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30 settembre 2004 

Il primo Dibattito Presidenziale Bush-Kerry 

IL DIBATTITO DEI CANDIDATI PRESIDENZIALI, PATROCINATO DALLA TRIBÙ MICCOSUKEE DI INDIANI DELLA FLORIDA, UNIVERSITÀ DI MIAMI, CORAL GABLES, FLORIDA 

ORATORI: GEORGE W. BUSH, PRESIDENTE DEGLI STATI UNITI 

SENATORE USA JOHN F. KERRY (MA), CANDIDATO PRESIDENZIALE DEMOCRATICO 

JIM LEHRER, ANCHORMAN E CAPO REDATTORE DELLE "NEWSHOUR" PBS 

LEHRER: Buona sera dall'Università di Miami, Convocation Center in Coral Gables, Florida. Io sono Jim Lehrer di "NewsHour" su PBS. 
Do il benvenuto al primo dei dibattiti presidenziali del 2004 tra il Presidente George W. Bush, il candidato Repubblicano, e il Senatore John Kerry, il candidato Democratico. 
Questi dibattiti sono patrocinati dalla Commissione sui Dibattiti Presidenziali. 
Questa sera durerà 90 minuti, seguendo dettagliate regole di ingaggio elaborate dai rappresentanti dei candidati. Io sono stato d'accordo nel fare rispettare queste regole. 

Il tema principale sono la politica estera e la sicurezza del Paese, ma gli specifici soggetti sono stati scelti da me, le domande sono state elaborate da me, ai candidati non è stato detto quali fossero, né a loro né nessun altro. 
Per ogni domanda ci può essere solo una risposta di un paio di minuti, una replica di 90 secondi, e a mia discrezione, una dilazione della discussione di un minuto. 
Verrà data una luce verde quando restano 30 secondi della risposta, gialla a 15, rossa a cinque secondi, e quando il rosso lampeggia vuole dire che il tempo è finito. C'è anche un sistema di backup a buzzer, se ce ne fosse il bisogno. 
I candidati non possono rivolgersi domande l'un l'altro. Ci saranno delle dichiarazioni finali di due minuti, ma nessuna dichiarazione di apertura. 
C'è un pubblico qui nella sala, ma che rimarrà assolutamente silenzioso per i prossimi 90 minuti, salvo adesso, quando si uniranno a me nel dare il benvenuto al Presidente Bush e al Senatore Kerry. 
(APPLAUSO) 

LEHRER: Buona sera, Sig. Presidente, Senatore Kerry. 
Come stabilito dal lancio di una moneta, la prima domanda va a Lei, Senatore Kerry. Lei ha due minuti. 
Crede che avrebbe potuto fare un lavoro migliore del Presidente Bush nel prevenire un altro attacco terrorista tipo 11 settembre agli Stati Uniti? 
KERRY: Sì. 
Ma prima che di dare ulteriori risposte, mi permetta di ringraziarla per aver fatto da moderatore. Voglio ringraziare l'Università di Miami per averci ospitato. E so che il presidente si unirà a me nel dare il benvenuto a tutta la Florida a questo dibattito. Avete passato settimane più dure di chiunque possa immaginare. Siamo con voi. E noi ammiriamo la vostra determinazione e perseveranza [Allude all'Uragano Julie, NDT]
Posso rendere gli americani più sicuri di quanto il Presidente Bush abbia fatto. 
E credo che il Presidente Bush ed io amiamo ugualmente il nostro paese. Ma abbiamo un insieme di convinzioni diverse su come si renda sicura l'America. 
Io credo che l'America è più sicura e più forte quando siamo i leader del mondo e abbiamo alleanze forti. 
Non darò mai diritti di veto a nessun paese sulla nostra sicurezza. Ma so anche come dirigere gli alleati. 
Questo presidente li ha abbandonati a se stessi in tutto il globo, e noi ora subiamo il 90 percento degli incidenti in Iraq e il 90 percento dei costi. 
Penso che sia un errore, e penso che possiamo fare di meglio. 
Ho un migliore piano per la sicurezza del Paese. Ho un buon piano per combattere il terrorismo rafforzando il nostro apparato militare, rafforzando i nostri servizi di intelligence, aumentando i finanziamenti e facendo ciò che dobbiamo fare per ricostruire le alleanze, parlando al mondo musulmano, cosa che il presidente quasi non ha fatto, e cominciando ad isolare i musulmani islamisti e integralisti, invece di permettere a loro di isolare gli Stati Uniti d'America. 
So che posso fare un migliore lavoro in Iraq. Ho un piano per tenere un vertice con tutti gli alleati, cosa che questo presidente non ha realizzato ancora, come non è ancora stato capace di portare le persone attorno ad un tavolo. 
Possiamo fare un migliore lavoro nell'addestrare le forze Irachene a difendersi, e so che possiamo fare un migliore lavoro nel preparare le elezioni. 
Di tutto questo, e specialmente della sicurezza del Paese, parleremo tra poco. 
LEHRER: Sig. Presidente, lei ha una replica di 90 secondi. 
BUSH: Anche io ringrazio l'Università di Miami, e dico che le nostre preghiere sono per le brave persone di questo stato, che ha sofferto molto. 
L ' 11 Settembre ha cambiato il modo in cui l'America deve guardare al mondo. E dal quel giorno, la nostra nazione sta seguendo una strategia a più facce per rendere il nostro paese più sicuro. 
Abbiamo perseguito Al Quaeda dovunque Al Quaeda tentasse di nascondersi. Il settantacinque percento dei leader noti di Al Quaeda sono stati portati davanti alla giustizia. I restanti sanno che gli stiamo addosso. 
Abbiamo sostenuto la dottrina che dice che chi ospita un terrorista è altrettanto colpevole del terrorista. 
I Talebani non sono più al potere. Dieci milioni di persone si sono registrate per votare in Afghanistan nelle imminenti elezioni presidenziali. 
In Iraq vedemmo una minaccia, e comprendemmo che dopo l' 11 settembre dobbiamo prendere le minacce seriamente, prima che si materializzino in pieno. Saddam Hussein ora sta in una cella di prigione. Per questo, l'America ed il mondo sono più sicuri. Continuiamo a perseguire la nostra politica di ostacolare quelli che diffondono le armi di distruzione di massa. 
La Libia ha disarmato. La rete di A.Q. Khan [ex capo del programma nucleare Pakistano, che ha creato una rete di contrabbandieri nucleari, NDT] è stata portata davanti alla giustizia. 
Stiamo inoltre intraprendendo una strategia della libertà in tutto il mondo, perché capisco che nazioni libere rifiuteranno il terrore. Nazioni libere rispondono alle speranze e alle aspirazioni della loro gente. Nazioni libere ci aiuteranno a realizzare la pace che noi tutti vogliamo. 
LEHRER: Nuova domanda, Sig. Presidente, due minuti. 
Crede che l'elezione del Senatore Kerry il 2 novembre aumenterebbe le possibilità degli USA di essere colpiti da un altro attacco terrorista tipo 11 settembre ? 
BUSH: No, non credo che questo accadrà. Credo che vincerò io, perché il popolo americano sa che io so come condurre le cose. Ho dimostrato al popolo americano che io so come condurre le cose. 
Ho - capisco che non tutti in questo paese sono d'accordo con le decisioni che ho preso. E ho preso delle decisioni difficili. Ma la gente sa dove sto. 
Le persone qui fuori che ascoltano sanno quello in cui credo. E cosa è meglio per preservare la pace. 
La nostra nazione ha il dovere solenne di sconfiggere questa ideologia di odio. Ed è quello che questi sono. Si tratta di un gruppo di assassini che non solo ucciderà qui, ma ucciderà in Russia, che attaccherà crudelmente in Iraq sperando di incrinare la nostra volontà. 
Noi abbiamo il dovere di sconfiggere questo nemico. Abbiamo il dovere di proteggere i nostri figli e i nostri nipoti. 
Il migliore modo di sconfiggerli è non tentennare mai, essere forti, usare ogni mezzo a nostra disposizione per stare all'offensiva continuamente e, contemporaneamente, diffondere la libertà. 
Ed è quello che le persone stanno ora vedendo che accade in Afghanistan. 
Dieci milioni di cittadini si sono registrati per votare. È una statistica fenomenale. Gli è stata data l'opportunità di essere liberi, e loro si presenteranno alle urne. Il quarantuno percento di quei 10 milioni sono donne. 
In Iraq, senza dubbio, è difficile. È un lavoro duro. È incredibilmente duro. Sa perché? Perché il nemico si rende conto degli ostacoli. Il nemico capisce che un Iraq libero sarà una sconfitta notevole della loro ideologia di odio. Ecco perché stanno lottando così tenacemente. 
Si dettero da fare in Afghanistan, quando loro erano là, perché tentarono di batterci e fallirono. E stanno dandosi da fare in Iraq per la stessa ragione. Sanno tentando di sconfiggerci. 
Se noi perderemo la nostra fermezza, perderemo. Ma se rimaniamo forti e risoluti, sconfiggeremo questo nemico. 
LEHRER: Replica di novanta secondi, Senatore Kerry. 
KERRY: Credo di essere forte, risoluto e deciso. E ricaccerò indietro ed ucciderò i terroristi, dovunque siano. 
Ma dobbiamo anche essere intelligenti, Jim. E intelligenti significa non distrarre la propria attenzione dalla vera guerra al terrore in Afghanistan, contro Osama Bin Laden e rivolgerla verso l'Iraq, dove la Commissione sull' 11/9 conferma che non c'era nessun collegamento tra 11/9 e Saddam Hussein, e dove i motivi per fare guerra erano le armi di distruzione di massa, non la rimozione di Saddam Hussein. 
Questo presidente ha fatto, mi spiace dirlo, un colossale errore di giudizio. Ed è il giudizio quello che cerchiamo nel presidente degli Stati Uniti dell'America. 
Sono orgoglioso che importanti figure militari stiano sostenendomi in questa corsa: l'ex Presidente dei vicecapi riuniti del Personale, John Shalikashvili; appena ieri, il figlio del Generale Eisenhower, Generale John Eisenhower, mi ha appoggiato; L'Ammiraglio Generale William Crown; il Generale Tony McBeak, che ha gestito così efficacemente la guerra dell'Aeronautica militare per suo padre - tutti credono che sarò un forte comandante in capo. E loro lo credono perché sanno che io non distoglierei il mio sguardo dall'obiettivo: Osama Bin Laden. 
Sfortunatamente, è scappato nelle montagne di Tora Bora. Lo avevamo circondato. Ma non abbiamo usato le forze americane, le meglio addestrate nel mondo, per andare ad ucciderlo. Il presidente fece affidamento sui signori della guerra afgani e dette il lavoro in appalto. E' stato un errore. 
LEHRER: Nuova domanda, due minuti Senatore Kerry. 
"Errore di giudizio colossale."Che errore di giudizio colossale, secondo la Sua opinione, il Presidente Bush ha fatto in queste aree? 
KERRY: Bene, da dove vuole che cominci? 
Prima di tutto, il primo errore di giudizio è stato quello di dire all'America che avrebbe costruito una vera alleanza, che avrebbe esaudito le indicazioni delle Nazioni Unite e avrebbe proceduto nelle ispezioni. 
Infatti, prima di tutto non voleva nemmeno fare questo. E così è stato fino a che l'ex Segretario di Stato Jim Baker e il Generale Scowcroft ed altri non fecero pressioni pubbliche dicendo che doveva andare all'ONU, che il presidente cambiò alla fine la sua opinione - la sua campagna [elettorale] adotta una parola per queste cose - ed andò finalmente alle Nazioni Unite. 
Ora, una volta là, avremmo potuto continuare le ispezioni. 
Avremmo intrappolato Saddam Hussein. 
Ha anche promesso all'America che sarebbe entrato in guerra come ultima risorsa. 
Sono parole che per me significano qualcosa, per me come per chiunque sia stato in combattimento. "Ultima risorsa." Lei deve essere capace di guardare negli occhi le famiglie e dire a quei genitori, "ho tentato di fare tutto quanto in mio potere per prevenire la perdita di suo figlio e di sua figlia." 
Non credo che gli Stati Uniti lo abbiano fatto. 
E noi abbiamo messo da parte i nostri alleati. 
