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Volata dell'oro nero: vincitori e perdenti

LEMONDE.FR | 03.01.08 | 12h37

I Paesi produttori sono i maggiori beneficiari del rialzo dei prezzi del greggio. Questo permette loro di finanziare le loro politiche, di costringere le grandi compagnie a rinegoziare i contratti, scaricando la responsabilità nell'evoluzione del prezzo del barile sugli speculatori. Le grandi compagnie petrolifere ne hanno tratto vantaggio, ma i loro costi di sfruttamento sono aumentati.

I vincitori

Arabia Saudita :: Iran :: Russia :. Venezuela :: Mercati finanziari :: Grandi compagnie petrolifere

I perdenti:

Stati Uniti :: Francia :: Europa :: Paesi poveri non produttori :: Cina :: Tassi di interesse

  • Primo produttore e esportatore mondiale di greggio, e unico paese capace di compensare le cadute del mercato, l'Arabia Saudita è molto dipendente dal petrolio: 90% delle esportazioni, 80% degli introiti di bilancio, 50% del prodotto interno lordo (PIL).

  • Gli introiti petroliferi gli hanno permesso di risanare le sue finanze pubbliche (il debito è passato da dal 120% del PIL a meno del 30% in otto anni) e di avere  nel 2006 un attivo di bilancio di 70 miliardi di dollari (47 miliardi di €). Permette il finanziamento di programmi sociali (educazione, alloggio, sanità pubblica, ...) in un paese dove, nonostante i tentativi di "saudizzazione" del lavoro, la disoccupazione colpisce il 30% dei giovani sauditi.

[L'Arabia Saudita - al primo posto delle riserve mondiali.
22% (264 miliardi di barili) - 39,5% Medio oriente (Arabia esclusa) - 12% Europa - 26,5% Altri)
fonte: BP Statistical Review, Giugno 2007]
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  • La Repubblica islamica ha visto i suoi introiti da petrolio moltiplicati per tre tra il 2002 e il 2006. Questo gli ha permesso di finanziare le sue politiche sociali. Il posto di quarto produttore mondiale gli conferisce un peso notevole nella regione, dato che l'Iran può minacciare di bloccare l'approvvigionamento di petrolio di alcuni paesi bloccando lo stretto di Ormuz, per il quale transita il 20% del greggio mondiale. Gli investimenti restano tuttavia insufficienti nel settore del petrolio e la produzione è stagnante da diversi anni. Questo arricchimento innesca tensioni interne. Gli oppositori del presidente Mahmud Ahmadinejad lo incalzano continuamente: cosa state facendo del danaro del petrolio?

[L'Iran - introiti triplicati.
Ricavi da petrolio (in miliardi di dollari) - Produzione di petrolio (in milioni di barili)
40% dei consumi interni di carburante sono importati - 2° posto al mondo per riserve petrolifere (132 miliardi di barili)]

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  • Gli introiti del petrolio e del gas assicurano bei tempi alla Russia, secondo esportatore di greggio. La sua crescita (7,4% nel 2007) dipende dalle materie prime. Con il rialzo dei prezzi la Russia ha enormi riserve monetarie (400 miliardi di dollari) e il suo fondo di stabilizzazione per proteggerla contro un'inversione di tendenza dei prezzi è salito a 150 miliardi di dollari.

  • Gli investimenti strutturali sono tuttavia insufficienti  e la tentazione è forte, in periodo elettorale, di grattare il fondo del barile. L'inflazione è elevata (11% nel 2007). Il barile caro frena lo sviluppo dell'industria locale e rafforza delle importazioni già elevate (+45% nel 2007).

[La Russia - Importanti giacimenti da scoprire
Regioni produttrici
Regioni da sondare
Fonte: AIE]

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  • Il presidente Hugo Chavez conduce una "diplomazia petrolifera" attiva, grazie agli introiti dell'"oro nero". Il rialzo dei prezzi gli ha inoltre permesso di rinegoziare a suo vantaggio i contratti con le grandi compagnie petrolifere internazionali: la PDVSA, la Compagnia petrolifera di Stato, possiede orami il 60% dei grandi progetti di sfruttamento di olio pesante della cintura dell'Orinoco.

