DOCUMENTAZIONE - Storia e politica italiana e internazionale





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LA COLONIZZAZIONE E LA SERBIZZAZIONE DEL KOSOVA 

di Kosta Novakovic, socialdemocratico, ex deputato del parlamento serbo.
“Liria Kombetare” (Liberazione Nazionale)

Ginevra, 13 luglio 1931  

All'inizio dell'aprile 1913 mi trovavo a Durazzo (Albania), quando i soldati serbi si sono imbarcati sulle navi e sono salpati verso la Serbia. Dei ragazzini albanesi correvano dietro alle colonne di soldati serbi cantando la nota canzone nazionale: "Si jem serbe a s'bullgare, jemi trima shqipetare... ("Non siamo serbi, né bulgari, siamo prodi albanesi"). I ragazzini avevano messo la parola "serbi" al posto di "greci". I contadini serbi che componevano l'esercito serbo tornavano a casa sorridendo, perché la spedizione contro l'Albania era finalmente terminata, una spedizione che non comprendevano. Gli insulti dei ragazzini albanesi non davano loro assolutamente fastidio, perché sapevano che se li meritavano; queste canzoni non vendicavano certo le terribili barbarie che avevano compiuto contro il popolo albanese durante i sei mesi di occupazione. Ma dietro i contadini serbi, esausti per la guerra e le malattie, c'era la Serbia ufficiale che digrignava i denti con indignazione, perché era stata costretta dall'ultimatum delle grandi potenze ad abbandonare l'Albania, mentre i fucili austro-ungarici e le navi da guerra italiane avevano puntato contro di loro nel porto di Durazzo. Le operazioni di guerra erano terminate da tempo. L'invasione dell'Albania da parte dell'esercito serbo era stata un tentativo imperialista serbo di impadronirsi dei porti di Scutari, Durazzo e Shen-Gjin. E anche se gli imperialisti panserbi se ne sono dovuti andare dall'Albania, l'occupazione di Scutari e dell'Albania settentrionale rimane uno dei principali punti del programma imperialista. Il libro di testo serbo "Cosa devo sapere come soldato?", per l'istruzione dei soldati, approvato e raccomandato dal Ministero della Guerra con il decreto I.P. n. 1161 del 23 agosto 1922, include la seguente frase: "Non tutte le nostre province... Scutari e un pezzo dell'Albania settentrionale...sono ancora state unite al nostro Regno...". La Serbia contadina non esiste più. Ha perso progressivamente di importanza nel corso di svariati decenni e nel 1912 è sparita completamente. Al suo posto è comparsa una Serbia imperialista, con gli imperialisti panserbi, la dinastia panserba e il militarismo panserbo. 

