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Questo documento è la traduzione di una parte di un rapporto reperibile nel sito del parlamento inglese. Il documento originale è reperibile qui.

LA CRISI DEL KOSOVO DOPO IL MAGGIO 1997

Sanzioni

46.  Assieme alla minaccia dell'uso della forza, la Comunità internazionale ha usato le sanzioni come strumento di  pressione su Miloševic (e, in minor misura, sul KLA [Kosovo Liberation Army - Esercito di LIberazione del Kosovo - NdT]). A seguito di un'escalation in Kosovo nei primi di marzo 1998, quando 58 albanesi del Kosovo, comprese donne e bambini, furono uccisi dalle forze dei Serbi a Donji Prekaz, [92] il gruppo di contatto il 9 marzo 1998 "ha approvato un pacchetto di sanzioni" (anche se come misure immediate i Russi si sarebbero impegnati soltanto a ottenere in sede di  Consiglio di sicurezza ONU  un embargo totale delle armi verso la  FRY [Federazione delle Repubbliche Jugoslave, NdT] e il rifiuto di  fornire apparecchiature alla FRY che potessero  essere usate per la repressione interna o per il  terrorismo). Questo ha condotto il 31 marzo all'approvazione della UNSCR 1160 [United Nations Security Council Resolution - Risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell'ONU, NdT], che impone un embargo delle armi alla FRY. [93] La Russia si è opposta all'imposizione di ulteriori sanzioni contro Belgrado e così ulteriori misure sono state imposte dall'UE, dai membri associati dell'UE, dagli U.S.A., dal Canada e dal Giappone che agivano da soli.

47.  Secondo Marc Weller, che ha effettuato uno studio delle trattative, “la presenza di un  controllo internazionale non era in grado di  rilevare  violazioni dell'embargo da parte della Jugoslavia". [94] la Serbia inoltre aveva  una importante industria interna di armamenti che in parte ha reso l'embargo delle armi, anche se controllato attentamente, di efficacia limitata. L'UE inoltre ha imposto un divieto all'emissione dei visti per alcuni membri del regime serbo il 19 marzo 1998. [95] Queste sanzioni non hanno determinato riduzioni delle azioni contro gli albanesi del Kosovo e l'UE ha deciso l'8 giugno di prendere  ulteriori misure, “compreso il  divieto di investimenti e il congelamento dei fondi monetari tenuti all'estero dal regime". [96] A queste misure sono seguite al Consiglio d'Europa di Cardiff il 15 giugno  “il divieto di volo di aeronavi Jugoslave fra gli Stati membri della  UE e la  FRY. [97] Secondo il sig. Weller, “quel divieto non è stato messo in atto da tutti gli Stati membri della  UE con lo stesso  entusiasmo. Il Regno Unito, in particolare, ha ritenuto di non aderire immediatamente. [98] Ad un certo punto il governo sembra abbia considerato di ritardare il divieto di dodici mesi, secondo i termini dell'accordo sui servizi tra la Jugoslavia e Regno Unito del 1959. Il ministro degli esteri ha negato di essere stato lento nel metter in atto il divieto, dato che il Regno Unito ha messo in atto il divieto il 9 settembre, dopo che il peggioramento della situazione umanitaria aveva indotto il governo ad annullare  il relativo accordo sui servizi con la Jugoslavia. [99] Il Regno Unito ha messo in atto il divieto nello stesso momento del resto dell'UE (salvo la Grecia). Siamo preoccupati del fatto che ci siano voluti  tre mesi perché la decisione del Consiglio d'Europa sul divieto di volo venisse messa in atto, dato che la Jugoslavia era uno Stato emarginato impegnato  in una campagna di atrocità contro la sua stessa popolazione.

48. In generale, quindi, come in altre aree di azione internazionale sul Kosovo, l'efficacia delle sanzioni può essere stata ridotta dalla mancanza di unità nella Comunità internazionale. Le sanzioni erano limitate rispetto, per esempio, a quelle imposte all'Iraq, anche se sanzioni più rigorose sono state imposte durante la campagna NATO stessa. [100] Naturalmente questo non significa, date le [scarse] reazioni di Miloševič alle pressioni militari, che sanzioni più rigorose avrebbero avuto effetto. Concludiamo che avrebbe potuto  essere imposto un regime più efficace di sanzioni, ma che era improbabile che questo avrebbe potuto risolvere la crisi.