E così, oggi, noi subiamo il 90 percento degli incidenti e il 90 percento dei costi: $200 miliardi - $200 miliardi che potrebbero essere usati per l'assistenza sanitaria, per le scuole, per le costruzioni, per medicine per gli anziani, sono andati per l'Iraq. 
E l'Iraq è oggi diventato anche il centro della guerra contro il terrore. Il centro è l'Afghanistan, dove, incidentalmente, ci sono stati più americani uccisi l'anno scorso che l'anno precedente; dove sta il 75 percento della produzione di oppio del mondo; dove dal 40 al 60 percento dell'economia dell'Afghanistan è basata sull'oppio; dove le elezioni sono state posticipate tre volte. 
Il presidente ha spostato le truppe, così che ha in Iraq 10 volte i soldati che ha in Afghanistan, dove sta Osama Bin Laden. Vuole questo dire che Saddam Hussein era 10 volte più importante che Osama Bin Laden - che, mi scusi, Saddam Hussein è più importante di Osama Bin Laden? Io penso di no. 
LEHRER: replica di novanta secondi, Sig. Presidente.   
BUSH: Il mio oppositore consultava gli stessi servizi di intelligence che consultavo io e ha dichiarato nel 2002 che Saddam Hussein era una minaccia grave.   
Ha anche detto a dicembre 2003 che chiunque dubiti che il mondo è più sicuro senza Saddam Hussein non abbia sufficiente giudizio per essere presidente.   
Sono d'accordo con lui. Il mondo è migliore senza Saddam Hussein.   
Speravo che la diplomazia avrebbe funzionato. Capisco le conseguenze serie di impegnare le nostre truppe in cose pericolose.  
È la decisione più dura che un presidente debba prendere. Così andai alle Nazioni Unite. Non ebbi bisogno di nessuno che mi dicesse di andare alle Nazioni Unite. Fui io a decidere di andarci.   
Ed io ci andai sperando che, per una volta, il mondo libero avrebbe agito di concerto per imporre a Saddam Hussein di ascoltare le nostre richieste. Loro approvarono la raccomandazione che dice, "Apra le porte, disarmi, o ci saranno conseguenze serie." Credo che quando un'organizzazione internazionale parla, deve sapere quello che dice.   
Saddam Hussein non aveva nessuna intenzione di disarmare. Perché avrebbe dovuto farlo? Aveva ricevuto altre 16 risoluzione e non era successo nulla. Di fatto, il mio oppositore parla di ispettori. I fatti sono che lui stava ingannando sistematicamente gli ispettori.   
Questo non funzionava più. E' una specie di mentalità pre-settembre, la speranza che in qualche modo risoluzioni e ispezioni fallite siano in grado di fare del mondo un luogo più tranquillo. Lui sperava che avremmo mollato. Ma c'erano fortunatamente altri, oltre a lui, che credettero dovessimo entrare in azione.   
E così facemmo. Il mondo è più sicuro senza Saddam Hussein.   
LEHRER: Nuova domanda, Sig. Presidente. Due minuti.   
Cosa ci dice sul punto del Senatore Kerry, il paragone da lui tracciato tra la priorità di andare alla caccia di Osama Bin Laden e andare alla caccia di Saddam Hussein?   
BUSH: Jim, noi avevamo la capacità di fare entrambe le cose.   
Di fatto, si tratta di uno sforzo globale.   
Stiamo affrontando un gruppo di persone che hanno un tale odio nel loro cuore, che colpiranno dovunque, con tutti i mezzi.   
Ed ecco perché è essenziale avere alleanze forti, che è quel che facciamo.   
Questo perché è essenziale essere certi di tenere le armi di distruzione di massa fuori delle mani di persone come Al Qaida.   
Ma dire che c'è solamente un punto focale nella guerra al terrorismo significa non capire la vera natura della guerra al terrorismo.   
Chiaramente noi diamo la caccia a Saddam Hussein - voglio dire Bin Laden. Lui è isolato. Il settantacinque percento della sua gente è stato portato davanti alla giustizia. L'assassino - la grande mente degli attacchi dell' 11 Settembre, lo Sceicco Khalid Mohammed, è in prigione.   
Stiamo facendo progressi.   
Ma il fronte di questa guerra è più che in un solo posto. Le Filippine - abbiamo avuto da loro aiuto, li stiamo aiutando per questo - per portare gli affiliati di Al Qaida di fronte alla loro giustizia.   
E, chiaramente, l'Iraq è una parte centrale nella guerra contro il terrorismo. Ecco perché Zarqawi e la sua gente stanno tentando di lottare contro di noi. La loro speranza è che  ci stanchiamo e ce ne andiamo.   
Il più grande disastro che possa accadere è che noi fallissimo in Iraq. Ma noi avremo successo. Abbiamo un piano per questo. E la ragione principale per la quale avremo successo è perché gli Irakeni vogliono essere liberi.   
Ho avuto l'onore di incontrare il Primo Ministro Allawi. E' un leader forte, coraggioso. Crede nella libertà degli Iracheni.   
Lui non vuole che la leadership USA mandi segnali confusi, non stia dalla parte degli Iracheni.   
Lui crede, come io credo, che gli Irakeni sono pronti a lottare per la loro propria libertà. Hanno solo bisogno di aiuto nell'essere addestrati. Ci saranno le elezioni a gennaio. Stiamo spendendo soldi nella ricostruzione. E la nostra alleanza è forte.   
Questo è il piano per la vittoria.   
E quando l'Iraq sarà libero, l'America sarà più sicura.   
LEHRER: Senatore Kerry, 90 secondi.  
KERRY: Il presidente ha appena parlato dell'Iraq come un centro della guerra al terrorismo. L'Iraq non era nemmeno vicino al centro della guerra al terrorismo prima che il presidente l'invadesse.   
Il presidente ha ritenuto di spostare le forze sotto il Generale Tommy Franks dall'Afghanistan prima ancora che il Congresso approvasse di iniziare a prepararsi per la guerra in Iraq.   
E si è precipitato nella guerra in Iraq senza un piano per vincere la pace. Ora, non è quello che un presidente degli Stati Uniti dovrebbe fare. Non dovrebbe portare l'America in guerra  a meno che non abbia un piano per vincere la pace. Non dovrebbe spedire truppe per fare guerra senza la protezione personale della quale hanno bisogno.  
Ho incontrato ragazzi in Ohio, genitori nel Wisconsin, nello Iowa, che stanno navigando in Internet per trovare giubbotti moderni da spedire ai loro ragazzi. Alcuni di loro li riceveranno come regalo di compleanno.  
Penso che sia sbagliato. Humvees - 10.000 su 12,000 Humvees [truppe motorizzate, NDT] che sono là non hanno giubbotti. E lei va oggi a visitare qualcuno di quei ragazzi negli ospedali che sono stati mutilati perché non avevano il corretto armamento.  
Questo presidente - non so se lui si rende conto di quello che è realmente accaduto là. Ma ogni giorno va peggio. Più soldati uccisi a giugno che il mese precedente. Più a luglio che a giugno. Più ad agosto che a luglio. Più a settembre che ad agosto.  
Ed ora vediamo le decapitazioni. E noi vediamo armi di distruzione di massa che attraversano il confine ogni giorno, e stanno facendo saltare le persone. E non abbiamo abbastanza truppe.  
BUSH: Posso rispondere?  
LEHRER: Facciamo una di queste dilazioni di un minuto. Lei ha 30 secondi.  
BUSH: Grazie, signore. Prima di tutto, quello che il mio oppositore vuole farvi dimenticare è che lui ha votato l'autorizzazione all'uso della forza, ed ora dice che è la guerra sbagliata nel momento sbagliato e nel luogo sbagliato.  
Non vedo come Lei possa condurre questo paese ad avere successo in Iraq se Lei dice guerra sbagliata, momento sbagliato, luogo sbagliato. Che messaggio manda alle nostre truppe? Che messaggio manda ai nostri alleati? Che messaggio manda agli Irakeni?   
No, il modo per aver successo è quello di essere costanti e risoluti e seguire il piano che ho ora delineato.   
LEHRER: Trenta secondi, Senatore.  
KERRY: Sì, noi dobbiamo essere costanti e risoluti, ed io lo sono. Ed io avrò successo per quelle truppe, ora che oramai siamo là. Noi dobbiamo avere successo. Non possiamo lasciare un Iraq in rovina. Ma questo non vuol dire che non fosse un errore di giudizio andare là e distrarsi da Osama Bin Laden. Ora, noi possiamo avere successo. Ma non credo che questo presidente lo possa. Penso che abbiamo bisogno di un presidente che abbia la credibilità per riportare gli alleati attorno ad un tavolo e fare quello che è necessario fare, in modo che l'America non debba farlo da sola.   
LEHRER: Torneremo all'Iraq tra un momento. Ma voglio tornare a all'inizio, alla sicurezza del Paese. Questa è una nuova domanda da due minuti, Senatore Kerry.   
Cosa farebbe come presidente, specificamente, in più o in modo differente di quanto stia facendo il presidente Bush per aumentare la sicurezza degli Stati Uniti?  
KERRY: Jim, mi permetta di dirle precisamente quello che farò. C'è un lungo elenco. Prima di tutto, che genere di confuso messaggio manda, quando ha $500 milioni che vanno in Iraq per mettere agenti di polizia nelle strade dell'Iraq, ed il presidente sta tagliando i programmi COPS [agenti di polizia su strada, NDT] in America?  
Che genere di messaggio lancia spendendo soldi per aprire caserme di pompieri in Iraq, ma noi stiamo chiudendo caserme di pompieri, che sono il primo intervento qui in America.  
Il presidente non ha messo un nichelino, non un nichelino nello sforzo di riparare alcuni dei nostri tunnel e ponti e i sistemi di sottopassaggio pedonale maggiormente esposti. Ecco perché hanno dovuto chiudere il sottopassaggio pedonale a New York durante la Convention Repubblicana. Non abbiamo fatto il lavoro che andava fatto.  
Presidente, il 95 percento dei containers che entrano nei porti, proprio qui in Florida, non è ispezionato. Civili vanno negli aerei, ed il loro bagaglio è sottoposto ad esame radiografico, ma i cargo non vengono ispezionati ai raggi X.   
Tutto quello ha tatto più sicura l'America?  
Questo presidente ha ritenuto che fosse più importante dare alle persone più ricche d'America un taglio alle tasse piuttosto che investire nella sicurezza del Paese. Non sono questi i miei valori. Io credo che bisogna prima di tutto proteggere l'America.  
E molto prima che il Presidente Bush ed io riceviamo tagli alle tasse, molto prima, io investirò nella sicurezza del Paese e mi assicurerò che non stiamo tagliando programmi COPS in America e che le nostre Caserme dei pompieri siano pienamente fornite di personale, e che stiamo proteggendo gli impianti nucleari e chimici.  
Il presidente ha anche sfortunatamente ceduto all'industria chimica, che non ha voluto fare alcune delle cose necessarie a rafforzare l'esposizione dei nostri impianti chimici.   
E c'è un enorme lavoro mai fatto per proteggere i materiali nucleari dispersi nel mondo, che potrebbero arrivare nelle mani di terroristi. Questo è un altro intero argomento, ma vedo che abbiamo ancora poco tempo.   
Mi permetta solo di dire rapidamente che, al ritmo attuale, il presidente non metterà in sicurezza il materiale disperso nell'Unione sovietica - l'ex Unione sovietica - prima di 13 anni. Io lo farò in quattro anni. E lo terremo fuori delle mani dei terroristi.
LEHRER: replica di novanta secondi, Sig. Presidente. 
BUSH: Non penso si possa arrivare a come lui troverà i soldi per tutte queste promesse. È introdurre un enorme aumento di tasse. In ogni modo, è materia per un altro dibattito. 
La mia amministrazione ha triplicato l'ammontare di soldi che stiamo spendendo nella sicurezza del Paese, fino a $30 miliardi l'anno. 
La mia amministrazione ha lavorato col Congresso per creare il Dipartimento della Sicurezza del Paese in modo da sorvegliare meglio i nostri confini e porti. Abbiamo 1.000 pattuglie di confine in più sul confine meridionale; ne vogliamo 1.000 in più sul confine settentrionale. Stiamo modernizzando i nostri confini. 
Abbiamo speso $3.1 miliardi per i vigili del fuoco, per la polizia $3.1 miliardi. 
Stiamo facendo il nostro dovere per trovare i fondi. 
