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New York Times - EDITORIALE

La Grecia è una vittima.

PAUL KRUGMAN

17 Giugno 2012

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Da quando la Grecia è finita nei guai, abbiamo sentito molti discorsi su cosa ci sia di sbagliato nella Grecia. Alcune delle accuse sono vere, altre false, ma tutte mancano il punto della questione. E' vero, ci sono grandi difetti nell'economia Greca, nella sua politica e senza dubbio nella sua società. Ma non sono state queste carenze a provocare la crisi che sta lacerando la Grecia e sta minacciando di diffondersi in tutta Europa.

No, le origini di questo disastro si trovano più a nord, a Bruxelles, Francoforte e Berlino, dove dei funzionari hanno creato un profondamente, e forse fatalmente, sbagliato sistema monetario, aggravando inoltre i problemi di questo sistema sostituendo all'analisi il moraleggiare. E la soluzione alla crisi, se c'è n'è una, dovrà arrivare da quegli stessi posti.

Ecco, sui difetti greci: la Grecia ha molta corruzione ed evasione fiscale, e il governo greco ha avuto l'abitudine di vivere al di sopra dei propri mezzi. La produttività della manodopera greca è inoltre bassa secondo gli standard europei: circa il 25 per cento inferiore alla media dell'Unione europea. È interessante notare, tuttavia, la che produttività del lavoro, diciamo nel Mississippi, è altrettanto bassa rispetto agli standard Americani, all'incirca della stessa quantità.

D'altra parte molte delle cose che avete sentito dire della Grecia non sono affatto vere. I greci non sono pigri, al contrario, lavorano più ore di quasi chiunque altro in Europa e molte ore in più in particolare rispetto ai tedeschi.

E non è neppure vero che la Grecia sia in uno straordinario stato di benessere, come piace dire ai conservatori; la spesa sociale in percentuale del PIL, la misura standard delle dimensioni dello stato sociale, è notevolmente inferiore in Grecia di quanto non sia, ad esempio, in Svezia o in Germania, paesi che finora hanno affrontato la crisi europea abbastanza bene.

E allora come ha fatto la Grecia a mettersi nei guai? La colpa è dell'euro. La Grecia quindici anni fa non era certo un paradiso, ma nemmeno in crisi. La disoccupazione era alta ma non catastrofica, e il paese si teneva più o meno bene nei mercati mondiali, guadagnando abbastanza dalle esportazioni, dal turismo, dai trasporti e altro così da pagarsi più o meno le importazioni.

La Grecia ha poi aderito all'euro, ed è successa una cosa terribile: tutti hanno iniziato a credere che fosse un luogo sicuro per investire. Capitali esteri hanno inizaito a fluire in Grecia, e una loro parte, ma non tutta, ha finito per finanziare il disavanzo pubblico; c'è stato un boom economico, l'inflazione è cresciuta, e la Grecia è diventata sempre meno competitiva. Certamente i greci hanno sperperato molta parte, se non tutto, del denaro fluito, ma così hanno fatto tutti gli altri rimasti presi nella bolla dell'euro.

La bolla ad un certo punto è scoppiata, e i difetti fondamentali dell'intero sistema euro sono diventati del tutto evidenti.

Provate a chiedervi perché l'area del dollaro — meglio conosciuta anche come Stati Uniti d'America — più o meno funziona, senza gravi crisi regionali del tipo di quella che oggi affligge l'Europa? La risposta è che abbiamo un forte governo centrale, e le attività del governo forniscono salvataggi automatici agli Stati nei guai.

Si consideri, ad esempio, che cosa accadrebbe in Florida adesso, all'indomani di una sua enorme bolla immobiliare, se lo Stato [la Florida, NdT] dovesse tirare fuori i soldi per la sicurezza sociale e il Medicare dai propri introiti, improvvisamente ridottisi. Fortunatamente per la Florida, è Washington e non Tallahassee [capitale della Florida, NdT] che sta sborsando i quattrini, il che significa che la Florida sta in effetti ricevendo un salvataggio su di una scala quale nessun paese europeo si può sognare.

Considerate un esempio più indietro nel tempo, la crisi del risparmio e dei prestiti degli anni ottanta, che è stata in gran parte una faccenda del Texas. I contribuenti hanno finito per pagare una somma enorme per ripulire quel pasticcio, ma la maggior parte di quei contribuenti erano in Stati diversi dal Texas. Ancora una volta, lo Stato [il Texas, NdT] ha ricevuto un salvataggio automatico su di una scala inconcepibile nell'Europa di oggi.

Così la Grecia, anche se non è senza peccato, è principalmente nei guai grazie all'arroganza dei funzionari europei, per la maggior parte appartenenti ai paesi più ricchi, che si sono autoconvinti che avrebbero potuto far funzionare una moneta unica senza un governo unico. E questi stessi funzionari hanno reso la situazione ancora peggiore insistendo, nonostante l'evidenza, che I problemi della moneta sono stati causati da un comportamento irresponsabile degli europei del sud, e che tutto sarebbe andato a posto se solamente questi sarebbero stati disposti a soffrire di più.

Questo ci conduce alle elezioni in Grecia di domenica, che sono finite in un nulla di fatto. La coalizione di governo forse riuscirà a restare al potere, anche se non è ancora certo (il partner di minoranza nella coalizione sta minacciando la defezione). Ad ogni modo, i greci non possono tuttavia risolvere la crisi.

L'unico modo in cui l'euro potrebbe — potrebbe — essere salvato è se i tedeschi e la Banca centrale europea capissero che sono loro a dovere modificare il loro comportamento, a dovere spendere di più e, sì, ad accettare un'inflazione più elevata.

Altrimenti la Grecia passerà alla storia fondamentalmente come vittima dell'arroganza degli altri popoli.

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