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Con l'occidente, il "bollente colonnello" ha negoziato soprattutto delle notizie sulle reti terroristiche

Tripoli cerca di rigenerare un potere dal fiato corto 

Tripoli: dal nostro inviato speciale speciale Pierre Prier 

Le Figaro [28 aprile 2004] 

La scomparsa della Libia dalla lista nera americana, annunciata da Colin Powell, non è che una formalità. Il processo è iniziato molto tempo fa. E' molto prima dell'11 settembre e della guerra in Iraq che il "bollente colonnello" ha deciso di abbandonare il suo sostegno ai gruppi rivoluzionari del mondo intero. Il suo segretario particolare, Béchir Salah, non scherzava quando dichiarava fin dal 1999 al Figaro: "ditelo forte: il terrorismo, è una storia finita!" 

Il potere libico ha trasmesso lo stesso messaggio all'occidente. Più discretamente, ma in modo molto concreto. Do ut des. In sostanza, hanno detto i libici, "la Libia smette di finanziare gli estremisti, e voi ci aiutate a sradicare i nostri islamisti". Affare fatto. Nel turbine dell'11 settembre, Tripoli ottiene un bonus: gli Stati Uniti aggiungono il principale movimento islamico libico, il Gruppo islamico combattente, al loro indice dei "movimenti legati ad al-Qaeda". Gheddafi combatte questi ribelli da quasi trent' anni. Gli ultimi scontri in ordine di tempo hanno avuto luogo all'est, in Cirenaica, tra il 1995 e il 2000. Il colonnello considera gli islamici come i suoi soli veri nemici politici interni. Se ha stabilito la sharia, la legge islamica, è soprattutto per tagliar loro l'erba sotto i piedi. Ma le prediche nelle moschee sono poste sotto stretta sorveglianza e, all'estero, Tripoli vede di cattivo occhio i tentativi di destabilizzazione islamica. Il regime di Gheddafi possiede il suo proprio organo di diffusione dell'islam, il Dawa Islamiya, molto attivo in Africa, dove cerca di opporre un contrappeso agli estremisti. 

Ma, nelle sue trattative con l'occidente, la Libia ha ottenuto più di una semplice condanna dei suoi oppositori armati. Nel 2001, mentre negozia con Londra il riconoscimento formale della responsabilità della Libia nell'attentato contro il Boeing di Lockerbie, Moussa Koussa, uno dei dirigenti libici, va a Londra dove "ottiene di incontrare responsabili britannici per 'discutere' della presenza nella capitale di militanti del Gruppo islamico combattente", scrive il ricercatore francese Luis Martinez. 

In cambio, prosegue Luis Martinez, la Libia offre la sua 'expertise' in terrorismo, e non solamente interno: "Moussa Koussa sottolinea le prestazioni della Libia in materia di lotta anti-islamica. Vende regolarmente questo argomento ai diversi servizi europei", stima il ricercatore. Paese di immigrazione, la Libia dispone di numerose fonti di notizie sulle reti islamiche, come ha mostrato il negoziato riuscito della fondazione diretta da uno dei figli del colonnello nell'affare degli ostaggi dell'isola di Jolo, nelle Filippine. Inoltre, sottolinea l'universitario francese, "gli arresti arbitrari e di lunga durata di sudanesi, pakistani, algerini, tunisini, ecc., permetterebbero al regime libico di rifornirsi di notizie." 

Il paradosso della messa all'indice del potere di Tripoli assieme ai suoi nemici non durerà peraltro a lungo. Muammar Gheddafi ha portato del resto già un contributo spettacolare alla "guerra mondiale contro il terrorismo" rivelando ai servizi di informazioni la totalità delle reti pakistane che l'avevano rifornito di materiale nucleare. Con il risultato della rivelazione alla luce del giorno di questa infrastruttura politico-mafiosa. 

Questa cooperazione interessa i servizi occidentali altrettanto, se non di più, che lo smantellamento di un programma nucleare che non era molto avanzato. Senza coordinamento, senza un vero impegno, l'impresa sembra essere servita soprattutto a spendere enormi risorse petrolifere libiche, per un importo ben più elevato dei 40 milioni di dollari confessati da Saïf el-islam, il figlio del colonnello più conosciuto all'estero. 

Così, i soli pezzi di centrifughe sequestrate nell'ottobre 2003 a bordo del cargo BBC China sono stati valutati circa 12 milioni di dollari. Delle centinaia di tonnellate di materiale sono state importate, ma numerose macchine sono restate nelle casse. Decine di ingegneri sono state mandati a studiare all'estero. Tutto questo per niente. 

Secondo fonti occidentali, Gheddafi potrebbe cercare di utilizzare questo insuccesso per metter da parte alcuni membri della sua "vecchia guardia", indicati come responsabili, e che non piacciono particolarmente agli Stati Uniti. 

Tutte queste manovre servono un scopo comune, stimano gli esperti: anzitutto di evitare il peggio alla Libia, poi rafforzare il potere del colonnello Gheddafi e permettergli così di trovare un'uscita al vicolo cieco dei sistemi politici ed economici libici, tutti e due oramai senza fiato. Nessuno sa realmente se il beneficiario di questi cambiamenti sarà Saïf el-islam, il più in vista dei figli della guida. 

Ma, a più breve termine, il colonnello intravede un'altra ricompensa: l'ammodernamento delle sue forze armate, fin dalla levata degli ultimi embargo. Un esperto si preoccupa: "Bisogna riflettere. Contro quale minaccia la Libia si riarmerà? E quali squilibri risulteranno dalla resurrezione di un esercito convenzionale dieci volte più potente di quello dei suoi vicini?"

 

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