Ma il miglior modo di proteggere questo Paese è restare all'offensiva. 
Lei sa, dobbiamo non sbagliare il 100 percento del tempo. Ed il nemico deve non sbagliare una sola volta per colpirci. 
Ci sono molte brave persone che lavorano sodo. 
E a proposito, abbiamo anche modificato la cultura del FBI perché metta l'antiterrorismo come priorità numero uno. Stiamo comunicando meglio. Riformeremo la nostra intelligence per assicurarci di avere la migliore intelligence possibile. 
Il Patrioct Act è d'importanza vitale - è vitale che il Congresso rinnovi il Patrioct Act che permette il rafforzamento dei dispositivi di legge per distruggere le cellule terroristiche. 
Ma di nuovo, ripeto ai miei cari concittadini, il migliore modo per proteggersi è restare all'offensiva. 
LEHRER: Sì, facciamo un piccolo - sì, 30 secondi. 
KERRY: Il presidente ha appena detto che lo FBI aveva cambiato la sua cultura. Abbiamo appena letto sulle prime pagine dei giornali d'America che ci sono più di 100.000 ore di nastri non esaminati. In uno di quei nastri ci può essere il prossimo nemico. 
E la questione non è se lei sta spendendo più soldi. La questione è: sta facendo tutto il possibile per rendere sicura l'America? 
Non c'era nessun bisogno di tagli alle tasse. L'America ha bisogno di stare al sicuro. 
BUSH: Certamente stiamo facendo tutto il possibile per proteggere l'America. Mi sveglio ogni giorno pensando a come meglio proteggere l'America. Quello è il mio lavoro. 
Lavoro con il Direttore del FBI Mueller; viene nel mio ufficio quando sono a Washington ogni mattina, per parlare su come proteggerci. Ci sono molte persone veramente brave che lavorano sodo per questo. 
È un lavoro duro. Ma ,di nuovo, voglio dire al popolo americano, stiamo facendo tutto quello che possiamo a casa nostra, ma di più avete un presidente che dà la caccia a questi terroristi e li porta davanti alla giustizia prima che ci facciano male di nuovo. 
LEHRER: Nuova domanda, Sig. Presidente. Due minuti. 
Che criterio userebbe per stabilire quando cominciare a portare casa le truppe USA dall'Iraq ? 
BUSH: Mi permetta di dire anzitutto che il migliore modo per l'Iraq di essere al sicuro è addestrare i cittadini Iracheni a fare questo lavoro. 
E' quello che stiamo facendo. Abbiamo ora 100.000 addestrati, 125.000 dalla fine di questo anno, e 200.000 dalla fine del prossimo anno. E' quello il modo migliore. Noi non avremo mai successo in Iraq se i cittadini Iracheni non prenderanno la sicurezza nelle loro mani. Credo lo vogliano. Il Primo Ministro Allawi crede lo vogliano. 
E così la migliore indicazione su quando possiamo portare a casa le nostre truppe - cosa che voglio veramente fare, ma non voglio farlo solo per lo scopo di portarli a casa; Io voglio fare perché abbiamo realizzato un obiettivo - è vedere gli Irakeni fare e avanzare nel prendersi le loro responsabilità. 
E così, la risposta alla sua domanda è: quando il nostro generale è sul terreno e il nostro Ambasciatore Negroponte mi dice che l'Iraq è pronto a difendersi da questi terroristi, che si potranno tenere elezioni, che la loro stabilità e che loro sono in marcia, voglio dire, verso una nazione libera; bene è quello il momento. 
Ed io spero che sia il più presto possibile. Ma so che mettere termini artificiali non funziona. Il mio oppositore una volta ha detto, "Bene, una volta eletto li tirerò fuori di là in sei mesi." Lei non può fare così e aspettarsi di vincere la guerra contro il terrorismo. Il mio messaggio alle nostre truppe è, grazie per quello che state facendo. Stiamo fortemente con voi. Vi daremo tutta l'attrezzatura della quale avete bisogno. E vi porteremo a casa appena conclusa la missione, perché questa è una missione vitale." 
Un Iraq libero sarà un alleato nella guerra al terrorismo, e questo è l'essenziale. Un Iraq libero sarà un forte esempio per quella parte del mondo che dispera della libertà. Un Iraq libero aiuterà ad avere un Israele sicuro. Un Iraq libero rafforzerà le speranze e le aspirazioni dei riformatori in posti come l'Iran. Un Iraq libero è essenziale per la sicurezza di questo paese. 
LEHRER: Novanta secondi, Senatore Kerry. 
KERRY: Grazie, Jim. 
Anche il mio messaggio alle truppe è: grazie per quello che state facendo, ma è anche: gli aiuti stanno arrivando. Io credo che quelle truppe meritino qualcosa di meglio di quello che stanno ottenendo oggi. 
Sa, è interessante. Quando io ero al cordone di sicurezza l'altro giorno, mentre venivo qui dal Wisconsin, un paio di giovani reduci stavano al cordone, uno in servizio attivo, uno della Guardia. Mi hanno guardato e mi hanno detto: abbiamo bisogno di lei. Lei deve aiutarci. 
Ora io credo c'è un modo migliore per fare tutto ciò. Lei sa, il padre del presidente non andò in Iraq, a Bagdad, oltre Basra. E la ragione per cui non lo fece è, lui disse - lo scrisse nel suo libro - perché non c'era una praticabile strategia di uscita. E disse che le nostre truppe sarebbero state considerate occupanti in una terra fieramente ostile. 
Ed è precisamente il punto dove ci troviamo oggi. C'è una sensazione di occupazione americana. L'unico edificio che è stato protetto quando le truppe arrivarono a Bagdad è stato il ministero del petrolio. Non proteggemmo le installazioni nucleari. 
Noi non proteggemmo il ministero degli esteri, dove era probabile trovare informazioni sulle armi di distruzione di massa. Non proteggemmo i confini. 
Pressoché ad ogni passo, le nostre truppe sono state lasciate sole in queste missioni straordinariamente difficili. So cosa significa uscire in queste missioni dove non si sa cosa ci sia dietro l'angolo. 
E credo che le nostre truppe abbiano bisogno di altro aiuto da parte degli alleati. Io terrò quel vertice. Porterò una nuova credibilità, un inizio nuovo, e faremo il lavoro giusto. 
LEHRER: Bene, vada avanti. Dica, signore? 
BUSH: Penso che valga la pena di una replica. 
LEHRER: Sicuro, ok. 
(DIAFONIA) LEHRER: Possiamo fare 30 secondi. Tutto ok. 
BUSH: Il mio oppositore dice che l'aiuto è in corso, ma che messaggio manda alle nostre truppe dispiegate "guerra sbagliata, luogo sbagliato, momento sbagliato"? Non è un messaggio da comandante in capo, oppure "una grande distrazione". 
Certo, gli aiuti arriveranno, ma è certamente difficile dirlo per lui dato che ha votato contro gli $87 miliardi supplementari per offrire attrezzature alle nostre truppe, e poi disse che davvero votò a favore prima e poi votò contro. 
Non è quello che fa un comandante in capo quando sta tentando di essere leader delle truppe. 
LEHRER: Senatore Kerry, 30 secondi. 
KERRY: Bene, come sa, quando io parlai degli $87 miliardi, commisi un errore nel parlare della guerra. Ma il presidente commise un errore invadendo l'Iraq. Cos'è peggio? 
Credo che quando si sa che qualcosa è sbagliato, si può correggere. E' quello che ho imparato in Vietnam. Quando sono ritornato da quella guerra mi accorsi che era sbagliata. Ci sono persone alle quali non piace il fatto che non mi alzai per dire no, ma è quello che feci. Ed  è quello che feci con quel voto. Ma io condurrò le truppe alla vittoria. 
LEHRER: Va bene, nuova domanda. Due minuti, Senatore Kerry. 
Parlando del Vietnam, lei ha parlato al Congresso nel 1971, dopo il suo ritorno dal Vietnam, e ha detto, cito, "Come chiedere ad un uomo di essere l'ultimo uomo a morire per un errore? " 
Gli americani stanno ora morendo in Iraq a causa di un errore? 
KERRY: No, e non dovranno farlo, se abbiamo una leadership che faccia - quello che io sto proponendo 
Credo che dobbiamo avere successo in questo. Il presidente ed io siamo sempre stati d'accordo su questo. E fin dall'inizio, ho votato per dare il potere, perché pensavo che Saddam Hussein fosse una minaccia, ed accettai quelle informazioni. 
Ma io posi anche una serie molto seria di cose che avremmo dovuto fare per procedere da una posizione di forza. E il presidente, infatti, le promise. Andò a Cincinnati e fece un discorso nel quale lui disse, "Pianificheremo attentamente. Procederemo cautamente. Non renderemo la guerra inevitabile. Staremo coi nostri alleati." 
Non fece nessuna di queste cose. Non pianificavano niente. Lasciarono i piani del Dipartimento di stato nelle scrivanie di Dipartimento di stato. Evitarono anche i consigli del loro stesso generale. Il Genrale Shinsheki, il capo dello staff dell'Esercito ha detto che avrebbe avuto bisogno di diverse centinaia di migliaia di soldati. Invece di ascoltarlo, l'hanno mandato in pensione. Lo zar dell'antiterrorismo, che ha lavorato per tutti i presidenti fin da Ronald Reagan, ha detto "invadere l'Iraq in risposta all' 11 settembre sarebbe come se Franklin Roosevelt avesse invaso il Messico in risposta a Pearl Harbour." Ed è quello che è successo. 
E quello di cui noi ora abbiamo bisogno è un presidente che capisca come condurre questi altri paesi a riconoscere i loro interessi in tutto questo. Hanno degli interessi. Hanno sempre avuto degli interessi. 
I paesi arabi hanno interesse a non avere una guerra civile. I paesi europei hanno interesse a non avere il disordine più totale alle porte. 
Ma questo presidente non ha tenuto neanche quel genere di vertice di uomini di stato che li spingesse ad impegnare quegli stati. Infatti, ha fatto l'opposto. Li ha respinti. 
Quando il Segretario Generale Kofi Annan ha offerto le Nazioni Unite, ha detto "No, no, faremo tutto questo da soli". 
Per riservare alla Halliburton il bottino della guerra hanno pubblicato un memorandum del Dipartimento della Difesa che diceva "Chi non è con noi in questa guerra, non ci disturbi poi nel fare domande di partecipazione ad appalti." 
Non è questo il modo per invogliare gli altri. 
LEHRER: Novanta secondi. 
BUSH: E' del tutto assurdo. Certo, l'ONU è stata invitata. E noi stiamo sostenendo gli sforzi dell' ONU. Loro se ne sono andati dopo che Sergio de Mello è stato ucciso. Ma ora stanno tornando per aiutare le elezioni. 
Dice il mio oppositore che noi non avevamo alleati in questa guerra. È cosa dice a Tony Blair? È cosa dice ad Alexandr Kwasniewski della Polonia? Non può aspettarsi di costruire un'alleanza quando denigra i contributi di quelli che stanno servendo fianco a fianco delle truppe americane in Iraq. 
Inoltre, dice la pietra angolare del suo piano per riuscire in Iraq è fare appello alle nazioni per contribuire. Quindi il messaggio sta diventando una cosa del genere: "Per favore ci raggiunga in Iraq. E' un grande distoglimento. Untevi a noi in una guerra sbagliata, nel luogo sbagliato e nel momento sbagliato? " 
So come la pensano queste persone. Tratto con loro da sempre. Mi vedo coi leader del mondo frequentemente e parlo con loro al telefono frequentemente. Non daranno retta a uno che dice, "Questa è la guerra sbagliata nel posto sbagliato nel momento sbagliato." 
So come la pensano queste persone. Tratto con loro da sempre. Mi vedo coi leader del mondo frequentemente e parlo con loro al telefono frequentemente. 
Non daranno retta a uno che dice, "Questa è la guerra sbagliata nel posto sbagliato nel momento sbagliato."Loro non seguiranno qualcuno il cui centro continua a cambiare a causa della politica in America. Non daranno ascolto a qualcuno le cui convinzioni cambiano in funzione della politica [interna, NDT] americana. 
E finalmente, lui dice che dovremmo tenere un vertice. Bene, ci sono vertici da tenere. Il Giappone terrà un vertice per i donatori; promessi $14 miliardi. E il Primo Ministro Koizumi inviterà i paesi per spiegare, per convincerli a contribuire. 