49. In parallelo al rafforzamento delle sanzioni, ci sono stati tentativi ulteriori di migliorare il controllo della situazione in Kosovo. Questo perché, come Marc Weller afferma, “dal 1991 il governo Miloševič ha fornito assicurazioni riguardo alle sue attività armate che in generale non sono state mantenute". [101] Il primo sforzo di migliorare il controllo della situazione in Kosovo ha fatto seguito ad una riunione fra Miloševič ed il presidente El'cin sin dal 16 giugno 1998, quando Miloševič ha acconsentito a “che non ci sarebbero state limitazioni, nei confronti del personale diplomatico accreditato presso la FRY, alla ricerca di informazioni sulla situazione in Kosovo". La UE ha risposto aumentando il numero di diplomatici accreditati attivi in Kosovo: questi hanno lavorato in stretto coordinamento con il ridotto personale della ECMM (European Community Monitoring Mission - Commissione di Verifica e Controllo della Comunità Europea) già nella regione. [102] Questi si sono rivelati inefficaci, anche se sono riusciti a sollevare la consapevolezza del pubblico sulla situazione in Kosovo: il rappresentante degli Stati Uniti in quello che si è poi trasformato in  KDOM (Kosovo Diplomatic Observation Mission  - Missione di Osservazione Diplomatica in Kosovo) ha pubblicato i loro rapporti su Internet.

La missione di verifica dell'OSCE [Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa, NdT]

50. Il numero di rifugiati e di gente spostata all'interno ha continuato a crescere, e ha raggiunto le 300.000 unità nel  settembre 1998, cosa che ha portato alle minacce militari [103] e quindi all'accordo Hoolbroke. Secondo questo, sarebbe stata dispiegata la missione di verifica sul Kosovo (KVM  [Kosovo Verification Mission - NdT]) per completare la KDOM, sotto il controllo del Consiglio permanente dell'OSCE, “ma conformemente ad una risoluzione del Consiglio di sicurezza. In questo modo, la Jugoslavia ha potuto assicurarsi un certo controllo indiretto sul suo funzionamento, attraverso la presenza della Russia nel Consiglio di sicurezza". [104] L'accordo prevedeva 2.000 osservatori disarmati e la possibilità di personale supplementare schierato a “sorvegliare" le elezioni. La NATO inoltre avrebbe fornito il controllo aereo. Il controllo sarebbe stato diretto sia al KLA, sia a controllare le imprese militari di Miloševič. Fu inoltre inviata in Macedonia una "Extraction force" NATO, con il compito specifico di assicurarsi che il KVM potesse salvarsi in caso di una rottura in Kosovo, e con il compito non dichiarato di aumentare la pressione militare su Miloševič. L'accordo Holbrooke non offriva una soluzione completa, ma una riduzione dell'intensità del conflitto, nella speranza che questo avrebbe condotto ad ulteriori progressi.

51. Il KVM ha iniziato a lavorare lentamente. La missione è iniziata formalmente il 25 ottobre 1998 ed in dicembre il KVM aveva solo 50 persone. L'OSCE non aveva personale proprio da schierare, non aveva il presentimento di cosa sarebbe successo, e confidava sui trasferimenti e nomine degli Stati membri. Il personale ha dovuto essere addestrato e abituato alle condizioni locali. Secondo il FCO [Foreign and Commonwealth Office – Ministro degli esteri del Regno Unito, NdT ] “l'UK ha fatto ogni sforzo per ottenere un dispiegamento degli osservatori sul terreno il più rapido possibile"  [105] e “il contributo britannico iniziale di circa 150 osservatori, la maggior parte dei quali era personale militare, ha cominciato ad arrivare in Kosovo il 5 novembre". [106] Entro la vigilia di Natale, il personale era aumentato a 908 persone, comprese 392 persone del posto,  ancora meno della metà del numero previsto. Concludiamo che lo schieramento degli osservatori OSCE era una parte importante dell'accordo Holbrooke e che la Comunità internazionale non ha mostrato serietà o diligenza sufficiente nel compimento di questo aspetto dell'accordo.

