DOCUMENTAZIONE - Storia e politica italiana e internazionale





INDICE

HOME

Presidenziali USA

Presidenziali Francia 07

COREA DEL NORD

EUROPA

ITALIA - STORIA

Pensiero Economico

IRAQ

ONU

PALESTINA

IRAN

AFGHANISTAN PAKISTAN

RUSSIA E CAUCASO

RIVOLUZIONE RUSSA

MEDIO ORIENTE

GLOBALIZZAZIONE

KOSOVA

ECHELON

UZBEKISTAN

AFRICA

ATTENTATI SPAGNA

MONDO

MEDIA

 

CERCA NEL SITO

 

Linkback:

Territorio scuola

Sensagent

Leprechaun


Libano: la posta in gioco della crisi

LEMONDE.FR | 04.03.05 | 18h13 • Aggiornato il 04.03.05 | 20h53 

L'intero  dibattito in diretta con Joseph Bahout, politologo, specialista del Medio Oriente

Ola: Ci sarà una "rivoluzione dei cedri" in Libano, come c'è stata una "rivoluzione arancione" in Ucraina? 

Joseph Bahout: Questa rivoluzione, in un certo senso, è già iniziata, poiché dall'assassinio di Rafic Hariri, la piazza dei Martiri, posto centrale di Beirut, è in permanenza occupata. 

L'analogia con l'Ucraina comincia qui ma forse qui si ferma, dato che ci sono molte differenze tra l'Ucraina ed il Libano, particolarmente a causa dell'opposizione che è diversificata, e perché la Siria non sembra volere "mollare facilmente l'osso." 

Levantin: Buongiorno, Bahout. Come spiegate la difficoltà di formare un nuovo governo dopo la caduta di Omar Karamé? 

Joseph Bahout: Due cose: anzitutto, la difficoltà di trovare un primo ministro sufficientemente consensuale che accetti di non esistere che per alcuni mesi di transizione. Secondariamente: probabilmente la strategia del potere e della Siria che cerca di giocare al vuoto costituzionale per mettere tutti davanti ad un'ipoteca spaventosa. 

"LA SIRIA FA LEVA SU PROBLEMI INTRINSECI DEL LIBANO" 

Jarjar: Il Libano richiede la dipartita delle truppe siriane. Ma questo ritiro costituisce forse una sfida per il Libano? Lascerà un vuoto, o al contrario permetterà un nuovo sviluppo? Concretamente, che cosa rappresenterebbe il ritiro dei siriani? 

Joseph Bahout: anzitutto, il ritiro dei siriani rappresenterebbe la fine del dominio sulla vita politica libanese che perdura da più di quindici anni. Il vuoto di sicurezza che questo rischia di lasciare deve essere colmato certamente, al più presto, dall'esercito libanese, che tutto sembra indicare che è capace di farlo. Ma soprattutto si deve trovare rapidamente un consenso politico tra le forze politiche libanesi stesse sul modo di governare un paese che deve fare fronte a diverse sfide, interne ed esterne. La fine dell'era siriana in Libano inaugurerà forse il passaggio all'età adulta del Libano popolare e politico. 

Nils: Perché i siriani si ostinano a restare in Libano? 

Flute: Quale è l'interesse per la Siria di mantenere 14.000 soldati in Libano? 

Joseph Bahout: La presenza delle forze armate è in sé un fatto secondario rispetto alle influenze politiche e sul sicurezza della Siria in Libano. Gli interessi siriani in Libano sono molteplici: c'è anzitutto un interesse strategico che fa del Libano un punto di leva della Siria contro Israele; ci sono anche degli interessi economici estremamente interessanti per la nomenklatura siriana. Tutto ciò ha fatto sì che il Libano è diventato, col tempo, un polmone essenziale al regime siriano stesso. La questione è quella di sapere se la fine dell'era siriana in Libano significherà la fine del regime siriano così come si lo è conosciuto fino ad ora. 