E ci sarà un vertice arabo, dei paesi confinanti. E Colin Powell ha dato una mano ad organizzare il vertice. 

LEHRER: Quaranta secondi, Senatore. 
KERRY: Le Nazioni Unite, Kofi Annan hanno offerto aiuto dopo la caduta di Bagdad. E noi non lo abbiamo mai accettato e non abbiamo fatto quello che era necessario per trasferire l'autorità e la ricostruzione. E' sempre rimasta una faccenda americana. 
In secondo luogo, quando noi andammo là, c'erano tre paesi: Gran Bretagna, Australia e gli Stati Uniti. Non è una grande coalizione. Possiamo fare di meglio. 
LEHRER: Trenta secondi, Sig. Presidente. 
BUSH: Ha dimenticato, bene, la Polonia. E ora ci sono 30 nazioni coinvolte, che stanno fianco a fianco con le nostre truppe americane. 
Ed io onoro i loro sacrifici. E non la apprezzo quando come candidato presidente denigra i contributi di questi soldati coraggiosi. 
Non può condurre il mondo se non onora i contributi di quelli che stanno con noi. Li ha definiti costretti e imbrogliati. Non è questo il modo per unire le persone. 
La nostra coalizione è forte. Rimarrà forte, finché sarò presidente. 
LEHRER: Nuova domanda, Sig. Presidente, due minuti. Lei ha detto che c'e stato un, certo, "errore di calcolo", sulle condizioni in Iraq nel dopoguerra. Quale è stato l'errore di calcolo, e come è successo? 
BUSH: No, quello che ho detto era che, dato che avemmo una vittoria rapida, la maggior parte dei lealisti di Saddam era rimasto in circolazione. Voglio dire, avevamo pensato che ne avremmo levato di torno di più. 
Ma dato che Tommy Franks ha fatto un così bel lavoro nel progettare l'operazione, ci siamo mossi rapidamente, e molti Baathisti e lealisti di Saddam hanno abbandonato le armi e sono scomparsi. Pensavo che sarebbe restati e avrebbero combattuto, ma non lo fecero. 
Ora noi ora stiamo lottando contro di loro. E' un lavoro duro. Capisco quanto sia duro. Ho tutti i giorni il rapporto sugli incidenti. Vedo sugli schermi della TV quanto sia duro. Ma è un lavoro necessario. 
E sono ottimista. Veda, io penso che si può essere realisti ed ottimisti allo stesso tempo. Sono ottimista, noi riusciremo - e so che non riusciremo se mandiamo messaggi confusi . So che non raggiungeremo il nostro obiettivo se noi mandiamo segnali confusi alle nostre truppe, ai nostri amici, ai cittadini Iracheni. 
Abbiamo un piano in marcia. Il piano dice che ci saranno elezioni a gennaio, e ci saranno. Il piano dice che addestreremo soldati Iracheni in modo che possano fare il lavoro duro, e lo stiamo facendo. 
E non solo l'America, anche la Nato sta ora aiutando, la Giordania aiuta ad addestrare la polizia, la UAE sta aiutando ad addestrare la polizia. 
Abbiamo stanziato $7 miliardi durante il corso dei prossimi mesi per gli sforzi di ricostruzione. E anche qui stiamo facendo progressi. 
E la nostra alleanza è forte. E come ho appena detto, ci sarà un vertice delle nazioni arabe. Il Giappone ospiterà un vertice. Stiamo facendo progressi. 
È un lavoro duro. È un lavoro duro passare da una tirannia ad una democrazia. È un lavoro passare da un luogo dove alle persone si tagliano le mani, o vengono uccise, ad un luogo dove le persone sono libere. 
Ma è un lavoro necessario. Ed un Iraq libero farà di questo mondo un luogo più tranquillo. 
LEHRER: Novanta secondi, Senatore Kerry. 
KERRY: Quello che penso turbi molte persone nel nostro paese è che il presidente solo ora si è risolto a descrivere un tipo di errore. Ma ciò che ha detto è che, anche sapendo che non c'era nessuna arma di distruzione di massa, sapendo che non c'era una minaccia imminente, sapendo che non c'era alcun collegamento con Al Qaida, lui avrebbe fatto tutto nello stesso modo. Queste sono le sue parole. 
Ora, non posso. Così quello che sto tentando di fare è dire semplicemente la verità agli americani e al mondo. La verità è quella su cui una buona politica è basata. Una buona leadership è basata. 
Dice il presidente che io sto denigrando queste truppe. Ma non ho nient'altro che rispetto per gli inglesi, Tony Blair e per quello che sono stati disposti a fare. 
Ma non può dire, quando il paese che ha più truppe sul terreno è la Gran Bretagna, con 8.300 uomini e che dopo gli altri quattro sono sotto ai 4.000, e dopo ancora non c'è nessuno che ne abbia più di centinaio, che noi abbiamo una vera coalizione per fare questo lavoro. 
Non può negare che nel giorno che andammo in guerra e questa cominciò - erano principalmente gli Stati Uniti, l'America e la Gran Bretagna, ed uno o due altri. Così è stato. Ed oggi, noi subiamo il 90 percento degli incidenti e il 90 percento dei costi. E nel frattempo, la Corea del Nord ha armi nucleari. Parla di messaggi confusi. Fu il presidente a dire, "Noi non possiamo permettere ai paesi di procurarsi armi nucleari." E loro le hanno. Cambierò tutto questo. 
LEHRER: Nuova domanda. Senatore Kerry, due minuti. Lei ha appena - lei ha accusato ripetutamente il Presidente Bush - non qui stasera, ma altrove prima - di non dire la verità sull'Iraq, essenzialmente di mentire agli americani sull'Iraq. Ci dia degli esempi di quello che considera essere il suo non dire la verità. 
KERRY: Bene, non ho mai, mai usato una parola così aspra, come ha fatto lei. E non voglio farlo. Sono stato - ma le dirò ciononostante che penso che lui non sia stato specchiato con gli americani. E dirò precisamente come. 
Prima di tutto, noi tutti sappiamo che nel suo messaggio sullo stato dell'Unione, parlò al Congresso di materiali nucleari che non sono mai esistiti. 
Sappiamo che promise all'America che avrebbe costruito questa coalizione. Ho appena descritto la coalizione. Non è quel genere di coalizione che ci fu descritta quando discutevamo sul voto su di essa. 
Il presidente ha detto che avrebbe esperito le indicazioni delle Nazioni Unite e sarebbe andato avanti pienamente in quel processo. Ma non lo fece. Tagliò corto, ne uscì arbitrariamente. 
E noi sappiamo che c'erano ulteriori sforzi diplomatici in corso. Hanno appunto deciso che il tempo per la diplomazia era finito è si precipitarono nella guerra senza un piano su quello che sarebbe accaduto dopo. 
Ora, lui ha fuorviato gli americani nel suo discorso quando ha detto progetteremo attentamente. E' evidente che non lo fecero. Fuorviò il popolo americano quando disse faremo la guerra solo come ultima istanza. Noi non ci andammo in ultima istanza. E la maggior parte degli americani sa la differenza. 
Ora, questo ci è costato enormemente, nel mondo. Credo sia importante dire la verità al popolo americano. Ho lavorato con quei leader dei quali il presidente parla, lavoro con loro da 20 anni, da più tempo di questo presidente. E so cosa molti di loro dicono oggi, ed io so come farli tornare attorno ad un tavolo. 
Credo che un nuovo inizio, una nuova credibilità, un presidente che sa cosa dobbiamo fare per arrivare al mondo musulmano per chiarire che non è, sapete - Osama Bin Laden usa l'invasione dell'Iraq per dire alla gente che l'America ha dichiarato guerra all'Islam. 
Abbiamo bisogno di essere più intelligenti ora su come intraprendere la guerra al terrore. Abbiamo bisogno di impedirgli di reclutare. Abbiamo bisogno di negargli porti sicuri. Abbiamo bisogno di ricostruire le nostre alleanze. 
Credo che Ronald Reagan, John Kennedy e gli altri facevano questo più efficacemente, ed io tenterò di seguire le loro orme. 
LEHRER: Novanta secondi, Sig. Presidente. 
BUSH: Il mio oppositore ha appena detto qualcosa di stupendo.Ha detto che Osama Bin Laden usa l'invasione dell'Iraq come una scusa per diffondere odio per l'America. Osama Bin Laden non determinerà come noi ci difendiamo. 
Non sarà Osama Bin Laden a decidere. Gli americani decideranno. 
Ho preso la decisione giusta per l'raq. Il mio oppositore la chiama un errore. Non era un errore. 
Ha detto che ho fuorviato [gli americani, NDT] sull'Iraq. Non penso che lui stesse fuorviando nessuno quando definì l'Iraq una minaccia grave nell'autunno del 2002. 
Non penso che stesse fuorviando nessuno quando disse che era giusto disarmare l'Iraq nella primavera del 2003. 
Non penso che abbia fuorviato nessuno quando disse che, sapete, chiunque dubiti che il mondo sia migliore senza Saddam Hussein al potere non abbia il giudizio necessario ad essere presidente. Io non penso che lui stesse fuorviando nessuno. 
Io penso che quello che è fuorviante è dire che si può avere successo in Iraq continuando a cambiare le posizioni su questa guerra. E è quello che lui sta facendo. Quando cambia la politica, cambia le sue posizioni. E non è quello che un comandante in capo deve fare. 
Mi permetta di finire. 
Le informazioni di intelligence a mia disposizione sono le stesse che il mio oppositore ha consultato, veramente le stesse informazioni. E quando io parlai al Congresso, stavo descrivendo le stesse informazioni da lui consultate per prendere la sua decisione di sostenere l'autorizzazione alla forza. 
LEHRER: Trenta secondi. Faremo un 30 secondi. 
KERRY: Non stavo fuorviando nessuno quando dissi che lui era una minaccia. Né stavo fuorviando nessuno il giorno nel quale il presidente decise di muovere guerra quando dissi che aveva commesso un errore nel non costruire alleanze forti e che avrei preferito che avesse fatto più diplomazia. 
Ho avuto una posizione, una posizione costante: Saddam Hussein era una minaccia. C'era un modo corretto di disarmarlo ed un modo sbagliato. Ed il presidente scelse il modo sbagliato. 
LEHRER: Trenta secondi, Sig. Presidente. 
BUSH: L'unica costante della posizione del mio oppositore è che lui è stato incoerente. Lui cambia posizione. E lei non può cambiare posizioni in questa guerra al terrorismo se vuole vincere. 
Ed io mi aspetto di vincere. È necessario che noi vinciamo. 
Noi siamo stati sfidati come mai prima d'ora. E noi abbiamo il dovere verso il nostro paese e le generazioni future dell'America di realizzare un Iraq libero, un Afghanistan libero e liberare il mondo dalle armi di distruzione di massa. 
LEHRER: Nuova domanda, Sig. Presidente. Due minuti. 
La guerra in Iraq è valsa il costo delle vite americane, 1.052 ad oggi? 
BUSH: sapete, ogni vita è preziosa. Ogni vita ci importa. Sapete, il mio più duro - la parte più dura del lavoro è sapere che io ho impegnato le truppe su di una strada dolorosa, e poi faccio il meglio che posso per offrire conforto per le persone che hanno perso un figlio o una figlia, o un marito o una moglie. 
Sapete, penso a Missy Johnson. Lei è una donna fantastica che ho incontrato a Charlotte, nord Carolina. Lei ed il suo figlio Bryan vennero a incontrarmi. Suo marito PJ è stato ucciso. Lui era stato in Afghanistan, e andò in Iraq. 
Sapete, è un duro lavoro tentare di amarla come meglio posso, sapendo bene che è stata la decisione presa da me a provocare questa sofferenza. 
Le dissi, dopo che avemmo pregato e pianto e riso, che pensavo che il sacrificio di suo marito era nobile e degno. Perché capisco la sfida di questa guerra al terrorismo. Capisco che dobbiamo trovare Al Qaida dovunque si nasconda. 
Dobbiamo eliminare le minacce prima che si materializzino pienamente. E Saddam Hussein era una minaccia, e noi dobbiamo diffondere la libertà perché a lungo andare, il modo di sconfiggere l'odio la tirannia e l'oppressione è diffondere la libertà. 
