DOCUMENTAZIONE - Storia e politica italiana e internazionale





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PUNTO DI VISTA 

L'Europa, gli Stati Uniti ed il Grande Medio Oriente 

LE MONDE | 12.04.04 | 13h15 

I dirigenti americani ed europei hanno cominciato a parlare della necessità di promuovere un incremento della libertà, della giustizia e della democrazia nel "Grande Medio Oriente". 
Se gli americani ci vedono il campo di battaglia decisivo della guerra contro il terrorismo, gli europei desiderano che i loro vicini del Sud siano stabili e ben governati per arginare i flussi dell'immigrazione illegale e del crimine organizzato.

Tutti hanno convenuto su questo principio: il migliore modo di evitare domani una rivoluzione violenta o un'azione militare è quello di lavorare oggi coi partner locali ad un cambiamento di regime democratico e pacifico. 

L'entusiasmo per la riforme segna una modifica significativa delle politiche. In passato altri interessi, come quello di assicurarsi un approvvigionamento regolare di petrolio, o ottenere una cooperazione contro il terrorismo, hanno troppo spesso prevalso sulle riforme politiche. Malgrado grandi discorsi sulla promozione della democrazia, questa non è sempre stata sostenuta con piani di azione concreta. Una strategia seria deve avere tre priorità: aumentare il sostegno ai democratici della regione, crearvi un migliore contesto per facilitare lo sviluppo della democrazia e, infine, riorganizzare la politica occidentale per promuovere e sostenere le politiche in favore della democrazia all'estero. 

Primariamente, dobbiamo riconoscerlo: se è vero che l'occidente deve sostenere un ruolo di appoggio cruciale, il cambiamento deve venire dell'interno della regione. Il nostro compito è concepire una politica che consolidi le forze politiche locali che fanno pressione per un cambiamento democratico - simbolicamente e praticamente. 

In numerosi paesi gli attivisti democratici sono incarcerati a causa del loro impegno per i diritti dell'uomo, e noi non facciamo gran che per aiutarli. La nostra nuova strategia potrebbe cominciare con lo stabilire un nuovo quadro di riferimento per portar loro un sostegno politico e morale conseguente. Nessuno dirigente americano o europeo importante dovrebbe recarsi nella regione senza citare i diritti dell'uomo e difendere le persone coraggiose che già combattono per la democrazia. 

In pratica, l'occidente deve aumentare considerevolmente il suo sostegno diretto alle ONG ed ai militanti locali (anche se, nei paesi come l'Egitto, occorrerà ottenere prima che il governo modifichi la legge, in modo che possano ricevere finanziamenti dall'estero. Mentre gli Stati Uniti dedicano oggi quasi 400 miliardi di dollari alla difesa, il National Endowment of Democracy [Fondo nazionale per la Democrazia, NdT] andava avanti con un bilancio di 40 milioni di dollari di cui una solo una frazione era dedicata al Grande Medio Oriente. Washington ha oggi raddoppiato questa somma, ma dobbiamo riflettere su una più grande scala e con molta più audacia, per esempio moltiplicando per 10, addirittura di più, l'importo del nostro sostegno per ottenere un reale impatto. 

L'unione europea, da parte sua, dovrebbe aumentare considerevolmente i suoi sforzi di promozione della democrazia nel contesto di un dialogo UE-Mediterraneo rivisto. Dovrebbe essere politicamente possibile aumentare il finanziamento del programma di promozione della democrazia (MDP), dell'UE per giungere almeno a 55 milioni di euro l'anno. 

Questo denaro dovrebbe essere amministrato a distanza dea governi per garantire che non subisca pressioni diplomatiche. Si potrebbe creare un nuovo Foro transatlantico per la promozione della democrazia per coordinare tutte le attività nella regione, ivi compresi i programmi bilaterali intrapresi dai paesi europei. Potrebbe essere completato da un organismo indipendente per la democrazia in Medio Oriente al quale i paesi europei ed il governo americano potrebbero versare dei fondi e portare le loro conoscenze. 

Pure lavorando a livello di base, ci occorrerebbe servirci de nostro personale politico commerciale e di assistenza per incoraggiare i governi a riformare ed ad ingrandire lo spazio riservato ad un'azione politica legittima. Con un processo trasparente di disamina, dovremo ricompensare i paesi che fanno dei progressi verso la democrazia ed un governo corretto, ed essere pronti a ritirare i loro privilegi a quelli che non li fanno. 

Secondariamente, gli Stati Uniti ed i loro alleati europei devono aiutare la creazione di un contesto di sicurezza sia esterna e sia regionale nel quale i cambiamenti democratici possano prodursi più facilmente. La storia dell'ultimo secolo in Europa mostra che la sicurezza è cruciale per favorire lo sviluppo della democrazia. Pure lavorando all'avanzamento della pace tra Israele e Palestina, dobbiamo aiutare la Turchia a riuscire pienamente nella sua trasformazione in una democrazia conferendogli i requisiti per diventare membro dell'UE. Dobbiamo rinnovare le pressioni sul regime iraniano a proposito della democrazia e del controllo degli armamenti. Dobbiamo evitare un disimpegno prematuro nella transizione democratica in corso in Iraq attualmente. 