Ola: La Siria è veramente il solo problema del Libano? 

Joseph Bahout: Sicuramente non il solo, e tutti i libanesi sanno che hanno dei problemi seri da risolvere tra loro stessi, ma finché la Siria è onnipresente nel gioco politico e nella vita quotidiana dei libanesi, nessuno di questi problemi potrà essere seriamente e correttamente affrontato. La Siria fa leva su problemi intrinseci del Libano e li amplifica per giustificare e consolidare la sua presenza in quel paese. 

Lou: Quale impatto avrà il ritiro della Siria sull'equilibrio intercomunitario in Libano? 

Joseph Bahout: L'equilibrio comunitario libanese è un equilibrio fragile, ma portatore di diversità. Per decenni, prima della guerra, il Libano ha saputo adattare questa pluralità in modo creativo. È esattamente ciò che oggi si deve reinventare, prendendo in considerazione i nuovi equilibri comunitari del Libano ma anche della regione. Pensiamo, evidentemente, alla tensione crescente tra i sunniti e gli sciiti, tensione che comincia con la guerra in Iraq e che ha avuto una svolta inquietante con l'assassinio del presidente Hariri. Non bisogna dimenticare che l'accordo di Taëf aveva fornito una cornice passabilmente soddisfacente al riassetto di questi equilibri. E' per questo che, oggi, l'opposizione libanese fa appello ad un ritorno ragionato a questo accordo. 

Liban Libre: Vorrei sapere il vostro parere sull'improvvisa presa di coscienza dei paesi arabi sulla necessità di applicare l'accordo di Taëf che data dal 1989. 

Joseph Bahout: I paesi arabi si sono adattati da molto tempo alla tutela siriana in Libano perché faceva loro comodo questa economia di gestione di uno scenario libanese complicato. L'assassinio di Hariri, che tocca molto da vicino certi paesi del Golfo, così come l'Egitto, ha ricordato a questi attori che l'azione siriana in Libano poteva essere anche mortifera. Peraltro, dalla caduta del regime di Bagdad, l'insieme dell'ordine politico ufficiale arabo cerca di limitare i danni e di adattarsi al meglio alla nuova strategia offensiva americana nella regione; togliendo la Siria del Libano, è un po' loro stessi che certi paesi arabi cercano di salvare. 

IL RUOLO DEGLI HEZBOLLAH 

Kurosawa: Quale è la posizione degli Hezbollah sulla questione della presenza siriana in Libano? 

Karamazov: Quale la probabilità è che gli Hezbollah decidano di fare da soli, lasciando così cadere il loro protettore siriano? 

Joseph Bahout: Il legame tra le comunità sciite libanesi e la Siria sono un legame forte e strategico da più di tre decenni. Hezbollah rappresenta questo legame, certamente, ma rappresenta anche la convergenza di interessi tra l'Iran e le Siria intorno al proseguimento della resistenza a Israele. La questione con la quale Hezbollah si confronta da quasi cinque anni è sapere dove si fermi la sua strumentalizzazione da parte della Siria e dell'Iran e dove inizi la sua dimensione propriamente libanese, una dimensione che ha talvolta saputo esprimere con talento in occasione di certe consultazioni elettorali, e con toni spesso moderati quando si tratta di non rompere l'unità nazionale. La crisi attuale, nella misura in cui tocca all'interesse vitale della Siria, saprà essere gestita con lo stesso equilibrismo da parte del partito radicale sciita? Quello che interessa Hezbollah è sopratutto il mantenimento della sua posizione insostituibile nel conflitto arabo-israeliano. Se il ritiro siriano dal Libano non tocca a questa componente, Hezbollah potrebbe contribuire ad un'uscita onorevole della Siria dal Libano. 

Phoenix: Hezbollah può sopravvivere senza la presenza siriana in Libano? 

