma ora accetterò. Sono un po' arrabbiato contro me stesso perché andrò a lavorare per l'occupante americano e perché accetterò i suoi dollari, ma sono ancora più arrabbiato con la Francia"! 

"È lo stesso malinteso che continua tra l'Europa e l'Iraq dopo gli attentati di Madrid. L'Europa, antiamericana e pacifista, celebra il ritiro spagnolo dell'Iraq come se avesse appena ottenuto una grande vittoria!" ironizza un giornalista di Bagdad. Noi Iracheni pensiamo che il rifiuto della Francia e della Germania di aiutarci, e la partenza annunciata della Spagna, siano una catastrofe. Perché ci si possa tirare su dopo i decenni terribili di Saddam, perché si possa uscire da questo faccia a faccia con gli americani, abbiamo, oggi più che mai, bisogno degli altri paesi. L'Onu, l'Europa e la Francia non avevano già molta credibilità in Iraq, ma hanno la hanno persa del tutto da un anno lasciando Bush, che peraltro detestiamo, ad essere l'unico nemico di Saddam, e non arrivando poi al nostro soccorso una volta terminata la guerra." 

Rémy Ourdan 

• Articolo apparso sull'edizione del 19.03.04

 

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