Lavorando con gli Stati arabi moderati, possiamo tentare di creare un nuovo regime di sicurezza nella regione, plasmata sull'OSCE, per il Grande Medio Oriente. Il grande contributo del processo di Helsinki in Europa è stato quello di riconoscere che una pace vera ha bisogno di un nuovo tipo di relazioni tra i governanti e quelli che governano, così come tra gli Stati, e che questo dà la possibilità alle società di esigere dai loro governi che si comportino di conseguenza. Creare un regime di questo tipo nella regione significherebbe sviluppare una serie di incentivi, così che i paesi arabi vedano i vantaggi che ne ricaverebbero aderendovi, (analogamente a quanto hanno fatto i dirigenti africani con la Nuova partnership per lo sviluppo dell'Africa). 

La NATO ha anche un ruolo da giocare. Può fornire i mezzi peri mantenere la pace necessaria per aiutare la ricostruzione dell'Afghanistan e dell'Iraq. Può aiutare anche a promuovere delle pratiche più democratiche in tempo di pace estendendo alla regione la cooperazione nella cornice di una nuova versione del programma della NATO di partnership per la pace. Il suo nuovo ruolo in Medio Oriente sarebbe quello di mantenere la coesione tra americani e europei, di dare la caccia agli aggressori e di tenere in scacco i terroristi. 

La terza grande tappa di una strategia di apertura di ampio respiro per la promozione della democrazia consiste nel riorganizzarci per sostenere un tale programma durante i prossimi decenni. Oltre a creare una nuova generazione di diplomatici e di costruttori della democrazia che conosca la regione e le sue lingue, occorrerà riorganizzare anche i nostri governi per assicurarsi che manterranno i loro impegni a lungo termine. 

La vittoria contro il terrorismo avrà bisogno di una combinazione di misure offensive e difensive. Per quanto riguarda le seconde, gli Stati Uniti hanno creato il dipartimento della sicurezza interna e hanno trasformato l'esercito americano per rispondere a questa sfida. In Europa, il commissario incaricato della giustizia e degli affari interni e l'alto rappresentante degli affari esteri aumenta la capacità di fronteggiare le nuove minacce. 

Quando si tratta di misure offensive, tuttavia, il costruire la democrazia, promuovere un programma di trasformazione politica, guadagnare i cuori e gli spiriti di milioni di persone normali della regione, sono missioni che vengono profondamente sepolte nelle burocrazie americane ed europee. Questi compiti non otterranno pertanto mai dai dirigenti l'attenzione e le risorse necessarie. La capacità dei nostri governi di contribuire alla costruzione dei nuovi Stati democratici deve essere grande tanto quanto la nostra capacità a rovesciare i regimi autocratici. 

Perciò, negli Stati Uniti, il presidente Bush o il suo successore democratico dovranno creare un dipartimento per la promozione della democrazia, diretta da un alto funzionario con rango di ministro. Gli europei dovranno nominare un commissario alla promozione della democrazia e dei diritti dell'uomo nella nuova Commissione europea che comincerà i suoi lavori nel novembre 2004. L'interesse di una tale nomina sarebbe quello di dare un ruolo direttivo agli sforzi europei per la promozione di un cambiamento democratico e di creare un interlocutore efficace del suo omologo americano, così che possa prendere forma una strategia transatlantica comune. 

Mentre il dibattito sul Grande Medio Oriente si riscalda, esiste un rischio: che europei ed americani perseguano delle strategie di democratizzazione concorrenti. Mentre le due parti portano delle idee differenti attorno al tavolo - e ci sono dei vantaggi nella competizione - dobbiamo mettere in comune le migliori proposte presentate dai due lati dell'atlantico e dobbiamo coordinare la loro messa in opera in un sforzo comune. 
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Urban Ahlin, deputato svedese, presidente della commissione degli affari stranieri del Parlamento svedese. Ronald Asmus, direttore di ricerca al German Marshall Fund (Stati Uniti). Steven Everts, ricercatore al Centro per la Riforma Europea (Paesi Bassi). Jana Hybaskova, ex ambasciatore della Repubblica ceca. Marco Léonard, direttore del Foreign Policy Centre (Gran Bretagna). Michael McFaul, ricercatore alla Hoover Istitution (Stati Uniti). Michael Mertes, ex consigliere del cancelliere Helmut Kohl, socio gestore della Dimap Consult (Germania). Questo gruppo transatlantico è patrocinato dal German Marshall Fund. 

• Articolo apparso nell 'edizione del 13.04.04

 

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