Joseph Bahout: Hezbollah, come partito politico, può sopravvivere sicuramente alla Siria in Libano. L'attività militare e resistente di Hezbollah sarà certamente indebolita, nella misura in cui perderà la sua copertura politica regionale. A partire da questo, la questione è duplice: quale sarà il ruolo di Hezbollah in seno alla comunità sciita? E quale sarà il ruolo che Hezbollah saprà mantenere nel gioco politico libanese in senso ampio? Questa domanda si pone riguardo l'avvenire delle relazioni tra la Siria e l'Iran. Una componente importante di Hezbollah è molto iraniana, non bisogna dimenticarlo. Hezbollah dovrà quindi riequillibrare la sua stessa composizione, tra le parti iraniane, siriane e propriamente libanesi. 

Boulder: La popolazione sciita non è in qualche modo presa in ostaggio dagli Hezbollah? 

Joseph Bahout: Hezbollah ha acquistato non solo una popolarità incontestabile nella comunità sciita a causa del suo successo nella resistenza a Israele, ma anche per il fatto che è il principale fornitore di servizi sociali alle frange più sfavorite della comunità. Col tempo, il suo prestigio si è esteso ad altre sfere libanesi, senza voler parlare di monopolio sulla comunità, si può dire che ha riempito intelligentemente parecchi vuoti. Certo, il sunnismo libanese era storicamente più nazionalista arabo e più pro-palestinese, ma dalla ascesa al potere dei gruppuscoli islamici nel seno stesso del movimento palestinese, si è operata una convergenza tra Hezbollah e questi gruppuscoli. Nessuno in Libano può contestare agli Hezbollah il fatto che abbia pagato un alto prezzo per mandare via le truppe israeliane dal sud del Libano, ma nessuno può neanche tollerare che questo capitale politico sia utilizzato in un progetto di egemonia in seno alla società politica libanese. 

Phenicien_1: Ma non bisognerebbe ricordare che Hezbollah è il solo partito politico libanese armato? 

Joseph Bahout: Certo, il suo armamento era permesso dagli accordi di Taëf finché l'occupazione israeliana durasse in Libano. Il dibattito oggi è sul sapere se questa occupazione si è conclusa nel maggio 2000 e se, dunque, la componente armata di Hezbollah non è diventato da allora inutile. 

UNA UNANIMITÀ POPOLARE? 

Alachlach: Forse il presidente Lahoud dovrebbe / potrebbe dimettersi? Il governo di transizione continuerebbe ad essere formato sulla stessa base confessionale? Il cambiamento non dovrebbe passare anche da un sconvolgimento della ripartizione confessionale del potere? 

Joseph Bahout: La ripartizione comunitaria che sia al Parlamento o in un governo, non è ancora un punto all'ordine del giorno nella congiuntura attuale. Ogni governo di transizione dovrà dunque rispettare questo principio. Quanto alla posizione del presidente Lahoud, appare sempre più indebolito ed isolato. Le sue dimissioni non sarebbero dunque che un riconoscimento giuridico di uno stato di fatto. Se le forze siriane si ritirano dal Libano, e se i servizi di sicurezza siro-libanesi vengono incriminati per l'assassinio del presidente Hariri, c'è da scommettere che il presidente Lahoud non potrà restare molto a lungo alla presidenza. Questo certamente porterà la crisi politica libanese ad un livello ancora più elevato. 

Nils: I conflitti tra le differenti comunità libanesi sono stati dimenticati dopo l'assassinio di Hariri? 