Missy ha capito. Ed è quello che lei mi disse: che suo marito aveva capito. Così lei dice, "valeva la pena?" Ogni vita è preziosa. E' quello che ci distingue dal nemico. Ognuno ci riguarda. Ma io penso che valga la pena, Jim. 
Penso che valga la pena perché penso - so che nel lungo termine un Iraq libero, un Afghanistan libero darà forza a quella parte del mondo che dispera della libertà. Aiuterà a cambiare il mondo; che potremo guardarci indietro e potremo dire che abbiamo fatto il nostro dovere. 
LEHRER: Senatore, 90 secondi. 
KERRY: Capisco quello di cui sta parlando il presidente, perché so quello che vuole dire perdere persone in combattimento. E la domanda, valeva la pena, mi ricorda i miei stessi pensieri quando tornai da quella guerra. 
E mi ricorda che è vitale per noi per non confondere la guerra, mai, coi guerrieri. E' ciò che accadde prima. 
Ed è questa una delle ragioni per la quale credo che io posso fare questo lavoro, perché sono determinato per quei soldati e per quelle famiglie, per quei ragazzi che si giocano la vita nelle linee. 
E' una cosa nobile. E' la cosa più nobile che si possa. E io voglio assicurarmi che i risultati onorino questa nobiltà. 
Ora, noi abbiamo una possibilità. Io ho elaborato un piano con il quale penso che possiamo avere successo in Iraq: con un vertice, facendo più velocemente un buon addestramento - facendo quello che dobbiamo fare riguardo all'ONU e le elezioni. 
C'è solo il 25 percento delle persone là. Non possono tenere elezioni in questo momento. 
Il presidente non sta finendo il lavoro. 
Quindi la scelta per l'America è, possiamo avere un piano da me elaborato in quattro punti dei quali potrei dirvi di più oppure potete andare su www.johnkerry.com e leggere molto di più su questi; oppure potete aver il piano del presidente, che è di quattro parole: sempre le stesse cose. 
Io penso che il mio piano è migliore. 
Ed il mio piano da più possibilità alle truppe di alzarsi e lottare. 
Non deluderò mai quelle truppe, e perseguirò, ed ucciderò, i terroristi dovunque siano. 
LEHRER: bene, signore vada avanti. Trenta secondi. 
BUSH: Sì, capisco quello che significa per il comandante in capo. E se io mai dicessi, "Questa è una guerra sbagliata nel momento sbagliato nel posto sbagliato", le truppe si chiederebbero, come posso seguire questo ragazzo? 
Non può condurre la guerra al terrorismo se continua a cambiare posizione sulla guerra al terrorismo e dice cose come, "Bene, questa è solo un grande distoglimento". Non è un grande distoglimento. Questo è un dato essenziale che dobbiamo recepire. 
E così, il piano di cui lui parla semplicemente non funzionerà. 
LEHRER: Senatore Kerry, lei ha 30 secondi. Lei ha 30 secondi, ok. E poi il presidente. 
KERRY: Il Segretario di Stato Colin Powell ha recitato a questo presidente la regola del Pottery Barn ["del negozio del vasaio", NDT]: chi rompe, paga. 
Ora, se lei ha rotto un vaso, ha commesso un errore. È la cosa sbagliata da fare. Ma è quello che ha fatto. E ora deve ripararlo e fare qualcosa. 
Ora è questo che dobbiamo fare. Non c'è contraddizione. I soldati sanno là che quello che si è fatto fino ad ora non è ben fatto. E farò quel che farò proprio per quei soldati, perché questo è importante per Israele, è importante per l'America, è importante per il mondo, è importante per la lotta al terrorismo. 
Ma io ho un piano per fare tutto questo. Lui no. 
LEHRER: Parlando del suo piano, nuova domanda Senatore Kerry. Due minuti. 
Può darci specificazioni, nei termini di uno scenario, dei tempi, eccetera, per porre termine ad un consistente coinvolgimento militare USA in Iraq? 
KERRY: I tempi che ho elaborato - voglio correggere di nuovo il presidente, perché lui non ha ben capito di nuovo questa sera quello che ho detto. Non ho detto che io ritirerei le truppe in sei mesi. Ho detto, se facciamo le cose che ho elaborato e ci riusciamo, potremmo cominciare a ritirare le truppe in sei mesi. 
E penso sia una componente critica del successo in Iraq l'essere capaci di convincere gli Irakeni ed il mondo arabo che gli Stati Uniti non hanno progetti a lungo termine su di lui. 
Da quanto capisco, stiamo costruendo là ora 14 basi militari, e alcuni dicono che ne abbiamo un concetto piuttosto permanente. 
Quando si protegge il ministero del petrolio, ma non si proteggono le installazioni nucleari, il messaggio a molte persone è forse, "Accidenti, forse loro sono interessati al nostro petrolio." 
Ora, il problema è che queste cose non sono state valutate attentamente. E queste cose devono essere valutate attentamente. 
Quello che voglio ottenere è un cambiamento delle dinamiche sul terreno. E per farlo non si tratta di ritirarsi da Fallujah e da altri luoghi, e mandare un messaggio sbagliato ai terroristi. Si devono chiudere i confini. 
Ci si deve mostrare seri a questo riguardo. Ma bisogna anche mostrarsi preparati a condurre il resto del mondo e a condividere le sfide. 
Farò un'affermazione semplice: Gli Stati Uniti dell'America non hanno progetti a lungo termine di rimanere in Iraq. 
E l'obiettivo della mia amministrazione sarebbe quello di tirare tutte le truppe via di là con il minimo costo necessario per l'addestramento e la logistica, come facciamo in altri paesi nel mondo dopo una guerra, per riuscire a difendere la pace. 
Ma è questo il modo in cui vinceremo la pace, addestrando rapidamente gli Irakeni stessi. 
Anche l'amministrazione ha ammesso che non hanno fatto addestramento, perché sono tornati alcune settimane fa al Congresso chiedendo una riprogrammazione completa dei fondi. 
Quale più esplicita ammissione di questa, 16 mesi dopo. "Oops, non abbiamo fatto il lavoro. Dobbiamo iniziare a spendere i soldi adesso. Ci date mandato ragazzi di spostare l'addestramento? " 
LEHRER: Novanta secondi. 
BUSH: Ci sono 100.000 soldati addestrati, pattuglie, guardie, unità speciali, pattuglie di confine. Ci saranno 125.000 addestrati alla fine di questo anno. Sì, stiamo facendo il lavoro. È lavoro duro. Tutti sanno che è un lavoro duro, perché c'è un nemico deciso che sta tentando di sconfiggerci. 
Ora, il mio oppositore dice lui tenterà di cambiare le dinamiche sul terreno. Bene, il Primo Ministro Allawi era qui. Lui è il leader di quel paese. Lui è un prode, un uomo coraggioso. Quando è arrivato, dopo avere fatto un discorso al Congresso, il mio oppositore ha messo in dubbio la sua credibilità. 
Lei non può cambiare le dinamiche sul terreno se critica il coraggioso leader dell'Iraq. 
Una persona della sua campagna [elettorale, NDT] ha dichiarato che il Primo Ministro Allawi era un fantoccio. Non è il modo di trattare un uomo coraggioso che sta tentando di mandare avanti il suo paese. 
Il modo di assicurarsi la riuscita è mandare costanti messaggi sensati agli Iracheni che quando noi diamo la nostra parola, manterremo la nostra parola che li sosterremo, e che crediamo che desiderino la libertà. Ed è quel che faccio. 
Credo che 25 milioni di persone, la stragrande maggioranza, vuole avere elezioni. 
Rifiuto questa nozione - e immagino questo non riguardi il mio oppositore - rifiuto la nozione di quelli che dicono che se uno è mussulmano non si può liberare, non desidera la libertà. Io non sono d'accordo, assolutamente non sono d'accordo con questo. 
LEHRER: Trenta secondi. 
KERRY: non posso che essere d'accordo che gli Iracheni vogliono essere liberi e che possono essere liberi. 
Ma penso che il presidente, di nuovo non ha ancora mostrato come si muoverà nel modo giusto. Propone le stesse cose. 
Ora, il Primo Ministro Allawi è venuto qui, e ha detto che i terroristi filtrano dai confini. E' quello che Allawi ha stabilito. 
Il rapporto dei servizi di intelligence nazionali che sono stati consegnati al presidente a luglio dicevano, scenario migliore, più o meno quello che vediamo oggi; scenario peggiore, guerra civile. 
Posso fare di meglio. 
BUSH: Sì, mi faccia... 
LEHRER: Sì, 30 secondi. 
BUSH: La ragione per la quale il Primo Ministro Allawi ha detto che filtrano dai confini è perché lui riconosce che questa è una parte centrale della guerra al terrorismo. Stanno lottando contro noi perché loro stanno lottando contro la libertà. 
Capiscono che un Afghanistan libero o un Iraq libero saranno una sconfitta notevole per loro. E questa è la sfida. 
E per questo che è essenziale che noi non ce ne andiamo. Ed è essenziale che noi teniamo il fronte. Ed è essenziale che noi vinciamo. E noi vogliamo vincere. Sotto la mia leadership noi vinceremo questa guerra in Iraq. 
LEHRER: Sig. Presidente, nuova domanda. Due minuti. L'esperienza dell'Iraq rende più probabile o meno probabile che lei porti gli Stati Uniti in un altra azione militare preventiva? 
BUSH: Spero di non doverlo mai fare. Capisco quanto sia difficile impegnare le truppe. Non avrei mai voluto dovere impegnare i soldati. Quando stavo concorrendo - quando facemmo il dibattito nel 2000, non mi sarei neanche sognato che avrei fatto una cosa del genere. 
Ma il nemico ci ha attaccato, Jim, ed io avevo il dovere solenne di proteggere il popolo americano, fare tutto il possibile per proteggerci. 
Penso che parlando chiaramente e facendo quello che diciamo e non inviando messaggi confusi, è meno probabile che dovremo usare nuovamente i soldati. 
Ma un presidente deve essere disposto ad usare i soldati sempre. Deve - come ultima risorsa. 
Ero pieno di speranza che la diplomazia avrebbe lavorato in Iraq. Stava andando a rotoli. Mi era senza dubbio chiaro che Saddam Hussein stava sperando che il mondo avrebbe chiuso gli occhi. 
E se lui fosse restato al potere, in altre parole se noi avessimo detto, "Lasciamo che gli ispettori lavorino, oppure, sapete, cerchiamo di dissuaderlo. Forse una 18° decisione funzionerebbe", lui sarebbe stato più forte e più ostico, ed il mondo sarebbe stato molto peggiore. Non c'è alcun dubbio in me che ci saremmo potuti pentire un giorno, se Saddam Hussein fosse restato al potere. 
Quindi usiamo la diplomazia finché possibile, credetemi. Ed io spererei di non dovere mai più usare la forza. 
Ma parlando chiaramente e inviando messaggi che noi intendiamo quello che stiamo dicendo, è così che abbiamo colpito il mondo in modo positivo. 
Guardi alla Libia. La Libia era una minaccia. La Libia sta ora smantellando tranquillamente i suoi programmi di armamento. 
La Libia ha capito che l'America ed altri difenderanno la dottrina e che il mondo è migliore per questo. 
Quindi, per rispondere alla sua domanda, spererei di non doverlo mai fare. Penso che agendo fermamente e decisamente, sarà meno probabile che noi dovremo usare la forza. 
LEHRER: Senatore Kerry, 90 secondi. 
KERRY: Jim, il presidente ha appena detto qualche cosa straordinariamente rivelatrice e francamente molto importante in questo dibattito. In risposta alla sua domanda sull'Iraq e sull'invio di soldati in Iraq, lui ha solo detto, "il nemico ci ha attaccato." 
Non ci attaccò Saddam Hussein. Ci attaccò Osama Bin Laden. Al Qaida ci attaccò. E quando avevamo intrappolato Osama Bin Laden nelle montagne di Tora Bora, e 1.000 delle sue coorti assieme a lui in quelle montagne. Con le forze militari americane vicine e sul campo, noi non usammo le truppe più addestrate del mondo per andare ad uccidere il numero uno del mondo criminale e terrorista. 
Il lavoro fu dato in appalto ai signori della guerra afgani, che solamente una settimana prima stavano dall'altra parte e combattevano contro di noi, nessuno dei quali aveva fiducia nell'altro. 
Quello è il nemico che ci ha attaccati. Quello è il nemico al quale è stato permesso di scappare dalle montagne. Quello è il nemico che ora è in 60 paesi, con reclute più forti. 
