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La Corea del Nord mitiga le sue rivendicazioni

LE MONDE  | 13.04.03 | 13h01  

La guerra in Iraq avrà ragione delle ambizioni nucleari nord-coreane? Forse non ci siamo ancora, ma in questi giorni Pyongyang emette segnali di ammorbidimento. Quest’evoluzione non sarebbe estranea al modo in cui gli Stati Uniti hanno condotto la loro campagna militare in Iraq. 

La prima reazione delle autorità nord-coreane alla caduta del regime di Saddam Hussein sarebbe stata in favore dell'inasprimento: dotarsi di armi di dissuasione sembrava allora per Pyongyang il migliore modo per dissuadere chiunque dall'osare un attacco. Tuttavia questa posizione bellicosa ha fatto posto, sabato, a toni molto più concilianti. "Se gli Stati Uniti sono pronti a modificare coraggiosamente la loro politica coreana in vista di un regolamento della questione nucleare, la Repubblica popolare democratica della Corea non si tirerà indietro rispetto a forme particolari di dialogo", ha dichiarato un portavoce del ministero nord-coreano degli affari esteri. La Corea del Nord aveva finora sempre richiesto discussioni bilaterali con gli Stati Uniti, mentre Washington desiderava l'apertura di negoziati multilaterali, con la Corea del Sud, il Giappone, la Cina e la Russia.  

Dopo avere alzato il prezzo senza tregua da ottobre, quando gli americani hanno rivelato che stava sviluppando un programma di armi nucleari basati sull'uranio arricchito, la Corea del Nord è stata eccezionalmente moderata in queste ultime settimane. La Corea del nord dovrà scegliere tra l'arma nucleare e la sua sopravvivenza, aveva avvertito il presidente sud-coreano Ro Moo-Hyun all'epoca della sua entrata in carica il 25 febbraio, e sei settimane più tardi l'ora della verità sembra vicina. Ma dopo avere moltiplicato le provocazioni in febbraio e all'inizio di marzo, procedendo a test di missili ed intercettando un aereo spia americana, il regime di Pyongyang è diventato poi più morbido. Numerosi osservatori temevano che la Corea del Nord avrebbe afferrato al volo l'occasione, fornita dalla guerra in Iraq, per fare montare la pressione sugli Stati Uniti perché accettassero la sua richiesta di un trattato di non aggressione e di dialogo bilaterale. Questi osservatori spiegavano che Pyongyang aveva ancora alcune carte da giocare, in particolare test di missili balistici, e il lancio della lavorazione del plutonio. Ma niente di tutto ciò è avvenuto. 

Gli specialisti affermano che i dirigenti nord-coreani sono rimasti molto impressionati dagli avvenimenti in Iraq, e che stanno soppesando accuratamente il loro impatto sulla scena internazionale. In particolare Pyongyang sta analizzando accuratamente le reazioni della Cina e della Russia, due paesi che sono tradizionalmente della sua parte ma che potrebbero venirgli meno in caso di un suo reale impegno nella trafila nucleare. "Nessuno vuole una penisola coreana nuclearizzata", afferma Scott Snyder dell'Asia Foundation. "La Cina considererebbe una Corea del Nord col nucleare sotto una luce completamente differente. E sarebbe la stessa cosa per la Corea del Sud ed il Giappone, e forse anche a più grande scala", aggiunge. Park Soo-Gil, ex ambasciatore della Corea del Sud alle Nazioni unite, sottolinea che il regime nord-coreano sa perfettamente che non potrebbe sopravvivere alle sanzioni economiche e che rischierebbe allora di crollare anche senza azioni militari. 

Secondo il parere di esperti, Kim Jong II, il padrone della Corea del Nord, si trova ora davanti ad un bivio, e la sua prossima iniziativa determinerà la direzione nella quale si orienterà questa crisi che dura da sei mesi. O la Corea del Nord abbandona la sua politica di costeggiare il baratro e si mette invece alla ricerca del dialogo, o s’imbarca in un atteggiamento di rottura proclamandosi una potenza nucleare, con la speranza che il mondo chiuda gli occhi come fu il caso nel 1998 dopo i test nucleari dell'India e del Pakistan. Ma secondo Yu Suk-Ryul, professore all'istituto degli affari esteri e per la sicurezza nazionale che dipende dal ministero sud-coreano degli Affari esteri, la Corea del Nord è cosciente adesso che gli Stati Uniti non cederebbero al ricatto nucleare. "Penso che sceglieranno il dialogo, non hanno altra scelta", dichiara. 

Gli Stati Uniti, in ogni caso, hanno reagito positivamente all'offerta di dialogo formulata, sabato, dalla Corea del Nord. "Abbiamo preso nota di questo comunicato con interesse", ha dichiarato, sabato, il portavoce del dipartimento di stato Philip Reeker. "Daremo seguito per mezzo dei canali diplomatici appropriati", ha aggiunto.  

 Con AFP e Reuters 

 

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