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L'Onu impotente di fronte ai massacri del Darfour, in Sudan.

 

LEMONDE | 24.04.04 | 16h52 

A Ginevra, la Commissione dei diritti dell'uomo delle Nazioni unite ha scelto di risparmiare Khartoum non condannandone le esazioni contro le popolazioni dell'ovest del paese, qualificate tuttavia come "pulizia etnica" da Washington. 

Ginevra, dalla nostra corrispondente 

Durante la sua ultima giornata di lavoro, venerdì 23 aprile, dedicata al Sudan, la Commissione dei diritti dell'uomo (CDH) delle Nazioni unite ha scelto di risparmiare Khartoum non condannando i massacri nella regione del Darfour e non menzionando nemmeno i miliziani djandjawids, responsabili delle esazioni. 

Su richiesta degli europei, il CDH ha deciso che un "esperto indipendente", con un mandato di un anno, si occuperà della situazione dei diritti dell'uomo nel Darfour... 

Questo risultato è stato denunciato dalle organizzazioni di difesa dei diritti dell'uomo come Human Rights Watch che accusa gli europei di essere "incapaci di agire". Segna tuttavia un primo passo, considerando che la maggioranza dei 53 paesi membri della Commissione sono loro stessi violatori dei diritti dell'uomo e bloccano ogni azione contro uno di loro. 

Il testo, pattuito da sei settimane tra l'Unione europea e il gruppo africano, "impegna" Khartoum "a neutralizzare le milizie armate". E' stato adottato da una quasi unanimità: 50 voti a favore, 2 astensioni, Australia ed Ucraina, e 1 voto contro, quello degli americani. In reazione al voto, l'ambasciatore americano, Richard Williamson, affermando di volere impegnare la "responsabilità morale" della Commissione, ha lanciato una sfida ai suoi membri: "Tra dieci anni, la sola cosa di cui si ricorderà di questa sessantesima Commissione annua, sarà sapere se ci siamo opposti alla pulizia etnica in corso in Sudan." La risposta, secca, è venuta dall'ambasciatore Irlandese che ha rivendicato gli sforzi delle ultime settimane per "strappare una soluzione unanime". Gli europei rimproverano gli Stati Uniti di non avere "mai sostenuto" i loro sforzi nel CDH sul Sudan o la Cecenia. 

L'Onu, in compenso, ha condannato i massacri nel Darfour. Il coordinatore umanitario dell'ONU, lo svedese Jan Egeland, aveva già denunciato una "pulizia etnica" in corso nel Darfour. Ma un rapporto di 14 pagine, redatto da cinque esperti dopo una visita nella regione e che accusava il governo sudanese di possibili "crimini contro l'umanità", è stato seppellito per l'intervento di Khartoum. Il documento, che la stampa ha facilmente ottenuto, descrivendo "la sporca guerra" effettuata dal febbraio 2003 dalle forze sudanesi, ne valuta il bilancio a 10.000 morti e nota che gli attacchi aerei e terrestri sistematici "hanno costretto più di un milione di persone a fuggire dai loro villaggi. Il rapporto, nella sua versione purgata, raccomanda "la creazione di una commissione di inchiesta internazionale."

Alcune missioni andranno presto nel Darfour per saperne di più. L'Alto commissariato ai diritti dell'uomo ha mandato già una squadra che aspettava ancora, venerdì mattina, l'autorizzazione a recarsi nella regione. 

Per i responsabile delle agenzie dell'ONU, è già acquisito che la situazione umanitaria nella regione è allarmante. "Anche se il conflitto si fermasse domani", ha dichiarato Christiane Berthiaume, del Programma alimentare mondiale (PAM), "centinaia di migliaia di persone resterebbero minacciate dalla fame e dalla morte". Kofi Annan, durante le celebrazione del decimo anniversario del genocidio ruandese, a Ginevra, il 7 aprile, ha affermato che intendeva "tramandare ai suoi successori" un'organizzazione "meglio armata per prevenire i genocidi e più capace di agire". Aveva esortato la comunità internazionale a "reagire velocemente e fermamente" per mettere fine alle "violazioni di massa dei diritti dell'uomo" in Sudan. "Per reagire, intendo delle misure che possono includere l'azione militare", ha minacciato. 

Afsané Bassir  

• Articolo apparso sull'edizione del 25.04.04

 

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