Joseph Bahout: Un'unanimità popolare ed un certo fervore sono state certamente scatenate dall'assassinio di Rafic Hariri. Sono dei momenti di unità nazionale importante ma fugaci che non cancellano le logiche profonde della vita politica libanese. Questa resta, difatti, largamente organizzata intorno alle tendenze comunitarie. La creatività del sistema politico libanese è chiamata proprio a gestire ed ad adattare questa pluralità affinché non sbocchi nella tensione, se non nel conflitto. Non bisogna tapaprsi gli occhi rispetto a queste tensioni ricorrenti, ma non bisogna faresene neanche un'inibizione rispetto alla richiesta di una maggiore sovranità del Libano. Presto o tardi, i libanesi dovranno misurarsi da soli coi loro problemi, e non c'è di ragione di pensare che non sappiano farlo in modo più o meno pacifico. 

Liberté-Souveraineté-Indép.: Bahout, lei pensa che una traccia per risolvere la questione libanese, ma anche mediorientale, stia nella naturalizzazione dei profughi palestinesi? Per diluire l'effetto di questa (da 300.000 a 400.000 su una popolazione di 4 milioni), non si può pensare di permettere in compenso l'accesso dei libanesi emigrati alla vita politica del loro paese? O pensa che nessuna di queste due misure sia all'ordine del giorno? 

Joseph Bahout: A livello teorico, si tratta di una proposta interessante. Praticamente, rischia di aggiungere potenzialmente due problemi esplosivi al cocktail già complicato della situazione libanese. La presenza palestinese in Libano deve essere sicuramente organizzata, regolarizzata, ed i diritti sociali ed umani dei palestinesi devono essere accordati da parte dello stato libanese. Soprattutto nella cornice della creazione di un Stato palestinese in un porssimo futuro. La naturalizzazione pura e semplice dei palestinesi del Libano rischia di complicare ancora più lo squilibrio comunitario nel paese. Inoltre, i palestinesi loro stessi non chiedono questa naturalizzazione, ma semplicemente una normalizzazione delle loro condizioni di vita in Libano. Quanto alla questione del voto degli emigrati, è da prendere assolutamente in considerazione, anche se è molto complicata a livello giuridico, dato che una grande parte della diaspora libanese non gode più dei suoi diritti politici in Libano. 

Roger: Quale è l'influenza dell'Arabia saudita, dell'Iran e degli altri paesi della regione sulla situazione del Libano? 

Joseph Bahout: Il Libano è sempre stato un spazio politico molto poroso e aperto alle influenze regionali. Queste influenze ritagliano largamente gli interessi divergenti delle comunità libanesi. Sì, lei ha ragione, l'Arabia saudita mantiene un'influenza certa sulla borghesia sunnita libanese, e l'Iran, su una grande parte della comunità sciita. Non bisogna dimenticarsi neanche di altri attori come il nuovo Iraq, oggi più vicino anch'esso agli sciiti libanesi, esattamente come non bisogna dimenticare l'influenza più lontana di certi paesi occidentali come la Francia o gli Stati Uniti su altre comunità, come per esempio i cristiani. Ed è per questo ché il Libano resta stabile durante le congiunture di stabilità regionale, ed è in preda a turbolenze quando i rapporti di forze nella regione vanno verso il conflitto. 

Jarjar: Quale è lo stato dell'economia libanese? Quale è il peso del LIbano nella regione in materia economica? 

Joseph Bahout: Lo stato dell'economia libanese è piuttosto rovinoso, al tempo stesso a causa dell'eredità della guerra, e delle politiche economiche del dopoguerra. L'indizio il più allarmante resta quello del debito pubblico che rasenta i 40 miliardi di dollari e che si aggiunge ad un deficit di bilancio cronico ed a parecchi altri squilibri. Questa cattiva situazione economica ha un pendant sociale notevole: la classe media libanese si è assottigliata considerevolmente. A livello regionale, il Libano è certo un paese dal debole peso economico. Partecipa tuttavia molto fortemente ai flussi economici e finanziari che attraversano la regione, che si tratti di flussi di capitale o di mano d'opera. Questo vuol dire che a dispetto della sua piccola stazza economica, il Libano è al tempo stesso un attore ed una posta economica importante nella struttura economica regionale. 

