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La dottrina Mellon

Di PAUL KRUGMAN

New York Times, 02/04/2011

“Liquidare il lavoro, liquidare le azioni, liquidare gli agricoltori, liquidare l'immobiliare.” Questo fu, secondo Herbert Hoover, il consiglio che ricevette da Andrew Mellon, il ministro del Tesoro, mentre l'America affondava nella depressione. Per correttezza, si deve dire che c'è qualche dubbio su cosa Mellon abbia veramente detto; tutto quel che sappiamo è la versione di Hoover, scritta molti anni dopo.

Ma una cosa è fuori di dubbio: il liquidazionismo alla Mellon è oggi la dottrina ufficiale del G.O.P. [Grand Old Party, altro nome per il partito Repubblicano, NDT].

Due settimane fa, lo staff Repubblicano al Comitato Economico congiunto del Congresso ha emesso un rapporto, “Spendere meno, Pagare meno, Far crescere l'economia”, che sosteneva che abbattere la spesa pubblica e i posti di lavoro in presenza di una economia profondamente depressa avrebbe di fatto creato posti di lavoro. C'è lì un parziale ricorso all'argomento della favola sulla fiducia (ne riparliamo tra un minutino), ma l'argomento principale è puro Mellon.

Ecco qui la spiegazione contenuta nel rapporto su come i licenziamenti creerebbero posti di lavoro: “Una forza lavoro statale più ridotta aumenta la fornitura disponibile di lavoratori istruiti e preparati per le aziende private, diminuendo in questo modo il costo del lavoro.” Saltando a piè pari ogni eufemismo, quello che qui si dice è che aumentando la disoccupazione, in particolare di “lavoratori istruiti e preparati” (nel caso ve lo stiate domandando, questo significa soprattutto insegnanti di scuola) gli stipendi calerebbero, cosa questa che incoraggerebbe le assunzioni.

Se ci pensate un attimo, c'è qui un immediato problema logico: I Repubblicani stanno dicendo che la distruzione di posti di lavoro comporta salari più bassi, il che porta alla creazione di posti di lavoro. Ma questa creazione di posti di lavoro non porta forse a salari più alti, che porta alla distruzione di posti di lavoro, che porta a …? Mi serve l'aspirina.

Oltre a questo, perché mai salari più bassi dovrebbero portare a maggiore occupazione? C'è un nesso fallace, qui: dato che ogni lavoratore in ogni singola azienda può salvare il proprio posto di lavoro accettando un taglio del salario, si potrebbe pensare che si possa aumentare l'occupazione complessiva tagliando tutti i salari. Ma i tagli ai salari, ad esempio, alla General Motors, hanno aiutato a salvare qualche posto di lavoro perché così la GM è diventata più competitiva rispetto ad altre aziende i cui costi del lavoro non erano diminuiti. Non c'è nessun simile vantaggio quando si tagliano contemporaneamente i salari di tutti.

Di fatto, tagli ai salari complessivi porterebbero sicuramente ad una riduzione, non ad un aumento, dell'occupazione. Perché? Perché mentre i redditi diminuiscono, così non avviene per i debiti, e così una caduta generale dei salari peggiora il problema del debito il quale è, oggi, il principale ostacolo alla ripresa.

In breve, il Mellonismo è sbagliato oggi esattamente come ottanta anni fa.

Il liquidazionismo non è però il solo argomento che il rapporto del G.O.P. porta per sostenere l'affermazione che ridurre l'occupazione di fatto crea posti di lavoro. Esso fa ricorso anche alla favola della fiducia; suggerisce cioè che i tagli alla spesa pubblica stimolerebbero la spesa privata a causa della maggiore fiducia di consumatori e aziende, portando ad una espansione economica.

Forse però “suggerisce” non è la parola più giusta; “insinua” è forse più adeguata. In effetti una cosa divertente è accaduta recentemente alla dottrina della “austerità espansiva”, l'idea cioè che tagliare la spesa pubblica, anche in una crisi, porti ad una crescita economica più rapida.

Un anno fa, i conservatori strombazzavano allegramente degli studi statistici che sedicentemente mostravano molti esempi di austerità espansiva di successo. Da allora, tuttavia, questi studi sono stati tutti più o meno smentiti da ricercatori più coscienziosi, in particolare del Fondo Monetario Internazionale.

A loro credito, va detto che i membri dello staff che hanno compilato il rapporto del G.O.P. erano chiaramente consapevoli che le evidenze non supportavano più la loro posizione. A loro discapito va però detto che la loro risposta era fatta delle solite vecchie argomentazioni, fatte dell'aggiunta di parole ambigue per coprirsi: invece di dire direttamente che i tagli alla spesa sono espansivi, il rapporto dice che sono gli effetti dell'austerità sulla fiducia “che possono far crescere il PIL”. Possono, in quali circostanze? Far crescere rispetto a cosa? Non si sa.

Devo ricordare che in Inghilterra, dove il governo che è andato al potere lo scorso Maggio ha aderito completamente alla dottrina dell'austerità espansiva, l'economia ristagna e la fiducia delle aziende è rinculata di un paio di anni? Anche le proiezioni attuali, più pessimistiche, del governo continuano a basarsi sull'assunzione che le molto indebitate famiglie inglesi continueranno ad indebitarsi ancora di più nei prossimi anni.

Ma cosa importano le lezioni della storia, o eventi che si sviluppano oltre Atlantico: i repubblicani sono oggi completamente dediti alla dottrina che dobbiamo distruggere posti di lavoro per salvarli.

E i Democratici fanno ben poco per contrastarli. La Casa Bianca, in particolare, si è di fatto arresa nella battaglia delle idee; non cerca neanche più di contrastare netti tagli alla spesa di fronte ad una alta disoccupazione.

Ecco qual è lo stato del dibattito pubblico nel paese più grande del mondo: un partito ha abbracciato idee economiche sbagliate vecchie di ottanta anni, mentre l'altro ha perso la voglia di combattere. E saranno le famiglie americane a pagarne il prezzo.

 

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