Ha detto anche che Saddam Hussein sarebbe stato più forte. Ed è proprio fattualmente sbagliato. Due terzi del paese era una zona a divieto di volo quando iniziammo la guerra. Avremmo avuto le sanzioni. Avremmo avuto gli ispettori ONU. Saddam Hussein si sarebbe indebolito continuamente. 
Se il presidente avesse mostrato la pazienza di andare ad un altro round di risoluzioni, di sedersi con quei leader, di dire, "Cosa serve, cosa serve ora, quanto tempo ci vorrà ancora per unirsi a noi? " noi saremmo oggi in una situazione più forte. 
LEHRER: Trenta secondi. 
BUSH: Prima di tutto, so bene che è stato Osama Bin Laden ad averci attaccato. Lo so. 
In secondo luogo, pensare che un altro round di risoluzioni avrebbero imposto a Saddam Hussein il disarmo e l'apertura, è ridicolo, a mio giudizio. Questo mostra proprio una significativa differenza di opinioni. 
Abbiamo provato la diplomazia. Abbiamo fatto del nostro meglio. Lui sperava di far chiudere un occhio. E, sì, lui sarebbe stato più forte se non ci fossimo occupati di lui. Aveva le capacità di fare armi, e avrebbe fatto armi. 
LEHRER: Trenta secondi, Senatore. 
KERRY: Da trentacinque a quaranta paesi nel mondo avevano una maggiore capacità di fare armi al momento in cui il presidente invase Saddam Hussein. E mentre stava spostando 9 divisioni pesanti attive del nostro esercito su 10, o per andare in Iraq, o per tornare dall'Iraq, o per preparasi ad andare, la Corea del nord ha ottenuto armi nucleari ed il mondo è più pericoloso. L'Iran sta movendosi verso l'armamento nucleare ed il mondo è più pericoloso. In Darfur c'è un genocidio. 
Il mondo è più pericoloso. Io avrei fatto una scelta migliore. 
LEHRER: Nuova domanda. Due minuti, Senatore Kerry. 
Quale è la sua posizione sul concetto globale di guerra preventiva? 
KERRY: Il presidente ha diritto sempre, e sempre ha avuto il diritto, ad un colpo preventivo. E' stata una grande dottrina durante tutta la Guerra Fredda. Ed è stata una delle cose sulle quali si è sempre discusso in riferimento al controllo degli armamenti. 
Nessun presidente, attraverso tutta la storia americana ha mai ceduto, né lo farei io stesso, il diritto di prevenire in ogni modo necessario a protezione degli Stati Uniti d'America. 
Ma se e quando lo si fa, Jim, bisogna farlo in un modo che passi l'esame, l'esame globale dove i nostri concittadini, il nostro popolo  capiscono pienamente che lei lo sta facendo per ragioni legittime. 
Qui abbiamo avuto il nostro Segretario di Stato che ha dovuto scusarsi con il mondo per la presentazione che ha fatto alle Nazioni Unite. 
Dico, possiamo ricordare quando il Presidente Kennedy nella crisi dei missili cubana spedì il suo Segretario di Stato a Parigi per incontrarsi con De Gaulle. E nel mezzo della discussione, per parlargli dei missili a Cuba, disse "qui, mi permetta di mostrarle le fotografie." E De Gaulle le buttò via dicendo, "No, no, no, no. La parola del presidente degli Stati Uniti è sufficiente per me." 
Quanti leader nel mondo oggi risponderebbero così a noi, come risultato di quello che abbiamo fatto? Quindi quella che è in esame oggi è la credibilità degli Stati Uniti d'America e di come noi conduciamo il mondo. E l'Iran e l'Iraq sono ora più pericolosi - l'Iran e la Corea del nord sono ora più pericolosi. 
Ora, se la prevenzione sia alla fine quello che debba accadere, ancora non lo so. Ma dirò così: come presidente, non distoglierò mai il mio sguardo da quella palla. Sto lottando per la proliferazione per tutto il tempo - anti-proliferazione per tutto il tempo in cui sono stato al Congresso. E davvero vediamo questo presidente voltarsi di fronte ad alcune delle minacce che sono sul tappeto. 
Lei non si aiuta [nel rapporto, NDT] con le altre nazioni quando se ne va dal trattato sul riscaldamento globale, per esempio o quando rifiuta a lungo di trattare con le Nazioni Unite. 
Deve guadagnarsi quel rispetto. E penso che abbiamo ancora molto da riguadagnare. 
LEHRER: Novanta secondi. 
BUSH: Mi faccia - non sono esattamente sicuro di quello che intende dire, "passare l'esame globale", lei fa un'azione preventiva se passa un esame globale. 
Il mio atteggiamento è che si deve fare un'azione preventiva per proteggere il popolo americano. che si deve agire per rendere questo paese sicuro. 
I miei oppositori dicono che non ho firmato certi trattati. Mi permetta di dire una cosa che non ho firmato, e penso che mostri le nostre differenze di opinione - la differenza di opinioni. E cioè, io non riconoscerò il Tribunale penale Internazionale. È un corpo basato a l'Aja dove giudici non responsabili [nel senso che "non rispondono dei loro atti a nessuno", NDT] ed accusatori possono mettere i nostri soldati e diplomatici sotto processo. 
Ed io non lo riconoscerò. E capisco che in certe capitali in tutto il mondo questa non sia stata una mossa popolare. Ma è la cosa giusta per non approvare un giudice straniero che avrebbe potuto - dove la nostra gente avrebbe potuto essere perseguita. 
Il mio oppositore è per riconoscere il Tribunale penale Internazionale. Io penso solo per tentare di essere popolare, come dire, in senso generale, se non fa parte dei nostri interessi principali, non ha senso. Mi interessa lavorare con le nostre nazioni e lo faccio molto. Ma non prenderò decisioni che penso siano sbagliate per l'America. 
LEHRER: nuova domanda, Sig. Presidente. Crede che la diplomazia e le sanzioni economiche possono chiarire i problemi nucleari con la Corea del Nord e l'Iran? Li prenda nell'ordine che preferisce. 
BUSH: Prima la Corea del nord. Mi permetta di dire - io certamente spero così. Prima che giurassi, la politica di questo governo era di avere negoziati bilaterali con la Corea del Nord. 
E noi firmammo un accordo con la Corea del Nord che la mia amministrazione trovò non era stato rispettato dai nord coreani. 
E così decisi che un modo migliore di approcciare il problema era coinvolgere le altre nazioni, oltre a noi soli. E a Crawford, Texas, Jiang Zemin ed io fummo d'accordo che una penisola senza armi nucleari, la Penisola coreana era nel suo interesse e nel nostro interesse e nell'interesse del mondo. 
E così iniziammo un nuovo dialogo con la Corea del Nord, uno che non solo ha incluso gli Stati Uniti ma ora anche la Cina. E la Cina ebbe sulla Corea del nord molta influenza, a volte più di noi. 
Così, includemmo anche la Corea del Sud, il Giappone e la Russia. Ci sono così ora cinque voci che parlano a Kim Jong Il, non solo una. 
E così se Kim Jong Il decide di nuovo di non onorare un accordo, non sta solo facendo un torto all'America, ma sta facendo anche un torto alla Cina. 
Penso che questo funzionerà. Non funzionerà se noi apriamo un dialogo con Kim Jong Il. Lui vuole dividere le sei parti - o la coalizione dei cinque paesi che sta mandandogli un messaggio chiaro. 
Sull'Iran, spero, possiamo fare la stessa cosa, continuare a lavorare col mondo per convincere i mullah iraniani ad abbandonare le loro ambizioni nucleari. 
Abbiamo lavorato molto da vicino coi ministri degli esteri di Francia, Germania e Gran Bretagna che sono stati quelli che hanno inviato un messaggio ai mullah che se desiderano fare parte del mondo delle nazioni, si devono liberare dei loro programmi nucleari. 
L'IAEA [Agenzia Atomica ONU per il controllo del trattato di non-proliferazione, NDT] è coinvolta. C'è stato recentemente un protocollo speciale che è passato e che lascia spazio ad ispezioni. 
Spero di poterlo fare. E noi abbiamo una buona strategia. 
LEHRER: Senatore Kerry, 90 secondi. 
KERRY: Riguardo all'Iran, gli inglesi, i francesi, ed il tedeschi sono stati quelli che hanno iniziato uno sforzo senza gli Stati Uniti, disgraziatamente, per cominciare a tentare di tenere a freno le possibilità nucleari in Iran. Credo che avremmo potuto fare di meglio. Penso che gli Stati Uniti avrebbero dovuto dare l'opportunità di fornire il combustibile nucleare, esaminarlo, controllare se davvero lo volevano per scopi pacifici. Se non fossero disposti a fare un accordo, avremmo poi potuto stabilire insieme delle sanzioni. Il presidente non fece nulla. 
Riguardo alla Corea del Nord, la vera storia: avevamo ispettori e videocamere nel reattore nucleare in Corea del Nord. Il segretario Bill Perry aveva negoziato sotto il Presidente Clinton. E noi sapevamo dove erano le barre di combustibile. E conoscevamo i limiti della loro potenza nucleare. 
Colin Powell, il nostro Segretario di Stato ha annunciato un giorno che stavamo per continuare il dialogo per lavorare con i nord coreani. Il presidente lo smentì pubblicamente mentre il presidente della Corea del Sud era qui. 
Ed il presidente della Corea sel Sud ritornò in Corea del Sud sconcertato ed imbarazzato perché questo era contro la sua politica. E per due anni, questa amministrazione non parlò più per niente con la Corea del Nord. 
Mentre non parlavamo più con loro, le barre di combustibile sono uscite, gli ispettori furono buttati fuori, le videocamere furono buttate fuori. Ed oggi, ci sono da quattro a sette armi nucleari nelle mani della Corea del Nord. 
Questo è accaduto sotto gli occhi di questo presidente. 
Ora, è che, io penso, è uno dei più gravi, generi di, inversioni o confusione di messaggio che si possano mai inviare. 
LEHRER: Vorrei essere sicuro - sì, signore - ma in un minuto, voglio essere certo che abbiamo ben capito - le persone che ci guardano abbiano ben capito le differenze tra voi due su questo. 
Vuole continuare i colloqui multilaterali, corretto? 
BUSH: Giusto. 
LEHRER: E Lei è disposto a farlo... 
KERRY: Tutti e due. Voglio quei colloqui bilaterali che hanno messo sul tappeto tutti i problemi, dall'armistizio del 1952 [a chiusura della guerra di Corea fatta dall'ONU contro la Corea del Nord, NDT] ai problemi economici, ai problemi dei diritti umani, il dispiegamento della artiglieria, la questione della DMZ [zona smilitarizzata NDT] ed i problemi nucleari. 
LEHRER: E Lei è contrario. Giusto? 
BUSH: Nel momento in cui inizia i colloqui bilaterali, i colloqui a sei parti si sgretoleranno. E' precisamente quello che Kim Jong II vuole. E a proposito, la rottura sull'accordo non è stata sul plutonio. La rottura dell'accordo è stata sull'uranio molto arricchito. Quello è quello che li cogliemmo stavano facendo. E' qui dove hanno violato l'accordo. 
In secondo luogo, ha detto - ha detto il mio oppositore di mettere sanzioni all'Iran - noi abbiamo già sanzionato l'Iran. Non possiamo sanzionarli ulteriormente. Ci sono sanzioni all'Iran. 
E infine, noi eravamo un partner nella convenzione - lavorando con la Germania, la Francia e la Gran Bretagna per mandare i loro ministri degli esteri in Iran. 
LEHRER: nuova domanda, due minuti. 
Senatore Kerry, Lei ha menzionato Darfur, la regione del Darfur nel Sudan. Cinquantamila persone sono già morte in quell'area. Più di un milione sono senza casa. E' stato etichettato come un atto di genocidio in corso. Ancora nessuno di voi due, né nessun altro connesso con le vostre campagne o amministrazione che abbia potuto trovare, ha discusso la possibilità di spedire truppe. 
Perché no? 
KERRY: Le dirò molto precisamente, perché no, ma prima voglio dire qualcosa sulle sanzioni all'Iran. 
Solamente gli Stati Uniti mettono sanzioni da soli, ed è precisamente ciò di cui sto parlando. 