52. Secondo il FCO “né Belgrado né il KLA (che non era una delle parti dell'accordo) si mostrò impegnato a fare funzionare l'accordo Holbrooke". [107] L'offensiva serba di Natale è stata portata su Račak ed in seguito vi sono state ulteriori minacce militari, e questo condusse alla decisione di spingere per un regolamento completo a Rambouillet  che includesse in modo essenziale la parte albanese del Kosovo. L'accordo Holbrooke può essere criticato per non avere incluso il KLA nell'accordo, ma il KLA è sempre  stato un'organizzazione non strutturata, basata su legami familiari e personali invece che su di una gerarchia stabilita. Questo avrebbe reso difficile sia capire sia negoziare, anche se i diplomatici occidentali avessero desiderato farlo. In generale, gli osservatori non hanno impedito le atrocità, ma forse le hanno limitate: come discutiamo sotto, [108] il loro ritiro poco prima dell''inizio degli attacchi aerei ha permesso che i serbi intensificassero il loro attacco agli albanesi del Kosovo. Inoltre essi assicuravano che l'opinione pubblica fosse più informata di che cosa stesse accadendo in Kosovo, contribuendo a sviluppare un consenso sul fatto che “qualcosa dovesse essere fatto". Concludiamo che, retrospettivamente, l'accordo Holbrooke ha ritardato l'intervento NATO, ma non lo ha evitato — e che era forse improbabile che osservatori disarmati avrebbero potuto fare di più, date le posizioni irriducibili dei combattenti.

L'attività diplomatica del Regno Unito

53.  Vale la pena di ricordare i contatti bilaterali principali stabiliti durante questo periodo fra il governo britannico ed altre parti nella questione del Kosovo. In ordine cronologico, sono stati questi:

 

5 mar. 1998

Il ministro degli esteri incontra Miloševič a Belgrado, dopo una conversazione telefonica con Rugova

11 mar. 1998

Il primo sottosegretario visita Belgrado

26 mar. 1998

Rappresentanti senior del FCO visitano Belgrado e Priština

3 apr. 1998

L'inviato personale del ministro degli esteri incontra Miloševič

10 giu. 1998

Il primo sottosegretario visita Belgrado per consegnare una lettera del Primo Ministro a Miloševič. Quindi visita Priština

11 giu. 1998

Il Primo Ministro ed il ministro degli esteri incontrano i capi albanesi del Kosovo a Londra.

2 lug. 1998

L'inviato personale del ministro degli esteri incontra ancora Miloševič.

28 settembre 1998

Il sig. Ashdown porta una lettera del Primo Ministro a Miloševič.

30 gen. 1999

Il ministro degli esteri incontra le due parti a Belgrado e Skopjje

 

Assieme al  lavoro multilaterale condotto attraverso il gruppo di contatto, l'UE, la NATO e l'ONU — dove i ministri britannici erano in  prima fila — questo dimostra chiaramente un investimento considerevole nella diplomazia. Concludiamo che è difficile criticare il Regno Unito per avere fatto troppo poco sul fronte diplomatico: al contrario il governo dovrebbe essere lodato per gli sforzi che ha fatto in quel periodo.

54.  Ora ci rivolgiamo verso la questione se il pacchetto di Rambouillet fosse bene equilibrato.Ci domandiamo cosa venisse offerto e quali fossero gli ostacoli principali. Ci occupiamo quindi dell'allegato militare all'accordo, che è stato successivamente ampiamente dibattuto.

RAMBOUILLET È STATA GIUSTAMENTE VALUTATA?

Che cosa offriva Rambouillet?

55.  Secondo il FCO, le trattative di Rambouillet “avrebbero definito i termini di un accordo che prevedeva un cessate il fuoco, la pace e lo schieramento di una forza internazionale di peacekeeping all'interno del Kosovo per sostenere la pace". [109] come abbiamo discusso sopra, [110] tutte e due le parti hanno partecipato a Rambouillet sotto la minaccia da parte della NATO di “qualunque misura necessaria ad evitare una catastrofe umanitaria". [111] La minaccia era formalmente indirizzata ad entrambe le partii. In pratica, data la compassione internazionale per la popolazione albanese del Kosovo, che stava soffrendo atrocità maggiori che la popolazione serba (gli attacchi del KLA erano principalmente diretti a poliziotti serbi, [112] mentre le azioni serbe erano spesso dirette a civili disarmati), verosimilmente il pacchetto di Rambouillet sarebbe stato più  favorevole, in generale, agli albanesi che ai serbi. I serbi potevano essere minacciati, mentre nel complesso, gli albanesi del Kosovo potevano essere soltanto subornati.

