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Le Monde

L'estrema destra, passeggero clandestino dell'"ortodossia finanziaria"

Dominique Linhardt, ricercatore CNRS e Cédric Moreau de Bellaing, assistente alla Ecole normale supérieure.

Point de vue | Le Monde | 29.11.11 | 14h06   •  Aggiornato il le 29.11.11 | 14h11

Articolo originale

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Diretto dall'ex vice presidente della Banca Centrale Europea (BCE), Lucas Papademos, il nuovo governo greco conta nei suoi ranghi, oltre a membri delle formazioni di maggioranza della sinistra socialista e della destra conservatrice, due ministri provenienti dal partito Laïkos Orthodoxos Synagermos (LAOS) [Allerta popolare ortodossa]. Non si può che restare colpiti dagli eufemismi che sono serviti a descrivere questo ritorno dell'estrema destra nello Stato, quando non è stato del tutto ignorato. Il LAOS ha nel mirino le elezioni nazionali previsti nel febbraio 2012 e cerca nel surplus di legittimità che gli conferisce la partecipazione al governo un trampolino per rafforzare la sua posizione elettorale. Che il calcolo si dimostri o meno giusto, si deve riconoscere che si tratta di una strategia di conquista del potere.

Il presidente del partito ha annunciato al momento della sua creazione nel 2000 che la sua formazione non includeva “comunisti”, “massoni”, “omosessuali” ed “ebrei”. Questa miscela di omofobia, di negazionismo e di cospirazionismo, la si ritrova anche in Adonis Georgiadis, il nuovo vice ministro dello sviluppo e della Marina mercantile. Ha recentemente accusato “il popolo ebreo [di controllare] il sistema bancario mondiale”, senza dimenticare, en passant, di qualificare i mussulmani come “rifiuti”.

Lo scandalo costituito dall'entrata dell'estrema destra nel governo è smorzato dall'accoglienza che è stata riservata al nuovo esecutivo: è stato salutato dalla maggioranza dei responsabili e dei commentatori autorizzati. E' che il goveno Papademos indossa la camicia pulita: fa prova di “saggezza”, aderisce al rigore preteso dalla UE, la BCE e il Fondo monetario internazionale, “rassicura i mercati”.

Sul fronte del ripristino della sua “credibilità”, il LAOS non è restato fermo. Dal primo piano di salvataggio della Grecia nel maggio 2010, il fondatore del LAOS , Georges Karatzaferis, ha impiegato particolare zelo ad interpretare il ruolo di “realista”. La promessa della prosecuzione brutale dello smantellamento dello stato sociale e la degradazione delle condizioni di vita dei Greci valeva dopotutto il considerare trascurabile l'entrata dell'estrema destra nel governo.

E' possibile però ricavare una conclusione più generale da questa situazione. Ci mostra una profonda trasformazione della legittimità politica: l'adeguamento alle ingiunzioni del realismo finanziario ne è il criterio fondamentale. Non è certo la prima volta nella storia che dei governi collidono con dei vincoli economici e piegano la loro politica. La novità risiede però nel fatto che l'appello al realismo diviene una posizione politica a sé stante.

Anche se li si presenta spesso come i frutti astratti del deus ex machina del mercato, i vincoli finanziari sono usati come argomento da gruppi ed organizzazioni che ne trovano il loro tornaconto. Niente “mano invisibile”, niente “legge ferrea del mercato”, quanto piuttosto la mobilitazione di agenti che giocano la carta dei vincoli del mercato per promuovere interessi particolari: quelli delle banche e delle multinazionali, quelle dei fondi pensione e delle agenzie di valutazione, degli speculatori e degli investitori.

La grande trovata è quella di lasciare credere che questa politica tale non sia. Ebbene, è difficile trovare un modo di agire più politico delle agenzie di valutazione. Non che queste prendano direttamente parte alle decisioni politiche, o che sappiano trovare dove, nello spettro politico, si collochino i loro interessi. La questione è più sottile: sotto il vestito dell'oggettività e della neutralità, alimentano coloro che, nel campo politico, giocano la carte della one best way (una e una sola strada giusta) economica.

Il contatore del debito pubblico (debt clock) si erige come uno strumento simile ad un sismografo. Chi avrebbe la pretesa di controllare i movimenti della crosta terrestre? Allo stesso modo, non si può che sottomettersi ai movimenti della finanza mondiale. La soperchieria risiede nella negazione della differenza che separa i fenomeni naturali dalle istituzioni sociali. E, fino a prova del contrario, i mercati e i loro meccanismi appartengono alle seconde.

Naturalizzare significa accettare un'alterazione del senso che la nozione di politica acquisisce con l'avvento delle democrazie moderne: la formazione di una volontà sovrana portata dal popolo rappresentato. In questo modo, si devono accettare gli effetti sociali devastatori delle politiche di austerità.

Quando i rappresentanti, nonostante tutte le smentite, diventano dei semplici relè dei vincoli economici e finanziari, la democrazia si vuota di sostanza. La perdita della facoltà di giudicare lo scandalo dell'entrata nel governo di uno Stato europeo di attori politici per i quali Auschwitz è un “mito” è più che un segno, è un corollario. Il LAOS ne approfitta, come passeggero clandestino delle “forze del mercato”.

L'amara ironia di questa situazione è che la democratizzazione della società greca, dopo la caduta della dittatura del colonnelli (1967-1974), è andata di pari passo con il progetto di adesione alla UE. Ora che ne fa parte, sono i dirigenti europei che salutano la formazione di un governo che include rappresentanti di un partito che coltiva una sordida nostalgia di quella stessa dittatura.


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