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"L'ayatollah Ali Khamenei ha commesso il più grave errore della sua vita"

LE MONDE | 22.06.09 | 10h15  •  Aggiornato il 22.06.09 | 10h15

New York, corrispondenza

Mohsen Sazegara, ricercatore e presidente del Research Institute for Contemporary Iran, basato a Washington, è stato uno dei fondatori dei Guardiani della rivoluzione e ha ricoperto funzioni ministeriali negli anni 80, prima di prendere le distanze dal governo rivoluzionario nel 1989.

Siamo di fronte ad un giro di boa nella rivoluzione iraniana?

Dopo il discorso di venerdì di Khamenei, la situazione è cambiata. Sostenendo l'elezione truccata di Mahmoud Ahmadinejad e minacciando il popolo iraniano, ha esplicitamente confessato che c'è lui dietro il colpo di Stato. Ora la nazione è di fronte alla Guida. Ahmadinejad non è che una marionetta. Il dirigente della resistenza non è più solo Moussavi. E' una catena verde della democrazia che parte da ogni città in Iran.

Sabato c'è stato il primo confronto tra i due fronti. La catena della democrazia ha vinto, perché Khamenei aveva mobilitato 40.000 uomini per reprimere i manifestanti, ma loro sono comunque scesi in piazza provando che erano pronti a sacrificare la vita. Moussavi ha detto al popolo che era pronto alla morte. Ha fatto appello a proseguire la resistenza ed a organizzare uno sciopero generale martedì. Ha dato prova di essere un grande leader.

L'opinione pubblica si volge contro l'ayatollah Khamenei ?

Certamente. La scorsa settimana i manifestanti gridavano "morte al dittatore". Sabato gridavano "morte a Khamenei". Ha commesso il più grave errore della sua vita. L'ayatollah Khomeini non avrebbe mai fatto un errore del genere. Era abbastanza intelligente per stare dalla parte della nazione. Khamenei ha sbagliato i suoi calcoli. Ha pensato che con qualche Gardiano della rivoluzione e con il ministero delle informazioni poteva conquistare una nazione.

E' sostenuto dai religiosi?

No. Le principali figure religiose non l'hanno ancora sostenuto. Alcuni lo hanno anche criticato. La cosa importante e nuova in questo movimento è che, per la prima volta da 120 anni, gli Iraniani si mobilitano in massa senza il sostegno dei religiosi e senza una motivazione religiosa.

I manifestanti se la prendono con la rivoluzione islamica?

Sono per la democrazia. Se si vuole definire la rivoluzione islamica come contraria alla democrazia, allora questo movimento sarà contro. Ma molti credono ancora nella rivoluzione. I Guardiani della rivoluzione e i bassidji [miliziani islamici] credono nella rivoluzione. E anch'essi sono i benvenuti nel movimento.

I Guardiani della rivoluzione non reprimono le manifestazioni.

E' il modo in cui Khamenei ha organizzato la sua macchina repressiva. Vuole fare credere che siano le persone normali, i bassidji, che lo sostengono. Di fatto, però, coloro che ammazzano i manifestanti, quelli che vengono chiamate le "camice bianche", sono dei Guardiani della rivoluzione che appartengono a una brigata speciale della divisione di informazione. Somigliano a dei civili, ma hanno coltelli, sbarre di ferro e armi da fuoco. Sono troppo poco numerosi per attaccare la folla. Ma vanno a caccia delle persone che cantano slogan in piccoli gruppi.

L'ayatollah Khamenei controlla i Guardiani della rivoluzione?

Sono, assieme al ministero delle informazioni, il suo principale strumento d'oppressione. I circa 120.000 guardiani della rivoluzione sono la parte più potente del regime. Sono assieme un esercito, un servizio di informazioni, e una enorme azienda. Khamenei ha messo ai margini alcuni fondatori ed eroi di guerra [di quella contro l'Iraq, NdT] e ci ha piazzato delle persone che gli sono asservite. Controlla diversi livelli sotto di lui, fino al grado di comandante. Ma non so quale sia la sua popolarità tra coloro che lui a nominato.

E' troppo presto per parlare di divisioni tra le loro fila. Ho tuttavia sentito dei rumori secondo i quali sette generali sono stati arrestati. Molti non sono d'accordo con Khamenei. Uno dei miei vecchi amici, un generale, eroe di guerra, m'ha detto che la maggioranza dei Guardiani della rivoluzione non erano affatto d'accordo con il colpo.

E i bassidji ?

E' un gruppo mal organizzato e poco disciplinato. Il regime dice che sono 20 milioni, ma io penso non siano più di 500 000. Alcuni si sono arruolati per avere dei privilegi, come l'esenzione dal servizio militare. Sono come il resto del popolo. I loro fratelli, i loro amici, sono dall'altra parte.

Si va verso una deriva militare ?

Khamenei è arrivato ad un punto di non ritorno. Il suo regime è già sicuritario et militarizzato. Non esiste nessuna marcia indietro per un regime così brutale. Per la preghiera di venerdì ha mobilitato i suoi sostenitori in tutto il paese. Mi aspettavo di vedere 500.000 persone ma, secondo dei nostri amici, non erano che 50.000. Molti dei sui sostenitori restano neutrali e si vergognano. Se reprime il popolo iraniano, diventerà un dittatore militare come Saddam Hussein. Regnerà su di un cimitero.

Intervista raccolta da Philippe Bolopion


 

Articolo apparso nell'edizione del 23.06.09.

Una nota:

Nonostante il presidente uscente iraniano venga menzionato quasi invariabilmente come Mahmud Ahmadinejad in tutta la stampa occidentale, o quantomeno non iraniana, il suo vero nome è Mahamoud Ahmadi Nejad



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