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La Commissione dei diritti dell'uomo dell'ONU è paralizzata da un blocco ostile alle condanne.

LE MONDE | 26.04.03 | 13h25 

L'alleanza, a geometria variabile, tra paesi africani e musulmani, ma anche con certi Stati occidentali, ha impedito la riprovazione della Russia, della Cina, del Sudan e dello Zimbabwe, 
Ginevra, dalla nostra corrispondente

Essere membri della Commissione dei diritti dell'uomo delle Nazioni unite (CDH) è oramai la migliore difesa dei paesi più repressivi del mondo. Messa alla prova, per il terzo anno consecutivo, la formula è senza fallo. 

Con una serie di mercanteggiamenti, la Russia, la Cina, il Sudan e lo Zimbabwe sono riusciti a sfuggire ad ogni condanna. Logicamente, la Corea del Nord si è candidata per un seggio alla Commissione, alle elezioni, la settimana prossima, a New York. 

Già nel 2002, i quindici membri del gruppo africano avevano fatto blocco per impedire ogni condanna nel continente. Vista la sua efficacia, il cerchio si era allargato a paesi musulmani, alcuni molto attivi, come l'Algeria ed il Pakistan, ma anche alla Russia ed alla Cina. Quest'anno, alcuni paesi democratici hanno creato sorpresa alleandosi, a loro volta, alle dittature. L'Africa meridionale, il Senegal e l'India sono volate al soccorso di Harare e di Khartoum. Il Brasile ha votato contro il progetto europeo sulla Cecenia. 

Per Najat Al-Hajjaji, l'ambasciatrice libica e presidentessa della 59 sessione, "questa divisione è solamente la reazione di paese che ha l'impressione di essere, anno dopo anno, al banco degli imputati di fronte agli Occidentali datori di lezioni". In seguito alla nomina molto controversa della Sig.ra Al-Hajjaji, in gennaio, le organizzazioni non governative (ONG) avevano proposto che fossero instaurati dei criteri per i paesi che vogliono essere membri della Commissione, qualii la ratifica delle principali convenzioni dei diritti dell'uomo e l'invito permanente al relatore dei diritti dell'uomo. "Noi anche, abbiamo dei criteri, ribatte l'ambasciatrice libica. I paesi che vogliono essere membri non dovrebbero avere un passato colonialista, dovrebbero avere delle leggi antirazziste ineccepibili, delle politiche accettabili in materia di immigrazione.... volete che continuo"? 

Rifiutando l'idea di un "club delle democrazie", l'Unione europea respinge l'iniziativa delle ONG. L'America avanza i suoi propri criteri, quelli delle ONG la escluderebbero, difatti, dal CDH, dato che Washington non ha ratificato, per esempio, né il trattato che instaura la Corte penale internazionale né, eccezione mondiale, la Convenzione dei diritti dei bambini. Gli americani si rifiutano anche di dare un invito permanente ai relatori speciali, in particolare a quelli incaricati dell'abolizione della pena di morte. 

Agli occhi dell'alto-commissario dei diritti dell'uomo, Sergio Vieira de Milo, i paesi candidati alla Commissione dovrebbero ratificare "non solo i sette strumenti dei diritti dell'uomo dell'ONU e dare un invito permanente ai relatori, ma anche liberare tutti i prigionieri rinchiusi per reati d'opinione". Bisogna creare, dice, "degli obblighi taciti". Vieira de Milo non è urtato dalla candidatura della Corea del Nord: "Questo potrebbe incoraggiare un paese così chiuso ad aprirsi, è meglio impegnare i nord-coreani, piuttosto che isolarli ancora di più." Pure ammettendo dei "cedimenti" del CDH e rammaricandosi "degli eccessi verbali e della retorica al vetriolo", nota che lo Zimbabwe l'ha invitato a recarsi a Harare, che il Sudan ha fatto degli sforzi", e che la Russia ha aperto la porta ai relatori. 

Giovedì, davanti alla Commissione, il segretario generale dell'ONU, Kofi Annan, aveva messo in guardia: La "vostra voce non è non più forte, ma più debole, il vostro messaggio ha perso in chiarezza. Le ONG e certi relatori dei diritti dell'uomo deplorano "l'assenza degli Occidentali" di fronte alla salita al potere del "club degli abusivi". La necessità del consenso, dicono, ha indebolito la voce dei paesi dell'Unione europea, particolarmente quelli dell'Europa dell'est, prima molto attivi. Gli americani, di ritorno dopo un anno di assenza, hanno difeso solamente risoluzioni riguardanti i loro interessi nazionali. Non hanno, come gli anni precedenti, presentato testi contro la Cina e non hanno copatrocinato quelli contro la Russia. 

L'Iraq ha cristallizzato la divisione tra gli Occidentali ed un parte del Terzo Mondo. La Commissione, che conta 53 paesi membri, ha aperto i suoi lavori tre giorni prima dell'inizio della guerra contro Bagdad. Una proposta intitolata "La situazione umanitaria ed i diritti dell'uomo in Iraq" era stata presentata da nove paesi arabi ed africani e sostenuta dalla Cina. È stata respinta per 25 voti, quelli degli Occidentali. Ma l'ultimo giorno, una maggioranza molto larga ha votato in favore di una condanna dell'oppressione e del terrore in Iraq sotto il regime di Saddam Hussein. 

Afsané Bassir Pour 

• Articolo apparso null'edizione del 27.04.03 
 

 

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