Quali erano i punti difficili?

56.  Alcuni credono che fin dall'inizio non ci fossero speranze per Rambouillet. Woodward ci ha detto che “il modo in cui  [Rambouillet] era strutturata implicava che sarebbe fallita", perché non riconosceva che “si trattava di un vero conflitto sul territorio che durava da un intero secolo ed entrambe le parti avevano i loro argomenti, e che non si trattava semplicemente di imporre un accordo a qualcuno che aveva violato tutte le leggi internazionali in altre circostanze, e ad un altro che non voleva fare nessun compromesso". [113] In generale, “era probabilmente già troppo tardi" [114] all'epoca di Rambouillet per condurre trattative serie. Altri concentrano le loro critiche sulle richieste fatte dalla parte serba.

57. Secondo il FCO, c'erano “due richieste basilari degli albanesi del Kosovo… il loro desiderio di avere un referendum obbligatorio sull'indipendenza dopo un periodo di interim di tre anni e di avere nel frattempo una forza al suolo della NATO". [115] I co-presidenti  inglese e  francese (e Washington a seguire) hanno proposto una forza di implementazione della NATO. È chiaro perché la presenza di una forza NATO - che era la cosa più difficile per Miloševič da accettare [116] — fosse per i presidenti non negoziabile, alla luce del massacro di Račak che era avvenuto malgrado la presenza di osservatori disarmati OSCE.

58. La faccenda del referendum è meno chiara. Un certo numero di commentatori hanno sostenuto che l'accordo di Rambouillet offriva un referendum sull'autonomia agli albanesi del Kosovo. L'ex ambasciatore canadese in Jugoslavia ha dichiarato al comitato degli affari esteri e del commercio internazionale della Camera dei Comuni canadese che “è oggi generalmente accettato da parte di coloro che hanno esaminato l'accordo di Rambouillet che nessuno Stato sovrano avrebbe potuto acconsentire alle relative circostanze. … La richiesta che si dovesse tenere un referendum sull'autonomia entro tre anni ha garantito il rifiuto Serbo" [117] William Hopkinson valuta che un referendum sull'indipendenza non avrebbe potuto essere accettato da Miloševič. [118]

59. In effetti gli accordi di Rambouillet non offrivano esplicitamente un referendum obbligatorio quanto meno sull'indipendenza. Il capitolo 8, l'articolo 1 (3) recita:

    “Tre anni dopo l'entrata in vigore di questo accordo, sarà convocata una conferenza internazionale per determinare un meccanismo per un assetto definitivo per il Kosovo, in base alla volontà popolare, le opinioni delle relative autorità, gli sforzi di ogni parte per quanto riguarda l'esecuzione di questo accordo e lo “Helsinki final Act”, e per intraprendere una valutazione completa dell'esecuzione di questo accordo e per considerare le proposte di tutte le parti per misure supplementari”. [119]

La formulazione è stata scelta con attenzione per lasciare aperta la possibilità di un referendum senza obbligarvi la Comunità internazionale. Marc Weller ricorda che alla fine del convegno la delegazione albanese del Kosovo è andata vicino a strappare una ulteriore concessione, che si riferiva “alla volontà espressa dal popolo” [sottolineatura aggiunta], anche se questa successivamente è stata rifiutata dal gruppo di contatto .[120] Il riferimento nell'articolo 1 (3) allo “Helsinki final Act” è un riferimento al principio della inviolabilità delle frontiere salvo accordi. È quindi chiaro che non c'era nessun impegno preso dagli alleati Regno Unito e Francia per un referendum obbligatorio sull'indipendenza del Kosovo.

60. Tuttavia, secondo il FCO [Foreign and Commonwealth Office – Ministro degli esteri del Regno Unito, NdT ], "gli Stati Uniti hanno trasmesso una lettera alla delegazione albanese del Kosovo, che faceva notare che gli Stati Uniti consideravano l'accordo come la conferma per il popolo del Kosovo a tenere un referendum, confacente con le disposizioni dell'accordo di Rambouillet, sull'assetto definitivo finale del Kosovo". [121] Tim Judah ha riprodotto il testo di questa lettera come segue:

Questa lettera permette un'interpretazione diversa da quella fornita dal FCO: sembra che il ministro degli Stati Uniti stesse offrendo il sostegno degli Stati Uniti a un referendum indipendentemente dagli accordi di Rambouillet, invece che "in accordo alle disposizioni… di Rambouillet". È difficile pensare ad una situazione nella quale si tenga un referendum e venga poi ignorato dalla Comunità internazionale. Così, anche se le parole dell'accordo specificamente non avessero previsto un referendum obbligatorio sull'indipendenza, c'erano motivi di sospetto per la parte serba a questo proposito. Certamente, la parte albanese continua a credere che la lettera della Albright rappresenti un impegno degli U.S.A. per un referendum obbligatorio. In generale, è evidente che la compattezza fra gli alleati avrebbe aiutato le trattative e che ci sono state occasioni dove l'unilateralismo ha nociuto al progresso [delle trattative, NdT]

61. Malgrado l'equilibrio del progetto d'accordo favorisse gli albanesi del Kosovo, il KLA si rifiutò di firmare. La clausola più difficile da accettare per il KLA era la misura che prescriveva che il KLA dovesse essere disarmato entro tre mesi. [123] I colloqui si interruppero e ripresero al centro Kléber a Parigi per dare a Hashim Thaci, il capo politico del KLA, il tempo di ottenere il consenso dai vari comandanti del KLA alle proposte di Rambouillet, cosa che finalmente ottenne.

L'allegato militare agli accordi di Rambouillet

62. Un'altra questione controversa delle trattative di Rambouillet è il cosiddetto allegato militare agli accordi, in realtà l'appendice B al capitolo militare. Questa appendice precisava lo Status of Forces Agreement (SOFA) [Accordo sullo Stato delle Forze, NdT] per la NATO - cioè, le regole che avrebbero governato il comportamento ed i rapporti fra la NATO e le autorità Jugoslave. La controversia si è in particolare concentrata sulla misura tratteggiata sommariamente che consentiva alla NATO e alle forze affiliate il transito attraverso il territorio jugoslavo: “Il personale NATO godrà, insieme ai veicoli, i vascelli, i velivoli e gli equipaggiamenti, di libero passaggio ed accesso senza impedimenti nella FRY incluse le acque territoriali e gli spazi aerei". [124]

63. Molti osservatori hanno biasimato l'allegato militare per avere provocato la mancanza di volontà della parte serba di firmare Rambouillet: per esempio, il Centro d'informazione Serbo afferma che i termini dell'allegato “erano adeguati per la firma da parte di un paese sconfitto in una guerra" [125] L'ex ambasciatore canadese in Jugoslavia ha dichiarato al comitato canadese degli affari esteri e del commercio internazionale che “l'insistenza nel volere permettere l'accesso a tutta la Jugoslavia dalle forze della NATO… ha provocato il rifiuto Serbo" [126] il sig. Hopkinson valuta che l'ingresso di forze NATO nella Serbia propriamente detta non avrebbe potuto essere accettata da Miloševič  e nota che “in effetti questo è stato escluso negli accordi seguiti alla campagna militare". [127]

64. Il Professor Roberts ci ha detto che gli Allegati Militari erano:

    "un completo scandalo, e mostrano un'assenza totale di comprensione della società serba, perché scrivere in un accordo militare che il Governo Jugoslavo doveva accettare il diritto delle truppe della Nato, non soltanto di transito ma di manovra e dio sa di cosa altro, era oltraggioso, tenendo presente che la Jugoslavia è un paese dove era un'offesa costituzionale, sotto la costituzione di Tito e fin dal 1971, accettare la presenza di forze straniere sul suolo Jugoslavo. E non è corretto, come si è detto correntemente, ivi incluso ancora oggi Wes Clark, che l'accordo militare era semplicemente una copia carbone dell'Accordo di Dayton riguardo alla Jugoslavia. Ci sono là dei provvedimenti che non c'erano nell'Accordo di Dayton". [128]

La Nato è colpevole di una seria svista nel non riuscire a valutare il significato politico di quello che avrebbe potuto sembrare una technicality militare. I SOFA sono una cosa molto delicata, perché implicano direttamente la sovranità degli stati, relativamente per esempio alla giurisdizione dei tribunali nazionali sui soldati stranieri.

65. Comunque, in termini dell'impatto complessivo dell'allegato Militare sui negoziati di Rambouillet, Il Professore Roberts continua:

    “non c'è nessuna evidenza che i provvedimenti militari in quell'accordo abbiano giocato qualche ruolo nella rottura dei negoziati a Rambouillet, almeno, non ne ho ancora potuti osservare, può essere che ce ne siano stati. Ma quelli che presero parte ai negoziati dicono che gli allegati militari non furono discussi mai; se mai furono consegnati alla delegazione Jugoslava ciò accadde negli ultimi giorni dei negoziati, e apparentemente non fecero nessuna obiezione fondamentale, e ciò perché era la sostanza principale dell'Accordo di Rambouillet che era messa in discussione e avrebbero considerato la questione solo successivamente" [129]

Tim Judah ha osservato in modo convincente che il caso degli allegati militari era "un'aringa rossa" ["fumo negli occhi" NdT] . [130] Sir John Goulden ci ha detto che gli allegati militari "erano in un calendario al quale non si giunse mai perché si ruppe su qualche cosa di più fondamentale". [131] E, come ha spiegato il Dr Jones Parry, Miloševič ha conseguentemente usato il SOFA come "cortina fumogena" [132] Concludiamo che, quale che sia stato l'impatto reale degli Allegati Militari delle proposte di Rambouillet sui negoziati, la Nato è stata colpevole di un errore grave e serio permettendo che nell'accordo comparisse uno "Status of Forces" che non sarebbe mai stato accettabile dal lato Jugoslavo, dato che era un'infrazione significativa della sua sovranità.

Conclusioni

66. Il Centro d'informazione Serbo sostiene che “le cosiddette trattative di Rambouillet erano condannate fin dall'inizio perché nessuno credeva più al regime di Miloševič, e perché a quel tempo era già stata presa la decisione di punire la Serbia tramite un attacco armato”. [133] Un'interpretazione delle testimonianze orali forniteci da funzionari FCO è quella che non hanno mai realmente creduto che Miloševič avrebbe firmato a Rambouillet, ma ci ha detto il Dott Jones Parry, “siamo dovuti passare attraverso una procedura” [134] presumibilmente allo scopo di promuovere l'unità nella Comunità internazionale su di una azione militare mostrando che Miloševič era poco disposto a negoziare [135] Sir John Goulden ci ha detto che “eravamo dal lato scettico nello spettro della NATO circa l'accordo Holbrooke” [136] Questo scetticismo è continuato apparentemente a Rambouillet: secondo il FCO “il Regno Unito non aveva illusioni sulle difficoltà dell'operazione a Rambouillet”. [137] Questa non è necessariamente una critica al FCO, data la storia di Miloševič , osservando che lo scopo sussidiario di promuovere l'unità della alleanza era ragionevole in quelle circostanze.

67. Tuttavia, indipendentemente dalla circostanza se ci si aspettasse o meno un successo del negoziato, la NATO aveva bisogno che gli albanesi del Kosovo firmassero l'accordo. Soprattutto perché senza questo atto non c'era nessuna speranza di un successo del negoziato, risultato considerato come ottimale dal punto di vista della NATO. Inoltre perché se il fallimento dei colloqui non poteva essere imputato a Miloševič, sarebbe stato difficile giustificare l'uso della forza contro di lui, — e secondo le vedute della NATO — senza l'inizio di una campagna militare, gli attacchi agli albanesi del Kosovo sarebbero continuati senza ostacoli. Il risultato subito dopo immediatamente preferibile sarebbe stato quello che gli albanesi del Kosovo firmassero, e Miloševič non firmasse. Se né l'uno né l'altro avessero firmato, le uccisioni sarebbero continuate e sarebbe stato difficile per la NATO fare qualcosa in proposito. Era necessario quindi avere un'inclinazione a favore degli Albanesi del Kosovo — e come dicevamo sopra, gli U.S.A. erano pronti ad avere una preferenza maggiore rispetto agli alleati Regno Unito e Francia.

68. Un'altra critica al pacchetto Rambouillet era che c'erano minacce a Miloševič, senza offrire nessun incentivo. Ci ha tuttavia detto il Dott Jones Parry che “gli abbiamo reso abbastanza chiaro durante Rambouillet che stavamo offrendo la rimozione delle sanzioni estere, a condizione che il problema del Kosovo fosse risolto, e che potessimo vedere un futuro democratico per la FRY”. [139] ll sig. Donnelly ha continuato a dire che Miloševič “non ha mostrato il minimo interesse” [139] per gli incentivi offertigli dal sig. Holbrooke.

69. Il Dott Levitin sostiene, dal punto di vista russo, che “il fallimento di Rambouillet non ha avuto niente a che vedere con le qualità delle minute politiche di Hill [negoziatore U.S.A.]: esse offrivano un compromesso realistico e una soluzione provvisoria praticabile”. [140] Il professor Roberts ci ha detto che “il testo principale dell'accordo propriamente detto… non era irragionevole”. [141] Naturalmente, la questione principale è se l'accordo poteva essere accettato da Miloševič. Oltre agli incentivi offerti a Miloševič citati sopra, il ministro degli esteri ci ha detto: “il processo di pace di Rambouillet prevedeva … un insieme complessivamente molto generoso per la popolazione serba e se la parte serba avesse accettato Rambouillet, i serbi sarebbero ora in una posizione molto migliore”. [142] Un punto di vista, di Jonathan Steele, era che Rambouillet “sarebbe stata valutata positivamente, se Miloševic fosse stato un politico normale, ma lui non lo è, è un criminale di guerra”  [143] Secondo questa linea — ed è una variante di quella che abbiamo sentito da molte fonti — Miloševič non era sensibile alle minacce che il suo paese sarebbe stato bombardato, perché non si è mai preoccupato per la sua gente, o almeno, era più preoccupato di mantenere la sua posizione, e aderire a Rambouillet sarebbe stato più pericoloso alla sua posizione che se la NATO avesse lanciato una campagna di bombardamenti.

70.  La Signora Pauline Neville-Jones ci ha detto: “Sospetto da [Rambouillet] che lui considerasse la posizione occidentale come quella per la quale la trattativa era un trucco per ottenere una presenza internazionale in territorio serbo, che avrebbe condotto alla separazione del Kosovo dalla Serbia, e non era quello che voleva. Era più facile essere bombardati e mostrare la resistenza e la volontà nazionali piuttosto che essere messi nella posizione di subire la sorte di perdere una parte del suo territorio”  — [144] Tim Judah ritiene che Miloševič credeva — presumibilmente perché molti dei capi della NATO credevano lo stesso, come discutiamo più oltre [145] che la campagna di bombardamenti sarebbe durata soltanto pochi giorni e avrebbe potuto sopportare una cosa del genere: “Miloševič  ha deciso di giocare ed ha perso tutto” [146] Secondo questa lettura, il problema non era la ragionevolezza o meno del pacchetto Rambouillet, ma parzialmente  il fatto che che era difficile minacciare Miloševič a causa della sua mancata preoccupazione per la sua gente ed il suo paese e in parte perché la minaccia della NATO difettava di credibilità. Jane Sharp ci ha detto che era “sicura che Miloševič non avrebbe firmato Rambouillet perché stava ottenendo assicurazioni dai Russi su varie cose”. [147] Una di queste era presumibilmente che l'approvazione al Consiglio di sicurezza ONU per un'azione militare sarebbe stata impedita e soprattutto che sulla base di circostanze anteriori, era forse ragionevole ritenere che la NATO non sarebbe andata avanti senza questa autorizzazione. Di nuovo, la questione si sposta: non è se il pacchetto Rambouillet fosse ragionevole o meno, ma se Miloševič abbia realmente creduto che sarebbe stato bombardato duramente e abbastanza a lungo da fare danni seri, o se abbia mai considerato la prospettiva di un attacco di terra, che come lo FCO stesso ha ammesso a noi, probabilmente avrebbe contribuito alla fine a farlo desistere sul Kosovo. [148] Il ministro degli esteri stesso ci ha detto: “il fatto è che noi abbiamo avuto l'impressione molto nitida che il presidente Miloševič non riteneva che avremmo intrapreso un'azione militare e, per questo, non era disposto a partecipare completamente al processo di pace”. [149] Concludiamo che sforzi considerevoli sono stati fatti per trovare mezzi pacifici per evitare la crisi del Kosovo. Lasciando da parte l'allegato militare, un aspetto non sollevato nella trattativa, le proposte di Rambouillet erano ragionevoli. Miloševič non era ragionevole, ma malgrado questo, valeva la pena di fare uno sforzo risoluto per trovare una soluzione diplomatica.