  •  Il rilancio degli investimenti della PDVSA si fa tuttavia aspettare. Dalla fine degli anni '90 la produzione si è perfino abbassata di 1 milione di barili al giorno. Il Paese resta comunque isolato in seno all'OPEC, dato che i Paesi del Golfo non lo seguono nella sua crociata anti-americana.

[Il Venezuela - Rinegoziate le condizioni con le grandi compagnie
Introiti petroliferi (in miliardi di dollari)    Esportazioni nel 2006 (greggio + petrolio raffinato) in milioni di barili al giorno.
8,3 Arabia Saudita
5,2 Russia
2,9 Emirati Arabi Uniti
2,8 Iran
2,5 Qwait
2,3 Venezuela (6° posto al mondo delle esportazioni)]

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  • L'OPEC dichiara gli hedge fund parzialmente responsabili della volata dei prezzi. La crisi dei subprime (mutui immobiliari a rischio) negli Stati Uniti e la minore attrattiva degli altri attivi (azioni ...) hanno spinto questi fondi speculativi ad acquistare in massa i "certificati petroliferi".

  • I fondi ritengono che il petrolio non smetterà di rincarare nella misura in cui la produzione non riuscirà a soddisfare una domanda crescente proveniente dall'Asia. Il petrolio, come l'oro, diventa in certi momenti un "bene rifugio", soprattutto quando il dollaro si deprezza fortemente.

[I Mercati finanziari - Speculazione in un contesto di consumi crescenti
Prezzo del "Light Sweet Crude" a New York - 100$ al barile il 2 gennaio 2008
65 $ il 3 gennaio 2006 - 49,90 $ il 18 gennaio 2007]

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  • Le major hanno ottenuto vantaggi storici nel 2006: più di 115 miliardi di dollari per le cinque più grandi (Exxon, Shell, BP, Total, Chevron). Le loro capacità di investimento sono ai livelli più alti, ma lo sfruttamento di nuovi giacimenti petroliferi va incontro ad un'esplosione dei costi (attrezzature, personale, ritardi ...)

  •  Un barile caro ha comunque degli effetti negativi: i paesi inaspriscono le condizioni contrattuali con le major che smettono di sviluppare nuovi giacimenti, cosa che rischia di prosciugare le riserve delle compagnie e di far cadere il loro valore in borsa.

[Le grandi compagnie petrolifere - Profitti enormi
Risultati netti (in miliardi di dollari)]

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  • La volata dei prezzi del petrolio sottolinea la dipendenza americana dal petrolio (un quarto del consumo mondiale) anche se la sua dipendenza dall'"oro nero" del Medio Oriente non è considerevole. Lo choc è ancora più notevole per l'automobilista americano dato che il dollaro è debole e le tasse sui carburanti non sono elevate. Il prezzo del gallone è raddoppiato dal 2004 e supera largamente i 3 dollari.

  • Un barile a 100 dollari non può che confermare a J. Bush la sua decisione di ridurre del 20% in dieci anni il consumo di benzina e di sviluppare gli agrocarburanti (etanolo).

[Stati Uniti - Una dipendenza confermata
Deficit commerciale 56,45 miliardi di $ - Prezzo del petrolio 100 $
                                                                                (2 gennaio 2008)
Fonte: Census, Datastream, Natixis]

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  • Il carburante è una spesa indispensabile per molte famiglie, e grava su di un bilancio nel momento in cui altre spese indispensabili aumentano (prodotti alimentari, alloggio, ...). I prezzi alla pompa hanno raggiunto i livelli più alti (1,34 € al litro di senza piombo 95). La Francia p relativamente protetta dall'incremento della sua bolletta petrolifera a causa del peso del parco nucleare (80% della produzione di elettricità). Il suo tasso di dipendenza energetica (attorno al 50%) è relativamente stabile da diversi anni.