Alachlach: Quali sono le conseguenze prevedibili degli avvenimenti attuali sull'economia e le finanze libanesi a corto e lungo termine? 

Joseph Bahout: Se la crisi dovesse perdurare, c'è da temere che a corto termine ci sia una pressione aumentata sulla moneta libanese, che è stato un problema endemico degli ultimi decenni libanesi. A più lungo termine, la fiducia che generava, valenti o nolenti, Hariri rischia di spegnersi, cosa che provocherà forse un abbassamento notevole degli investimenti arabi in Libano aumentando così gli squilibri già esistenti. È probabilmente una delle più grandi sfide con la quale si dovrà confrontare il potere prossimo, qualunque esso sia, con o senza la presenza siriana in Libano. 

Walid: Se dovesse identificare alcuni fattori chiave che condizionano il ritorno alla stabilità politica dopo questo periodo di rivoluzione, quali sarebbero? 

Joseph Bahout: Al primo posto, un ritiro accettato dei siriani del Libano, sotto una copertura araba ed internazionale, completata dalla "garanzia" che la fine della Siria in Libano non vuole dire la fine del regime siriano in Siria. Due: la tenuta immediata di assise nazionali libanesi che proclamino il rinnovo di un patto solenne per evitare la violenza come strumento di gestione delle dispute politiche. L'accordo di Taëf può servire come strumento transitorio a questo livello. Tre: la formazione di un governo ristretto di figure rispettate e rispettabili che supervisionerebbe, in un avvenire non troppo lontano, la tenuta di elezioni corrette e rappresentative che farebbero nascere una Camera la cui funzione dovrebbe essere quella di una Costituente per il Libano del dopo-Siria. Quattro: un impegno fermo della comunità internazionale a fiancheggiare da da vicino non solo la sicurezza di questo scenario, ma anche la sicurezza economica per il futuro. Cinque: uno sforzo chiaro e sincero della comunità internazionale per rilanciare i negoziati di pace tra la coppia siro-libanese ed Israele, per scongiurare ogni possibilità di ritorno della tensione nel sud del Libano, per estensione, all'insieme della zona. 

Steph: Quale ruolo può giocare la diaspora per l'avvenire economico e politico del paese? 

Joseph Bahout: La diaspora libanese è estremamente importante almeno a due livelli: molto concretamente, possiede una grande parte dei capitali libanesi espatriati e può dunque, rimpatriandoli intelligentemente, contribuire a a far quadrare la salute delle finanze pubbliche, ma anche a rilanciare l'attività economica, oggi in panne. Ha anche un ruolo morale importante nella misura in cui è lei che dà il polso della fiducia dei libanesi nel loro paese nei confronti gli interlocutori internazionali. Occorre anche che questa diaspora si tenga il più possibile lontano dalle tentazioni di divisione che possono attraversare la società libanese. 

Eirikr: Un Libano liberato della pesante tutela siriana non rischia di ridiventare una posta geopolitica tra i differenti poteri che hanno degli interessi in Medio Oriente, cosa che potrebbe riportarlo all'instabilità civile di qualche anno fa? Come si eserciteranno le influenze straniere in un Libano liberato dall'occupazione siriana? 

Joseph Bahout: Ho risposto a queste domande più sopra. Le influenze regionali non smetteranno mai di esercitarsi su un spazio libanese che resterà sempre poroso. E' per questo ché la stabilità del Libano può passare solamente per la stabilità regionale, esattamene come è necessario che le comunità libanesi riducano il livello della loro naturale accoglienza a tutte le influenze regionali. E' per questo che è importante che la Siria esca dal Libano non sentendo che è stata buttata fuori da questo paese a profitto di altri attori regionali o internazionali, cosa che la spingerebbe, a breve termine, a volersi rifare della situazione. 

Chat moderata da Stéphane Mazzorato e Guillaume Pélissier-Combescure 

 

INDICE

Cerca nel sito: