DOCUMENTAZIONE - Storia e politica italiana e internazionale





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L'editoriale di le Monde 

Il nodo iracheno 

LE MONDE | 06.04.04 | 13h00 

Elicotteri d'assalto e carri dell'esercito americano che entrano in azione nei quartieri sciiti di Bagdad; luoghi santi dello sciismo, a Najaf particolarmente, nelle mani di miliziani estremisti potentemente armati; infine, nuova operazione contro la guerriglia sunnita nella regione di Falluja. 

La giornata del lunedì 5 aprile in Iraq si è chiusa con decine di morti dalla parte irachena. Ma il bilancio politico di questi scontri è molto più pesante. Gli Stati Uniti erano già alle prese con una persistente ribellione armata sunnita, ramo maggioritario dell'islam, minoritario in Iraq, ma alla quale appartenevano numerosi dirigenti del vecchio regime, a cominciare da Saddam Hussein. Eccolo ora di fronte ad un secondo fronte, quello sciita. 

È una data, un momento-chiave dall'occupazione dell'Iraq da parte delle forze americane da poco più di un anno. Gli sciiti sono la maggioranza in Iraq, probabilmente quasi il 60% di una popolazione di 25 milioni di abitanti. Gli sciiti erano la speranza degli Stati Uniti: comunità martirizzata da Saddam Hussein, doveva essere l'alleato naturale di Washington. La sanguinosa battaglia contro la guerriglia sunnita restava circoscritta. Uno scontro importante con gli sciiti condurrebbe l'Iraq verso un caos di lungo periodo, e lascerebbe gli Stati Uniti con un solo alleato, la minoranza etnica curda. In breve, gli Stati Uniti non possono permettersi di "perdere" gli sciiti dell'Iraq. 

Le relazioni con questa comunità mostrano peraltro tutta la difficoltà e l'ambiguità del progetto americano: imporre la democrazia. La maggioranza della comunità sciita che si riconoscerebbe nell'ayatollah Ali Sistani si è opposta alla Costituzione provvisoria recentemente promulgata. La rigetta perché questo testo non stabilisce la charia come sola fonte del diritto, mentre gli sciiti vogliono invece una Repubblica islamica. Una minoranza della comunità si riconosce in un imam estremista di 30 anni, Moqtada Al-Sadr, che ha moltiplicato gli appelli alla rivolta contro gli americani. La sua milizia, potentemente armata, "l'esercito del Mahdi", occupa parecchie località e, qui e là, fa regnare il terrore nel nome dell'"ordine islamico". La chiusura del giornale di Moqtada Al-Sadr da parte delle forze della coalizione e l'arresto di uno dei suoi collaboratori per l'omicidio di un dignitario sciita moderato ha scatenato i combattimenti di queste ultime quarantotto ore. 

Se dovessero prolungarsi, o addirittura degenerare, potrebbero trascinare, per solidarietà, una mobilitazione dell'insieme della comunità sciita contro gli americani e porre questi ultimi in una situazione insostenibile. Non esiste alcuna soluzione militare. L'amministratore americano, Paul Bremer, ha una sola vera carta: sollecitare l'appoggio dell'ayatollah Sistani e dei moderati per riportare i sostenitori di Moqtada Al-Sadr alla ragione. Ma ci sarà un prezzo politico da pagare, in termini di concessioni agli sciiti. E questo avviene nel momento peggiore, mentre gli Stati Uniti vogliono organizzare di qui al 30 giugno un trasferimento del potere, almeno formale, agli iracheni. 

• Articolo apparso sull'edizione del 07.04.04

 


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