Questo nuovo, crudo, brutale e crudele imperialismo sogna di ripristinare l'impero del re Stefan Dusan e sta cercando di ricuperare nel corso di 10 anni la strada compiuta da potenze imperialiste che esistono da secoli. Il contadino serbo è stato uno strumento cieco dell'imperialismo panserbo, della carne da cannone, un animale senza coda, come gli ufficiali serbi lo definivano, che è stato costretto dalle fruste degli ufficiali a buttarsi a capofitto nel fuoco e a bruciare e devastare i luoghi che conquistava. Il governo imperialista serbo non ha lasciato nulla di intentato contro gli albanesi, durante la sua occupazione. Ha massacrato, ucciso e saccheggiato la popolazione albanese impoverita. E ha perseguitato solo i poveri. Le prime vittime dell'imperialismo serbo sono stati la Macedonia e il Kosova. E nonostante siano stati costretti da altri e più forti imperialisti a cedere la costa dell'Albania, gli imperialisti panserbi si sono tenuti per sé il territorio più fertile - il Kosova. Chiamiamo Kosova la regione abitata da albanesi: la pianura del Kosova, la Metohija e la parte meridionale dell'ex Sangiaccato fino a Novi Pazar. Più di 500.000 albanesi sono diventati schiavi dei nuovi invasori. Oltre a questi vi sono 150.000-200.000 albanesi in Macedonia, vale a dire che in Jugoslavia vi sono 650.000-700.000 albanesi. Il Kosova ridotto in schiavitù è un caso esemplare di oppressione estrema di una nazione durante la Guerra balcanica e la Prima guerra mondiale. Le misure selvagge, terroristiche e inquisitorie applicate in Kosova non si sono viste nemmeno nell'Ucraina orientale o nella Bielorussia sotto la Polonia, né nella Bessarabia o nella Dobrugia sotto la Romania... Sotto questo aspetto, solo la Macedonia può essere comparata al Kosova. Quando hanno invaso il Kosova, gli imperialisti serbi hanno proclamato che stavano riappropriandosi dei diritti storici che avevano nel 1389 (prima della Battaglia del Kosova). Basandosi su analoghi "diritti storici", l'Italia o la Francia, la Grecia o la Turchia, potrebbero oggi ergersi rivendicando metà dell'Europa, perché hanno posseduto parti di essa in passato. La Francia potrebbe così esigere un pezzo della Russia, perché una volta nel 1812 Napoleone è arrivato fino a Mosca. Ma i "diritti storici" della Serbia sul Kosova sono ancora più stupefacenti. Quando l'esercito turco nel Medioevo ha raggiunto i confini dell'Austria, il patriarca serbo Arsenije Crnojevic e i proprietari terrieri serbi si sono recati a combattere per l'Austria e per difendere i fiumi Danubio e Sava. Il patriarca e i possidenti hanno portato con sé 170.000 famiglie del Kosova, per la maggior parte giovani non sposati e servi, e le hanno insediate nel Banato e nella Backa che l'Austria aveva donato loro. Il terreno del Kosova è rimasto abbandonato ed è stato gradualmente ripreso dagli albanesi che vivevano vicino; insieme ai pochi serbi rimasti, gli albanesi hanno lavorato la sua terra e la hanno resa nuovamente fertile. 

Ora, centinaia di anni dopo, gli imperialisti panserbi affermano di avere "diritti storici" sia nella Backa e nel Banato, dove i serbi del Kosova sono stati insediati, sia nel Kosova al quale hanno rinunciato in quella occasione. E questa la chiamano giustizia storica! Sulla base di tali "diritti storici" gli imperialisti panserbi vogliono prendersi un "Kosova panserbo" senza serbi. Il Kosova è un territorio puramente albanese; ha solo il 10-15 per cento di serbi. Gli imperialisti serbi hanno impiegato le tattiche e i metodi dei guerrieri medioevali o degli invasori coloniali: l'annientamento della popolazione sotto il pretesto di operazioni militari, il disarmo della popolazione e la soppressione della resistenza armata. Così, negli anni 1912-1913, 120.000 albanesi, uomini, donne, ragazzi, anziani e bambini, sono stati espulsi; centinaia di villaggi, in misura maggiore in Kosova e minore in Macedonia, sono stati bombardati e la maggior parte di essi completamente distrutti. Va sottolineato che il rappresentante della politica imperialista della Russia zarista, Hartwig, ministro della Russia a Belgrado, ha benedetto la politica di annientamento di Belgrado. Lo zar ortodosso russo ha chiesto ai suoi fratelli ortodossi russi, il re Pietro e suo figlio Alessandro, di uccidere un intero popolo e di diffondere la fede ortodossa nei Balcani. Almeno 50.000 albanesi sono stati costretti a diventare profughi e a fuggire in Turchia e in Albania per salvare le proprie vite. Questo annientamento ha ridotto la presenza della nazione albanese in Kosova, ma non ne ha in alcun modo alterato il carattere albanese. L'obiettivo di questi massacri di albanesi in Kosova era quello di sostituire questi ultimi con serbi e di colonizzarlo e serbizzarlo. Tuttavia, fino alla fine del 1912, quando vi era resistenza da parte degli albanesi, la colonizzazione è proseguita piuttosto lentamente. Solo pochi serbi si sono insediati nella regione del Kosova, in principio. Forniamo qui alcune statistiche ufficiali del governo serbo, che dimostrano il carattere albanese del Kosova. Nel distretto di Prizren, nel 1921, vi era il 17 per cento di serbi; la proporzione era la stessa anche nei distretti di Prištine, di Mitrovice, di Gjilan, di Peje e di Gjakove. In alcune altre regioni c'erano ancora meno serbi.

