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'Nessun compromesso sulla libertà di pensiero'

di Jean-François Julliard e Robert Ménard

 

LE MONDE | 20.04.09 | 09h34 • Aggiornato il 20.04.09 | 09h42

 

I Paesi musulmani stanno vincendo. Anche se sembrano siano indietreggiati nel corso della preparazione della conferenza denominata "Durban II", evitando il concetto sbagliato di "diffamazione delle religioni", che criminalizza le critiche di queste ultime, hanno però appena ottenuto una grande vittoria facendo approvare l'idea dalla Commissione dei diritti dell'uomo dell'ONU.

 

Una risoluzione in più o in meno? Quanto è importante, ci si potrebbe domandare? Il sistema delle Nazioni Unite ne produce a palate, e la maggior parte resta lettera morta. Perché allora vigilare? Soprattutto perché la Commissione di cui parliamo si è, sin dal suo inizio, coperta di ridicolo al punto tale che non ci si dovrebbe più occupare di un'istanza che vede i campioni delle violazioni dei diritti umani trasformati in modelli o arbitri di buona condotta. Non è sicuramente all'interno del sistema delle Nazioni Unite, nessuno lo negherà, che si gioca il futuro del mondo.

 

Si va tuttavia ancora una volta oltre l'accettabile. Accettare di ridimensionare in questo modo il diritto di criticare le religioni, come chiesto e ottenuto dall'Organizzazione della Conferenza islamica (OCI), non è solo in contrasto con la libertà di coscienza, proclamata nel Dichiarazione Universale dei Diritti Umani. E' anche fare finta di credere che la difesa degli individui nel libero esercizio della religione equivale a tutelare le dottrine religiose stesse. Preoccuparsi del fatto che l'Islam sia "spesso e erroneamente associato a violazioni dei diritti umani e al terrorismo", certamente. Protestare contro la diffusione “di immagini negative di alcune religioni, nei mezzi di comunicazione”, perché no.

 

Concessione dell'occidente. Ma dobbiamo ricordare che il concetto di diffamazione delle religioni non è fondato sul diritto, sia nazionale sia internazionale. Si tratta di una interpretazione fallace e pericolosa dei diritti umani. Inoltre, non vi è alcun dubbio che questo pseudo-concetto servirà un giorno o l'altro per ridurre al silenzio le voci dissenzienti, comprese quelle delle minoranze. L'uso del reato di bestemmia sarà invocato, statene certi, da parte di alcuni governi per bloccare le critiche e limitare la libertà di culto delle confessioni più deboli. L'adozione del testo sulla diffamazione delle religioni da parte del Comitato dei diritti dell'uomo ha spazzato via quel po' di credibilità di cui ancora godeva l'istituzione ginevrina. Ma questo potrebbe essere solo l'inizio di una lunga serie di delusioni.

 

Stiamo attenti a non crederci al riparo da altri mali. Non dobbiamo illuderci né essere complici. Per ora, il nuovo progetto di dichiarazione finale di "Durban II" ha eliminato i punti della discordia. In questo documento di 17 pagine, il concetto di diffamazione delle religioni è stato sostituito dalla penalizzazione dello "incitamento all'odio religioso". Non solo questa nuova formulazione apre la porta a tutti i tipi di interpretazioni liberticide, ma è stato inoltre il prezzo di uno scambio sordido: non si farà menzione del rifiuto delle discriminazioni basate sullo "orientamento sessuale" sostenuto dalle capitali occidentali col disappunto dei paesi africani musulmani o del Vaticano. Questa concessione dell'occidente assomiglia a una resa disonorevole. Dobbiamo mobilitarci.

Ne va del diritto di pensare come si vuole e di essere informati come si desidera. Questo è il motivo per cui esorto tutti a firmare la petizione messa on-line contemporaneamente sui siti web di Reporter Senza Frontiere e dal Centro di Doha per la libertà di informazione. E' sostenuta dall'Organizzazione internazionale della francofonia. E vuole essere un promemoria dei principi sui quali non dobbiamo fare compromessi.

 

Jean-François Julliard è Segretario generale di Reporter Senza Frontiere,

Robert Ménard è direttore del Centro di Doha per la libertà di informazione.

 

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