[La Francia - una bolletta energetica che aumenta
Dati mensili (in miliardi di euro) - Totale energia
                                                        Petrolio
                                                        Gas naturale
                                                        Carbone
                                                         Elettricità
Gennaio 2004                                 Gennaio 2007]

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  • La quota di importazione di energia nel PIL è più elevata per l'Europa dei quindici che per gli Stati Uniti o il Giappone. Rischia di soffrire del rincaro del petrolio e delle materie prime se riparte l'inflazione.

  • Il rischio è inferiore rispetto agli anni '70, tenuto conto della fine dell'indicizzazione dei salari rispetto ai prezzi. Il costo del rialzo è sopportato dai consumatori. Inoltre, la vigilanza della Banca centrale limita i rischi di inflazione.

[L'Europa - Un rischio meno grave che negli anni '70
Indipendenza energetica
                                            Indipendenza
                                                                   Regno Unito
                                                                   Ue
                                                                   Francia
                                                                   Germania
                                                                   Italia
                                             Dipendenza

Fonte: Osservatorio dell'energia]

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  • Sono molto più dipendenti dal petrolio dei paesi ricchi, dato che la loro efficienza energetica è inferiore (alloggi, industria, ..). La quota di energia nel PIL può superare il 5%. Quando i prezzi si alzano, i governi devono finanziare i carburanti a discapito di spese prioritarie (salute, scuola, agricoltura,...)

  • Nel 2006 il sovracosto della bolletta petrolifera era già dieci volte più grande dell'alleggerimento del debito dei paesi poveri deciso nel 2005 durante il vertice del G8, secondo l'Agenzia Internazionale dell'Energia.

[I Paesi poveri non produttori - Una bolletta sempre più pesante
Importazioni di petrolio, in % del PIL
Principali paesi dell'OCDE        Pesi in via di sviluppo
Fonte: Cniuced]

 

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  • Secondo consumatore di petrolio nel mondo, la Cina ne importa già il 40% (80% nel 2030 secondo l'AIE). La volata del petrolio destabilizza i suoi circuiti di distribuzione.

  • Mancanze di approvvigionamento hanno recentemente colpito alcune province dopo che le raffinerie hanno smesso di rifornire le stazioni di servizio. Le major cinesi (Petro-China, Sinopec) non possonos caricare i rialzi del greggio sulle pompe a causa del controllo Statale dell'inflazione e rallentano o sospendono le forniture divenute fonte di perdite. Per dare loro sollievo, il governo ha innalzato il prezzo alla pompa del 10%, primo rialzo dopo diciotto mesi.

[La Cina - una domanda crescente
Quota della Cina nel consumo mondiale di petrolio  -  Importazioni di petrolio secondo lo scenario 1 (in milioni di barili al giorno)
                                                      Cina - Paesi dell'OCDE - America del Nord
Scenario 1: rallentamento della crescita a partire dal 2015
Scenario 2: proseguimento di una crescita elevata

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  • Le banche centrali hanno la responsabilità di assicurare una stabilità dei prezzi a medio termine. Lottano contro l'inflazione innalzando i tassi di interesse. Sono più attente ai prezzi al consumo esclusa energia e prodotti alimentari che all'inflazione globale.

  • Un innalzamento dei prezzi dell'energia può tuttavia fare aumentare i prezzi nel loro insieme. Di fronte alla riduzione del potere d'acquisto, le parti sociali possono rinegoziare un aumento dei salari. Questi movimenti di trasmissione sono chiamati dalle Banche centrali "effetti di secondo giro", che esse cercano di combattere a monte, perché successivamente sono molto difficili da contrastare.

 [I tassi d'interesse - gli "effetti di secondo giro"
Tassi della BCE
                Gennaio 1999 - 4 ottobre 2007
Tassi della FED
                Gennaio 1999 - 11 dicembre 2007

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