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Preoccupato, il Giappone pensa ad una "difesa attiva"  

LE MONDE | 05.04.03 | 12h52
Tokio, dal nostro corrispondente,

Se la guerra in Iraq appare a molti giapponesi come "un conflitto dall'altra parte del globo", la tensione nella penisola coreana comincia, in compenso, a far loro prendere coscienza della vulnerabilità del loro paese, e fronisce argomenti a quelli che sono a favore di un rafforzamento del potenziale militare. 

L'agenzia di difesa studia la possibilità di introdurre degli armamenti americani che permettano di bloccare un attacco missilistico, ed il suo direttore, Shigeru Ishiba, non smette di ripetere che se la Corea del Nord si prepara ad attaccare il Giappone, un colpo preventivo non contravverrebbe alla sua costituzione pacifica.

Pyongyang ha provato due missili, il 24 febbraio ed il 10 marzo. In previsione di un eventuale nuovo test di missili nord-coreani - questa volta balistici e dunque capaci di raggiungere l'arcipelago - Tokio ha recentemente inviato nel mare del Giappone, (mare dell'Est, per Seul), un pattugliatore attrezzato con il sistema di localizzazione di missili Aegis. La pace che conosce l'arcipelago - il quale, nella sua Costituzione, ha rinunciato al ricorso alla guerra come diritto sovrano nel regolamento dei conflitti internazionali e dipende, da mezzo secolo, dall'"ombrello" militare americano - appare d'improvviso ai giapponesi fragile ed aleatoria. L'opinione pubblica comincia a liberarsi di ciò che la destra ha qualificato a lungo come "senilità pacifica?" 

La maggioranza resta certamente fondamentalmente ostile alla guerra, ed in particolare all'intervento militare in Iraq. Ma i test di missili nord-coreani hanno rafforzato la posizione dei "falchi" che martellano che il paese non è in grado di bloccare un attacco della Corea del Nord. Le gesticolazioni di Pyongyang e la vulnerabilità del Giappone sono temi molto spesso trattati dai media di destra con toni allarmistici e l'opinione pubblica sembra tanto più ricettiva da quando è stata scossa dalle rivelazioni sui rapimenti di undici giapponesi da parte di agenti di Pyongyang negli anni 1970-1980. 

Il filoamericanismo del primo ministro Junichiro Koizumi - che appartiene alla destra del partito liberale democratico, e la cui circoscrizione (Yokosuka) ospita un'importante base militare delle forze d’autodifesa (esercito giapponese) - spiega solamente in parte il codismo di Tokio nella crisi irachena. Sebbene autonomi, i problemi iracheno e coreano sono percepiti come legati dai dirigenti giapponesi: dalla fedeltà a Washington nel Vicino Oriente dipenderebbe il sostegno americano in caso di attacco nord-coreano. 

Per decenni, il dibattito sul ruolo delle forze d’autodifesa (che, a dispetto del loro nome costituiscono un esercito di 240.000 uomini che dispongono di un bilancio importante), è stato un tabù. Ogni anno le spese militari, dedicate per metà al mantenimento del personale, sono peraltro in leggero aumento. Considerando i vincoli costituzionali, il Giappone non può utilizzare il suo esercito che per difendersi e non può né partecipare ad un sistema di difesa collettiva né mandare le sue truppe di là delle sue frontiere, salvo che nella cornice di missioni di mantenimento della pace. 

La recente dichiarazione del direttore dell'agenzia di difesa secondo il quale il Giappone potrebbe, a titolo di autodifesa, lanciare un'azione preventiva contro la Corea del Nord, nell'ipotesi che fosse confermato che questo paese stia preparando un attacco missilistico, ha suscitato delle polemiche. Ma conferma che i dirigenti giapponesi cominciano a pensare che il loro paese non può più accontentarsi di restare sotto l'ala protettiva degli Stati Uniti e che deve sviluppare una propria capacità di passare da un sistema di "difesa reattiva" ad un sistema di "difesa attiva". 

Apparentemente, il governo Koizumi intende approfittare del clima d’apprensione per fare questo passo. Il test di un missile balistico nord-coreano Taepodong, che ha sorvolato l'arcipelago nipponico nell'agosto 1998 prima di sprofondare nel Pacifico, ha incoraggiato Tokio a partecipare allo studio di un progetto di sistema di difesa antimissile degli Stati Uniti. L'ha incitato anche a dotarsi di satelliti spia che sono stati appena messi in orbita. Washington, che desidera che il Giappone assuma un ruolo strategico maggiore, vede con soddisfazione profilarsi un'evoluzione che, invece, preoccupa la Cina. Uno scenario ancora più preoccupante è l'impatto che avrebbe la nuclearizzazione eventuale della Corea del Nord sugli equilibri regionali: è chiaro che il Giappone non resterebbe a braccia conserte e che si doterebbe a sua volta di armi atomiche, trascinando probabilmente nella sua scia la Corea del Sud e Taiwan.

 Philippe Pons 

 Articolo apparso sull'edizione del 06.04.03

 

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