Per essere efficaci, dovremmo lavorare con gli inglesi, i francese e i tedeschi e gli altri paesi riguardo le sanzioni. E questa è la differenza tra il presidente e me. 
E là, di nuovo, ha glissato sulla domanda. 
Ora, riguardo al Darfur, sì, è un genocidio. E mesi fa, molti di noi premevano per una azione. 
Penso che il motivo per il quale non stiamo dicendo di mandare truppe americane a questo punto è a più facce. 
Numero uno, possiamo fare questo attraverso l'Unione africana, se gli forniamo appoggio logistico. Fino ad ora tutto quello che il presidente sta fornendo è l'appoggio umanitario. Dobbiamo fare di più. Devono avere la capacità logistica per andare là e fermare le uccisioni. E questo richiederà di più di quanto sia oggi sul tappeto. 
Credo anche che è - una delle ragioni per la quale non possiamo farlo è che noi oggi siamo sovraesposti. 
Chieda oggi alle persone nelle forze armate. Abbiamo Guardie e Riserve che fanno il doppio del lavoro. Abbiamo una leva clandestina oggi in America: gente con programmi blocca-perdite nei quali gli si dice che non possono uscire dall'esercito; nove su dieci delle nostre divisioni attive impegnate in Iraq in un modo o nell'altro, o perché ci stanno andando, o tornando o preparandosi ad andare. 
Quindi questo è il modo in cui il presidente ha sovraesposto gli Stati Uniti. 
Ecco perché, nel mio piano, aggiungo due divisioni in servizio attivo all'Esercito degli Stati Uniti, non per l'Iraq ma per le nostre necessità globali in tutto il globo. Intendo anche raddoppiare il numero di forze speciali così che noi possiamo fare il lavoro di cui abbiamo bisogno nella lotta ai terroristi in tutto il mondo. E se facciamo così, avremo la capacità di rispondere più rapidamente. 
Ma come presidente vi dirò, se dovesse toccare alle forze americane fino ad un certo punto di doversi unire all'Unione africana, sarei preparato a farlo perché non possiamo mai più permetterci un'altro Ruanda. 
È una responsabilità morale per noi e per il mondo. 
LEHRER: Novanta secondi. 
BUSH: Sull'Iran, solo per un secondo. 
Non è stata la mia amministrazione che ha messo le sanzioni all'Iran. E' successo da molto tempo prima che arrivassi a Washington, D.C. 
Riguardo al Darfur, sono d'accordo che è un genocidio. Colin Powell ha detto così. 
Noi abbiamo impegnato $200 milioni di aiuti. Siamo il donatore principale nel mondo nell'aiutare le persone che là soffrono. Ci impegneremo di più col tempo per aiutare. 
Siamo stati coinvolti moltissimo all'ONU sulla politica di sanzioni al governo di Bashir nel Sudan. Prima del Darfur, l'Ambasciatore Jack Danforth stava negoziando un accordo nord-sud che speravamo avrebbe portato la pace nel Sudan. 
Sono d'accordo col mio oppositore che noi non dovremmo impegnare truppe. Dovremmo lavorare con l'Unione africana per fare quello - precisamente quello che abbiamo fatto in Liberia. Noi aiutammo a stabilizzare la situazione con delle truppe, e quando arrivò l'Unione africana, noi le portammo via. 
La mia speranza è che l'Unione africana si muova rapidamente per aiutare a salvare vite umane. E fortunatamente la stagione delle piogge tra poco finirà, e sarà più facile portare aiuto a quelle persone che soffrono da molto tempo. 
LEHRER: nuova domanda, Presidente Bush. Chiaramente, come noi abbiamo sentito, [ci sono, NDT] notevoli differenze di politica tra voi due. Ci sono anche fondamentali problemi di carattere che secondo lei, sono abbastanza seri da impedire al Senatore Kerry il lavoro come comandante in capo degli Stati Uniti? 
BUSH: Questa è una domanda pesante. Prima di tutto, ammiro il servizio che il Senatore Kerry ha reso al nostro paese. Ammiro il fatto che lui è un grande papà. Apprezzo il fatto che le sue figlie siano state così gentili con le mie figlie in un'esperienza abbastanza difficile, immagino, giovani ragazze, che vedono i loro papà là fuori che partecipano ad una campagna. 
Ammiro il fatto che ha servito per 20 anni nel Senato. Anche se non sono sicuro di ammirarne i risultati. 
Non terrò conto contro lui che andò a Yale. Non c'è niente di sbagliato in quello. 
Le mie preoccupazioni sul senatore sono che, nel corso di questa campagna, sto ascoltando molto attentamente quello che dice, e lui cambia posizione sulla guerra in Iraq. Lui cambia posizione su qualche cosa di fondamentale come quello che si crede dentro di sé, nel proprio cuore, sia giusto fare in Iraq. 
Lei non può comandare se manda messaggi confusi. Messaggi confusi mandano cattivi segnali alle nostre truppe. Messaggi confusi mandano cattivi segnali ai nostri alleati. Messaggi confusi mandano cattivi segnali ai cittadini Iracheni. 
E' questa la mia maggiore preoccupazione sul mio oppositore. Ammiro il suo servizio. Ma so bene come funziona questo mondo, e che nelle riunioni di governo si deve deve essere certi del presidente USA. 
Chiaramente, noi cambiamo tattica quando ce n'è bisogno, ma non cambiamo mai i nostri convincimenti, i convincimenti strategici che sono necessari per proteggere questo paese nel mondo. 
LEHRER: Novanta secondi di risposta, Senatore. 
KERRY: Bene, apprezzo prima di tutto enormemente i commenti personali che il presidente ha appena fatto. E li condivido a proposito di lui. Penso solamente che se lei sta facendo questo - e lui lo ha fatto più di me in termini della presidenza - lei può iniziare a cogliere il un senso di cosa questo significhi per le sue famiglie. Ed è difficile. E così io riconosco che le sue figlie - le ho guardate. 
Ho ridacchiato talvolta a qualcuno dei loro commenti. 
(RISATA) 
E... 
BUSH: Sto tentando di metterle al guinzaglio. 
(RISATA) 
KERRY: Bene, lo so. Io ho imparato a non farlo. 
(RISATA) 
Ed ho grande rispetto e ammirazione per sua moglie. Penso che sia una persona meravigliosa ... 
BUSH: Grazie. 
KERRY: ... ed una grande First Lady. 
Ma tra di noi ci sono delle differenze. Non parlo di differenze di carattere. Non penso che sia affare mio e che mi riguardi. 
Ma lasciatemi dire di qualche cosa che il presidente ha appena finito di trattare. Forse qualcuno lo chiamerebbe un tratto del carattere, qualcun'altro no. 
E' questo problema della certezza. Una cosa è essere sicuri, ma uno può essere sicuro e può sbagliarsi. 
È un altra cosa è essere sicuri ed essere nel giusto, o essere sicuri e muoversi nella direzione corretta, oppure essere sicuri su di un principio, e poi si imparano fatti nuovi e si recepiscono quei fatti nuovi e li si usa per cambiare e trovare la giusta politica. 
Quello che mi preoccupa del presidente è che lui non sta ammettendo la realtà, lui non sta dando credito alle realtà della Corea del Nord, non sta dando credito alla verità della ricerca scientifica sulle cellule staminali o sul riscaldamento globale e gli altri problemi. 
E la certezza può talvolta metterla nei guai. 
LEHRER: Trenta secondi.  
BUSH: Bene,  penso-- ascolto, sono completamente d'accordo che uno dovrebbe cambiare tattica, e noi lo vogliamo, in Iraq. I nostri comandanti hanno tutta la flessibilità per fare quello che è necessario per riuscire.   
Ma quello che io non farò è cambiare i miei valori fondamentali per motivi di politica o per pressioni.   
Ed una delle cose che ho imparato nella Casa Bianca, è che c'è una pressione enorme sul presidente, e lui non può cedere sotto quella pressione. Altrimenti, il mondo non sarà migliore.   
LEHRER: Trenta secondi.   
KERRY: Non ho nessuna intenzione di cedere. Non ho mai ceduto in vita mia. E non ho mai tentennato in vita mia.   
So precisamente di cosa abbiamo bisogno in Iraq, e la mia posizione è stata costante: Saddam Hussein è una minaccia. Lo si doveva disarmare. Dovemmo andare all'ONU. Il presidente ebbe bisogno dell'autorità per usare la forza per costringerlo a fare qualcosa, perché non ha mai fatto niente senza la minaccia della forza.   
Ma non avremmo mai dovuto precipitarci in una guerra senza un piano per vincere la pace.  
LEHRER: Nuova domanda, due minuti Senatore Kerry.  
Se viene eletto presidente, cosa comincerà in quell'ufficio a pensare che sia la minaccia più seria alla sicurezza nazionale agli Stati Uniti?  
KERRY: La proliferazione nucleare. La proliferazione nucleare. Ci sono ancora più di 600 tonnellate di materiale non sicuro nella ex Unione sovietica e in Russia. Alla ritmo al quale il presidente lo sta mettendo in sicurezza attualmente, ci vorranno 13 anni per finire.  
Ho lavorato molto su questo. Ho scritto molti anni fa un libro su questo tema - sei, sette anni fa - intitolato "La nuova guerra" che vedeva i pericoli di questa rete criminale internazionale. E poi intercettammo una valigia in un paese Mediorientale con materiali nucleari. Il prezzo di vendita alla borsanera era approssimativamente $250 milioni.  
Ora, ci sono oggi terroristi che tentano di mettere le mani su quella roba.   
E questo presidente, mi spiace dirlo, ha reso sicuro meno materiale nucleare negli ultimi due anni dall' 11 settembre di quanto facemmo nei due anni che precedono l'11/9.   
Dobbiamo fare questo lavoro. E per fare il lavoro, non si possono tagliare i fondi. Il presidente ha veramente tagliato i fondi per questo. Lei deve metterci dentro i soldi, i fondi  e la leadership.   
E parte di quella leadership consiste nel mandare i giusti messaggi alla Corea del Nord.  
Proprio adesso il presidente sta spendendo centinaia di milioni di dollari per ricerche su armi nucleari anti-bunker. Gli Stati Uniti stanno intraprendendo un nuovo programma di  armi nucleari. Non ha senso.  
Lei parla di messaggi confusi. Stiamo dicendo agli altri, "non potete avere armi nucleari", ma noi stiamo ricercando una nuova arma nucleare della quale è probabile che ne contempliamo l'uso.   
Non questo presidente. Io metterò fine a quel programma, e renderemo chiaro al mondo che siamo seri sul contenimento della proliferazione nucleare.   
E faremo il lavoro di rendere sicuro tutto quel materiale nucleare in Russia in quattro anni. E noi costruiremo la rete internazionale più forte per prevenire la proliferazione nucleare.   
Questa è il cammino tracciato dal Presidente Kennedy quando fece il trattato sul bando dei test nucleari. È l'equivalente per la nostra generazione. Ed io intendo farlo.  
LEHRER: Novanta secondi, Sig. Presidente.  
BUSH: In verità, noi abbiamo aumentato i fondi pr la proliferazione nucleare del 35 percento da quando sono diventato presidente. In secondo luogo, abbiamo messo in piedi - bene, prima di tutto, sono d'accordo col mio oppositore che la più grande minaccia per questo paese sono le armi di distruzione di massa nelle mani di una rete terrorista. Ed ecco perché la proliferazione è uno dei punti centrali di una strategia molteplice per rendere il paese più sicuro.   
La mia amministrazione ha avviato quello che si chiama l'Iniziativa della Sicurezza della Proliferazione. Più di 60 nazioni coinvolte nella distruzione dei trasferimenti di informazione e/o di materiale per armi di distruzione di massa.   
E siamo stati efficaci. Abbiamo smantellato la rete di A.Q. Khan [ex capo del programma nucleare Pakistano, che ha creato una rete di contrabbandieri nucleari, NDT] . Questo era un proliferatore fuori del Pakistan che stava vendendo segreti a paesi come la Corea del Nord e la Libia. Convincemmo la Libia a disarmare. È un punto centrale nella questione della proliferazione delle armi di distruzione di massa.  
Dico anche che un altro modo di aiutare a proteggere a lungo termine l'America è continuare con le difese missilistiche. E noi abbiamo un programma di ricerca e sviluppo robusto che è stato messo in atto durante la mia amministrazione. Perfezioneremo relativamente rapidamente un sistema di difesa anti-missile.   
