DOCUMENTAZIONE - Storia e politica italiana e internazionale





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Blair in America 
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L'Iraq ha bisogno dell'ONU 

Lunedì 12 aprile 2004 

La "loro vittoria andrebbe oltre la sconfitta dell'America o della Gran Bretagna", ha scritto Tony Blair a proposito degli insorti in Iraq nell'Observer di ieri. "Sconfiggerebbe dappertutto la civilizzazione e la democrazia". Si tratta di una forte rivendicazione di una guerra che molti considerano più provocatoria che preventiva. Ma ha ragione nel dire che ritirarsi ora, abbandonando l'Iraq a una guerra civile quasi certa, distruggerebbe le basi per ogni intervento e renderebbe assurda ogni giustificazione sul piano morale. Quindi a Washington questa settimana, Blair starà dietro George Bush esibendo grande decisione, ma tentando in privato di reindirizzare la politica degli Stati Uniti. 

È stato un anniversario amaro. La sicurezza in Iraq è diventata più incerta che ai tempi di Saddam, mentre la ricostruzione del dopoguerra ha ridotto la sovranità Irachena ad una concessione di Washington e la riforma democratica, nelle vedute di alcuni arabi, ad un eufemismo per coprire l'intervento degli Stati Uniti. Andando con Bush, Blair ha però esercitato una piccola influenza sulle ambizioni degli Stati Uniti. C'è stata una road map per un accordo in Medio Oriente, che era anche dell'ONU prima della guerra. Le relazioni con un presidente Repubblicano non sono mai state così intime come con Bill Clinton. L'apice è avvenuto cinque anni fa quando, in piena crisi del Kosovo, Blair convinse il suo amico che dovevano affrontare il rischio che i bombardamenti non fossero sufficienti per fermare l'aggressione serba. Dovevano essere pronti a spedire truppe di terra. Era l'apoteosi della prima fase del "summit" transatlantico di Blair, e della sua dottrina appena enunciata di intervento per fini umanitari. 

Si è detto che l'influenza di Blair fosse molto inferiore a quanto rivendicato dai suoi sostenitori. Questa settimana gli dà un'opportunità di ristabilire la sua versione delle relazioni ottenendo qualche progresso sull'impegno dell'ONU. Ma la Casa bianca non si aspetta la ripetizione dei momenti del Kosovo. Venendo dopo l'esplosione della resistenza Irachena, la visita è considerata principalmente un'opportunità di premere su Bush in difesa del passaggio dei poteri il 30 giugno. 

La possibilità di una nuova cornice ONU per il peace-keeping e la ricostruzione - che si dice sia paralizzata da divisioni all'interno dell'amministrazione Bush sul livello di potere da delegare all'ONU - si pensa che sia quasi nulla. Blair vive  nel suo paese in una situazione facile a paragone di quella di Bush. Nonostante il danno avuto presso i suoi stessi leader parlamentari e gran parte del suo partito, è in parte al riparo a causa dell'incapacità del partito di  sviluppare una sua posizione sul'Iraq, e della preoccupazione di provocare divisioni. Ma gli attivisti, la cui partecipazione è vitale nella campagna per le elezioni locali ed europee di giugno, richiedono una difesa credibile della guerra. E il popolo irakeno ha bisogno dell'ONU. 

 

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