92   Ev. p. 4. Vedi anche par. 26. Indietro

93   Ev. p. 5. L'UE ha mantenuto il suo embargo dopo  Dayton. Indietro

94   Weller, p. 220. Indietro

95   Weller, p. 222. Indietro

96   Ev. p. 6. Indietro

97   Ev. p. 6. Indietro

98   Weller, p. 220. Indietro

99   Foreign Affairs Committee, diritti dell'uomo, primo rapporto, 10 dicembre 1998, sessione 1998-99, appendice 32. Disponibile in: www.parliament.the­stationery­office.co.uk/pa/cm199899/cmselect/cmfaff/100/100ap01.htm.  Indietro

100   Per esempio la NATO ha imposto un embargo sul petrolio, ma non così ha fatto la Russia. Indietro

101   Weller, p. 288. Indietro

102   Ev. p. 6. Indietro

103   Vedi par. 41. Indietro

104   Weller, p. 289. Indietro

105   Ev. p. 8. Indietro

106   Ev. p. 8. Indietro

107   Ev. p. 8. Indietro

108   Vedi par. 84-89. Indietro

109   Ev. p. 8. Indietro

110   Vedi par. 41. Indietro

111   Ev. p. 8. Indietro

112   Per quanto, per esempio, il 14 dicembre 1998 “sei adolescenti serbi sono stati uccisi mentre stavano giocando al totocalcio quando due banditi mascherati hanno seminato di pallottole un caffé a  Pec'.„ Weller, P. 290. A questo ha fatto seguito  l'uccisione di 36 uomini del KLA da parte dell'esercito serbo. Ev. p. 26. Indietro

113   QC258. Indietro

114   QC258. Indietro

115   Ev. p. 9. Indietro

116  As Seen, as told, Part I, p. 7. www.parl.gc.ca/InfocomDoc/36/2/FAIT/Meetings/Evidence/faitev20­e.htm || Indietro

118   Ev. p. 277. Vedi par. 62-65 per una discussione sull'Allegato militare. Indietro

119   Weller, p. 469. Indietro

120   Weller, p. 410. Indietro

121   Ev. p. 9. Indietro

122   Judah, p. 215. Indietro

123   OSCE Report, p. 7. Indietro

124   Weller, p. 469. Indietro

125   Ev. p. 345. Indietro

126   Vedi: www.parl.gc.ca/InfocomDoc/36/2/FAIT/Meetings/Evidence/faitev20­e.htm || Indietro

127   Ev. p. 277. Indietro

128   Sir John Goulden ci ha detto che il SOFA era “più o meno basato" su quelli "utilizzati in altre parti dei Balcani nel contesto della Bosnia.” QC72. Professor Roberts: QC143. Indietro

129   QC143. Indietro

130   QC146. Indietro

131   QC72. Indietro

132   QC76. Indietro

133   Ev. p. 345. Indietro

134   QC11. Indietro

135   Implicato, ma non stabilito con così tante parole in QC12. Indietro

136   QC36. Indietro

137   Ev. p. 9. Indietro

138   QC70. Indietro

139   QC70. Indietro

140   Ev. p. 361. Indietro

141   QC143. Indietro

142   QC447. Indietro

143   QC144. Indietro

144   QC257. Indietro

145   Vedi par. 106-111. Indietro

146   QC146. Indietro

147   QC146. Indietro

148   Vedi par. 119-120. Indietro

149   QB112. Indietro

 

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