E questo è un altro modo di aiutare a fronteggiare le minacce che noi affronteremo nel 21 secolo.  
Il mio oppositore è contrario alle difese missilistiche.   
LEHRER: Solo per questa discussione di un minuto, qualsiasi tempo richieda: quindi è corretto dire che, se qualcuno ci sta ascoltando, che tutti e due siete d'accordo, se lei è rieletto, Sig. Presidente, e se lei è eletto, la singola minaccia più seria che credete, che entrambi credete, sia la proliferazione nucleare?  
BUSH: Nelle mani di un nemico terrorista.  
KERRY: Le armi di distruzione di massa, la proliferazione nucleare.   
Ma di nuovo, la prova, o la differenza tra di noi, il presidente ha avuto quattro anni per tentare di fare qualche cosa, e la Corea del Nord ha più armi; l'Iran sta movendosi verso le armi. Ed al suo ritmo, ci vorranno 13 anni per rendere sicuri quelle armi in Russia.   
Io lo farò in quattro anni, ed io immediatamente mi darò da fare per avere colloqui  bilaterali con la Corea del Nord.  
LEHRER: La sua risposta a questo?  
BUSH: Di nuovo, non posso dire che grande errore penso che sia tutto questo, ovvero, avere colloqui bilaterali con la Corea del Nord. È precisamente quello che Kim Jong II vuole. Provocherà l'evaporazione dei colloqui a sei. Vorrà dire che la Cina non sarà più coinvolta nel convincere insieme a noi Kim Jong Il a liberarsi delle sue armi. È un grande errore.   
Dobbiamo avere un sistema di leve con la Cina su Kim Jong Il, oltre a noi.   
E se iniziano colloqui bilaterali, saranno felici di andarsene dal tavolo delle trattative. Non penso che funzionerò.   
LEHRER: Bene. Sig. Presidente, questa è l'ultima domanda. E due minuti. È un argomento  nuovo - nuova domanda, e ha a che fare con il Presidente Putin e la Russia. Sbagliò nel giudicarlo o lei - ritiene che quello che sta facendo in nome dell'antiterrorismo cambiando alcuni processi democratici è OK?  
BUSH: No, non penso sia OK, e così dico pubblicamente. Penso che c'è bisgno di pesi e contrappesi in una democrazia, e ha reso molto chiaro che consolidando il potere del governo centrale, lui sta mandando un segnale al mondo Occidentale e agli Stati Uniti che forse lui non crede ai pesi e contrappesi, ed io gliel'ho detto.   
Dico, lui è anche un alleato forte nella guerra al terrorismo. Lui è - ascolti, sono passati per una situazione terribile a Beslan [località dell'Ossezia nella cui scuola, un mese fa, si è verificato un sequestro di centinaia di studenti da parte di terroristi ceceni di Basayev, con centinaia di morti per epilogo a seguito dell'intervento delle truppe speciali russe, NDT] dove questi terroristi hanno sparato ai bambini della scuola. Quella è la natura del nemico, a proposito. Ecco perché noi abbiamo bisogno di essere fermi e riuscire a portarli davanti alla giustizia.   
Quello è precisamente quello che capisce Vladimir Putin altrettanto bene.   
Ho buone relazioni con Vladimir. Ed è importante avere buone relazioni, perché è quello che meglio mi permette di fargli delle osservazioni, di meglio discutere alcune delle sue decisioni. Ho trovato che, in questo mondo, è importante stabilire buone relazioni personali con persone così che quando ci sono disaccordi, lei può non essere d'accordo in modo  efficace.  
E così gli ho detto la mia opinione.   
Non vedo l'ora di discutere con lui, quando ce ne sarà l'occasione. La Russia è un paese in transizione. Vladimir dovrà fare delle scelte difficili. Ed io penso che sia molto importante per il presidente americano, così come per gli altri leader Occidentali, ricordargli i grandi benefici della democrazia, che la democrazia aiuterà al meglio i popoli a realizzare le loro speranze, aspirazioni e sogni. Ed io continuerò a lavorare con lui durante il corso dei prossimi quattro anni.  
LEHRER: Novanta secondi, Senatore Kerry.  
KERRY: Bene, permettetemi solo di dire rapidamente che ho avuto un'esperienza straordinaria nel guardare personalmente da vicino quella transizione in Russia, perché io ero là subito dopo la trasformazione. Ed io ero probabilmente uno dei primi senatori, insieme al Senatore Bob Smith del New Hampshire, un ex senatore, ad andare giù nei sotterranei del KGB a Piazza Treblinka  a vedere risme di archivi con dentro nomi.   
Una specie di simbolo della transizione alla democrazia che la Russia stava tentando di fare.   
Mi spiace quello che è accaduto nei mesi scorsi. Ed io penso che vada oltre la sola risposta al terrore. Putin ora controlla tutte le stazioni televisive. La sua opposizione politica è messa in prigione.   
Penso che sia molto importante per gli Stati Uniti, evidentemente avere buone relazioni di lavoro. Questo è un paese molto importante per noi. Vogliamo una partnership.   
Ma dobbiamo difendere la democrazia sempre. Come George Will ha detto l'altro giorno, "La libertà è in marcia; non in Russia per adesso."  
Vorrei ora ritornare per un momento velocemente, se posso, a quel problema sulla Cina ed i colloqui. Perché si tratta di uno dei problemi più critici: la Corea del Nord.   
Solo perché il presidente dice che non si può fare, che si perderebbe la Cina, non vuol  dire non può essere fatto. Voglio dire, questo è il presidente che ha detto "c'erano armi di distruzione di massa", ha detto "Missione compiuta", ha detto che avremmo potuto fare la guerra facilmente - nessuno di queste cose era vera.   
Noi potremmo avere colloqui bilaterali con Kim Jong Il. E possiamo trovare quelle armi e contemporaneamente avere la Cina. Perché la Cina ha interessi nel risultato.  
LEHRER: Trenta secondi, Sig. Presidente.  
BUSH: Lei sa la mia opinione sulla Corea del Nord. Non posso dirlo più chiaramente.  
LEHRER: Bene, ma quando lui ha usato di nuovo la parola "verità" ...  
BUSH: Mi scusi?  
LEHRER: ... parlando della verità della questione. Lui ha usato di nuovo la parola "verità". Non le ha fatto rizzare il pelo?  
BUSH: Oh, sono un ragazzo abbastanza calmo. Non la prendo personalmente.  
LEHRER: OK. Bene.   
BUSH: sapete, abbiamo consultato gli stessi rapporti di intelligence e arrivammo alla medesima conclusione: quel Saddam Hussein era una minaccia grave.   
E non uso contro di lui il fatto che lui disse minaccia grave. Non andrò in giro per il paese a dire che non ha detto la verità, quando lui ha consultato le mie stesse fonti di intelligence.  
KERRY: Era una minaccia. Non è quello il problema. Il problema è quello che lei ha fatto in proposito.   
Il presidente disse che stava per costruire una vera coalizione, avrebbe esaudito le risoluzioni dell'ONU e avrebbe fatto la guerra solo come ultima istanza.  
Quelle parole devono significare qualche cosa realmente. E, sfortunatamente, lui non andò in guerra come ultima istanza.   
Ora noi abbiamo questa confusione incredibile in Iraq - $200 miliardi. Non è quello che pensavano gli americani avrebbero ottenuto quando votarono.  
LEHRER: Bene, questo ci porta alle ultime dichiarazioni.   
E, di nuovo, secondo quanto stabilito dal lancio di una moneta, Senatore Kerry, tocca a lei per primo. Lei ha due minuti.  
KERRY: Grazie, Jim, moltissimo.   
Grazie mille all'università, di nuovo.   
Grazie, Sig. Presidente.   
Miei cari Americani, come ho detto proprio all'inizio di questo dibattito, sia il Presidente Bush che me, amiamo moltissimo questo paese. Non c'è dubbio, penso, su questo.   
Ma noi abbiamo convinzioni diverse su come fare il nostro paese più forte qui a casa e rispettato di nuovo nel mondo.  
So che per molti di voi che state a casa, genitori di ragazzi in Iraq, volete sapere chi è la persona che potrebbe essere un comandante in capo che sia capace di riportare i ragazzi a casa con il lavoro fatto e vinta la pace.   
E per tutto il resto dei genitori in America che sta chiedendosi con i loro bambini che vanno a scuola o in qualunque altro posto nel mondo, in che genere di mondo loro cresceranno, permettretevi di guardarvi in faccia e di dirvi : ho difeso questo paese come un giovane lottatore, ed io lo difenderò come presidente degli Stati Uniti.   
Ma c'è una differenza con questo presidente. Credo quando noi siamo più forti quando ci apriamo e conduciamo il mondo e formiama alleanze forti.   
Ho un piano per l'Iraq. Credo che possiamo avere successo. Non sto parlando di andare via. Sto parlando di vincere. E noi abbiamo bisogno di un nuovo inizio, una nuova  credibilità, un presidente che possa portare alleati al nostro fianco.   
Ho anche un piano per vincere la guerra al terrorismo, portando sicurezza al Paese, rafforzando il nostro esercito, tagliando le nostre finanze, aprendoci al mondo, costruendo di nuovo alleanze forti.   
Credo che i migliori giorni dell'America sono davanti a noi perché credo che il futuro appartenga alla libertà, non alla paura.   
Questo è il paese per il quale lotterò. Ed io vi chiedo di darmi l'opportunità di farvi orgogliosi. Vi chiedo di darmi l'opportunità di condurre questa grande nazione, così che noi possiamo essere più forti qui a casa, rispettati di nuovo nel mondo e possiamo avere la leadership responsabile che noi meritiamo.  
Grazie. E Dio benedica l'America.  
LEHRER: Sig. Presidente, due minuti.  
BUSH: Grazie moltissimo stasera, Jim. Senatore.  
Se l'America mostra incertezza o debolezza in questo decennio, il mondo andrà alla deriva verso la tragedia. Non accadrà così, finché io sono il Suo presidente.   
I prossimi quattro anni noi continueremo a rafforzare le nostre difese del Paese. Noi rafforzeremo i nostri servizi di intelligence. Riformeremo il nostro esercito. Sarà un esercito completamente volontario.   
Continueremo a stare sull'offensiva. Lotteremo contro i terroristi in tutto il mondo così che non si debba affrontarli qui in casa.  
Continueremo a costruire le nostre alleanze. Non cederò mai la sicurezza nazionale dell'America a leader di altri paesi, anche continuando a costruire alleanze. E noi continueremo a diffondere la libertà. Io credo nel potere di trasformazione della libertà. Io credo che l'Iraq libero è negli interessi di questa nazione. Credo che un Afghanistan libero è nell'interesse di questa nazione.   
Ed io credo che un Afghanistan libero ed un Iraq libero servirà come esempio potente per milioni che ci supplicano in silenzio per la libertà nel vasto Medio Oriente.  
Abbiamo fatto insieme molto lavoro duro negli ultimi tre anni  mezzo. Siamo stati sfidati, e ci siamo sollevati all'altezza di quelle sfide. Abbiamo scalato una possente montagna. Vedo la valle sotto, e è una valle di pace.  
Restando costanti e risoluti, mantenendo la nostra parola, sostenendo le nostre truppe, noi possiamo realizzare la pace che noi tutti vogliamo.   
Apprezzo il vostro ascolto di stasera. Chiedo i vostri voti. E possa Dio continuare a benedire la nostra grande terra.  
LEHRER: E qui  finisce il dibattito di stanotte. Un promemoria, il secondo dibattito presidenziale sarà tra una settimana da domani, 8 ottobre, dall'Università di Washington in Saint Louis. Charles Gibson di ABC Newse modererà l'evento. Poi, il 13 ottobre, dall' l'Università Statale dell'Arizona  in Tempe, Bob Schieffer di CBS News modereranno uno scambio sulla politica interna che sarà simile come configurazione a stanotte.  
Inoltre, martedì prossimo, alla Case Western Reserve University di Cleveland, i candidati vice presidenti, Vicepresidente Cheney e Senatore Edwards, dibatteranno col mio collega di PBS, Gwen Ifill, moderatore.  
Per ora, grazie, Senatore Kerry, Presidente Bush.   
Da Coral Gables, Florida, qui Jim Lehrer. Vi ringrazio e buona notte.   
(APPLAUSI)   


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