Nel 1921, l'intero Kosova aveva al massimo il 17 per cento di serbi. La resistenza nazionale albanese si è sviluppata lungo due linee: la linea legale, mediante l'organizzazione musulmana Xhemijet, e la linea rivoluzionaria, attraverso la lotta armata organizzata dai combattenti della guerriglia nazionale albanese chiamati kačaki. Parleremo del Xhemijet più avanti. Il governo serbo ha cercato di etichettare i kačaki albanesi come banditi e li ha messi fuori legge, dando agli agenti del governo e a ogni fascista serbo il diritto di ucciderli. In realtà, i kačaki non sono per nulla dei briganti, ma dei patrioti albanesi ribelli. Hanno abbandonato tutto, le loro case e i loro averi, prendendo la via delle montagne; hanno formato delle četa [unità di guerriglia, termine dal quale deriva il termine serbo/bulgaro/macedone di "četnici", originalmente neutrale, ora equivalente a "terrorista" N.D.T.] di combattenti per la libertà e stanno combattendo contro le ingiustizie e gli atti barbarici dell'esercito e della polizia serbi. I combattenti per la libertà sono convinti, in questo modo, di potere cacciare il regime serbo dal Kosova. Questi combattenti nazionali hanno intrapreso una guerra tenace, una guerra che deve essere mirata, contro le molto più ampie forze della gendarmeria e dell'esercito serbi. I nomi di Bajram Curri, Azem Bejta e centinaia di altri coraggiosi combattenti, che sono caduti martiri in questa guerra, sono rimasti impressi nei cuori degli albanesi del Kosova. Erano 2.000 nel solo distretto di Lab.

Nel 1920, ai tempi dell'insurrezione di Lab, l'esercito serbo, sotto il comando del colonnello Radovan Radovic, ha bombardato il grande villaggio di Prapačica e non ha lasciato nemmeno una singola casa in piedi. Così come nel distretto di Lab, movimenti nazionali albanesi sono nati in molte altre parti del Kosova e vasti dispiegamenti di forze serbe sono riusciti a reprimerli nel 1919 e nel 1924. Menzioniamo qui le sollevazioni di Plave, Guqje e Rugova del 1919, quella di Prištine del 1921, quella della Drenica del 1923, quella di Mitrovice nel 1924 e ancora quella della Drenica del 1924. Nel sopprimere queste ribellioni, l'esercito serbo ha ucciso 2.600 albanesi. La resistenza nazionale è stata così limitata alle azioni delle unità di guerriglia dei combattenti per la libertà. Secondo un rapporto ufficiale del governo serbo, nel 1924 1.200 patrioti si sono organizzati in unità di guerriglia. Nel 1927, la polizia serba ha fatto un bilancio: 310 insorti albanesi uccisi, 175 catturati e 626 arresisi. Nel 1927, i combattenti per la libertà hanno cessato le loro operazioni, ma il loro spirito vive in ogni villaggio e non morirà fino a quando il Kosova non sarà libero. Il regime panserbo ne è ben conscio. Di conseguenza, ha deciso di denazionalizzare completamente il Kosova, sopprimendo selvaggiamente la resistenza degli albanesi e in particolare requisendo loro la terra e colonizzandola con serbi. Parleremo di ciò in uno dei prossimi numeri di "Liria Kombetare". 

 

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