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The Guardian  

Sunniti e Sciiti si uniscono contro il nemico comune 
Una protesta di 200.000 persone giunge a Bagdad per denunciare l'occupazione degli Stati Uniti 

Jonathan Steele e Rory McCarthy da Bagdad

Sabato 10 aprile 2004

Quasi 200,000 credenti iracheni, molti di loro Sciiti, hanno riempito il recinto della più grande moschea sunnita di Bagdad ieri per denunciare l'occupazione americana e esprimere solidarietà alla popolazione di Falluja e alla sollevazione condotta dal prete sciita Moqtada al-Sadr. 

Si è trattato della più grande manifestazione di appoggio comune di sunniti irakeni e della comunità sciita. 

"Viva Moqtada, viva Falluja, viva Bassora, viva Kerbala" gridavano chiamando le varie città dove sciiti hanno attaccato le forze della coalizione. Molti alzavano il pugno in aria. 

"È un anno da quando l'America e il suo alleato, il diavolo britannico Tony Blair, ha lanciato il suo attacco. Gli americani hanno invaso la terra dell'Iraq, ma non sono penetrati nell'anima della sua gente", tuonava dall'altoparlante il Dr. Harith al-Dhari, il predicatore principale della moschea Umm al-Qura, mentre una folla strabocchevole sedeva sui prati e nell'atrio di cemento. 

"Un anno è passato, e dov'è la democrazia che hanno promesso? Al suo posto abbiamo terrore, censura, e fiumi di sangue", ha proseguito. 

L'enorme manifestazione ha schiacciato la marcia unitaria di qualche migliaia di sunniti e simpatizzanti sciiti a Bagdad nord, che ebbe luogo dopo che un attacco alle bombe di terroristi ignoti uccise un centinaio di sciiti in due moschee il mese scorso. 

La solidarietà è già è andata oltre le marce di protesta. Fonti riferiscono di militanti sciiti armati che aiutano la resistenza sunnita locale a Falluja. 

Il Dr. al-Dhari ha ironizzato all'idea che l'Iraq rischi di cadere in una guerra civile settaria. 

"Gli americani si considerano una valvola di sicurezza contro il conflitto settario, ma questa è una scusa per prolungare la loro permanenza. Qui in questa moschea ed in questa adunata noi abbiamo la prova che tutti i gruppi sono uniti. Noi tutti vogliamo che la coalizione lasci questo paese", ha detto. 

Anche prima dell'inizio del sermone le passioni erano a livelli alti. Gente del posto ha detto che non avevano mai visto l'enorme edificio e il suo recinto così pieno. 

E' una sfortuna per la coalizione che l'anniversario della cacciata del regime di Saddam Hussein cada di venerdì, permettendo così ai predicatori di usare l'occasione per proteste di massa contro l'occupazione invece delle celebrazioni della libertà nelle quali la coalizione una volta sperava.

Fu Saddam Hussein a costruire la moschea poco prima del crollo del suo regime. 

Nello stile monumentale di enormi lastre di arenaria, che amava per molti dei suoi palazzi, era originariamente noto come la Moschea della Madre di tutte le Battaglie. I suoi quattro minareti blu e gialli sembrano gigantesche canne di fucile. 

Alla fine del suo sermone il predicatore a fatto appello per uno sciopero generale negli uffici pubblici nei prossimi due giorni, ed al boicottaggio dei beni americani e britannici. 

I momenti di maggiore emozione sono stati però quando si è rivolto all'agonia di Falluja. Quasi piangendo nel microfono, ha detto alla folla: "Gli americani stanno facendo perversi attacchi terroristi alle persone di Falluja. Falluja è un simbolo dell'Islam." Centinaia di persone si sono messe a piangere. 

Ha ringraziato le centinaia di persone che aveva dato il sangue per inviarlo nella città assediata e a fatto appello ai credenti dotati di automobili di raggiungere la città per tentare di portare aiuto attraverso il blocco americano. 

"Esortiamo a prendere articoli medici e diesel per il generatore dell'ospedale. Molte famiglie di Falluja sono fuggite a sud e stanno vivendo in pieno deserto. Loro hanno bisogno di aiuto", ha detto. 

Quando la folla enorme è fluita via, qualche migliaio è restata per dare vita ad una riunione apertamente politica sui gradini di fronte della moschea. Portavano bandiere dicendo "Basta con lo spargimento di sangue a Falluja", "Lasciare 300,000 persone senza acqua e medicine è un crimine contro l'umanità", e "Cara Bagdad, la tua lunga notte sta per finire". 

Attraverso Bagdad nell'enorme distretto, maggioritariamente sciita, della città di Sadr, migliaia di sostenitori di Moqtada al-Sadr posano stuoie di preghiera lungo la ampia strada principale. Dozzine di suoi miliziani armati fanno la guardia sui tetti. 

Anche se il predicatore, lo Sceicco Nasser al-Saadi, ha esortato i fedeli a calmare le loro proteste, ha lodato gli Iracheni che hanno lottato contro le forze di occupazione. 

"Allah sostenga gli insorti, li faccia più forti ed uniti. Lasciateci chiedere ad Allah di offrire loro abbastanza cibo ed insegnare loro ciò di cui hanno bisogno", ha detto. 

Gli Iracheni resisteranno a tutti i tentativi dagli Stati Uniti di installare un governo nominato dagli Americani dopo il passaggio di sovranità il 30 giugno, ha promesso. "Rifiuteremo e rigetteremo un siffatto governo. Noi vogliamo un governo controllato dal popolo, non controllato dalle forze di occupazione". 

Riferendosi indirettamente al focoso prete Moqtada al-Sadr, ha detto: "Il leader ci ordina di mantenere la calma finché la controparte si mantiene leale nelle promesse di andare via dalla nostra città. Ci sta chiedendo di mantenere la calma e non lasciare che le nostre emozioni finiscano per impedirci di raggiungere i nostri obiettivi."
 

 

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