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DOCUMENTAZIONE - Storia e politica italiana e internazionale

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The Guardian

26 giugno 2012

Greg Palast

Robert Mundell, il genio diabolico dell'euro

Per l'architetto dell'euro, togliere la macroeconomia ai politici eletti e costringere alla deregulation  faceva parte del piano.

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Keynes a Bretton Woods

John Maynard Keynes nel 1944 in occasione della Conferenza internazionale monetaria delle Nazioni Unite di Bretton Woods, New Hampshire. Il lavoro di Robert Mundell sul crollo di Bretton Woods ha aperto la strada dell'Unione monetaria europea. Fotografia: Hulton Archive


L'idea che l'euro abbia "fallito" è pericolosamente ingenua. L'euro sta facendo esattamente quello che il suo progenitore - e quell'1% di ricchi che l'ha adottato - ha previsto e programmato di fare.

Questo progenitore è l'ex economista dell'Università di Chicago Robert Mundell. L'architetto della "supply-side economics" è ora professore alla Columbia University, ma io lo conoscevo attraverso la sua connessione col mio  professore a Chicago, Milton Friedman, prima che la ricerca di Mundell su valute e tassi di cambio avesse prodotto il progetto di unione monetaria europea e di moneta comune europea.

Mundell, allora, era più interessato a suoi accessori per il bagno. Il Professor Mundell, che aveva sia un Premio Nobel sia una antica villa in Toscana, mi disse, irritato:

"Non vogliono farmi avere una toilette. Hanno regole che dicono che non posso avere un bagno in questa stanza! Se lo  immagina?"

Come spesso accade, non posso immaginarlo. Ma non posseggo una villa italiana, quindi non posso immaginare le frustrazioni della regolamentazione in materia di collocamento delle latrine.

Ma Mundell, un volenteroso canadese-americano, era destinato a fare qualcosa al riguardo: un'arma in grado di spazzare via regole e regolamenti pubblici sul lavoro. (Odiava veramente quegli idraulici sindacalizzati che facevano tutte quelle difficoltà per spostare il suo trono.)

"E 'molto difficile licenziare i lavoratori in Europa", si lamentava. Ed ecco la sua risposta: l'euro.

L'euro avrebbe veramente fatto il suo lavoro quando la crisi avrebbe colpito, spiegò Mundell. Togliere allo Stato il controllo della moneta avrebbe impedito a questi piccoli brutti rappresentanti eletti di utilizzare le armi monetarie e di bilancio keynesiane per tirare fuori un paese dalla recessione.

"Mette la politica monetaria fuori dalla portata dei politici", disse. "[E], senza una politica di bilancio, l'unico modo per gli stati di preservare i posti di lavoro è quello della riduzione competitiva delle normative in materia di business."

Citò le leggi sul lavoro, i regolamenti ambientali e, naturalmente, le tasse. Tutto questo sarebbe stato spazzato via dall'euro. Alla democrazia non sarebbe stato permesso di interferire con il mercato, o con gli impianti idraulici.

Come fa notare un altro premio Nobel, Paul Krugman, la creazione della zona euro ha violato una regola economica fondamentale nota come "area monetaria ottimale" Una regola ideata da Bob Mundell.

Questo non preoccupava Mundell. Per lui, l'euro non significava trasformare l'Europa in una potente unione economica. Era una cosa che aveva a che fare con Reagan e Thatcher.

"Ronald Reagan non sarebbe mai stato eletto presidente senza l'influenza di Mundell ", ha scritto Jude Wanniski sul Wall Street Journal. Le supply-side economics introdotte da Mundell sono diventate il modello teorico per la Reaganomics - o come George Bush il Vecchio una volta la chiamò, "economia voodoo" : la credenza nella magica panacea del libero mercato che ha ispirato le politiche della signora Thatcher.

Mundell mi ha spiegato che, di fatto, l'euro è un tutt'uno con con la Reaganomics:

"La disciplina monetaria impone ai politici anche la disciplina di bilancio."

E quando arrivano le crisi, le nazioni economicamente più deboli non hanno altra possibiltà se non spazzare via i regolamenti pubblici, privatizzare le industrie statali in massa, tagliare le tasse e buttare il welfare europeo giù per lo sciaquone.

Così, vediamo che il (non eletto) Primo Ministro Mario Monti chiede la "riforma" del diritto del lavoro in Italia per rendere più facile per a datori di lavoro come Mundell di licenziare quegli idraulici toscani. Mario Draghi, il (non eletto) governatore della Banca centrale europea chiede "riforme strutturali", un eufemismo per un sistema per dividere i lavoratori. Essi citano una nebulosa teoria secondo la quale questa "svalutazione interna" di tutti i paesi li renderà tutti più competitivi.

Monti e Draghi non possono credibilmente spiegare come, se tutti i paesi del continente rendono meno costosa la loro forza lavoro, tutti possano ottenere un vantaggio competitivo.

Ma non hanno bisogno di spiegare le loro politiche, gli basta lasciare che i mercati si mettano a lavorare sui titoli dei vari paesi. L'unione monetaria è quindi guerra di classe con altri mezzi.

La crisi in Europa e le fiamme della Grecia hanno prodotto il caldo bagliore di ciò che il filosofo capo della supply side economics Joseph Schumpeter chiamava "distruzione creativa". L'Accolito di Schumpeter e apologeta del libero mercato Thomas Friedman è volato ad Atene per visitare il "tempio improvvisato" della banca bruciata dove tre persone sono morte dopo che è stata data a fuoco dai manifestanti anarchici, e ha colto l'occasione per fornirci un'omelia sulla globalizzazione e sulla "irresponsabilità" greca.

Gli incendi, la disoccupazione di massa, la vendita selvaggia del patrimonio nazionale, porterebbe a ciò che Friedman chiama "rigenerazione" della Grecia e, in definitiva, dell'intera zona euro. Così Mundell e quegli altri con le ville potranno finalmente mettere i loro servizi igienici dove più desiderino.

Lungi dal fallire, l'euro, che era la creatura di Mundell, ha avuto un successo probabilmente superiore ai più audaci sogni del suo progenitore.


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